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Full text of "Bollettino del Reale comitato geologico d'Italia"

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BOLLETTINO 



DEL 



R. COMITATO GEOLOGICO D' ITALIA. 



1870. — Anno I. 



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1870. -Anno I. 



BOLLETTINO 



DEL 



R. GOMITATO CiEOLOGICO 

D' ITALIA. 



Volume Primo. 
N. 1 a 12. 



PIKENZE, 

TIPOGRAFIA DI G. BARBÈRA. 

1870. 



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E, COMÌM'(Ì,,&flàOGICO 

Gennaio 1870. 



SOMMARIO. 

Introduzione. 

Provvedimenti ufficiali. — R. Decreto 15 Dicembre 1867, N® 4113. — Nomina 
dei membri del Comitato. —Regolamento del 30 Agosto 1868. —Esame di Con- 
corso pei Geologi operatori. — Personale del Comitato al fine del 1869. 

Notizie geologiche. — Studio geologico nell'Apennino Centrale, di C. A. Zittel 
(estratto). — 1 lavori geodetici e la Geologia. — Fossile umano di Cerboli. 

Notizie diverse. — Pubblicazione del !• volume delle Memorie del Comitato. — 
Associazione al Bollettino. — Residenza del Comitato. 

Catalogo della Biblioteca del B. Comitato. 

Tavole ed Incisioni. — Profili pel Monte Catria e pel passo del Furio, apag.19. 



INTRODUZIONE. 



Con la costituzione del Comitato Geologico portata dal R. De- 
creto 15 dicembre 1867 W 4113, e mediante una prima alloca- 
zione di fondi che il Parlamento sancivagli sul bilancio del 1869/ 
veniva fondata, benché assai tardi, una Istituzione capace di 
assicurare all'Italia, entro un dato periodo di tempo, la forma- 
zione regolare della propria Carta geologica. 

H ritardo veramente era giustificato da varie difficoltà, pre- 
cipua tra le quali la ristrettezza finanziaria dello Stato. Nei primi 



« Lire 12,000. 



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— 2 — 

tempi del nuovo Regno, erasi ideato di tosto intraprendere quel- 
r utile lavoro su vasta scala, ed infatti sin dal finire del 1861 
firmavasi a tale scopo un R. Decreto che autorizzava un impianto 
assai grandioso con una cospicua spesa. Però poco dopo, sul ri- 
flesso appunto di tale spesa, se ne sospendeva affatto T esecuzione. 
Non mancavano, è vero, nel frattempo alcuni nostri geologi di 
intraprendere per amore della scienza, come pel passato, privati 
lavori in diverse parti d' Italia ; ma questi lavori isolati non po- 
trebbero condurre al pratico rigultato cui si tendeva e che ora 
divenne omai urgente di conseguire. 

Tutti sanno che oggi non vi è più nazione civile la quale 
non abbia posto meno a formare la* propria Carta geologica 
mediante Corpi istituiti a tal uopo e sostenuti dal pubblico da- 
naro, essendo stato dovunque riconosciuto che lavori di questa 
natura devono essere in tal guisa intrapresi e condotti per la 
unità dell' insieme, per la certezza di condurli a termine e final- 
mente per l'universalità de' benefizi che ne derivano. Comitati 
Istituti geologici furono fondati non solo dagli Stati di Europa 
e di America, ma sorsero e vi prosperarono, all' Indie, al Capo, 
a Vittoria, nella Nuova Galles del Sud, in Tasmania e in gene- 
rale nelle contrade dove si sono stabiliti gli Inglesi. I quali ovunque 
stabilirono imperii o fondarono colonie, considerarono sempre la 
esecuzione delle mappe topografiche e delle geologiche come ne- 
cessità di prim' ordine, da anteporsi a tante altre cose che si 
vedono preferite da popoli meno pratici di loro. 

In Italia restava adunque da trovarsi il modo di non urtare 
in difficoltà finanziarie che ritardassero più a lungo l'impianto 
di una istituzione, la mancanza della quale ci attirava le censure 
degli stranieri e comprometteva il buon andamento delle opere 
pubbliche e di quei servizi che concernono le cose di cui prende 
cura il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, com' ebbe 
ad asserirlo quell'uomo illustre che fu il Ministro Cordova. E 
quanto all'estero, è sempre nella memoria di molti come nelle 
recenti esposizioni universali l' Italia non facesse « bella mostra 
» di sé in questo ramo delle carte geologiche che potremmo chia- 
» mare scientifico4nditstriàlej perchè la scienza con ciò che essa 
» ha di più serio e di più elevato viene in aiuto della industria 
» e si trasforma in industria La lacuna non si palesava so- 



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- 3- 

» lamente nelP assenza di carte manoscritte o stampate, ma nel 
» caso frequente di non poter fornire accurate notizie di luoghi, 
» di forma e quantità di prodotti, per mancanca di criteri suf- 
» ficientemente sicuri donde attingerle e tenerle pronte pei Giu- 
» rati, pei dotti, per gli uomini d'industria o pei curiosi soltanto.* » 

Ma tra il cominciare ad un tratto con un grande uffizio do- 
tato ampiamente per intraprendere il lavoro sulla scala più va- 
sta, e il prorogare indefinitamente V incominciamento dell'opera, 
vi era una via di mezzo. Era opinione degli uomini i più com- 
petenti in materia che si sarebbe potuto cominciare utilmente il 
lavoro anche con un impianto molto più modesto ed economico, 
traendo il maggior partito dai mezzi e dal personale che sono 
già a disposizione dello Stato. 

Questo concetto aveva una portata veramente pratica; ma 
trattavasi di trovare il modo di renderlo attuabile. 

Il Portogallo aveva dato un esempio molto utile, istituendo 
una Commissione geologica composta di un ristrettissimo perso- 
nale, ed ora dalla medesima ottimi risultati ottengono quel paese 
e la scienza. 

Era dato al Ministro Broglio di tradurre in atto la combi- 
nazione a tale uopo studiata come la più opportuna per l'Italia, 
sottoponendo alla firma reale il Decreto del 15 Decembre 1867. 

Tale decreto stabilisce il principio che lo Stato provveda di- 
rettamente alla formazione della Carta geologica del Regno; 
istituisce il Comitato direttivo corredandolo di quanto è necessa- 
rio per rènderne l' opera libera ed efficace, vale a dire, del per- 
sonale tecnico, di un archivio con biblioteca, di raccolte, pub- 
blicazioni ec. ; rende possibile lo estenderne anno per anno la 
sfera di azione a misura de' fondi che verranno sanciti a tal uopo 
dal Parlamento ; e sanzionando le maggiori economie compatibili 
col lavoro utile, provvede a che questo raggiunga la massima 
proporzione rispetto ai mezzi economici. La importanza pratica 
del decreto risiede appunto in queste provvide disposizioni, ond'è 



* Mappe e Carte, Relazione di I. Cocchi, nel voi. IV delle Relazioni del 
Commissari speciali alla Esposizione Universale del 1862. — Dal 1862 in poi venne 
provveduto alla Statistica dei principali prodotti minerali, ma la lacuna esiste 
sempre per ciò che concerne la costituzione geologica del paese ed i numerosi 
dati utili che ne dipendono. 



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-4 - 

che gli stranieri competenti in questa materia, qua venuti o per 
istudio per vedere da vicino ciò che si preparano a fare gli 
Italiani, hanno encomiato il modo col quale fu creata in Italia 
questa Istituzione. 

Chiaro peraltro emergeva dallo stato della istruzione pubblica, 
che il personale tecnico non si sarebbe potuto riunire così pron- 
tamente senza prima perfezionare negli studii che avrebbero do- 
vuto più direttamente e quotidianamente applicare, que' giovani 
che aspirassero a farne parte. Parve adunque conveniente che 
ne' primordi il numero de' geologi operatori da mettersi a dispo- 
sizione del Comitato fosse molto ristretto per dare agio alla gioventù 
di prepararsi a questo genere speciale di lavori. La somma che per 
ora fu messa a disposizione del E. Comitato Geologico d'Italia do- 
vette essere quindi proporzionatamente limitata; forse lo fu anche 
troppo, come taluni osservarono. Egli è chiaro peraltro che il la- 
voro consistendo nel rilevamento geologico e nelle relative descri- 
zioni, le quali cose riescono di maggiore o minor mole in ra- 
gione del numero di persone che vi vengono destinate, lo Stato 
potrà sempre avere un lavoro doppio, triplo o decuplo, aumen- 
tando l'annuo assegno al punto da consentire l' impiego di quel 
numero di operatori che si reputa necessario per la quantità di 
lavoro che si vuol produrre. 

Questa circostanza non vuol essere perduta di mira da chi 
considera la cosa nel suo vero aspetto. 

Era tanto necessario di non aggirarsi più a lungo in un cir- 
colo vizioso ponendo le basi della grand' opera, quanto saxà in 
seguito necessario di incoraggiarla e condurla a buon porto. 

Frattanto il Comitato Geologico, nei pochi mesi da che potè 
veramente agire, ha saputo prepararsi agli imminenti lavori. Esso 
ha cominciato a formare una libreria speciale valutabilissima, e 
di questa verrà man mano pubblicato il catalogo; riunisce un 
archivio dove già sono raccolti documenti importanti, e attende a 
riunirvi quanti dati altimetrici può raccogliere; ha formato una 
raccolta di carte che continuamente si accresce, e possiede infine 
un sufficiente corredo di strumenti da campagna e di precisione. 

In corrispondenza con molti Istituti geologici d' Europa e di 
fuori, riceve non poche opere che si ripromette dì ricambiare nel 
prossimo anno. 



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— 5 — 

Bandito il concorso per i posti di Geologi operatori che si 
era deliberato di cuoprire in quest' anno, una schiera eletta di 
giovani accorse da più parti, e il Reale Comitato Geologico sce- 
gliendo fra i medesimi die'tro un esame assai rigoroso, si procurò 
un primo nucleo di giovani geologi che faranno onore alla scienza 
italiana. Intanto dietro impulso del Comitato stesso già si fanno 
appositi studii in alcune località fra le più interessanti tanto 
al riguardo scientifico che industriale, come sono le Alpi occi- 
dentali, la regione solfifera di Sicilia, V Elba e le Alpi Apuane. 

Il primo passo è fatto per giungere alla meta, quantunque 
lontana, quando cioè ciascun proprietario — com'ebbe a dire il 
Ministro Cordova in una splendida relazione a Sua Maestà, — 
potrà acquistare per pochi danari, con la pianta topografica 
levata dai catasti e dalle tavole decumane, anche la Carta 
geologica della sua terra, e con essa la cognizione del suolo che 
gli appartiene ed il criterio de' suoi portati naturali che sono 
scorta luminosa nel fissarne il valore e nella applicazione del lavoro. 

Si può quindi sperare che questa Istituzione nata delle 
ultime in Italia si andrà rapidamente sviluppando, perchè la sua 
importanza pratica e scientifica le assicurerà presso gli Italiani 
un favore non minore di quello che le istituzioni sorelle godono 
ne' propri paesi; otterrà l' appoggio della Nazione cui gioverà nella 
industria e recherà onore nella scienza. 

Giova frattanto avvertire che è fermo intendimento del Reale 
Comitato di procedere nel lavoro con metodo e regolarmente, non 
solo per la responsabilità che assume verso il Parlamento e il 
Paese, ma ancora perchè si trova di fronte alle altre nazioni, le 
quali salutarono la sua creazione e applaudono agli intendimenti 
manifestati pel modo di condurre V intrapresa: 



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PROTTEDIIEMTI UFFICIALI. 



B. Decreto del 15 dicembre 1867 y N. 4113, col quale 
viene definitivamente costituito il E. Comitato Geologico. 

VITTORIO EMANUELE II 

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE 

RE D'ITALIA. 

Visto il nostro decreto in data 18 febbraio 1866:* 

Sulla proposizione del nostro Ministro di Agricoltura, Indu- 
stria e Commercio, abbiamo decretato e decretiamo: 

Art. 1° — La Sezione Geologica del Consiglio delle Miniere 
è definitivamente costituita in Comitato Geologico residente presso 
il Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio. 

Art. 2° — Esso è incaricato della compilazione e pubblica- 
zione della grande Carta geologica del Regno d'Italia e di di- 
rigere i lavori, raccogliere e conservare i materiali e i documenti 
relativi. 

Art. 3° — Il Comitato sarà composto di tre membri del Con- 
sìglio delle Miniere, uno dei quali con le funzioni di Presidente 
e di altri due membri estranei al Consiglio stesso. 

Art. 4° — L'opera di ciascuno de' componenti il Comitato 
Geologico sarà onorifica e gratuita, salvo il rimborso delle spese 
per lavori previamente deliberati e debitamente approvati. 

Art. 5° — Saranno messi a disposizione del Comitato alcuni 
geologi operatori secondo richiederà il bisogno. 

Art. 6° — Finché non verrà altrimenti provveduto, i compensi 
ai geologi operatori e le spese per acquisto di opere, di libri, di 
carte geologiche, di strumenti ed altre, saranno prelevate dalle 

* Questo Decreto istituiva nel Consiglio delle Miniere una Sezione Geologica 
speciale, destinata a dirigere i lavori geologici che venissero eseguiti per incarico 
del Ministero. Tale sezione veniva composta dei tre membri, Cocchi, Meneghini e 
ScARABELLi; T ultimo dei quali però declinava T incarico. Con successivo Decreto 
14 dicembre veniva nominato al posto medesimo T Ispettore del R. Corpo delle 
Miniere. 



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— 7 — 

economie che resulteranno sui capitoli del Bilancio del Ministero 
suddetto relativi al servizio delle Miniere. 

Art. T — Il Presidente, nella parte amministrativa, rappre- 
senta il Comitato, e saranno da esso vidimate anche le note delle 
spese da quello deliberate. 

Art. 8* — Il Comitato Geologico è incaricato della formazione 
di un regolamento da approvarsi con decreto ministeriale, affin- 
chè principalmente sieno determinate le funzioni delle persone 
poste a disposizione del Comitato stesso, le norme da seguire 
pei compensi ai medesimi, per la compilazione e pubblicazione della 
Gran Carta geologica, ed ogni altra operazione che a ciò si riferisca. 

Art. 9"* — È derogato a qualunque altra disposizione contra- 
ria alle presenti. 

Ordiniamo che il presente Decreto munito del sigillo dello 
Stato sia inserito nella raccolta ufficiale delle Leggi e dei De- 
creti del Kegno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osser- 
varlo e di farlo osservare. 

Dato a Firenze, addi 15 dicembre 1867. 

VITTORIO EMANUELE. 

Broglio. 



Nomina dei Membri componenti il JB. Comitato. 

Con Decreto Reale del giorno stesso furono chiamati a com- 
porre il R. Comitato Geologico: 

Cocchi Igino, Professore di Geologia nel R. Istituto Superiore 

a Firenze. 
Gastaldi Bartolomeo, Professore di Mineralogia nella R. Scuola 

d'applicazione degli Ingegneri a Torino. 
Giordano Ing. Felice, Ispettore del R. Corpo delle Miniere. 
Meneghini Giuseppe, Professore di Geologia nella R. Università 

di Pisa. 
Pasini Lodovico, Senatore del Regno. 

Collo stesso Decreto fu nominato a Presidente del Comitato 
il professor Cocchi suddetto. 



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— 8 — 



Regolamento del 30 Agosto 1868. 

IL MINISTRO DI AGRICOLTURA, INDUSTRIA E COMMERCIO 

Visto il Decreto Reale del 15 dicembre 1867, n** 4113, col 
quale fu definitivamente costituito .un Comitato geologico inca- 
ricato della compilazione e pubblicazione della grande Carta geo- 
logica del Regno d'Italia; 

Decreta : 

È approvato il qui annesso Regolamento per V esecuzione del 
R. Decreto 15 dicembre 1867 succitato. 

Il Direttore capo della 2* divisione è incaricato dell' esecu- 
zione del presente Decreto, che sarà registrato alla Corte dei conti. 

Dato a Firenze, addi 30 agosto 1868. 

Il Ministro 
Broglio. 
Il Direttore capo della 2* Divisione 
R. Pareto. 



Begolamento del Comitato Geologico. 
Norme generali. 

10 — Sarà cura del Comitato Geologico il provvedere nei modi 
che crederà più opportuni, secondo le circostanze ed i mezzi di 
cui potrà disporre, alla formazione e pubblicazione della Carta 
geologica d' Italia ordinata col R. Decreto del 15 dicembre 1867, 
n^ 4113, 

2"" — Detta carta sarà di regola formata e pubblicata nella 
scala di 1 a 50,000, o nella scala più prossima a questa quando 
la prima manchi e non sia possibile procurarsela per causa di 
tempo, spesa od altra grave difficoltà. Dovrà poi essere corre- 
data di un numero sufficiente di tagli o profili geologici, di una 
descrizione in forma di testo, con tutti quei dati, disegni e ta- 
vole che valgano a renderla opera quanto più si può completa 
ed utile all'industria del paese. 



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— 9 — 

3° — Per r eseguimento di quest' opera, il Comitato disporrà 
annualmente del fondo che gli verrà assegnato sul bilancio del 
Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio sotto la osser- 
vanza delle disposizioni del presente Regolamento. 

Avrà inoltre a sua disposizione le persone, i locali, le rac- 
colte ed ogni altro mezzo di cui agli articoli 5, 8, 9, 10, 12 e 13. 

4° — L'ordine ed il modo degli studi da eseguire e delle re- 
lative pubblicazioni, saranno determinati da deliberazioni del Co- 
mitato. Esso avrà intanto fra le prime cose a definire una scala 
di colori e di segni convenzionali per distinguere le diverse for- 
mazioni e particolarità geologiche, onde, tenuto conto dello stato 
e del progresso della scienza, possa convenientemente servire di 
norma nelle sue pubblicazioni. 

Personale. 

5** — Per reseguimento de' suoi lavori, tanto sul terreno che 
nell'uffizio, oltre all'opera gratuita dei membri del Comitato 
stesso, il Comitato potrà scegliere e tenere sotto la sua dipendenza 
alcuni geologi operatori retribuiti sul fondo di cui esso dispone. 

6** — La nomina dei geologi operatori sarà fatta dal ministro 
dietro proposta del Comitato che esaminerà i loro titoli di ca- 
pacità per i lavori speciali cui devono destinarci. Essi saranno 
scelti di preferenza fra coloro che, oltre ai necessari studi di 
mineralogia e geologia posseggono buone nozioni di matematica, 
di topografia e'^di disegno. 

7" — Lo stipendio dei geologi operatori è di lire 1800 al- 
l' anno, oltre alle indennità di campagna di cui all'art. 11, quando 
siano inviati ad eseguire lavori sul terreno. 

8** — Sarà applicato al Comitato in qualità di segretario e 
conservatore dell'archivio un uffiziale del R. Corpo delle miniere, 
il quale all' occorrenza potrà anche venire occupato come geologo 
operatore. 

9° — Per mezzo dell'Ispezione potrà il Comitato richiedere 
agli ufficiali del R. Corpo delle miniere comunicazione di piani 
di miniere, di dati statistici relativi all' industria mineraria che 
potessero riuscire utili alle pubblicazioni, e al corredo d'archivio 
del Comitato stesso. — Potrà ancora rivolgersi al Ministero, pér- 

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- 10- 

chè i medesimi siano incaricati, alFoccorrenza) di studi speciali 
di geologia dà trasmettersi al Comitato. 

10° — Il Comitato prenderà le necessarie intelligenze col Mi- 
nistro per essere messo in grado: 

1° Di richiedere ed ottenere da altri uffizi, come quello 
del genio civile e militare, quelli di marina ecc., tutti quei dati 
che reputasse utili al suo scopo; 

2"" Di fare eseguire gratuitamente le analisi chimiche dei 
minerali e delle rocce che giudicasse opportune nei laboratori di 
Firenze, Napoli, Padova, Palermo e Torino; 

3* Di giovarsi, occorrendo, per la pubblicazione delle me- 
morie attinenti al suo scopo, di annali che si pubblicano a spese 
dello Stato. 

ir — I geologi operatori delegati a studi sul terreno, rice- 
veranno una diaria che sarà determinata volta per volta, secondo 
le regioni da percorrere, e potrà variare nei limiti di lire 6 a 15 
per ogni giorno destinato al lavoro di rilevamento. Simile diaria 
sarà pure corrisposta ai membri del Comitato ed altre persone 
dal medesimo incaricate di eseguire studi in campagna, purché 
non percepiscano già dal Governo altra analoga indennità. 

Locale, arehiyio, biblioteca, raccolte ecc. 

12" — Il Comitato risiederà presso il Ministero di Agricol- 
tura^ Industria e Commercio in un locale che per il numero, la 
disposizione e la forma delle sale, corrisponda alle esigenze dei 
lavori che vi si devono compiere. 

13** — In questo locale dovranno essere collocati: 

a) V archivio geologico che il Comitato avrà cura di for- 
mare. In esso dovranno essere raccolti e conservati tutti i la- 
vori ed autografi delle pubblicazioni e ì materiali inediti, insieme 
con le memorie, analisi chimiche, elementi statistici, livellazioni, 
tavole ipsometriche, dati e documenti diversi che facciano cor- 
redo ai lavori del Comitato e favoriscano V incremento degli studi 
geologici del Regno; 

b) Una biblioteca provveduta delle opere, carte e pubbli- 
cazioni periodiche necessarie a tenere T Istituzione al corrente 
dei' progressi della geologia teorica e pratica ; 



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- II - 

e) Un sufficiente corredo di istrumenti per le operazioni e 
studi di campagna. 

140 — Tutti i libri e carte della biblioteca, come pure tutti i 
documenti depositati nell' archivio geologico saranno muniti di un 
sigillo con riscrizione: Beale Comitato geologico d'Italia^ iden- 
tico a quello apposto in calce al presente Regolamento. Segno 
analogo sarà apposto agli strumenti che formano il corredo del 
Comitato. 

15* — I documenti formanti parte dell'archivio potranno es- 
sere consultati dagli scienziati, ai quali verranno confidati dal 
conservatore dell'archivio secondo norme da stabilire. 

16** — Le raccolte mineralogiche e geologiche le quali si an- 
dranno riunendo a misura del progredire dei lavori, e quelle di 
cui parla V alinea e) dell' art. 24, saranno conservate come docu- 
menti autentici a corredo della Carta stessa; 

Nello scopo di conservarle e di renderle utili allo studio, 
il Comitato formulerà una proposta sulla base di trarre profitto 
possibilmente da uno stabilimento già esistente, onde evitare le 
spese di un nuovo Museo speciale. 

Attribuzioni speciali del Comitato e del Presidente. 

17"* — Il Comitato dispone in quanto concerne il lavoro che 
gli è affidato a tenore dell'art. 4**, regola la disciplina de' suoi di- 
pendenti, e provvede con deliberazioni speciali a quanto non è 
provveduto nel presente Regolamento. 

18° — Il presidente è incaricato della esecuzione delle deli- 
berazioni del Comitato, di fare le comunicazioni al ministro ed 
altre persone ed uffizi con cui il Comitato è in relazione, di fir- 
mare la corrispondenza, e infine di provvedere direttamente alle 
spese giornaliere d' uffizio e all' acquisto di libri, carta ed istru- 
menti nei limiti delle previsioni del Comitato, e in generale alle 
particolarità del servizio. 

19"* — Il Comitato terrà le sue adunanze in numero propor- 
zionato al bisogno, e sarà perciò convocato dal presidènte. 

I membri del Comitato non residenti a Firenze, che in- 
terverrano all' adunanza dietro invito del presidente, saranno 
rimborsati della spesa relativa sui fondi del Comitato. Sono ec- 



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— 12 — 

cettuati i membri del Parlamento e quelli che venissero altri- 
menti indennizzati dallo Stato. 

20** — Le deliberazioni del Comitato sono prese a maggio- 
ranza assoluta. 

21"* — Il presidente informerà il Comitato in ogni adunanza 
dell'andamento dei lavori, e farà le proposte che crederà utili 
per attivarli e renderli migliori. 

Al principio di ogni anno presenterà una relazione gene- 
rale sui lavori dell'anno precedente insieme al resoconto delle 
spese fatte ed allo stato dell'archivio, della biblioteca, strumenti 
e collezioni, con le sue proposte sulle riforme e miglioramenti. 
Dopo la sanzione del Comitato tale relazione sarà rimessa fra le 
mani del ministro. 

22^ — Per cura del presidente e del conservatore dell' archi- 
vio sarà fatta la vendita delle pubblicazioni alle persone che ne 
faranno domanda, facendo colorire le carte volta per volta a se- 
conda del bisogno. Il prodotto della vendita delle opere del Co- 
mitato sarà destinato a totale profitto della formazione della 
Carta geologica del Regno, e sarà a tal uopo rilasciato al Comi- 
tato in aumento del suo bilancio. 

23° — Alle persone e agli stabilimenti pubblici nazionali ed 
esteri con cui il Comitato è in rapporto di cambi di pubblica- 
zioni, sarà inviata gratuitamente copia delle pubblicazioni me- 
desime. 

Disposizione transitoria. 

240 — n Comitato per accelerare il lavoro, e dipendente- 
mente dai mezzi messi a sua disposizione, potrà accettare e pub- 
blicare quelle parti di Carta geologica che già fossero state ese- 
guite da abili geologi. 

L'accettazione e la pubblicazione di tali lavori saranno sog- 
gette alle norme seguenti: 

a) La preferenza da darsi ai lavori di riconosciuta bontà 
da accettare, sarà regolata dall'ordine di pubblicazione che il 
Comitato si sarà prefisso, ed in tutti i casi la scelta è di esclu- 
siva competenza del Comitato medesimo. 

6) Per la scelta delle carte e dei lavori da accettare, il 



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— 13 -^ 

Comitato potrà in caso di bisogno valersi della facoltà di cui 
all'articolo 2°. 

e) Tutte le Carte presentate all'accettazione del Comitato, 
dovranno essere corredate di un numero sufficiente di profili 
geologici possibilmente messi in iscala e non solamente dimo- 
strativi. 

Vi saranno uniti i campioni di rocce in buon formato, di 
minerali e fossili occorrenti alla perfetta intelligenza del lavoro, 
non che una esatta descrizione del medesimo. 

Questi oggetti, come pure i documenti presentati ed accet- 
tati, saranno conservati dal Comitato e ne sarà disposto a tenore 
dell'art. 16. 

d) Per la scala dei colori e per i segni convenzionali, gli 
autori avranno ad uniformarsi alle norme generali che dal Co- 
mitato medesimo saranno state prefisse per dare la necessaria 
uniformità alle pubblicazioni. 

e) A richiesta del Comitato l' autore dovrà, secondo i casi, 
estendere o restringere il campo de' suoi studi, per modo che i 
fogli contigui di regioni diverse possano all'uopo formare una 
esatta continuazione. 

f) Quando, dopo l' esame degli studi presentati, sorgesse 
qualche dubbio che la discussione con l' autore non valesse a 
chiarire, potrà il Comitato consultare in proposito qualche repu- 
tato geologo, ed in caso di bisogno delegare nel luogo persone di 
sua fiducia per le occorrenti verificazioni. 

g) A titolo d' indennità per un lavoro ammesso alla pub- 
blicazione, r autore riceverà un compenso secondo una tariffa la 
quale verrà determinata dal Comitato e dal Ministro approvata. 
L' autore riceverà inoltre 25 esemplari gratis della pubbUcazione, 
a lavoro compiuto. 

h) Per tutti i particolari non contemplati nei precedenti 
alinea, come nei casi dubbi, decide il Comitato medesimo. 

Visto: Il Presidente del Comitato 
1. Cocchi. 

Visto: n Ministro 
Broglio. 



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.«-. 14 — 

Esame di concorso per Geologi operatori. 

Dopo che fu assicurata al R. Comitato la somma della quale ora 
dispone sul Bilancio del Ministero di Agricoltura, Industria e 
Commercio/ fu deliberato nelP adunanza del 29 giugno di mettere 
a concorso alcuni posti di geologo operatore, e fu pubblicato il 
seguente avviso. 

Concorso per posti di Geologro operatore. 

È aperto un concorso a due posti di geologo operatore presso 
il R. Comitato geologico. 

Sono ammessi a tale concorso gli allievi laureati delle Scuole 
d'applicazione per gli ingegneri e dell' Istituto ^tecnico superiore 
di Milano. 

Potranno anche esservi ammessi allievi di altri stabilimenti 
tecnici, quando giustifichino per mezzo di apposite prove di pos- 
sedere istruzioni equivalenti, 

L' esame di concorso sarà scritto ed orale. Esso verserà in 
modo speciale intorno ai soggetti seguenti : 

1** Topografia. — Nozioni speciali sul rilevamento topogra- 
fico. — Altimetria. — Uso dei diversi barometri, specialmente di 
montagna. — Disegno topografico. — Si terrà conto dell' abilità 
nel disegno di paesaggio. 

2° Nozioni speciali di mineralogia e geologia. — Distinzione 
dei minerali e rocce principali. — Carte e sezioni geologiche. — 
Soluzione geometrica di problemi relativi alla stratigrafia. 

8° Nozioni generali su fossili animali e vegetali, sufficienti 
a dimostrare nel candidato il criterio paleontologico. 

Non sono ammessi al concorso coloro che non hanno una 
costituzione fisica adeguata al servizio ad essi richiesto. 

Le condizioni fatte per ora ai geologi operatori a tenore del 
regolamento approvato con decreto 30 agosto 1868 sono:. 

* Nella seduta della Camera, 12 marzo, in cui venne approvato il bilancio 
del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio pel 1869, accordavasi al 
Comitato la somma di lire 12,000 a titolo di sussidio pei lavori preparatorii 
della Carta, 



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— 15 — 

Di essere a disposizione del Comitato pei lavori, sia di tavo- 
lino che di campagna. 

Indennità annua fissa di lire 1800 e indennità di lire 6 a 15 
il giorno secondo i siti, nei mesi di lavoro in campagna. 

Gli esami avranno luogo in Firenze nella seconda metà di 
novembre. 

Coloro che vorranno essere ammessi a detto esame dovranno 
far pervenire al Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio 
non più tardi della metà di settembre prossimo ^ i certificati degli 
studi fatti nei diversi istituti. 

Con decreto ministeriale verrà nominata la Commissione in- 
caricata degli esami, e verrà fissato il giorno in cui avranno 
luogo. 



o^ 



Firenze, 23 luglio 1869. 



Visto: H Presidente del B, Comitato 

I. Cocchi. 



Con Decreto Ministeriale del dì 22 novembre 1869 e sulla 
proposta del Presidente del Comitato, la Commissione esamina- 
trice fu costituita come segue : 

Meneghini Giuseppe, professore di Geologia nella R. Università 

di Pisa, Presidente della Commissione. 
Bechi Emilio, professore di chimica nell' Istituto tecnico di Firenze. 
Fabri Antonio, ingegnere nel R. Corpo delle Miniere. 
Giordano Felice, Ispettore id. id. 

Orerò Baldassarre, capitano nel R. Corpo di Stato Maggiore. 

I giovani laureati che fecero domanda per essere ammessi al 
concorso furono 13, parte de' quali allievi della Scuola di appli- 
cazione di Torino, e parte dell' Istituto tecnico superiore di Mi- 
lano : uno dell' Istituto tecnico di Fireòze. 

All' apertura però del concorso si presentarono 6 solamente. 

Gli esami parte scritti e parte orali ebbero luogo nei giorni 
22, 23, 24 e 25 novembre. 



Questo termine venne più tardi prorogato, 

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— 16 — 

Dietro proposta del R. Comitato, motivata sulle conclusioni 
della Commissione esaminatrice, furono con Decreto Ministeriale 
del 28 Decembre 1869 nominati geologi operatori gli ingegneri 
Grattarola Giuseppe e Alessandri Angelo, ed accettato aspirante 
r ingegnere Momo Felice.* 

Il R. Comitato Geologico al termine dell'anno 1869 restava 
composto nel modo seguente : 

Membri 4el Comitato. 

Cocchi Igino, professore di Geologia nel R. Istituto Superiore a 

Firenze; Presidente. 
Gastaldi Bartolommeo, professore di Mineralogia nella R. Scuola 

d'applicazione degli ingegneri a Torino. 
Giordano ing. Felice, Ispettore del R. Corpo delle Miniere. 
Meneghini Giuseppe, professore di Geologia nella R. Università 

di Pisa. 
Pasini Lodovico, Senatore del Regno. 

Personale addetto. 

Zezi Pietro, ing. del R. Corpo delle Miniere, segretario e col- 
laboratore. 
Grattarola ing. Giusepi^e, 



. . . , geologi operatori, 

Alessandri mg. Angelo. ) 

Momo ing. Felice, aspirante. 



* l sigg. Grattarola e Momo escirono dalla Scuola degli Ingegneri di Torino, 
il srig. Alessandri dall' Istitulo Tecnico superiore di Milano. 



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— 17 — 
NOTIZIE GEOLOGICHE. 



Studio geologico nelVApennino Centrale del Dottore G. Alfredo 
ZiTTEL, Professore all' Università di Monaco, 

(Estratto di un articolo inserito nella seconda parte della pubblicazione geologica 
del professor Benegke in Heidelberg;.) 

Il prof. C. Alfredo Zittel dell'Università di Monaco in Ba- 
viera, venuto nella primavera del 1868 in Italia, passava circa 
due mesi in osservazioni geologiche sui monti di quella centrale 
catena apenninica che s'innalza fra il versante adriatico delle 
Marche e quello meridionale dell' Umbria, e comprende le vette 
dominanti del Monte Nerone e del Catria, prolungandosi quindi 
nei monti maggiori abruzzesi della Sibilla, del Gran Sasso ed 
altri verso il S. E., cioè nella direzione generale della penisola. 
Il tempo limitato e la poca sicurezza personale in quest'ultime 
montuose regioni, impedivano a quel Professore di estendere 
alle medesime le sue investigazioni, onde ristringevate egli alla 
preaccennata regione più settentrionale, studiando in particolar 
modo e molto esattamente la struttura del Catria, del Nerone e 
della circostante zona, compreso il rinomato passo del Furio so- 
pra Fossombrone, località tutte che presentano caratteri litolo- 
gici e paleontologici assai caratteristici. — Egli rese conto delle 
sue ricerche in una Memoria stampata in tedesco nella seconda 
parte delle pubblicazioni geologiche del prof. Benecke di Heidel- 
berg per l'anno 1869, Memoria di circa 90 pagine in 8"* corre- 
data di 3 profili e di tre belle tavole di fossili. — Questo lavoro 
è tanto più interessante per la geologia italiana, che il dotto 
Professore, oltre ad un accurato esame delle suddette località e 
dei fossili che in esse rinvenne, presenta sul fine un quadro di 
paragone allo scopo di stabilire sulle migliori basi di probabi- 
lità il sincronismo delle formazioni di quell' Apennino Centrale 
con quelle analoghe di altre parti d'Italia, non che di alcune 
fra le estere regioni europee. Né dimentica di accennare anzitutto 
gli studi anteriori a' suoi di autori italiani de' quali ha potuto 
giovarsi, e specialmente di quelli di Spada, Orsini, Meneghini, Sca- 
rabelli. Cocchi, Piccinini e Marietti ; nò le agevolezze grandissime 
procurategli nel percorrere quei paesi dai Municipi di Pergola 



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— 18 •- 
e Cagli, non che da cospicui cittadini delle città medesime, spe- 
cialmente da Ascanio Blasi e dai fratelli Hocchi. 

Per la sua* importanza diamo un sunto di questo lavoro, che 
diversamente non sarebbe abbastanza noto in Italia, e senza che 
si debba intendere con questo di accettarne tutte le opinioni, 
sulle quali anzi dobbiamo fare alcune riserve. 

Il lavoro è diviso in tre parti : V Costituzione geologica del- 
l' Apennino Centrale. 2** Distinzione delle formazioni studiate e 
loro riferimento alle epoche del Lias, del Giura e della Creta 
Superiore. 3"* Paragone delle precedenti formazioni alle analoghe 
delle Alpi Meridionali e della Toscana. 

Nella prima parte, dopo aver data una idea generale della 
orografia della catena centrale, prende a minuto esame la zona 
più settentrionale da lui studiata, che forma come una elissoide 
allungata emergente dai terreni terziarii e che comprende le 
masse del Monte Nerone alto 1526 metri, del Catria alto 1702 me- 
tri e del Monte Cucco 1566 metri, con una proporzionale esten- 
sione laterale sui due versanti, estendendosi sino alla Campagna 
Romana. Il terreno geologico vi è tutto sedimentare e stratificato. 
Gli strati corrono regolarmente nella direzione generale italica 
di N.O — S.E; ma nel senso trasversale dessi appaiono ripiegati 
ripetutamente, presentando diverse cupole ossia anticlinali facili 
a studiarsi percorrendo le valli che tagliano trasversalmente quel- 
r Apennino. Quegli strati poi sono in massima parte costituiti 
da calcari di color chiaro o rossigno e di varia struttura, alter- 
nanti a zone di scisti argillosi o marnosi variopinti. — Queste 
roccie sedimentarie che si succedono tutte in stratificazione sen- 
sibilmente concorde, presentano tratto tratto degli avanzi fossili 
che permettono di fissarne assai esattamente l' età geologica. — 
L' autore presenta la descrizione assai minuta di alcune località 
più notevoli, come sono il Vallone di Eave-Cupa sotto a Vellana 
ricchissimo di Cefalopodi, il Passo dei Vitelli, la valletta di 
Massa e Pianello, Pietralata ed altri siti, ed esibisce poi alcuni 
profili trasversali nel senso N.E — S.O condotti per le località più 
caratteristiche che sono il Monte Catria dalla Serra Sant'Abbondio 
sino alla Chiaserna; le alture della Grotta di Tropello sopra Massa 
e Pianello, ed il Passo del Furio. — Si presentano qui li due profili 
pel Catria e pel Furio con T indicazione numerata delle formazioni 
piani geologici quali vennero dall'Autore distinti e denominati. 



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— 19 - 



Serra 
Sant'Abbondio 



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Pian di Mura 



Convento di 
Avellana 



Bocca Ba- 
jarda 



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Forchetta di ._^^_. 

Rocca Ba- 
jarda 



Fonte Ver- 
nosa 



Monte Catria 



Ghiaserna 





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— 20 — 
Ora per dare in breve una idea abbastanza precisa di queste 
formazioni, ci conviene di fare contemporaneamente uno spoglio 
delle tre parti in cui V autore divide la sua Memoria. Il risul- 
tato di questo spoglio trovasi nelli seguenti periodi che presen- 
tano concentrate le notizie più essenziali sulle formazioni mede- 
sime, scendendo dalle più recenti alle più antiche. 

1) Il così detto Macigno, ritenuto come Terziario inferiore, 
emerge in diversi punti dell' orlo settentrionale di quei monti, 
e consta di strati scistosi color verdognolo o cinereo ed alquanto 
contorti, ma che riposano tuttavia assai regolarmente sovra i 
sottostanti ai quali paiono far€ graduale passaggio. 

2) La formazione qualificata col nome di Scaglu succe- 
dente con graduale transizione sotto al Macigno, è costituita da 
banchi marnosi, di una potenza piuttosto saltuaria e che talora 
giunge quasi ai 100 metri. — Il colore che è bigiastro nella parte 
superiore, passa gradualmente nei banchi inferiori, ad un rosso 
di più in più carico ; la roccia che superiormente è scistosa di- 
viene in pari tempo più calcarifera e compatta. Ciò che pare 
caratteristico in questi strati è la presenza di selci piromache 
e sovratutto di noccioli e filari di carniola rossigna che diven- 
gono più abbondanti nelle zone inferiori. I fossili paiono molto 
rari, né r autore pervenne a trovarne; esso cita però alcuni in- 
dividui silicizzati esistenti nella collezione del professore Picci- 
nini in Pergola, di Cardiaster itàlicus ed Archiacia nasica raccolti 
al Monte Cucco e presso Emiliano e Perticano. Lo Scarabelli trovò 
al Monte dei Cappuccini presso Fossombrone VAnanchytes ovata. 
— Simili dati ed i caratteri speciali della formazione paiono al- 
l' autore sufficienti per identificarla alla coj^ detta Scaglu delle 
Alpi Venete e Tirolesi, onde il nome con cui egli crede qualifi- 
carla, riferendola così al piano della Creta superiore detto Seno- 
NiANO dal d'Orbigny. Simile formazione poi corrisponderebbe, 
almeno in parte, alla Pietra-forte ed Alberese dello Spada ed 
Orsini, contenenti in diverse località più meridionali di quel- 
la Apennino, ma sovratutto in Toscana, li fossili Inoceramus^ 
Lucina, Clypeaster LesJcei, Ostrea canàliculata;, diversi Pecten, i 
Nemertiliti e numerose Fucoidi. — 

3) Sotto alla suddetta Scaglia osservasi al Catria ed al 
Monte Nerone una formazione di calcare color roseo talvolta rosso 



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— 21 — 

mattone, a frattura concoide, talora però colitico e con vene 
fibrose. Esso è in .banchi piuttosto regolari, privi di selci e di 
resti organici. Questo calcare rosso ha una totale potenza di 
circa 100 metri, un po' meno al Monte Vettore, ma di nuovo as- 
sai notevole fra Norcia e Spoleto. Il suo colore rosso spiccante 
fra li colori bigi e biancastri delle formazioni terziarie superiori 
e delle giurassiche che vi stanno sotto, lo rende un orizzonte 
geologico caratteristico e comodissimo. Esso formerebbe parte 
della formazione Cretacea superiore. — 

4) Succede al suddescritto calcare una zona scistosa di po- 
chi metri di grossezza ma non meno caratteristica. È dessa co- 
stituita da scisti argillosi e marnosi, poco consistenti, di colore 
vario, bigio, verdognolo o nerastro, ricchi di avanzi vegetali e 
sovratutto di svariate specie di Fucóidi, onde il nome che loro 
consacra l'Autore. La loro impermeabilità poi produce numerose 
scaturigini, e l'azione di queste acque scorrenti sovra scisti di 
sì poca consistenza, facendo notevoli rosure di preferenza colà ove 
questi si mostrano a giorno, formò vallette incavate e botri assai 
profondi di cui risentesi l'orografia della regione. Tale ricchezza 
di polle, il colore variegato ed i resti finitici, fanno di tale zona 
scistosa un orizzonte geologico non meno caratteristico del pre- 
cedente. Esso cadrebbe per la sua posizione nella Creta media, 
benché non possa facilmente assimilarsi ai piani di quest'epoca 
delle altre località italiane, come sarebbero i conglomerati e cal- 
cari a Rudisti ed Acteonelle delle Alpi Lombardo-Venete, o quelli 
a Turrilites e ad Ammm^ites peramplm,vwrians ec. della Toscana.* 

5) Di sotto agli scisti variopinti con Fucoidi osservasi in 
quei monti del Centrale Apennino emergere e spingersi a grandi 

* Il professor Cocchi {Sulla Geologia dell'Italia Centrale ec, i864) fece 
conoscere che in Toscana si possono distinguere tre zone o piani di Pietraforte. 
La zona superiore, ricca di Fucoidi, è caratterizzata dalla presenza di Nemertiliti. 
Si compone di scisti principalmente e forma passaggio alla formazione eocenica 
inferiore. La media è quella dove prevalgono gli Inocerami, e la inferiore quella 
in cui si incontrano i Cefalopodi. Laonde si possono indicare i piani della Creta in 
questa parte d'Italia in numero di tre e sono: III. Il Piano dei Nemertiliti;, 
II. Il Piano degli Inocerami ; I. Il Piano degli Ammoniti ec. 

Se la zona scistosa qui descritta rientra nella Creta media, cioè sotto il piano 
dei Nemertiliti, senza che per questo si possa assimilare secondo l'Autore alla 
zona dei Turriliti ed Ammoniti, è probabile che la medesima corrisponda al 
piano con Inocerami segnalato dal Geologo italiano. 



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— 22 — 

altezze una roccia calcarea di color chiaro, di apparenza mas- 
siccia, raramente stratiforme, e che presentasi perciò quasi ovun- 
que in rupi e balze selvaggie, onde il nome che l'Autore vi ap- 
pone di FelsenJccdk ossia calcare in roccia o rupestre. Esso forma 
le vette del Catria, di Rocca-Baiarda, del Pian-di-Mura, delle 
Grotte di Troppello e del passo del Furio, dove presentasi ripie- 
gato in una volta completa. La sua potenza supera per lo più un 
centinaio di metri. Una delle sue particolarità consiste in una rete 
di venule spatiche biancastre che sovente lo intercidono. Al Monte 
Nerone ed in altri luoghi presentasi talora assai bene stratificato e 
ricco di arnioni e vene di selce. Di resti fossili è assai misero: 
tuttavia vi si rinvennero presso Secchiano alcuni ammoniti (Crror 
sianus, Didayanus, intermedius); un HamUes; PhUloceras infun- 
dibulum e Thetys, Lytoceràs quadrisulcatum e subfmbriatum, ol- 
tre ad una Terébratula Euganensis di Pictet. — Questi fossili che 
trovansi nelle collezioni de'professori Piccinini e Mariotti, permet- 
terebbero di riferire simile calcare alla Creta inferiore, e preci- 
samente al piano Neocomiano. Esso pare molto sviluppato nei 
monti della Sibilla e fra Norcia e Spoleto, non chB presso Cesi, 
Terni, Monticelli e Tivoli. — Spada ed Orsini denominarono queso 
calcare colPepiteto di Ippuritico, forse per semplice analogia, poi- 
ché mai vi si rinvenne alcuna specie di Sudisti; tuttavia il rin- 
venimento dei fossili neocomiani sopracitati permette di mantenerlo 
alla base del Cretaceo presso a poco al piano della Maiolica supe- 
riore di Lombardia e del Biancone del Tirolo e dei Sette-Comuni. 
Sotto alle precedenti formazioni di una complessiva potenza 
di circa 300 metri, non sempre ricche di resti organici e che 
tuttavia possono ascriversi all'epoca Cretacea, succede un'altra 
serie di banchi di una potenza visibile minore della metà, ma 
assai ricca di conchiglie fossili che permettono di riferirne le zone 
superiori all'epoca Giurassica e le inferiori alla Liasica. Questi 
depositi formano come il nucleo delle catene montuose parallele 
costituenti queir Apennino centrale. Eccone la successione. 

6) La parte superiore di questi depositi è un calcare mar- 
moreo stratificato, di pochi metri di potenza, colore perlopiù 
bigio verdognolo, molto consistente ed escavato presso Castel- 
laccio ed al Furio per pietra da lavoro e da costruzione. Esso 
contiene anche arnioni e liste di selce e talora dei punticelli di 



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— 23 — 

pirite. Questa zona calcarea quasi ovunque ci presenta una ric- 
chissima fauna di Cefalopodi molto ben conservati benché difficili 
a separare dalla roccia. Sono notevoli gli Ammoniti, come A. con- 
tiguus ed un'altra ventina di specie che l'autore analizza, diverse 
Fillocere, Apsidocere ed Aniclocere, tre Belemniti, quattro specie 
di Aptichi, alcune Terebratule, Fillocrini, ecc. — Le dotte conside- 
razioni dell'Autore su tale fauna lo inducono a riferire questo 
piano geologico al cosi detto Titonico, corrispondente secondo le 
sue vedute al Wealdiano inglese, e sovratutto alla breccia con- 
chigliare di Rogoznik, cioè al Giurassico superiore. In Italia cor- 
risponderebbe esso benissimo alla Maiolica inferiore delle Alpi 
Lombarde, ed al Calcare rosso a Terébratula diphya del Tìrolo 
e delle Alpi Venete, nonché della base del Monte Conerò di 
Ancona descritto dallo Scarabelli, e ad altre località studiate 
dai nostri geologi. 

7) Yien sotto una zona di scisti che tiene al Catria una 
totale potenza di 30 a 40 metri ed altrove anche più, alternanti 
con straterelli selciferi. Il calore è perlopiù verde chiaro ed in- 
feriormente rossigno. Vi abbondano gli Aptichi : come Ap, pun- 
ctatus, latuSj ohliquus, Beyrichi e diversi altri, con qualche Teré- 
bratula, Fillocrino, ecc. — Esso sarebbe l'equivalente dello Scisto 
ad Aptichi delle Alpi settentrionali e forse di una parte della 
Maiolica. — Riguardo a questa formazione degli scisti ad Aptichi, 
l'Autore rileva parergli occorsi in equivoco lo Spada e l'Orsini, 
li quali collocherebbero la loro zona dei « Calcari impuri e marne 
fissili, » ricchi di Aptichi (rappresentante indubbia dei nostri sci- 
sti ad Aptichi) superiormente alloro « Terreno Colitico » nel quale 
poi sarebbe pure collocato il calcare Titonico con Phylloceras pty- 
choicum già sopra descritto. Una correzione parrebbe quindi ne- 
cessaria nella descrizione di quei due autori. 

Al Monte Nerone ed al Furio mancano gli scisti suddetti 
ed osservasi invece una zona di pochi metri formata da ban- 
chi calcarei giallo-bigiastri alternanti a marne assai tenere. 
I fossili sono Ammonites fallax^ Murchisonce^ sdssus, goniono- 
tus etc... Phylloceras uUramontanum, connectens^ Circe, etc. Questa 
zona non rilevata a quanto pare da Spada e Orsini viene dal- 
l' Autore ascritta al piano giurassico detto Dogger inferiore che 
coprirebbe poi immediatamente il terreno del Lias. La fauna sua 



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- 24 — 

corrisponderebbe a quella descritta dal Benecke per l'Oolite di 
San Vigilio sul Lago di Garda, e gli strati a Posidmwmya e 
Bhynconella bilobata delle Alpi Tirolesi e Venete. Su tale con- 
sonanza però discute T Autore in lunghe pagine di cui sarebbe 
impossibile il brevemente riferire. 

8) La zona che segue immediatamente sotto alla precedente 
con Ammonites fallax^ è pure calcarea ma di colore rosso al- 
ternante a marne color mattone o gialle con nuclei silicei ed 
una fauna ricchissima, specialmente di Ammoniti, tra cui A. 
bifrons, Comensis, complanatm, Mercati, ed un'altra quindicina 
citati dall' Autore : Phylloceras heterophyllum, Nillsoni; Lytoceras 
cormhcopia, Germani; Terébrattda Erbaensis^ RoUoana^ etc. Que- 
sta zona fossilifera appare in molte delle sucennate località, sulle 
pendici del Catria, Monte Petrano, Furio, Val-Urbia, Marconessa 
presso Cingoli, Monte Faito, Cesi e Monticelli. La sua potenza 
varia tra 2 e 15 metri al più. Il colore rosso dé'suoi banchi la 
fanno nettamente risaltare fra le zone più chiare in cui è rac- 
chiusa. Ora la fauna notevolissima ehe la distingue, stata diligen- 
temente studiata sovratutto dal Meneghini, non lascia dubbio 
sulla sua età geologica che deve riferirsi al Lias Superiore. Gli 
stessi fossili ed altri caratteri permettono poi di parificare questo 
caratteristico orizzonte geologico dell' Appennino centrale coi cal- 
cari a Terébratula Rotsoarux, Benieri% etc, dell'Alpi Lombarde 
e Venete, e coi calcari rossi anmaonitiferi (Amm. bifrons, ra- 
dians^ etc.) di Monte Cotona, nonché con gli scisti gialli e bigi 
a Posidonomya Bronnii delle Apuane e di Spezia.. 

9) Quel primo piano liasico curvato in volta, come vedesi 
nei presentati profili, avvolge una zona di strati regolari di un 
calcare quasi marmoreo, duro e tenace, color biancastro o bigio 
giallognolo, che alla Croce di Castellacelo è scavato come pietra 
da lavoro a costruzione sotto il nome di pietra carniola. Tiene 
cristallini di pirite che talvolta decomponendosi producono carat- 
teristiche colorazioni. La potenza di questi calcari varia secondo 
i luoghi da 20 ad 80 metri. Essi sono ricchissimi in fossili di cui 
l'Autore porge assai lunga analisi; si possono citare : TerébraUda 
Aspasia, Benierii, Waldheimia; Ammonites Boscensis, Vemos(e, 
Algovia/nus, Begazzonii^ Davoci; Bhynconella Mariottii, pisoides^ 
retroplicataf cfr. Fraasi^ Meneghina, etc; Spiriferina; Ehyncho- 



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— 25 — 

teuthis liasinits; Bélemnites; Sphenodus; resti di Gidaris rhopa- 
lophora, di Pentacrini, Apiocrini, ecc. Malgrado tale ricchezza 
di fauna liasica, pare esista qualche dubbio sul vero sincronismo 
di questa zona con le altre dei terreni liasici italiani; però 
r autore pende ad assimilarlo ai depositi di calcare bigio ammoni- 
tifero di Medolo nel Bresciano che per la sua fauna di Cefalopodi 
sembra appartenere piuttosto al Lias medio che al superiore, non 
che ai calcari rossi o bigi con Ammoniti, Belemniti, Atractiti, etc. 
di Campiglia, Monte Cetona, Spezia, Corfino ed altre località. 

10) L' infimo fra i depositi e che, come appare nei profili, 
forma quasi il nocciolo di quelle catene apenniniche, è un cal- 
care massiccio, senza apparente stratificazione, di color chiaro 
spiccante, talvolta breccioso, talvolta oolitico o pisolitico come 
al Furio, e finalmente anche d' aspetto dolomitico come al Monte 
Vettore, talché Spada e Orsini ve lo qualificarono come dolo- 
mite. L' Autore però ritiene che malgrado tale apparenza non 
esista ne' luoghi da lui studiati vera dolomite. La potenza precisa 
di questo deposito calcareo- non è conosciuta, perchè nei tagli 
naturali di quelle valli non se ne scopre la base: a giudicare 
però da quello del Furio sarebbe almeno di qualche centinaio 
di metri. I fossili vi sono rari e mal definibili, e- quelli osser- 
vati consistono in pochi Gasteropodi e Bivalvi. Il principale è una 
Posidonomya JanitSy Menegh. del Furio ; indi Eynchonella varia- 
hìlis, una TerébraMa liscia, \ìxC Astrea, e punte di Cidaris. La 
fauna e la posizione stratigrafica inducono l'Autore, come già 
gli anzicennati geologi italiani, a riferire quest'ultimo membro 
visibile dei terreni apenninici centrali al Lias inferiore, e q^uindi 
a sincronizzarlo con le altre formazioni analoghe che sono i cal- 
cari ad Ammoniti-arieti di Saltrio ed Arzo nei monti lombardi, 
li marmi bianchi con Posidonomya Janus di Campiglia e quelli 
neri e marnosi ammonitiferi della Spezia.* 

Quanto fu esposto, specialmente quel che concerne il sincro- 
nismo dei diversi terreni nelle regioni più studiate d' Italia, venne 
dall' Autore riassunto in un quadro che qui si riproduce e che 
per la sua chiarezza può dispensare da ulteriori spiegazioni. 

* In un numero seguente si indicherà la vera posizione dei marmi di Cam- 
piglia (Monte Calvi in Maremma) che l'Autore riporta al Lias, probabilmente 
derchè non ha avuto conoscenza della ricca fauna fossile di quella località. 



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26 


Quadro sincronico détte f 


ormazioni del lAas, de 


o 
111 
o 

< 
1- 

Id 

OC 

o 


Cretaceo-superiore 
{Senoniano). 

Cretaceo-medio. 

Cretaceo-inferiore 
{Neocomiano). 


Apennino Cenlrale. 


Alpi Lombarde. 


SCACLIA ROSSA con Cardiaster 
Italicus,Ananchyte8ovata,ec. 

SCISTI A FUCOIDI. variopinti. 


SCAGLIA ROSSA con Nereiser- 
pula, Inoceramus, Belemni- 
tella mucronata. 


COIGLOIERATO DI SIROIE con 
Hippurites comu-vaccinum, 
Acteonella gigantea,Nerinea. 


CALCARE IH ROCCIA, (Felsen- 
kalk) color chiaro del Monte- 
Nerone con Ammonites Di- 
dayi, Phylloceras infundibu- 
lum, 60. 


AREIARIA e lAJOUCAcon Apti- 
chus Didayi, Belemnites In- 
partitus. 


o 
o 

co 
co 

< 
oc 

3 

o 


TlTONICO. 

KiBfMERIDGIANO. 
DOGGER-INFERIORE. 


lARIO BIGIO-TERDASTRO CIIARO 
con Phylloceras ptychoicum, 
Kochi; Lytoceras quadrisulcor- 
tum ; Ammonites carachtheis, 
StasyczyiyContigutts, Fontana, 
bispinosus, RogoznicensiSj'ec, 


lAJOUCA inferiore bianca e \ 
rossa, con Ammonites conti- 
guus, Terebratula triangtUus. 
(Fossili rari). 


SCISTO AD APTICHI, selcifero, 
color bigio verde o rosso, con 
Aptychuspunctatiis, latus, ec. 


SCISTO AO APTICHI ROSSO con 
Apty chus punctatus, latus ^ec. 






CALCARE lARIOSO GIALLO con 
Ammonites fallux, scissus, 
Murchisonoe, ec. 




o 
o 

co 

< 

3 


LlAS-SUPERIORE. 

Lias-medio. 

LiAS-INFERIORE. 


CALCARE ROSSO e lARHA con 

Ammonites bifrons, compia- 
natus^ Comensis, Mercati; 
Phylloceras heterophyllum, 
Nitssoni; Terebratula Er- 
baensis, Rotzoana, ec. 


IREI. Come neir Apennino 
Centrale, più la Terebratula 
Renieì*ii, 


CALCARE lARIOREO chiaro stra- 
tificato con Terebratula Aspa- 
sia;Ammonites Boscensis, Ver- 
nosoe; molti Brachiopodi, ec. 


CALCARE BIGIO di Brescia (Mc- 
dolo) con Ammonites Taylori^ 
margaritatus «e. 


Calcare chiaro non stratifi- 
cato con Rhynchonella, Posi- 
donomya Janus, 


CALCARE di SALTRIO e di ARZ» 
con Ammoniti-arieti. 



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iura e della Creta nella Media ed Alta Italia. 



27 



lirolo Herìdionale. 



Alpi Venete. 



Toscana. 



SCAGLIA ROSSA cou Cardiaater 
^talicus, Stenonia tubercola- 
a, Inoceramus, ec. 



SCAGLIA ROSSA come nel Tirolo 
Meridionale. 



PIETRAFORTE e CALCARE ALRERE- 
SE, con Fucoidi e Nemertiliti. 



Mancante. 



CALCARE lARIOREO RIAHCO. con 
Hudisti ed Àcteonelle nel Bel- 
lunese. 



Calcare bigio con Inocerarai 
(Pietraforte.) 

Calcare bigio con Ammoni- 
tes peramplus, varians; Crio- 
ceras, Turrilites. 



BIAICOIE, povero di fossili. 



RIAICOHE dei Sette-Comuni, 
ricco di Cefalopodi. Phylloce- 
ras semisulcatum ; Ammoni- 
tes astierianius, Chrasianus, 
incertus; Criocfiras, Ancylo- 
ceras f ec. 



CALCARE A SIFIE ROSSO e RIAMCO 
on Terebratuìadiphya, Catul- 
n; Phylloceì^as plychoicum, 
\ochi, Silesiacum ; A mtnoni- 
p contigxius, carachtheis, 6i- 
^inosus, Jìyhonotus. 



CALCARE A DIFIE ROSSO, preci- 
samente come nei Tirolo Me- 
ridionale. 



Scisti verdi o variopinti senza 
fossili, di età incerta. 



CALCARE ROSSO con Ammoni- 
acanthicus, eurystomtis, 
ipsus, Strombecììi, ec. 



Come nel Tirolo Meridio- 
nale. 



io PIETRA A POSIDOIOIIE (Ba- 

ftniano). 

.2» Strati con Rhynconella 
hlobata. 

Oolite di S. VIGILIO sul Lago 
^ Garda cou Ammonites fal- 
9x, Murchisonce, scihtLS. 



PIETRA A POSIDOIOIIE nel Bel- 
lunese. Strati con Rhynconella 
bilobata (sin' ora non bene ve- 
rificato). 



Mancante. 



CALCARE RIGIO con la Terebra- 
^aRotzoana, Reinerii, hexa- 

ra, alcuni pochi Gasteropo- 
Elatobranchidi e piante. 
Calcare con Megalodon pu- 



CALCARE RIGIO con Teì^ebratw 
la Rctzoana, Renierii; strati 
con piante di Rotzo, Rovere di 
Velo, Pernigotti, ec. 



CALCARE ROSSO o GIAUO con Am- 
monites radians, bifrons, ec. 
di Cetona e Corfino. 

SCISTI GIAUI o RIGI con Posi- 
donomya Bronni dell^ Spezia 
ed Alpi Apuane. 



CALCARE ROSSO o RIGIO di Cam- 
piglia, di Spezia, ec. con Am- 
moniti, Belemniti, Atractiti,ec. 



lARIO RIAMCO di Campiglia 
con Posidonomya Janus, 

CALCARE MERO con Ammoniti 
e marna ffiaH^ con piccoli Am- 
moniti suicizzati della Spezia 
{A . Coregonensis, cylindri- 
CU8, cotnptus, ec.) 



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— 28 — 

Ciò che può a ragione sorprendere' gettando uno sguardo ge- 
nerale sulle formazioni sin qui esaminate, si è che in una potenza 
mediocrissima di strati calcareo-scistosi, la quale varia secondo 
i siti da metri 300 a 540 600 al più, sieno compresi tutti li 
rappresentanti di tre epoche geologiche importantissime, quali sono 
il LiaSi il Giura e la Creta. Il Giura sovratutto si presenta esi- 
lissimo non giungendo a guari più di una cinquantina di metri, 
e scomparendo anzi in certe regioni della Toscana. Per altro 
lato, è notevole che tutte queste formazioni ricche di faune as- 
sai caratteristiche si presentino qui in stratificazione concordante 
e solo disturbate da movimenti del suolo che non possono dirsi 
molto complicati, e che ebbero luogo (come il sollevamento della 
penisola) in un tempo posteriore d'assai al loro deposito. L'Au- 
tore sul riflesso che gli spazii di mare in cui doveano formarsi 
tali depositi non potessero trovarsi molto lontani dalle sponde, 
opinerebbe potersi di preferenza attribuire simile singolarità a 
ripetute elevazioni del suolo al di sopra dei mari stessi, seguite 
da denudazioni e da successivi ripetuti abbassamenti. Qualunque 
sia la soluzione del problema, la quale forse esige ancora non 
poco studio, quella parte centrale dell' Apennino costituisce un 
complesso assai singolare e degno quindi di nuovi paragoni con 
altre regioni contemporanee d'Italia e dell'estero. 



I lavori Geodetici e la Geologia. 

Nel decorso mese di settembre si adunava in Firenze la Com- 
missione permanente per la misura del grado europeo. Questa 
Commissione scelta nel seno dell'Associazione Internazionale che 
ha la sua sede a Berlino, si riunisce annualmente in alcuna 
nelle principali città d'Europa per risolvere i quesiti che le ven- 
gono sottoposti dai varii astronomi e geodeti, per esaminare e 
coordinare i lavori da essi eseguiti e finalmente per imprimere 
a questi lavori quel carattere di unità, che è necessario affinchè 
si possa raggiungere al più presto e nel miglior modo possibile 
lo scopo che si è prefisso l'Associazione medesima fin dal suo 
costituirsi nell'anno 1864. Questo scopo è di misurare la lun- 

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— 29 — 

ghezza e la curvatura di quattro grandi archi meridiani che si 
estendono dalla Norvegia al Mediterraneo abbracciando quasi 
tutta l'Europa da levante a ponente, e dividendola presso a 
poco in quattro parti eguali; e di misurare anche non meno di 
nove archi paralleli posti ad egual distanza fra Cristiania e Brindisi. 

L'Italia accedendo nel 1865 a detta associazione, vi portava 
un ben valutabile contributo, quello cioè delle accurate trian- 
golazioni che il R. Corpo di Stato Maggiore già eseguiva e va 
ancora proseguendo nelle Provincie meridionali come base della 
grande Carta a curve orizzontali che di esse sta rilevando. — Se 
tali geodetici lavori hanno un interesse diretto per l'astronomia 
e la geografia, un grandissimo pure ne offrono alla geologia teo- 
rica e pratica. 

Infatti la esatta dimensione e curvatura dei meridiani e dei 
paralleli sono i dati che determinano la vera forma dello sferoide 
terrestre, forma che interessa direttamente e per più riguardi 
la geologia. Tale forma è in relazione colla primitiva costitu- 
zione del globo, e quindi colla genesi del medesimo: essa è in 
relazione colla precessione degli equinozii, colla variazione della 
gravità alle varie latitudini, e sino ad un certo punto coll'azione 
delle maree; insomma con una serie di fenomeni che hanno no- 
tevole influenza sul clima e sulle modificazioni che ne conseguono 
alla superficie del globo terraqueo. — Riguardo poi alla direzione 
della verticale di gravità, avvenne che nei lavori eseguiti in di- 
verse parti del globo, si osservarono certe anomalie a spiegare 
le quali ornai non bastano le inesattezze tuttavia possibili nelle 
delicate osservazioni. Così, per esempio, presso la gran catena 
montuosa dell' Imalaia, il filo a piombo non presenta alcuna sen- 
sibile deviazione, mentre in luoghi affatto piani, come fra Parma 
e Milano, sarebbesi notata una deviazione di 20^ Ove fatti di 
tal genere fossero confermati da nuove e precise osservazioni, 
fornirebbero essi importanti dati riguardo allo interno del globo : 
poiché fino ad ora la ipotesi più atta a dare spiegazione di quel 
fenomeno sarebbe una ineguale densità delle sue parti interne. 
E così conoscendo con precisione la forma effettiva della super- 
ficie della terra e la direzione della verticale in ogni punto della 
medesima, sarebbe forse agevolata in parte la conoscenza della 
intema sua costituzione. 



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— 30 — 

Dai lavori trigonometrici dello Stato Maggiore eseguiti sulla 
massa delU Etna in Sicilia in due epoche diverse, cioè nel 1864 
e nel 1868, già si ottenne un risultato interessante per una que- 
stione geologica assai dibattuta, cioè la teoria dei crateri di 
sollevamento. Nel 1865 accadeva una delle più potenti eruzioni 
di quel vulcano. Il Colonnello Brigadiere E. Vecchi, capo allora 
dell'ufficio tecnico di Stato Maggiore, faceva nel 1868 verificare 
geodeticamente V altitudine sul mare di alcuni capisaldi già stati 
determinati nel 1864, come sono la soglia della Casa Inglese ed 
il pavimento della Torre del Filosofo. Ne risultò che nessuna 
variazione sensibile di livello erasi prodotta in quel lasso di 
tempo sulla superficie del grande vulcano malgrado che vi fosse 
interceduto uno dei più energici parossismi di cui la storia faccia 
menzione. I geologi apprezzeranno T importanza di tale fatto; e 
quantunque non sia certo prudente il volerne ora dedurre alcun che 
di generale, tuttavia deve questo fatto ritenersi come un dato 
prezioso, anche per la grande precisione con la quale fu deter- 
minato. Ed è certo cosa desiderevole che osservazioni precise di 
tal genere vengano estese al territorio italiano e specialmente 
alla linea di alcune nostre coste sotto cui V azione vulcanica dura 
tuttavia assopita ma non spenta. 

Venendo poi a cose di più diretta ed immediata utilità, non 
si può a meno di qui rammentare che i lavori geodetici di cui 
sopra occorse far cenno, sono quelli stessi che formano la prima 
e sicura base a tutti i rilevamenti planimetrici ed altimetrici 
del nostro paese, in una parola alle ottime carte topografiche 
alla scala di Vso.ooo e parte al 725,000 che lo Stato Maggiore già 
Compì per la Sicilia e va ora estendendo dal Sud verso il Nord 
sul continente italiano. Se questo lavoro è necessario per tutti 
i rami di amministrazione e per V ingegneria particolarmente, 
non lo è meno per la formazione della Qarta geologica la quale 
dovrebbe appunto essere fatta sulla scala medesima. Una delle 
principali difficoltà che incontra oggidì chi deve por mano in 
Italia al rilevamento geologico, è la mancanza di simile Carta: 
poiché quelle esistenti, per essere a scala troppo piccola, 
per la loro inesattezza nelle regioni montuose che appunto più 
interessano il geologo per altri difetti, non corrispondono al- 
l' occorrenza. Resta dunque a far voto perchè un lavoro fonda- 



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— 31 — 

mentale così necessario, uno dei più beneintesi che fu dato al 
nuoYO Regno di attivare, sia condotto con la massima alacrità, e 
possibilmente venga intrapreso anche in altri luoghi dei quali ora 
sarebbe urgentissimo avere buone carte. Fra questi citeremo nel- 
r interesse della geologia le Alpi occidentali e sovratutto le Alpi 
Apuane e V Isola d' Elba ; notando che in queste due ultime re- 
gioni -il rilevamento d' una buona Carta, anche in scala maggiore 
del V50.000, sarebbe utilissima per V industria del ferro e dei marmi, 
come lo è già quella di Sicilia per V industria degli zolfi. 

La rapida riproduzione poi delle Carte istesse a scale diverse 
col mirabile recente processo della foto-incisione, perfezionato 
da un abilissimo ufficiale del R. Corpo medesimo, il Colonnello 
Avet capo attuale di quell'ufficio tecnico, ci dà la speranza di 
ottenere in breve lasso di tempo e con minima spesa il risul- 
tato grafico di quel grande lavoro di rilevamento. 

Nei cenni precedenti si è toccata soltanto di volo V importanza 
dei lavori geodetici e topografici per la geologia: ci rimane d' ora 
in poi il compito di riferire tratto tratto le informazioni di mag- 
giore interesse sul progressivo sviluppo dei medesimi che ci sarà 
dato di procurarci. 



Fossile umano di Cerboli, 

Nel mezzo del Canale di Piombino sorge un isolotto deserto 
frequentato solamente dai pescatori di quelle acque, chiamato 
Cerboli. Flagellato dalle onde e perpetuamente urtato dalle cor- 
renti, Cerboli si innalza dal mare con balze a picco formate da 
calcare alberese e macigno. Alcuni strati postpliocenici di con- 
glomerato e di arenaria durissima, ne cingono il piede all'intorno, 
elevandosi a poca altezza sul livello dell'acque. 

Nel lato di mezzogiorno, per 1' azione de' flutti sugli strati 
testé ricordati si formò una erosione a guisa di conca a volta, 
dalla quale non tardò molto a comparire un cranio umano che 
si andò man mano scuoprendo dentro l' arenaria ov' era impie- 
trito. I pescatori di que' paraggi presto si accorsero di tanta novità, 
e sedata la prima impressione per lo strano avvenimento, det- 



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— 32 — 

tero nome al luogo dalla Testa di morto. Al dire dei medesimi . 
il cranio era in perfetto stato d'integrità, grande e regolare 
di forme, e conservava le due mascelle co' filari de' denti intatti 
e senza lacune ; fra le mascelle, nelle orbite e nelle cavità nasali 
riempivalo la stessa roccia che lo racchiudeva esternamente. 

Nella estate del 1853 o in quella del 1854 una barca giunse 
da Livorno e sbarcò sull'isola due forestieri (dicono inglesi), i 
quali, messisi all' opera co' loro uomini, ebbero presto levato il 
cranio dalla roccia, e toltolo seco loro tornarono dond' eran venuti 
lieti di un bottino di nuovo genere. 

Qualche tempo dopo (1856) il signor capitano G. Pisani re- 
cossi a Cerboli, e nel posto dove si vedeva tuttora il lavoro dei 
due sconosciuti, a circa un metro sopra l' acque basse, si fece a 
distaccare due pezzi di roccia racchiudenti ciascuno una tibia 
rotta a metà coli' articolazione del ginocchio, secondo la ricogni- 
zione che fece dipoi dei due ossi il dottor Falaschi. Distaccò 
inoltre qualche altro pezzetto di minore importanza e 5 o 6 denti, 
che dalla forma suppose avere appartenuto a un roditore di 
grande dimensione. 

Dovette lasciarvi delle costole e alcune vertebre, tanto perchè 
la roccia^ era resistentissima ai ferri, quanto perchè le acque 
piene ricuoprivano il luogo del suo lavoro. 

Nel 1858 egli cedette questi pezzi al fu ingegnere Grabau, 
dal quale gli furono chiesti per fame regalo. 

Presentemente si ignora dove abbiano finito il cranio e le due 
tibie; e trattandosi di oggetti i quali altamente interessano la 
storia patria e la geologia italiana, si è creduto opportuno di 
darne notizia, perchè renderebbe un grande servizio alla scienza 
chi sapesse dare contezza o mettesse sulle tracce di questi fos- 
sili umani. 



Avvertenza, — L'abbondanza della parte officiale non ha per- 
messo una maggiore estensione in questo primo Numero agli 
articoli scientifici, li quali si rimandano al successivo di febbraio. 



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- 3a- 



NOTIZIE DIVERSE. 



Pubblicazione del 1** Tolnme delle Memorie del Comitato. 

—Il Volume col quale il R. Comitato Geologico incomincerà le 
descrizioni geologiche delle varie parti d' Italia, sarà pubblicato 
nel primo semestre del 1871. Sarà un volume in 4* grande, 
corredato di tavole, disegni ed incisioni, e dovrà contenere le 
seguenti Memorie: 

Saggio storico degli Istituii geologici e de' lavori geologici italiani. 
Studii suUe Alpi occidentali, per B. Gastaldi. 
Descrizione geologica delV Isola dell' Elba, per I. Cocchi. 
Studii sulla regione solfifera di Sicilia, per S. Mottura, ingegnere 

del R. Corpo delle Miniere. 
Màlacologia terziaria italiana, per C. D'Ancona. 



Associazione al Bollettino. — La pubblicazione di questo 
Bollettino fu deliberata dal R. Comitato Geologico in adunanza 
del dì 29 giugno 1869, cioè quando appena potè contare sopra 
un dato assegnamento per le sue spese. Ebbe con ciò in animo di 
rendere noti al paese li propri atti, V andamento de' lavori geo- 
logici e topografici e di raccogliere quelle notizie di fatto le 
quali restano ignorate o sono raccolte dai giornali scientifici 
stranieri che non corrono per le mani del pubblico italiano. 

Il Bollettino formerà un volume annuo di 20 a 24 fogli di 
stampa. 

n prezzo di associazione all'annata intera, 
franco di porto, resta fissato, per T in- 
temo a L. 8. — 

.per r estero in qualunque paese a ...» 10. — 

Il prezzo del numero separato contenente 

da 1 a 2 fogli; per l'interno a » — 80 

per r estero a » 1. — 

Per r associazione dirigersi al signor ing. Pietro Zezi, Se- 

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— Se- 
gretario del H. Comitato Geologico d' Italia, presso il Ministero 
d'Agricoltura, Industria e Commercio. 

Al medesimo vanno pure dirette le lettere e quanto riguarda 
la redazione del periodico. 

Non si accettano le lettere non affrancate. 
Si ricevono pure le associazioni in Firenze: 
Dal signor E. Loescher, Via Tomabuoni. 
» A. Bettini, Piazza Santa Trinità. 

» F. Papini, Via Vacchereccia. 
» S. JouHAUD, Via Calzaiuoli. 

Dai signori Fratelli Bocca, Via de' Cerretani. 
Nel Gabinetto Scientifico-Letterario di G. P. Vieusseux, 

Piazza Santa, Trinità 
e presso i principali Librai d'Italia. 



« 



RESIDENZA DEL R. COMITATO GEOLOGICO D' ITALIA. — Presilo il 
Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio (Corso 
Vittorio Ematmeley n° 17). 



CATÀLOGO DELLA BIBLIOTECA DEL R. COMITATO GEOLOGICO. 

Aeby (D.' Christoph). Fellenberg (Edmond von) und Qerwor. 
Dos Hochgébirge von Grindélwàld. Naturbilder aus der schwei- 
zerischcn Alpenwélt. Coblenz, 1865. Un voi. in-8° con tavole. 

Allisio (Giuseppe). Indicazioni geologiche e mineralogiche in- 
torno alla valle del Po ed ai monti sovrastanti^ 1867 (manoscritto). 

Amidei (Gaspare). Materiali geologici pel territorio di Vol- 
terra, 1867 (manoscritto). 

Andra (D.' Cari Justus). Vorweltliche Pflanjsen aus dem Stein- 
Icohlengébirge- der preussischen Rheinlande und Westphalens. 
Bonn, 1865 e seguenti (in corso di pubblicazione); in-4'' con tavole. 

Anntmire du Bureau des longitudes pour 1869. Paris, 1868. 
Un voi. in-16°. 

AnnuaHo corografico amministrativo ddla provincia di Siena. 
^ena, 1865. Un voi. in-4^ 

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— 35 — 

Anonimo. Prospetto e programma di un* opera intitolata 
Ittiologia fossile italiana. Napoli, Ì853. 

Ansted. The applications of geology to the arts and manifa- 
ctures. London 1865. Un voi. in-S"*. 

Archiac (D'). Paleontologie de la JFrance. Paris, 1868.Un voi. in-8*'. 

Archiac (D') and Verneuil (De). Memoir on the fossils ofthe 
older deposits in the Bhenish Provinces. Paris, 1842. Un voi. in-é"". 
con tavole. 

Arco (L. D'). Cenni sulle condizioni geologiche dd Mantovano, 
1867 (manoscritto). 

Bach (Heinrich). Geologische Karte von GentrahEuropa. Stutt- 
gart, 1868. 

Balsamo Crivelli (G.). Prospetto elementare di una descridone 
geologica délV Italia. Milano, 1847. Un fase. in-8° 

Barth (L.) und Pfaundler (L.). Die stubaier Qébirgsgruppe. 
Innspruck, 1865. Un voi. in-8'' con tavole. 

Beehe (De la). Manuel géólogique. Paris, 1832. Un voi. in-8°. 

Beitràge zur Statistik der inneren Verwaltung des Groszìier- 
zogthums Baden. Carlsruhe, 1867. Tre fase. in-4° (Dono del Mi- 
nistro di Agricoltura, Industria e Commercio). • 

Benecke (D.' E. W.). Geognostisch-palàontologische Beitràge. 
Miinchen, 1866 e seguenti (in corso di pubblicazione); in-8'', con 
tavole. 

Beraud(E.G.). Dictionnaire de géographe ancienne et moderne. 
Paris, 1853. Un voi. in-16°. 

Berenger. Bibliografia geologica della Provincia di Treviso, 
1867. (Manoscritto). 

Berghaus (D' H.). Physihdischer Atlas. Gotha, 1852. Due 
voi. in-folio con tavole. 

Bescherelle (ainé) et Pons (J. A.). Nouveau Dictiohnaire 
classique de la Langue Frangaise. Paris, 1868. Un voi. in-8°. 

Beyrìch (E.). Veber einige Cephalopoden aus dem Muschelkalk 
der Alpen. Berlin, 1867. Un voi. in-4* con tavole. 

Binkliorst (Von den). Esquisse géologique et paléontologique 
des couches cretacées du Linibourg. Maestricht, 1859. Un voi. 
in-S"* con tavole. 

Blainville (Ducrotay de). Mémoire sur les bélemnites consi- 



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-36 — 

derées zoologiquement et géohgiquement. Paris, 1827. Un voi. in-8* 
con tavole. 

Boblaye (Guillon de) et Virlet (Theodore). Expédition scien- 
tifique de Marèe. Partie de geologie et mineralogie. Paris, 1833, 
Un voi. in-folio ed un atlante idem. 

Bohner (D.' A. N.). Kosmos. Bibel der Natur. Hannover, 1864-67. 
Due voi. in-8° con figure. 

Bonney(T. 6.)- ^^ alpine regions of Switzerland and the 
neighbouring countries. Oanibridge, 1868. Un voi. iri-8**. 

Borch (De). Lythologie Sicilienne, Rome, 1778. Un voi. in-4**. 
Bosis (P. De). Il Moìvtagnolo. Fano, 1859. Un fase. in-8\ 
(Id.) Cenni di Storia Naturale di Ancona e siuyi dintorni. 
Ancona, 1860. Un fase, in-8^ 

(Id.) I minerali utUi ddle Marche. ìliìano^ 1861. Un fase. in-8°. 
(Id.) La grotta degli schiavi. Milano 1861. Un fase. in-8° 
con tavola. 

(Id.) La collezione Baroni dei minerali e fossili del dipa/r- 
timento del Metauro. Ancona, 1863. Un fase. in-8°. 

(Id.) Notizie geologiche sid territorio Anconitano 1867. (Ma- 
noscritto). 

Bourguignat. Mudes géologiques et paléontólogiques des hauts 
plateaux de VAtlas entre Baghar et Fiharet Paris. 1868. Un voi. 
in-foglio con tavole. 

Brandi (P. G.) e Ormea (Carlo) Elementi di geologia. To- 
rino 1836. Un voi. in-8^ 

Breislaek (Scipione). Descrizione geologica della Provincia di 
Milano. Milano, 1845. Un voi in-16^ 

Brignali di Bmnnhoff (G. De) e Beggi (F.). Geognosia degli 
stati Estensi. Modena, 1840. Un voi. in-8° con tavole. 

Brocchi e Stella. Osservazioni geologiche fatte netta Terra 
d' Otranto. Lecce, 1845. Un fase. in-8° 

Browne (G. F.). Ice-caves of France and Switzerland. Lon- 
don, 1865. Un voi. in-8^ 

Bruhns. (D'C). Besultate aus den meteorologischen Beóbach- 
tungen im Konigreich Sadisen. Leipzig, 1848. Un voi. in-4'* (dono 
deir autore). 

Burat (Amedeo) Les houiUères en 1867. Paris, 1868. Un voi. 
in-8' con atlante. {Continua.) 

FIRENZE. — Tip. di G. Barbèra. ^ , 

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km 1870 




E. COMITATO GEOLOGICO 

F ITALIA. 

Bollettino N? 2. 



SOMMARIO. 
Bollettino e Memorie. 
IBiTote geologiche. — I. Cenno sui terreni stratificati dell'isola dell'Elba, per 

Igino Cocchi. — II. Saggio sulla Geologia dei dintorni del Lago di Lugano. 

Studio di Gaetano Negri ed Emilio Spreafico (estratto). 
13'ote mineralogiche. — Analisi chimica della Selagite di Montecatini di Val 

di Cecina, eseguita dal Professore E. Bechi. — Analisi della roccia prenitoide 

di Montecatini e della Prenite dell' Impruneta, eseguita dal Professore E. Bechi. 
Avvisi. — Associazione al Bollettino. - Residenza del Comitato. 
Catalogo della Biblioteca del B. Comitato. — (Continuazione.) 
Tavole ed Incisioni. — Sezione del Monte di Rio, pag. 54. ~ Sezione di Valle 

d'Arco, pag. 55. — Spaccato per la Penisola di San Salvatore; detto per 

M. La Nave, Valgana e Bregazzina, pag. 63. 



BOLLETTINO E lEIORIE. 



Il favore che all' interno ed all' estero ha incontrato il 
1** Numero del Bollettino, fa credere che questa pubblicazione sarà 
sostenuta ed incoraggiata dagli Italiani. Come si è già esposto 
nel precedente numero, lo scopo del Bollettino è quello di far 
conoscere l'andamento de' lavori geologici e topografici nel no- 
stro paese, di raccogliere quelle notizie di fatto, le quali o re- 

3 



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— 38 — 

stano ignorate o sono raccolte dai giornali scientifici stranieri 
che non corrono per le mani del pubblico italiano e, in una parola, 
di promuovere T avanzamento della Scienza geologica in Italia. 

I numeri che verranno pubblicati mensilmente riceveranno 
que' miglioramenti di cui esso sarà suscettibile; oltre alcune brevi 
note di Geologia, Mineralogia e Topografia, si daranno estratti di 
opere e di articoli importanti che riguardano l'Italia, dando la 
preferenza a quelli che pubblicano gli stranieri venuti a visitare il 
nostro paese. Si annunzieranno le pubblicazioni delle quali ci sarà 
fatta conoscere la stampa; e verranno date le notizie de' ritro- 
vati e delle scoperte principali. 

La pubblicazione del Catalogo della Biblioteca sarà conside- 
rata cosa utile per gli studiosi, e per molti altri riguardi com- 
mendevole cosa; e perciò verrà regolarmente continuata. 

Le persone le quali vollero ritenere il Numero di Gennaio 
sono caldamente pregate di volersi affrettare a far pervenire la loro 
adesione alla sottoscrizione annua per l'abbonamento al Bollet- 
tino, oppure il cambio delle loro opere scientifiche; senza di che 
verrebbero a soffrire la sospensione dell' invio de' Numeri suc- 
cessivi. 

Ricordiamo frattanto che il Bollettino formerà un volume 
annuo di 20 a 24 fogli di stampa in fascicoli mensili con inci- 
sioni illustrative nel testo. 

II prezzo di associazione all'annata intera, franco di porto, 

resta fissato per l'interno a L. 8. 

per, r estero in qualunque paese, a L. 10. 

Il prezzo di associazione si paga direttamente nelle mani del 
Big. Ing. Pietro Zezi segretario del R. Comitato geologico : ciò 
che riguarda la redazione del Bollettino sarà diretto al mede- 
simo al Prof. Igino Cocchi presidente del Comitato stesso. 

Le Memorie che verranno pubblicate dal Comitato nel corso 
dell'anno formeranno un grosso volume in 4° grande corredato 
di numerose tavole. 

Gli associati al Bollettino, i quali si dirigeranno al Comitato 
per avere il volume delle Memorie, godranno di un abbuono sul 
prezzo delle medesime corrispondente all' ammontare dell' asso- 
ciazione al Bollettino. 



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— 39 — 
NOTE GEOLOGICHE. 



I. 

Cenno sui terreni stratificati délV Isola d^ Elba; 
'per Igino Cocchi. 

L'Isola d'Elba fu in più occasioni visitata da naturalisti*, e 
si hanno sulla medesima parecchie notizie geologiche e minera- 
logiche. Esse per altro non costituiscono un corpo sufficiente di 
studi da far considerare come abbastanza bene conosciuta la co- 
stituzione geologica della medesima e delle minori isole dell'arci- 
pelago toscano. Avuto riguardo alla straordinaria importanza delle 
miniere di ferro — le maggiori che abbia l' Italia in monti che 
sorgono dal mare ; — avuto riguardo agli stupendi minerali cristal- 
lizzati che ornano tutte le collezioni pubbliche e private di Eu- 
ropa; ed infine alle gravi discussioni in ordine alla genesi e alla 
natura di molte sue rocce; si può affermare che poco è quello 
che della medesima è noto ai geologi. Tolte alcune idee generali 
sulla sua struttura e su di alcune sue correlazioni col continente, 
manca finora uno studio monografico accurato della medesima. 

Il lavoro annunziato per il 1° Voi. delle Memorie del Beale 
Comitato destinato a servire di descrizione alla Carta geologica 
dell' isola e delle circonvincine minori, riempirà, oso sperarlo, questa 
lacuna e metterà in grado i naturalisti di percorrerla in avvenire 
con facilità maggiore e con più certo profitto. 

La presente nota è intesa a dare fin d'ora un estratto del 
succitato lavoro in quella parte che descrive i terreni sedimen- 
tari dell' isola. Quantunque la ricognizione e la descrizione dei 
medesimi offra molte difficoltà, in parte comuni al vicino conti- 
nente italiano, in parte del tutto peculiari all' isola, cosicché non 
sia facile il renderne conto esatto senza una gran copia di profili 
e senza un esame critico molto dettagliato, pure abbiamo creduto 
che una notizia preliminare, per quanto sommaria, avrà sempre 
un lato utile ed importante. Avvertiremo fin d'ora che le dif- 
ficoltà locali della stratigrafia elbana consistono primieramente 
nella scarsezza di fossili, molto più rari essendo essi quivi che 



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— 40 — 

sul vicino continente; indi nella frequenza di rocce intrusive 
svariatissime e nelle complicate dislocazioni degli strati che ne 
derivano. 

È r isola molto allungata dal Levante al Ponente, assai an- 
gusta da Tramontana a Mezzogiorno, ed offre un allargamento 
nel lato di levante, talché essa ricorda nella sua configurazione 
la forma di un T, o meglio quella di un fungo che abbia il mar- 
gine superiore del disco alquanto ripiegato all' insù. 

La parte Orientale comprende la porzione dell' isola che ap- 
punto nella proiezione del fungo rappresenterebbe il disco, e si 
estende dal Capo della Vite al Nord, alla Punta del Monte di 
Capoliveri al Sud. 

La parte Settentrionale abbraccia quel tratto che si prolunga 
dal Capo della Vite al Capo Sant' Andrea; la Meridionale si di- 
stende dalla punta del Monte di Capoliveri al Capo di Feto vaglia; 
e finalmente da questo al Capo Sant'Andrea la Occidentale. 

La spiaggia Orientale guarda il continente dal quale è se- 
parata mercè del Canale di Piombino che ha una minima lar- 
ghezza di 8 miglia con un fondo, tra le Paffe e Piombino, re- 
golare, leggermente inclinato verso il centro, con 53" di massima 
profondità d'acqua. 

La maggior parte della spiaggia Orientale gode della bella 
prospettiva del continente, talché il Capo Castello offre un sog- 
giorno de' più deliziosi che si possano immaginare, a cui le ro- 
vine di sontuose ville romane, e i ricordi di Napoleone aggiun- 
gono un carattere grandioso e sublime. 

È dessa inoltre per tal guisa coperta e protetta dai venti e 
dai grossi mari, particolarmente dove si estende al ridosso della 
terraferma compresa tra Porto Baratti o di Populonia e il Capo di 
Troia, tratto di spiaggia che abbraccia il Golfo di Follonica. Fra 
il Capo Bianco al Nord e il Capo Guardo al Sud si apre la in- 
senatura imbutiforme del Golfo di Longone diretta E.-O. 

Dalla Calamita alla spiaggia di Lido la costa corre da E.S.E. 
a O.N.O. Da questo punto fino a Fetovaglia si continua quasi 
regolarmente da E. in 0. allontanandosi un poco dall'asse dell'isola 
verso Ovest; avvegnaché colà là parte allungata dell'isola si in- 
grossa sensibilmente su questo e sull'opposto lato. 

La stretta lingua di terra che forma il Capo Stella prolun- 
gantesi molto al Sud, divide le due pittoresche baie della Stella 

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—.41 — 

e di Lacona, dove magnifici vigneti fanno un bel contrasto colle 
acque cupamente azzurre nelle quali si specchiano. 

Dal Capo della Vite alla Cala di Falconala, la costa si dirige 
da N.N.E. a S.S.O. Da questo punto — non tenendo conto del- 
l' ampia baia di Portoferraio, che comincia ad internarsi alla 
Punta Falconala, né di quelle di Biodola, e di Procchio — la 
spiaggia Settentrionale si dirige da E. a 0. fino alla sua estremità. 
Il lato più breve dell'isola è l'occidentale compreso fra le punte 
di Fetovaglia e di Sant'Andrea; forma un grande arco con la 
convessità volta all' esterno, poco frastagliato e terminato sul 
mare da spaventose balze a picco flagellate quasi sempre dalle 
onde di un mare aperto cui agitano i venti dominanti del largo. 

Tale è la configurazione dell' isola, alla quale è strettamente 
collegata la disposizione ttelle montagne che ne rendono ineguale 
e accidentata la superficie. 

Ad eccezione dell' elevato Monte Capanna a Occidente, che si 
inalza a oltre 1000"" di altezza colla cima della Torre (1018"*,75 
secondo Inghirami) il quale è di granito, e ad eccezione delle 
tondeggianti colline che chiudono tra ponente e tramontana il 
bacino di Portoferraio fino all'Enfola le quali sono di eurite e 
di porfido quarzifero, le altre montagne sono formate princi- 
palmente dalle rocce stratificate. 

I terreni ai quali esse vanno riferiti sono molti. 

Ripartirle convenientemente fra essi non è cosa facile a farsi, 
come non è facile descriverle convenientemente quando si voglia 
separarne 1' esame da quello delle rocce eruttive dalle quali son 
desse in ogni senso ed* ovunque compenetrate. Da un altro lato 
la varietà stessa delle seconde, la loro frequenza, 1' esseme 
alcune parti dell'isola interamente formate, le gravi questioni 
che emergono dallo studio delle medesime, consigliano di trat- 
tarne separatamente. 

Ho già indicato le principali difficoltà che si incontrano in 
questo studio dell' isola, specialmente nel riferire le sue rocce ai 
piani meglio stabiliti del continente, e quindi nell' attribuire 
alle medesime la età respettiva. 

n miglior modo onde superare queste difficoltà consiste nel 
rendersi famigliari le rocce ed i terreni che concorrono a for- 
mare la parte limitrofa del continente italiano, e specialmente 
la Catena Metallifera. Le stesse formazioni si trovano all'Elba^^ 

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— 42.— 

ma quasi in compendio e più malagevoli a distinguersi per mag- 
giori e più profonde alterazioni. È questo il consiglio migliore 
che possiamo dare ai geologi i quali si propongono di studiare 
utilmente V isola ; ed è frutto di una lunga esperienza. Né io 
mi sarei messo tra le difficoltà di una Carta geologica di quella 
contrada, se non mi avesse imposti serii studi nella Catena Me- 
tallifera — della quale V Elba fa parte — la Carta geologica 
delle Alpi Apuane che già da qualche anno iniziai, e se V ufficio 
da me coperto di Rappresentante degli azionisti delle RR. mi- 
niere e fonderie del ferro in Toscana, non mi facesse un dovere 
di fare all'Elba quelle visite le quali mi hanno a poco a poco 
ispirato interesse e attaccamento vivissimo per quella contrada e 
per la sua brava ed ospitaliera popolazione. 

Terreni antichi. 

Si trovano confinati nella parte orientale dell' isola e quivi, 
come altrove in Toscana, sono per modo aggruppati, che nel de- 
scriverli riesce estremamente difficile di potere disgiungere i 
triasici dai paleolitici. 

La migliore stazione per istudiarli essendo Rio, dóv' è anche 
la residenza della ispezione di quelle miniere, cominceremo da 
questa località. 

La marina di Rio, la seconda dell' isola pel suo naviglio, la 
prima pel suo traffico di esportazione, è nota a tutti i naviganti 
del Mediterraneo, a molti naturalisti, ingegneri e industriali. 

È colà dove si incontrano quelle miniere di ferro, la escava- 
zione delle quali si perde nel buio de' tempi antistorici.' 

Muovendo da Rio-marina verso N. per Capo Castello, si os- 
serva che gli strati scendono in questa direzione e si cacciano 
sotto nella scogliera che fa fronte al mare, per modo che a mi- 
sura che r osservatore si avanza da quella parte, o costeggiando 
la terra in barchetta, o seguitando la spiaggia per la strada delle 
Paffe, si incontrano strati successivamente più recenti. 

Se l'osservatore si dirige verso Sud andando lungo il mare 
a Longone, si osserva il fatto inverso; cioè, a misura che si pro- 

* NeUa guerra contro i Troiani condotti da Enea figurano i guerrieri il vani 
con armi fabbricate col ferro della loro isola. Recentemente nelle antichissime 
gettate delle miniere di Rio si sono trovati alcuni arnesi di pietra. 



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— 43 - 

cede neir indicato cammino, strati più profondi e conseguentemente 
più antichi sorgono dalle acque del mare, finché ad una certa 
distanza gli strati si approfondano in senso inverso, chiudendo 
una specie di arco. 

Da Rio salendo alle miniere e oltrepassando aiiche queste per 
raggiungere la parte più elevata della montagna, si trova ugual- 
mente che la soprapposizione degli strati si succede regolarmente, 
per cui dai più antichi si sale a quello che lo sono meno. 

I terreni che andiamo a descrivere formano dunque una Cis- 
soide diretta da N.N.E. a S.S.O., nella quale solamente il lembo 
di ponente è emerso e visibile, e V altra porzione che risponde- 
rebbe al mare, o la più orientale delle due, è distaccata dalla 
prima ed è inabbissata nel mare. Questa circostanza giova a met- 
tere in evidenza T interna struttura della rotta elissoide. 

Andando da Rio a Vigneria, a Rialbano e lungo la costa che 
si protende al Nord, si incontra nella parte più bassa uno sci- 
sto ardesiaco tenero con ampelite, che cercano per fare tinta nera 
da acquerellare. Parecchi scavi nel monte furono la conseguenza 
dell'esercizio di questa industria; il maggiore de' quali si vede 
nella frana accanto alla Cava di Vigneria. Alcuni scrittori citano 
esempi di antracite quivi raccolta; io non ne incontrai. 

Lo scisto in discorso, per la presenza di alcuni corpi irrego- 
lari piritizzati per lo più scomposti, e di alcune impronte valvi- 
formi, dà luogo a credere che un giorno o l'altro si paleserà 
fossilifero, e forse già lo sarebbe, se vi fosse stata occasione di 
eseguire dentro il medesimo lavori profondi che mettessero allo 
scoperto la roccia fresca e non alterata dall' azioni esteriori. 

L' aspetto di questo scisto ricorda immediatamente quello di 
lano e di talune località delle Alpi Apuane, specialmente delle 
piastraie della Sigliole, e di Mosceta. 

La piccola punta tra Rio e Vigneria è di serpentina, la quale 
si fa quindi strada per entro questo calcare. 

Passato il fossetto di Sant' Antonio, soprastà allo scisto descritto 
uno steascito ben definito, offerente alcune varietà distinte per 
colore e struttura, sul quale si adagiano potenti banchi di quar- 
zite con anagenite. 

Procedendo nella stessa direzione, s' incontra una lunga serie 
di quarziti con scisti subordinati, le quali formano questa parte 
della costa. Esse sono sviluppate principahnente nella Miniera di 

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— 44 — 

Rialbano, formano una grande parte del Monte Giove e del Monte 
di Calandoggio, e cessano nel fosso delle Fomacelle dove riman- 
gono coperte dal calcare cavernoso. 

Il Capo di Seregola al N. di Rialbano è formato da scisti e 
quarziti ripiegate in forma di volte successive, e nel tratto che 
più sporge nel mare chiudono l'arco esteriore affondandosi ad 
Est, restando coperte da strati di calcari e scisti di epoca molto 
più recente (cretacei), i quali vi si soprappongono con inclinazione 
ad Ovest. 

Da Rio-marina salendo alla cima del Monte di Rio dove sono 
le importanti miniere di ferro, si può vedere la serie ascendente 
quaV è rappresentata dal taglio della fig. I (pag. 54). 

Cominciando dallo Scoglietto, piccola rupe che sorge dal fondo 
del mare a poca distanza dalla spiaggia, si osserva un calcare 
cristallino micaceo (1) il quale assomiglia moltissimo ai cipollini 
del Capo Corvo (Spezia) e delle Alpi Apuane (Strettoia, Bru- 
ciana ec.) ' 

Dalla spiaggia rimontando la montagna a tergo del? abitato, 
si percorre una lunga serie di scisti per lo più ardesiaci (2) ne' quali 
non esito a riconoscere il Piano di lano (Volterra). 

La seconda polveriera è fabbricata su di uno steascisto spesso 
quarzoso. Oltrepassato questo pimto, si incontrano degli strati di 
quarzite (3) ; sotto la Rotonda vi è uno strato di quarzite a grossi 
elementi con mica, che può avere 2 metri di grossezza. Questo 
banco può considerarsi come una vera anagenite. 

Alla Rotonda la quarzite si associa ad alcuni steascisti, e col- 
lettivamente queste rocce formano il gruppo delle quarziti infe- 
riori e delle anageniti (Verrucano propriamente detto) rappresen- 
tato dal 3 della fig. I. 

Sopra la Rotonda, e precisamente nel luogo detto l'Antenna, dove 
è il gran bacino cui dette origine la estrazione del minerale che 
aveva quivi 30 metri di potenza, le rupi che coronano dalla parte 
di terra il bacino suddetto sono formate di quarziti bianche o 
rossastre generalmente a grana finissima, le quali costituiscono 
col loro insieme una nuova serie di quarziti più alta della pre^ 
cedente, ossia il nostro gruppo delle quarziti inferiori (4). La parte 
più alta della montagna è formata dalle rocce di questo gruppo 
fino all' incontro del calcare cavernoso (5) il quale si estende prin- 
cipalmente a tergo del Monte verso San Quirico. 

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— 45 — 

Quivi esso è ricoperto da terreni (6) di età molto più recente 
(cretaceo) com' è indicato nel taglio. 

Da Rio-marina prendendo la strada che poscia dividendosi 
conduce col ramo di destra a Rio-alto e colla diramazione di si- 
nistra a Longone, si incontrano le medesime rocce. 

Al Camposanto si vedono le quarziti inferiori in istrati sottili 
molto dure e compatte con scisti a noduli quarzosi, e coperte da 
un banco di anagenite; al di sopra del quale sono nuove quarziti 
che assumono anche l'aspetto di macigno (come a Cardoso nella 
Versilia ec.) 

Al fosso di Catone si vedono le quarziti che formano l'opposto 
fianco del Monte delle Perelle, e di là si continuano nel Monte 
Fico, scendono nella valle opposta, di dove rimontano a formare il 
Colle di Ortano per continuare più oltre nella medesima direzione. 
Sulla sinistra del fosso di Catone comincia il calcare caver- 
noso , offrendo subito la varietà che ordinariamente ne forma la 
base, a struttura frammentaria con ampie ca\dtà ripiene di cal- 
care pulverulento e fetido sotto V azione del martello. Si vede 
la roccia in discorso seguitare superiormente V andamento delle 
quarziti verso Ortano da una parte, e risalire dall' altra il Monte 
di Rio al Rossetto, di dove scende in Valle Giove; quivi sale al 
Monte Giove e di là accenna al fosso delle Fomacelle, dove 
chiude e limita a Levante la elissoide che stiamo descrivendo. 
Prendendo a seguire la spiaggia da Rio verso Longone, nuovi 
e più profondi strati si vedono sorger ad esporre il fianco al- 
l' azione corroditrice del mare, e a formare l' imbasamento della 
montagna. 

Sotto la Torre di Rio, sulla battuta del mare, si vedono dei 
calciscisti e cipollini, la parte superiore de' quali comincia ad 
affiorare allo scoglietto già ricordato, e procedendo in questa di- 
rezione si vede la seguente successione dall' alto al basso : 

4. Calcare saccaroide micaceo con molto scisto, con note- 
voli passaggi, nella parte superiore, agli steascisti e micascisti 
soprastanti ; 

3. Calcare saccaroide, bardigliato, scistoso, micaceo con 
stratere|li quarzitici interposti, il tutto in lastre sottili; 

2. Scisti micacei lucenti con calcare saccaroide bianco 
micaceo abbastanza compatto in due banchi, il maggiore de' quali 
ha 0-60; 

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— 46 — 

1. Calcari cipollini in sottili strati bianchi e bianco-cerulei 
formanti V imbasamento del monte e la scogliera naturale di Cala 
Barroccia. 

I calcari in discorso sono sottostanti agli scisti di Rio, come 
questi sono sottostanti al piano delle quarzito-anageniti, non che 
a quello più elevato delle quarziti. 

Gli scisti di Rio, che dietro la Torre di questo nome essendo 
compenetrati da ilvaiti, da amfiboli e da altre rocce di consi- 
mile natura offrono alterazioni e minerali stupendi all' òcchio 
dello studioso, si vedono molto bene cuoprire i calcari sopraci- 
tati ovunque si osservino in questo fianco della catena prospi- 
ciente sul mare. 

Essi oltrepassano la Cala Barroccia verso il Sud, e tenendosi 
sempre a livello del mare formano gli scogli subacquei e le balze 
che, sorgendo quasi a picco dall' onde fino all' altezza di 30 e 
più metri, costituiscono l' imbasamento della montagna. 

Più oltre sotto i calcari cristallini indicati, emergono veri 
marmi saccaroidi a grossa grana e sotto di essi altre rocce più 
antiche. Alle Cannelle queste rocce sono formate da micascisto 
in supremo grado cristallino, identico a quello di Strettoia e di 
Ripa (Seravezza): e più in basso sono strati gnesiformi che 
ricordano quelli dell' alta valle del Frigido (Massa). 

Alla punta del Brigantino sembrano formare anticlinale, co- 
sicché gli strati che fino a questo luogo andavano successivamente 
emergendo gli uni dopo gli altri, procedendo al di là dalla punta 
nella stessa direzione, si vedono immergere con lo stesso ordine. 

Dal mare risalendo la montagna si può vedere la stessa sovrap- 
posizione, e la sezione rappresentata dalla fig. II (pag. 55) gioverà 
meglio che qualunque descrizione a dimostrare la struttura di 
questa parte dell'isola. 

Riservando le più ampie dimostrazioni alla Monografia dei 
Terreni Elbani che dovrà pubblicarsi nel corrente anno col P Vo- 
lume delle Memorie del B. Comitato geologico, puossi intanto 
dalle cose suesposte dedurre: 

r. — La successione stratigrafica delle formazioni che com- 
pongono questa parte dell'isola è la seguente: 
7. Piano Gruppo de' calcari cavarnosi. 
6. » » delle quarziti superiori, con scisti su- 

bordinati. 

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— 47 - 

5. Piano Gruppo delle anageniti e quarziti inferiori. 
4. » . » degli scisti ardesiaci con ampeliti e 
tracce di fossili, e degli steascisti 
soprastanti. 
3. » » de' calciscisti e dei calcari bardigliacei 

con filaretti quarzitici interposti. 
2. » » de' calciscisti compatti e calcari cri- 

stallini a struttura saccaroide o la- 
mellare. 
1. » » degli scisti cristallini inferiori e gnesi- 

formi. 
n^ — Confrontando le sopra indicate formazioni con le altre 
consimili della catena metallifera si può asserire che: 

il n*" 1 corrisponde alle formazioni più profonde delle Alpi 
Apuane e più particolarmente alle rocce delle già citate località; 
il n"" 2 rappresenta per la posizione stratigrafica e per la 
natura delle rocce il piano de' marmi di Carrara; 

il n** 3 la parte superiore della formazione degli stessi 
marmi, e più particolarmente le identiche rocce che formano le alte 
vette del Pizzo maggiore e del Pisanino, la Penna di Sumbra ec; 
il n*" 4 corrisponde al piano di lano, che si ripete in mol- 
tissime altre località dal Capo Corvo (Spezia) al Monte Argen- 
tario (Orbetello) ; 

il n° 5 rappresenta nell' isola più particolarmente il gruppo 
del Verrucano tanto importante ne' Monti Pisani ; 

il n*" 6 appartiene allo stesso orizzonte geologico delle quar- 
ziti della Rossa, di San Bartolommeo ec. (Spezia); 

il n** 7 è r equivalente de' calcari cavernosi di Santa Te- 
resa ec. (Spezia), delle Alpi Apuane, di Camporbiano e di lano 
(Volterra), del Monte Argentario e di tanti altri gruppi della 
Catena metallifera, nella quale la formazione in discorso è delle 
più estese e più costanti ad appalesarsi. 

III**. — Volendo fissare la età relativa delle accennate for- 
mazioni, riferendoci per analogia alle loro consimili, e prendendo 
per base principale la classificazione che proposi or sono diversi 
anni, la quale non parmi finora di dovere sostanzialmente mo- 
dificare in questa parte, considereremo: 

il n*" 7 come rappresentante del Trias medio; 
il n"" 6 » del Trias inferiore; 

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— 48 — 

il n° 5 come rappresentante del Permiano; 

il n* 4 » del Carbonifero superiore 

(Terram houiller); 
il n** 3 » della base del precedente o 

della parte più alta del 
Carbonifero inferiore; 
il n° 2 » del Carbonifero inferiore o 

del Devoniano; 
il n° 1 )) degli Scisti cristallini, Azoici 

Laurenziani. 
Qui, come altrove, tra il n° le il n** 2 sembra esistere 
grande lacuna, né vi è concordanza fra le respettive stratifica- 
zioni, mentre dal n° 2 al n" 7 la serie sembra essere stata 
abbastanza continua, o almeno non tanto interrotta da palesare 
grandi lacune, cosicché riesce > difficile di separarne la descri- 
zione, specialmente avuto riguardo ai n* 4, 5, 6. 

In questa sommaria esposizione de' fatti principali non è te- 
nuto conto né delle rocce intrusive, né de' filoni metallici molto 
abbondanti, che nel territorio di Rio compenetrano ovunque i 
descritti terreni. 
Esse sono: 
a) La serpentina, principalmente nel n* 4 e più raramente 
ne' n^ 5 e 6. 

h) Il ferro oligisto dal n* 3 al 7. 

e) La ilvaite nel contatto de' calciscisti. 

d) Il ferro spatico in contatto del calcare cavernoso. 

e) Gli amfiboli e altre rocce congeneri negli steascisti, nelle 
ardesie e ne' calciscisti presso la Torre di Rio. 

Questa essendo la regione del ferro per eccellenza, e la im- 
portanza di quelle miniere essendo grandissima tanto ne' rapporti 
erariali quanto nei nazionali, é opportuno anticiparne una breve 
notizia. 

Il minerale di ferro si trova raccolto nell'isola in due regioni 
centri, che sono la Riese e la Longonese: ambedue le regioni 
sono collocate sulla sponda orientale dell' isola. Fanno parte della 
prima le escavazioni di Rialbiano, Vigneria e Rio; 1' ultima è 
rappresentata dalla importante miniera di Calamita. Terranera e 
Capo Bianco tengono una posizione di mezzo e possono ascriversi 
all' una come all' altra* ^ , 

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-- 49 — 

I campi ferriferi più vasti sono quelli di Rialbano, Rio e Ca^ 
lanuta. 

Quantunque non si abbia finora una esatta notizia della loro 
estensione, né sempre accada che tutta l'area di ferro rimanga 
scoperta, e non protetta dalle rocce incassanti; pure si possono 
dare come sufficientemente approssimative le seguenti aree: 

Calamita M* q. 830,480 

Rialbano » 650,000 

Rio (con Vigneria) » 546,000 

Rialbano dà il nome ad un estesissimo campo ferrifero, nel 
quale è compreso tutto il monte del Calandoggio dalla parte 
che guarda levante, fino al fosso delle Fornacelle da un lato e a 
quello di Rialbano dall'altro. L'oligisto forma la sommità di 
quella montagna, ed elevate rupi del medesimo di oltre 10 metri 
di potenza ne formano il coronamento, e ben si vedono dal lato 
opposto, cioè dalla parte del Castagno nella valle di San Miniato, 
dove il ferro forma il terzo superiore del monte, gli altri due 
terzi, a partire dal suddetto luogo del Castagno, essendo for- 
mati di quarziti e di anageuiti. L'ampiezza e la potenza del 
giacimento insieme alla poca entità delle quantità estratte finora, 
fanno sì che le speranze maggiori per l'avvenire delle miniere 
di Rio sono fondate su questa località. 

II minerale di Rialbano è un oligisto compatto a grana fine. 
I solfuri sono concentrati nella parte inferiore presso il con- 
tatto della roccia sedimentare, ove formano noduli e bande re- 
golari. 

Analoga concentrazione de' solfuri si trova nelle altre masse 
ferree, e può considerarsi come un fatto costante. 

Il campo ferrifero di Rio-Yigneria — quello dove furono con- 
dotti più attivamente i lavori di escavazione — estendesi dal Fosso 
di Piataraone alla Valle Giove. L'oligisto di questa località è 
ben noto a tutti i collettori, figurando esso largamente nelle col- 
lezioni di mineralogia. 

Andando a San Quirico per il taglio già fatto, si vede che il 
calcare cavernoso cuopre il minerale di ferro in contatto del 
quale sta un' abbondante siderite. Il calcare cuopre con debolis- 
sima potenza il minerale fin sulla punta maggiore di Rossetto, 
perchè^ scendendo da esso nella spianata che le sta a tergo^i t 

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— 50 — 

incontra di bel nuovo il minerale alla superficie del terreno. In- 
fatti nel luogo dove sono i ruderi dell' antica Chiesa di san Qui- 
rico, avvi una vigna, la coltivazione della quale necessitò lo svel- 
limento dal posto del minerale. Consimile fatto si riscontra a 
poca distanza dove, lungo lo stradello che mena alla. Parata e al 
Monte Giove, si incontrano coltivazioni fatte sul minerale, i bloc- 
chi del quale divelti nel lavoro di scasso hanno servito a fare i 
muri di cinta di que' vigneti. 

Il minerale occupa la sponda destra della Valle Giove e non la 
sinistra, cosicché il Monte Giove, in gran parte formato di quar- 
ziti talvolta a grossi elementi, divide il campo ferrifero di 
Rio-Vigneria da quello più settentrionale di Rialbano. 

È difficile il potere indicare quale sia la potenza della massa 
ferrifera in questi luoghi. Si è ritrovata di oltre 20" in qualche 
punto lavorato, ed anche di 30"*. Le escavazioni naturali della 
montagna e le insenature prodotte dalle acque fanno supporre 
che si abbiano spesso delle potenze maggiori di queste. In ogni 
modo questo fatto non si potrebbe stabilire che sopra un suf- 
ficiente numero di scandagli. 

Questo lavoro aspettiamo da quella benemerita Ispezione, in- 
sieme alF altro interessantissimo della esatta misurazione della 
superficie, e saremo lieti di dare nella nostra Monografia i resul- 
tati de' lavori di quegli abili ingegneri. 

Risulta per tanto manifestamente che il ferro oligisto in questa 
regione Riese interessa molti terreni ad un tempo: vale a dire, 
quelli che sono compresi tra il calciscisto superiore ed il calcare 
cavernoso inclusivamente. 

È desso indubitatamente posteriore alla loro deposizione, e que- 
sto possiamo rilevarlo da più argomenti; per esempio, da alcune 
peculiarità di struttura e da certe modificazioni che assume nelle 
diverse zone a seconda dei contatti ne' quali si trova. 

Negli scisti inferiori, esso è riempito di frammenti degli scisti 
che ne formano il letto (Biancheto de' lavoranti); è quarzoso (detto 
Marmigno) presso le rocce quarzitiche; diventa spatico in con- 
tatto col calcare cavernoso. 

La miniera di Terranera si trova ancor essa nel piano degli 
scisti di Rio ; ha piccola estensione. La massa ferrea emerge poco 
dal mare, ed è probabile che la quantità maggiore sia sotto il livello 
delle acque, come sembrano farne fede gli scogli subacquei e quelli 

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— si- 
che affiorano alla superficie delle acque, tutti generalmente di 
oligisto. È poi quésto il luogo dove gli antichi lavorarono di 
più ; quivi dunque è pur maggiore che altrove V esaurimento 
della massa. In questo luogo poi avevano gli antichi molti forni 
per la fabbricazione del ferro. A cotale circostanza si vuole at- 
tribuire la mancanza in quel luogo di gettate antiche le quali 
sono invece tanto abbondanti a Rio, di dove, non essendovi forni 
sul luogo, si esportava il minerale grosso che solo poteva essere 
utilmente trasportato a distanza. 

Il minerale è di facile fusione; una parte del giacimento aN.E. 
è molto piritoso, e perciò non viene utilizzato. 

Il campo ferrifero di Calamita si incontra subito dopo di aver 
doppiato il capo per il quale la spiaggia abbandonando la dire- 
zione tenuta fino a quel punto, piega e si dirige a ponente per 
formare la parte meridionale dell'isola medesima. 

Resta quindi affatto disgiunto dal precedente e forma parte 
dell' antico Caput lAberum (ora Capoliveri), una volta separato 
dall'isola, ed al presente a quella congiunto per il piano e pa- 
dule di Longone. 

Anche i rapporti geologici e i caratteri mineralogici di questo 
giacimento sono alquanto differenti da quelli del precedente. 

Per lo studio geologico della località convien cominciare dalla 
punta della Ciarpa che limita a levante il seno della Innamorata, 
e contro la quale sorgono in direzione N.-S. le isole Gemini e più 
in fuori la Corbella. La Corbella è un gruppo di scogli così chia- 
mato per la forma che prende : la roccia è di macigno. La Ge- 
mini di mare (la più estema delle due isole) è una rupe di ser- 
pentina e di eufotide; la Gemini di terra è formata di calcare 
nero in strati di poca potenza fortemente inclinati a Sud, i quali 
cuoprono un calcare bianco a struttura ceroide, inclinato ancora 
esso dalla parte del mare e sollevato dalla parte della terra. 

Al di là dello stretto canale che la separa dall' isola sorge 
la punta della Ciarpa formata di scisti antichi, i quali si immer- 
gono sotto il calcare ceroide della Gemini di terra. 

Si ha quindi una buona sezione geologica in questa località. 
A Levante di detta Punta vi è il piccolo seno detto il Calone, 
a Levante del quale sta la Punta di Porticciola formata dello 
stesso calcare ceroide. 

È questo il calcare che si trova poi tanto sviluppato alla Ca-> , 

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— {)/'. — 

lamita, dove per altro è assai alterato e sconvolto dalle rocce 
intrusive. 

Anche quivi desso è generalmente ceroide per la struttura ; 
è bianco, non si mostra micaceo, né offre mai forme che possano 
riferirsi ai calciscisti o ai cipollini. 

Generalmente esso cuopre delle quarziti, ma in una valletta 
presso al seno delle Pareti vi è un affioramento di calcare ca- 
vernoso, sotto il quale sta un calcare dolomitico marnoso giallastro 
con frammenti di scisti antichi nel suo interno, contenente dei 
grossi cristalli di selenite. 

Un calcare identico a questo si trova sotto il calcare caver- 
noso nella discesa di San Felo per Terranera, dove pure ricuo- 
pre le quarziti. . ^ 

Le quarziti formano una grandissima massa di strati sollevati 
dalla parte della montagna, e ricuoprono la continuazione verso 
ponente degli scisti antichi della punta della Ciarpa. 

Nelle quarziti non ho incontrato decise anageniti. Giova per 
altro notare che questa forma litologica anche altrove è spesso 
mancante. Per la respettiva posizione le quarziti di Calamita con- 
cordano con quelle di Rio, come gli scisti che le prime ricuo- 
prono vanno riferiti al piano di quelli di Rio. 

Riassumendo gli elementi stratigrafici di questa interessante 
località, mi sembra che — fatte le debite riserve per più ampie ed 
accurate deduzioni al seguito di ulteriori indagini e rilevamenti 
sul posto, — si possa intanto devenire alle seguenti conclusioni: 

Il calcare nero della Gemini di terra si può riferire al piano 
di altri consimili che indicheremo in appresso ; 

Il calcare bianco di Gemini, Porticciola e Calamita è l'equi- 
valente nell'isola del piano del calcare ceroide di Monte Calvi 
(Campiglia marittima), il quale a sua volta rappresenta nella 
Catena metallifera la formazione di Esino ; 

Il calcare cavernoso sottostante al ceroide bianco tiene il posto 
òhe nella serie gli si spetta, e rappresenta qui il prolungamento 
di questa stessa formazione che abbiamo già veduto più al Nord ; 
mentre il calcare sottostante può considerarsi come l'equivalente 
del piano delle camiole e dei gessi, che anche in altri luoghi in 
Toscana forma la base del calcare cavernoso. 

Le quarziti con la loro massa grandissima sarebbero in parte 
le rappresentanti del piano delle quarziti della Rossa ec. (Spezia), 

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— 53 — 

ossia delle quarziti superiori, che, come ho già detto, io considero 
come la base del nostro Trias; ed in parte rappresenterebbero 
il piano delle anageniti, degli scisti anagenitici e delle quarziti 
inferiori, ossia il gruppo del Vurrucanó propriamente detto. 

Gli scisti sottostanti corrispondono al gruppo degli steasci- 
sti superiori, ed a quello degli scisti ardesiaci, e formano la 
continuazione del Piano di Rio, che considero come il rappresen- 
tante neir isola del Piano di lano. 

Tale è il gruppo de' terreni più antichi del Monte di Capoliveri. 
Quelli poi che da Rio, come abbiamo veduto, seguitano fino a Terra- 
nera, si dirigono a Longone e per il Capo San Giovanni lungo 
monte vanno a riuscire alla spiaggia di Lido, nella sponda orien- 
tale del Golfo Stella. Il Capo di Lido è di calcare ceroide con 
filoni di Arsenopirite, ripetendo in piccolo la Calamita. Quivi 
pure trovansi le altre formazioni sottostanti, e a Valdana lungo 
la strada che va a Portoferraio affiorano alcuni strati di marmo. 
Tornando al minerale di ferro della Calamita, esso si trova 
principalmente nel calcare ceroide descritto, che gli serve di letto, 
e nel quale esso penetra con numerosi filoni. 

Come a Monte Calvi anche qui, nel contatto tra il ferro ed il 
calcare, si incontrano anfiboli raggiati e molti minerali che sa- 
ranno fatti conoscere in seguito. 

Come minerali accessorii che si incontrano talvolta nel mine- 
rale di Calamita, si possono citare : salgemma, calcopirite, mala- 
chite, solfato di ferro, selenite, ilvaite, granato ed altri molti. 
Il minerale è una Ematite compatta, ma vi è frequente il ferro 
ossidulato magnetico: in contatto del letto, grandi concentrazioni 
di pirite di ferro; il minerale, ne' rapporti industriali, talvolta si 
risente della presenza del rame. L'area occupata dal minerale 
di ferro è superiore per estensione a quella di Rialbano; ignota 
ne è la potenza, la quale si ritiene vi raggiunga un massimo 
di 100 metri. 



Questa importante miniera è posseduta quasi per intero dallo 
Stato, al seguito di acquisto fattone di recente per una esten- 
sione di oltre 90 ettari. 

(Continua.) 



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-54 — 




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— 55 — 







12. Quarzito-anageniti. ì ' a ^ 

11. Scisti micacei e ardesiaci. ) 

10. Micascisto bardigUfero O'o^O 

9. Steascisto 0™,25 

8. Calciscisto bianco in sottili strati, 

talvolta sinuosi ed irregolari. . . S^^OO 
7. Scisto con quarzo e pochi letti cal- 
carei S^jOO 

6. Calciscisto bianco con filaretti di 

quarzo ; . . . . 6™,00 

6. Calciscisto scuro con quarzo. . . . l«n,00 

4. Scisto con filaretti di quarzo. . . • 1">,25 

3. Manno a grana di Farìo GO^itOO 

2. Spato di ferro nello scisto calcareo, 

e calcare 0",50 

1. Micascisti antichi. indet, 

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— 56 — 



IL 



Saggio sulla Geologia dei dintorni del Lago di Lugano. 
Studio di Gaetano Negri ed Emilio Spreafico. 

(Estratto.) 

NelP adunanza del 15 maggio 1869 del R. Istituto Lombardo 
di scienze e lettere, venne dai succennati giovani studiosi pre- 
sentata sulla geologica costituzione dei dintorni del Lago di Lu- 
gano una Memoria, che fu stampata nelle pubblicazioni di quel- 
la Istituto con una Carta generale, una veduta e diversi spaccati 
disegnati in scala. 

La regione del Lago di Lugano è singolarmente interessante 
per le grandi masse porfiriche che Vi appaiono circondate e in parte 
ricoperte da formazioni calcaree e dolomitiche, le quali in molti 
luoghi presentano V apparenza di avere subito da quelle masse un 
notevole sollevamento. Tale regione fu perciò antico e celebre 
campo di studii ad illustri geologi come Beudant, Breislak e 
De-Buch, che se ne valsero a fondare e sostenere le diverse teorie 
geologiche su cui restarono divise lungo tempo le menti dei sommi 
scienziati. La presenza particolarmente delle rocce eruttive por- 
firiche eccitava nel De-B'uch le note idee sulP azione loro solle- 
vante nelle Alpi, nonché sulla trasformazione dei sovrapposti 
calcari in dolomiti. I moderni geologi sanno quanto simili teorie 
sieno andate perdendo valore a misura che più esatti studii 
vennero eseguiti nelle Alpi: essi sanno inoltre che oggidì la vera 
geologia di quella tormentata regione va rifatta quasi intera- 
mente, rilevandone anzitutto senza preconcette idee e con geo- 
metrica precisione l'anatomia. Gran pregio dunque avranno tutti 
i lavori appoggiati ad esatti rilievi del terreno e delle forma- 
zioni che vi si osservano: e tale sembra quello presentato dai 
suindicati Negri e Spreafico. Essi nella loro esposizione mostransi 
al livello delle recenti scoperte geologiche. Allievi dello Stoppani, 
con cui visitarono alcune delle descritte località, essi usando 
ne' loro studii del metodo di larghe e moderne vedute propu- 
gnato da quel professore, giunsero a deduzioni improntate di 



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^-, 57 — 

molta semplicità e verosimiglianza: delle quali si va ad esporre 
il riassunto; 

Si uniscono per migliore intelligenza due dei profili generali, 
ambi nella direzione N.S.; l' uno per Lugano, il Monte San Salva- 
dorè, il lago, ed il Monte San Giorgio; l'altro più a ponente per 
Monte La Nave, Valgana e Bregazzina. (Fig. 1 e Fig. 2, pag. 63.) 

Il lago di Lugano presenta diversi bracci, li quali, come ne' suoi 
maggiori vicini i laghi di Como ed il Verbano, prolungandosi in 
una direzione all' incirca S. S.O. ed anche Nord-Sud, trasversale 
cioè alle giogaie montuose, possono considerarsi come altrettanti 
spaccati naturali assai profondi che permettono di esaminare a 
fondo la costituzione delle medesime. Nella regione rappresen- 
tata dagli autori e che comprende uno spazio di forse 20 chilo- 
metri in quadratura, s' osservano anzitutto diverse linee o zone 
di monti, parallele tra loro, dirette circa O.S.O. — E.N.E., e le cui 
cime s' innalzano talora sino a 800 metri sul pelo delle acque. 
Le anzidette zone di monti sono quattro. 

La più meridionale, che incomincia gradatamente dalle pianure 
di Varese, è tutta formata di banchi scistosi, calcarei e dolomitici, 
regolarmente rialzati verso la gran catena alpina. 

Parallelamente verso Nord vi succede una serie d'alture piut* 
tosto rilevate a forma di dossi, costituiti di rocce' porfiriche più 
meno massicce e d'una totale potenza di parecchie centinaia 
di metri. Questo terreno porfirico s' estende da Valgana verso 
Est sino ad Aragno, attraversando la parte meridionale del lago. 

A Nord di questa si estende altra zona parallela di scisti, 
calcari e dolomiti, analoga alla prima ma con gli strati contorti 
e sovente ripiegati a forma di conca. Il Monte San Salvadore di 
Lugano trovasi sovra una eminenza dolomitica di tale zona. Fi- 
nalmente al Nord di queste località, dopo qualche affiorimento di 
detrito porfirico, incomincia una formazione di micascisto che ap- 
pare sottostante a tutte le altre, ed estendesi poi indefinitamente 
da Lugano al Monte Genere ed oltre assai verso la catena cen- 
trale alpina. 

Esaminando il complesso di queste formazioni in un profilo 
trasversale Nord-Sud, vedesi la potente formazione porfirica pre- 
sentare una specie di volta od anticlinale, che sembrerebbe aver 
sollevata la formazione scistoso-calcarea che la fiancheggia al Sud; 



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— 58 — 

mentre la seconda zona dolomitica di San Salvadore presenta la 
forma opposta di una conca o sinclinale il cui ramo Sud sembra 
pure rialzato dai porfidi, mentre il ramo Nord s' appoggia sul- 
r antica formazione dei micascisti di Lugano e Monte Cenere. 

L' apparenza di roccia plutonica sollevante presentata dai por- 
fidi, era qui tanto più ingannevole, che li medesimi vi stanno 
circondati per ogni parte da formazioni evidentemente sedimen- 
tarie, quasi che occupassero il fondo d' un vasto cratere ellittico 
di sollevamento. Tale apparenza deve avere indotto in inganno 
taluno dei primi osservatori, i quali del resto non pare avessero 
minutamente studiata la disposizione di quelle masse e forma- 
zioni. Infatti, per farsene una piiì esatta idea, sarebbe bastato 
l'osservare in più siti e lungo il lago medesimo, come il mica- 
scisto si prosegua ovunque regolarmente sotto alle grandi masse 
di porfido; talché quest'ultima roccia non formerebbe già un 
gran nucleo massiccio emergente dall' intemo del globo, come 
immaginava De-6uch, bensì soltanto un potente ed esteso banco 
ovvero una serie di banchi che riposano regolarmente sovra il 
micascisto fondamentale di tutta la regione. E studiando questa 
accuratamente, vedesi inoltre come essa sia pure attraversata da 
un certo numero di fratture con rigetto, ossia di faglie dirette 
anch' esse O.S.O. — E.N.E., le quali tagliano indifferentemente 
tutte le formazioni superiori ed inferiori, sedimentari e porfiriche. 
Si vede insomma che i terreni geologici del lago luganese, qua- 
lunque possa essere la loro genesi, formano un complesso di strati 
formazioni di varia natura ed età, ma in origine tutti assai 
regolarmente sovrapposti, e che soltanto più tardi vennero insieme 
sturbati dalle cause che fransero e corrugarono la crosta terrestre. 
Questo è il fatto capitale che emerge dallo studio di cui ci oc- 
cupiamo, e che tra altri risultati porterebbe quello di rovesciare 
affatto r antica ipotesi del sollevamento prodotto dai porfidi. 

Però gli autori non si limitavano a porre in chiaro questo 
fatto, bensì, con la scorta della paleontologia e stratigrafia unite, 
diedero opera ad una precisa classazione dei descritti terreni nelle 
diverse epoche geologiche. Ad essere brevi non si potrà che cen- 
narne molto sommariamente li principali argomenti addotti. 

Si prescinde dal terreno erratico glaciale che fa di sé ampio 
mantello a quei monti sino ad altezze di oltre 900 metri. 



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— 59 — 

Procedendo ora dal Sud al Nord trovansi dapprima le testate 
de' terreni più recenti e sono certi calcari marnosi a fucoidi, che 
si estendono sino al lago di Varese ed oltre, ove sono infine 
ricoperti dagli strati nummulitici. Paiono essi privi affatto di fos- 
sili caratteristici ; onde, benché possano ascriversi air epoca cre- 
tacea, non riesce facile determinare a qual piano preciso della 
medesima. Succede immediatamente verso Nord un calcare bianco 
(maiolica) talora rossastro e selcifero, contenente Aptichi; il quale 
sarebbe un meschino rappresentante in quella regione delle epoche 
neocomiana e giurassica. 

Segue il calcare rosso ammonitico rappresentante del Lias 
medio, e caratteristico per T abbondanza di quei eefalopodi. Di 
molto sviluppo è la formazione susseguente, cioè del calcare detto 
di Saltrio a Griphcea arcuata che presentasi or nerastro con nuclei 
selciosi, ora qual marmo rosso come nelle cave di Arzo, ora in- 
fine in brecciola come nelle cave di Viggiù. In alcuni punti, come 
a San Hocco, diventa dolomitico. 

Sotto ai precedenti terreni che già erano più o meno cono- 
sciuti, viene una serie meno studiata e che gli autori avrebbero 
assai contribuito a precisare. La distìnguono in due piani: il su- 
periore, di calcari or marnosi or dolomitici contenenti special- 
mente il corallo Lepiconm Bassi^ il Conckodon infraliasicus, e 
la Myqphoria inflata; V inferiore, di scisti nerastri bituminosi, vi- 
sibili, per esempio, a Besano. Questi scisti riposano alla loro volta 
sovra una formazione potente e caratteristica di pretta dolomite, 
la stessa che si ripete poi nella terza zona di monti formando 
il San Salvadore e l' isolato cappello del Monte La-Nave. 

Gli scisti di Besano, identici per quanto sembra a quelli di 
Bene e ricchi d'una fauna di pesci e rettili assai interessanti 
come il Pachypleura Edwarsi% già furono ritenuti triasici. Però 
dopo più profondi studii paleontologici, sovratutto dello Stop" 
pani sulle spongiarie ed altri fossili della dolomite, si dovette 
concludere che questa appartenga alla stessa grandiosa zona della 
dolomite sopra-Keuperiana a Megàlodon Gilmbélii, ossia di Esino, 
che attraversa tutta la Lombardia formando altissime vette nelle 
Alpi e che riterrebbesi ora come uno dei membri superiori del 
Trias alpino. Ciò ammesso, la posizione degli scisti neri sopra 
descritti verrebbe secondo gli autori a collocarsi nello Infraliast 



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— so- 
cio che del resto parrebbe concordarsi eziandio con studii di altri 
geologi lombardi. 

Inferiormente alla dolomite triasica viene la già cennata 
formazione porfirica. Incomincia essa con un banco di arenaria 
variegata composta di detriti porfirici, visibile tanto nelle zone 
meridionali quanto sotto al San Salvadore di Lugano. Essa pre- 
senta analogia col banco detto Servino in tante parti dei monti 
lombardi; talora però è molto agglutinata, quasi cristallina, tal' al- 
tra invece è tutta sciolta, sparsa di mobili cristalli di felspato, 
e secondo gli autori presenta V aspetto di uno strato di ceneri 
e lapilli rimestato e stratilBicato dall' acqua. 

La gran massa di porfidi sottostante presenta varietà di strut- 
tura e d' aspetto : cioè ora è apparentemente stratiforme, ora 
massiccia, compatta e quarzosa, ora di aspetto lavico con divi- 
sione prismatica, ora scoriacea. Ma benché da antichi autori tale 
roccia sia talora stata chiamata un melafiro, essa è ovunque un 
porfido eminentemente feldispatico con esclusione quasi completa 
di elementi pirossenici ed anfibolici. Secondo V analisi fattane dal 
Gargantini-Piatti, la silice vi abbonda, sorpassando quasi sempre 
il 70 per cento. Un fatto interessantissimo si osserva poi nella 
penisola al Sud di San Salvadore, che cioè quivi il micascisto 
basilare su cui giace il porfido a guisa di vasto cappello, è at- 
traversato da grossi dicchi della stessa roccia, la quale nelle parti 
più profonde è seminata di grossi cristalli felspatici. La roccia 
porfirica sarebbe dunque chiaramente d' origine eruttiva, e quei 
dicchi sarebbero parte de' canali per cui sarebbe salita ad espan- 
dersi in forma di grandi colate sopra gli antichi piani del mica- 
scisto. Soltantochè secondo le idee luminosamente dallo Scrope, 
Daubrèe, Stoppani e da altri propugnate, quelle lave porfiriche 
avrebbero dovuto la loro fluidità non ad una vera fusione ignea, 
ossia a secco, bensì all'azione complessa detta idrotermale, e 
r eruzione della medesima sarebbe accaduta sotto la pressione 
d' un oceano più o meno profondo. Del resto, non una sola 
ma più eruzioni successive possono essere avvenute di quelle 
lave porfiriche. ed infatti gli autori credono potenie distin- 
guere di epoche alquando diverse; per esempio, essere più an- 
tichi i porfidi quarziferi di Valgana, seguire quindi quelli di 
^ovio e Carena, ed infine quei di Grantola, i quali sgorgando 



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— 61 — 

inoltre in un mare poco profondo venivano accompagnati da de- 
tritiche deiezioni. 

Il micascisto formante la base visibile di tutte queste forma- 
zioni si estende poi vastamente, come già fu detto, al Nord, verso 
la gran catena alpina. Esso non veste però V aspetto altamente 
cristallino di altri micascisti o gneis più centrali avanzati nella 
medesima; invece può dirsi piuttosto uno scisto micaceo-argil- 
loso. Quale sia V età geologica di un simile terreno è in sé un 
arduo problema; ma agli autori accadde di osservare un dato che 
permette ora di determinarlo. Presso il villaggio di Manno al 
Nord di Lugano si trovò intercalato al micascisto tutto contorto 
un banco di 100 metri circa di potenza d'una puddinga quar- 
zosa a ciottoli di quarzo, gneis e granito, ma nessuno di porfido; 
onde si deduce naturalmente che questa si deponesse anterior- 
mente ad ogni emersione porfirica. Or bene : questo banco si trovò 
ricchissimo di avanzi vegetali discretamente riconoscibili, special- 
mente di sigillarle, calamiti, lepidodendri, stigmarie, ecc., cioè 
d'una flora decisamente carbonifera. Certamente non è questa 
una novità nelle Alpi ove il Carbonifero si va tuttodì cerziorando 
in diversi punti, quantunque sovente alteratissimo e ridotto a 
struttura aflfatto cristallina; intanto però ne risulta che qui possa 
ritenersi carbonifera la formazione base di tutta quella regione. 
Ciò stabilito, riescirebbe determinata la cronologica posizione della 
formazione porfirica; essa sarebbe compresa fra il terreno car- 
bonifero ed il triasico, onde ben probabilmente sarebbe dell' epoca 
permiana. 

Lo studio eseguito di quella regione avrebbe perciò condotto 
non solo ad una conoscenza molto precisa della sua struttura, 
rimovendo ogni ingannatrice apparenza, ma eziandio a determi- 
nare la cronologica rispondenza di tutte quelle formazioni alpine, 
li cui termini estremi sono il Carbonifero ed il Cretaceo supe- 
riore. Quanto ai porfidi, essi risulterebbero bensì di origine erut- 
tiva, ma sarebbersi regolarmente intercalati a guisa di span- 
dimenti lavici fra i terreni sedimentari, e ciò prossimamente 
neir epoca permiana. 

Le fratture o faglie ed il ripiegamento degli strati aflfettano 
poi egualmente tutte quelle formazioni, come un solo complesso, 
onde r origine di tali dinamici disturbi va ascritto alle cause più 



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— 62 - 

generali che produssero l' elevazione della catena alpina, avvenuta, 
come è noto, nelle epoche terziarie medie. 

Infine giova rammentare quanto bene ì risultati emergenti 
dallo studio dei dintorni di Lugano armonizzino con quelli degli 
studii di Richthofen nei dintorni di Predazzo in Tirolo, e sovra- 
tutto di quelli recentemente pubblicati dal Suess sugli equivalenti 
dell'arenaria rossa permiana nelle Alpi meridionali. (Uéber die 
Aequivaienten der BotMiegenden, SUzung, der le. Ak, der Wis- 
sensch. — 1868.) 

Risulterebbe infatti dalle sue descrizioni e spaccati che lungo 
tutto il versante meridionale delle Alpi ed oltre sino alla Croazia 
e Bosnia, si svolga un' ampia zona di scisti micaceo-argillosi con 
flora del Carbonifero superiore, i quali inoltre riposano sovra 
calcari dell' epoca carbonifera antica. Su tale formazione s' estende 
egualmente un mantello di rocce cristalline, come sono i porfidi 
del Tirolo meridionale e le afaniti della valle del Vellach. Que- 
ste rocce sono coronate da depositi di conglomerati ed arenarie 
identiche a quelle di Lugano, e che talora assumono l'aspetto 
decisamente tufaceo. 

Il bello spaccato del Tirolo meridionale sino oltre a Cima 
d' Asta, mostra ancora le dolomiti sovrapposte ai conglomerati co- 
ronare quella regione di vette aspre e torreggianti. Quanto ai 
dintorni di Predazzo, analoga pure ne risulta la successione dei 
terreni e fenomeni geologici, con la differenza però che nel Ti- 
rolo r attività dell' eruzioni durò ben più lungamente e fu fe- 
conda di rocce diverse, come sono i graniti, i porfidi augitici, 
le trachiti ed i basalti vicentini. Un ultimo carattere finalmente 
è da segnare, che cioè questo gruppo di formazioni allineate sulla 
falda meridionale alpina, è ovunque la sede dei più numerosi 
filoni metalliferi li quali in taluni siti, come a Bru&impiano presso 
il lago luganese, vengono lavorati. 

Una serie di studii di tal fatta eseguiti con precisione e di- 
segnati in sufficiente scala metterebbero ben presto in luce molti 
altri fenomeni geologici alpini che tuttora si presentano oscuri 
e problematici. 



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— 64 — . 
NOTE IINERALO GIGHE. 



Analisi chimica della Selagite di Montecatini in Val di Cecina, 
eseguita dal Professore E. Bechi. 

Utilissima cosa è, anzi necessaria allo studio della geologia, 
Taver esatta notizia della costituzione chimica delle rocce; onde 
il Liebig giustamente scriveva in una lettera a non potere gli 
scienziati sperare di far progressi nella geologia, se non avessero 
preso in accurato esame la composizione chimica delle varie specie 
di rocce. » 

Lo studio che ho preso a fare delle terre coltivabili, mi 
ha persuaso ad eseguire l'analisi di alcune rocce, da cui esse 
terre derivano ; e mi ha indotto nel tempo stesso a pubblicarle 
per utilità della geologia. Incomincio intanto, coir analisi della 
Selagite, o, per dir meglio, coli' analisi dei minerali che la co- 
stituiscono. Questa roccia, per la posizione che ha rispetto ai 
terreni circostanti, è annoverata fra le rocce trachitiche, comecché 
ben diversa d'aspetto; e fu chiamata dal Santi Lava limacciosa 
micacea^ e dall'illustre professore Paolo Savi, Selagite. 

Trovasi in tre punti distinti della Toscana, cioè ad Orciatico 
ed a Montecatini di Val di Cecina, dove sorge in mezzo a ter- 
reni miocenici, che formano in basso quelle grillaie; e trovasi 
pure in diversi punti della montagna di Santa Fiora, denotati 
dal Santi nel suo Viaggio al Monte Amiata. 

La Selagite ha colore cupo; è ben compatta, ed è formata 
di due minerali distinti, cioè di pagliette di mica, e di una ma- 
teria che le impasta e forma il tutto della roccia. La saldezza 
e la giusta durezza che possiede la Selagite, la renderebbero 
attissima alla costruzione di palazzi, a' quali darebbe, pel suo 
colore, aspetto grave e severo. 

A Montecatini cavasi per lastricarne le strade, e si lavora 
per farne soglie e scalini. Nei tagli della cava vedesi con tali 
fratture regolari, che a prima giunta, chi non l'esaminasse mi- 
nutamente e non conoscesse la sua natura, gli sembrerebbe una 
roccia stratificata. 

Mercè del mio amico signor Ghilli, ebbi anni sono dagli 



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- 65 - 

scarpellini certi scherzi^ come il volgo suole chiamarli, che di 
quando in quando avevano trovati nel lavorare questa pietra, i 
quali molto giovarono al mio scopo. Di fatti, ebbi un pezzetto di 
Selagite con una piccola cavità, o come anche si dice, con un 
piccolo ventre, vagamente tempestato di pagliette di mica, le 
quali erano quasi prive della pasta che le racchiude; e nel tempo 
stesso ebbi un nocciolo della pasta che costituisce la roccia, 
affatto priva di pagliette di mica. 

Con tali minerali, così ben separati dalla natura stessa, mi 
fu agevole l'analisi della Selagite. Ed eccone gli effetti: 

Analisi della Mica della Selagite: 

Peso specifico 3,15. 
Durezza. . . 2,5 

Silice 40,8 

Sesquiossido di ferro. ... 21,0 

Allumina 22,1 

Calce 5,6 

Magnesia 0,5 

Potassa 5,9 

Fluoro 0,8 

Acqua 3,5 

100,2 

Analisi della materia che impasta la Mica: 

Peso specifico 2,789 
Durezza ... 4,5 

Silice 44,5 

Protossido di ferro .... 37,3 

Allumina 1,7 

Calce 14,0 

Magnesia 1,4 

Soda con tracce di potassa, 

e di acido fosforico . . 1,1 

100,0 

lia materia che impasta la mica, si fonde al cannello in 
smalto nero lucente. È solubile in piccola quantità negli acidi; 
ed il ferro, che tiene, è tutto in istato di protossido. Per ricer- 
care in quale stato trovavasi il ferro, ho usato il metodo indicato 
dal signor A. Mitscherlich,* ed ho eseguito i saggi in atmosfera 
di acido carbonico, a fine di evitare V azione dell' ossigeno dell' aria. 

' Journal fùr praktische Chemie, T. LXXXVI. 



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— 66 — 

Ho avuto alcuni pezzi di Selagite, che hanno ventri ingem- 
mati di pagliette sottilissime di calcare, le quali si assomigliano 
alla mica. 

Ho avuto pure un altro pezzo, che tiene lamine grandi e 
bianchissime di calcare, le quali trovai costituite di carbonato 
di calce con piccolissima quantità di carbonato di protossido di 
ferro. Tali ventri sono ingemmati di minuti cristalli di carbonato 
di calce, e contengono qua e là qualche cristallino di calcopirite. 

Il peso specifico delle Selagite è 2,593. 



Analisi détta roccia, prenifoide di Montecatini, e detta Prenite 
détt^ Impruneta, eseguita dal Professore E. Bechi. 

Il bazzicare per lungo tempo nella miniera di Montecatini 
di Val di Cecina mi fece trovare minerali, che molti illustri scien- 
ziati non hanno veduto, forse perchè nel visitare certi luoghi 
badarono a ire, e non vi si fermarono punto. Sopravvenne dunque 
caso che io trovassi anni sono una roccia prenitoide, la quale, 
sotto forma di piccole vene, o di giunture, traversa o rilega 
ammassi di gabbro. Di essa roccia trovai in particolar modo 
arnioni assai grossi e belli nel gabbro, che si cavava dalla gal- 
leria di scolo della detta miniera. 

Questo minerale, che invece di prenite chiamerei roccia pre^ 
nitoide, è bianco-latteo, sbattimentato in alcuni punti di verde 
languido e sbiadito. Non ha alcuna appariscenza cristallina, e se 
vi si trova qualche cristallo, è carbonato calcareo. Fa eflfervescenza 
con r acido cloridrico, perchè vi è meccanicamente mischiato un 
po' di carbonato di calce: ma la roccia prenitoide wì è aflfatto 
insolubile. 

Il peso specifico è 2,790. 
La durezza 5,5. 
Separata dal calcare, la sua composizione è tale: 

Silice 43,0 

Allumina 30,3 

Ossido di ferro 1,8 

Calce 21,0 

Soda, potassa e magnesia . 0,9 

Acqua 3,0 



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— 67 - 

Nei monti dell' Impruneta fu trovata vera prenite dal mio 
amico signor Vittorio Pecchioli. Questa ha struttura raggiata, e 
colore un po' rossigno. 

Il peso specifico è 2,919. 
La durezza è 6. 

La composizione è la seguente: 

Silice 43,8 

Allumina 23,9 

Calce 24,6 

Magnesia . 1,7 

Ossido di ferro e di manganese 0, 7 

Potassa e soda 3,8 

Acqua 0,3 

98,8 



AVVISI. 

Si ricevono le associazioni al Bollettino, in Firenze: 
Dal signor E. Loescher, Via Tornabuoni. 
» A. Bettini, Piazza Santa Trinità. 
» F. Papini, Via Vacchereccia. 
» S. JouHAUD, Via Calzaioli. 
Dai signori fratelli Bocca, Via de' Cerretani. 
Gabinetto Scientifico-Letterario di G. P. Vieusseux, 

Piazza Santa. Trinità, 
e presso tutti i principali Librai d'Italia. 



U UFFIZIO DEL R. COMITATO GEOLOGICO è presso il Ministero 
di Agricoltura^ Industria e Commercio. I pacchi, libri, let- 
tere ed altro, tanto per la Presidenza quanto per il Segretario 
del Comitato, devono esser diretti al Ministero suddetto, onde 
evitare ritardi e disguidi. 



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CÀTALO&O DEIU BIBLIOTECA DEI R. COIITATO GEOLOGICO. 

(Continaazione.) 

Campani (G.). Sulla costituzione geologica e sulla ricchezza 
mineraria della provincia di Siena. Siena, 1862. Un fase. in-8°. 

(Id.) Sulle acque minerali e potabili della provincia di Siena. 
Siena, 1865. Un fase, in-8^ 

Campani (G.) e Qabbrielli (S.). Sulla pioggia di acqua rossa 
caduta in Siena nei giorni 28 e 31 dicembre 1860 e T gennaio 1861. 
Siena, 1861. Un voi. in-é"" eon tavole. 

(Id.) Acque minerali e termali delle Galleraje in Val di Ce- 
cina di Toscana. Siena, 1864. Un fase. in-8*'. 

Canobbio (G. B.). Saggio sulla giacitura di alcuni fossili di 
Genova e suoi contorni. Genova, 1823. Un voi. in-8** eon tavole. 

Capellini (G.). Sulla geologia dei dintorm di Colle di Val 
a Elsa. Pisa, 1858. Un fase, in-8^ 

(Id.) Notizie geologiche e paleontologiche sui gessi di Castel- 
lina Marittima in Toscana. 1860. Un fase. in-8°. 

(Id.) Studii stratigrafici e paleontologici sulV infralias nétte 
montagne del golfo della Spezia. Bologna, 1862. Un voi. in-4» grande 
con tavole. 

(Id.) Le schegge di diaspro dei monti della Spezia e V epoca 
della pietra. Bologna, 1862. Un fase. in-8° con tavola. 

(Id.) Geologia e paleontologia del Bolognese. Bologna, 1863. 
Un fase. in-S'*. 

(Id.) Descrizione geologica dei dintorni del gólfo ddla Spezia 
e Val di Magra inferiore. Bologna, 1864. Un voi. in-8'* con ta- 
vola e carta geologica. 

(Id.) Delfini fossili del Bolognese. Bologna, 1864. Un voi. 
in-4*' con tavole. 

(Id.) Balenottere fossili del Bolognese. Bologna, 1865. Un 
voi. in-4^ eon tavole. 

(Id.) Storia naturale dei dintorni del golfo détta Spezia. Mi- 
lano, 1865. Un fase, in-8^ 

(Id.) Fossili infraliassid dei dintorni del gólfo della Spezia. 
Bologna, 1866. Un voi. in-4'' con tavole. (Continua.) 



FIRENZE. — Tip. di G. Barbèra. 

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Anno 1179 




R. COMITATO GEOLOGICO 

F ITALIA. 



Bollettino N. 3. 



Marzo 1870. 



SOMMARIO. 
19'ote geologiche. — l*^ Cenno sui terreni stratificati dell* isola deir Elba, per 

Igino Cocchi. (Continuazione, vedi Bollettino N» 2, febbraio 1870, pag. 39.)— 

II. Fauna marina di due lembi miocenici dell' alta e media Italia, pel dottor 

A. Manzoni (estratto). 
H'ote mineralogiche. — I. Analisi chimica di alcuni minerali delle isole del Mare 

toscano, Berillo e Tormalina nera, per il Professore E. Bechi. — II. Sulle 

Rocce eruttive dei dintorni di Campiglia nella Maremma toscana, per G. vom 

Rath (estratto). 
IN'otizie bibliografiche. 

Catalogo della Biblioteca del B. Coxnitato. (Continuazione.) 
Tavole ed Incisioni. — Veduta del Malpertuso e del Capo Castello, pag. 79. — 

Sezione schematica del Castagno, pag. 74, e di Bagnala, pag. 76. 



NOTE GEOLOGICHE. 



I. 

Cenno sui terreni stratificati delV Isola d'Elba; 
per Igino Cocchi. 

(Continuazione. Vedi Bollettino no 2, febbraio, 1870, pag. 89). 

Terreni secondarli inferiori. 
Le quarziti non anagenitiche o superiori, coperte dal cal- 
care cavernoso della spiaggia orientale e il calcare ceroide della 

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— 70 — 

Calamita, rappresentano i terreni secondarii più antichi, e come 
abbiamo già veduto essi possono considerarsi con tutta verosi- 
miglianza, per le strette analogie di posizione e di composizione, 
come i principali rappresentanti dei Terreni triasici. 

Nei luoghi già descritti non si trovano formazioni che si 
possano riferire al Lias; il quale però non manca nell'Isola, ma 
.è confinato ad un piccolo tratto fra il Capo Castello e il Capo 
di Pero. Recandoci al Cavo, ossia alla spiaggia dove la Valle di 
Sanmenato (San Miniato) sbocca nel mare, si notano due poggetti 
un poco a N.O. dell'abitato; essi si elevano con forma coilica, di 
altezza moderata, insieme connessi come gemelli, che pel colore 
della pietra donde sono formati chiamano Monti rossi. È un cal- 
care rosso in strati sottili assai regolari quello che li forma; nel 
quale non mi venne fatto di incontrare che qualche incompleto e 
raro ammonite, e sul quale si adagia un calcare di color grigio- 
chiaro contenente della selce piromaca in straterelli e in arnioni, 
oltre qualche gruppetto sparso qua e colà di piriti di ferro alterate. 

La sommità dei due poggetti è coronata da un sottile lembo 
di formazione distinta dalle precedenti e per età molto diversa. 
Chiamano anche le due coniche colline col nome di Malpertuso. 
Si possono facilmente visitare risalendo per breve tratto la valle di 
Sanmenato e quindi prendendo la prima vallecola che gli si unisce 
a sinistra, che ha nome Pergola in basso e Oraziana più in alto. 

Gli strati del Malpertuso inclinano a N.E. con moderata pen- 
denza di circa 35° e vengono a tuffarsi nel mare fra le case di 
Sanmenato e la cappella del luogo situata più al Nord. 

La base sulla quale riposano i calcari rossi del Malpertuso è 
formata da calcari neri compatti in istrati di poca grossezza riuniti 
insieme a formare una massa mediocre, facilmente visibile quando 
si rimonta la valle per la strada che mena al Colle Reciso. 

Riguardati dal lato della Pergola — a cui si presentano le 
testate degli strati rialzati — si vedono questi calcari disposti a 
strati ripiegati a volta. L' apice della curva non corrisponde alla 
giunzione dei due poggi ma è un poco laterale, cosicché la parte 
maggiore degli strati neri sottostanti appartiene a quello dei due 
che rimane a destra di chi guarda N.E. È quindi il poggio di 
destra il maggiore dei due giacché corrisponde presso a poco alla 
sua sommità la parte culminante della piega alla quale è dovuta 



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— 71 — 

la formazione di questi due colli, e il varco o colle che li divide, 
quello che più propriamente chiamano Malpertuso, è opera più 
della denudazione che dell'assetto degli strati. 

Alla parte inferiore del calcare nero formante la base della 
volta si nota in esso il passaggio ad un calcare nero venato di 
giallo e più raramente di bianco, nel quale non si tarda a scor- 
gere un modesto rappresentante del Porterò dei monti di Spe- 
zia, delle Alpi Apuane (Ugliancaldo, Minucciano, Carrara, Monte 
Matanna ec.) e di Monsummano presso Firenze. Questo si con- 
tinua in basso in nuovi calcari che formano una serie di pic- 
cole e tondeggianti collinette sui due fianchi della Valle di 
Sanmenato. La prima delle collinette che si incontra nel risalire 
la valle, e sulla sinistra di questa, è chiamata di Pergola. La val- 
letta di Vallecchia gli sta dietro e scende dalle Campelle ; gli fa 
seguito il Monte dell'Argentiera, quindi la Valle Gorgoli e il 
Monte dello stesso nome. Le quali colline e valli tutte sono 
formate dai calcari neri in discorso sottostanti al rosso di Mal- 
pertuso fino alla giunzione del Canale Termini, dove al monte 
Gorgoli nel suo lato occidentale si addossano ì terreni di età 
più recente dei quali parleremo in appresso. 

Sulla destra della valle principale (Sanmenato) il monte 
di Finocchiaia, il monte del Castagno ed altri minori fino alla 
sponda del mare sono formati dai calcari in discorso. 

Se si procede lungo il mare, verso Nord, al Capo Castello, i 
calcari antichi di questa località si vedono presto ricoperti da 
scisti ftanitici e variegati di età meno antica. 11 poggetto ov' è 
l'oratorio ne è formato, e quindi da questo lato i calcari in esame 
si continuano per poche centinaia di metri. Prendendo invece a 
seguitare la scogliera che sorge dal mare nella opposta direzione, 
questi calcari antichi si seguitano per lungo tratto ed ai medesimi 
succedono poi le quarziti e le altre formazioni più antiche pre- 
cedentemente descritte. (Vedi Bollettino n° 2.) 

Immediatamente sulla destra della valle lungo mare, i muri 
onde i campi son cinti vengono fabbricati quasi esclusivamente col 
calcare rosso del quale prevalgono il rosso-chiaro e la varietà 
occhiata o a palle. 

Nella punta del Castelluccio presso il mare vi trovo dei Cri- 
noidi e qualche frammento di guscio di Echinide, Una trentina 



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— 72 — 

di metri ^ più oltre gli articoli di Crinoide sono ancora più nu- 
merosi. 

Succede un calcare nero e bianco-grigiastro compatto e duro ; 
e nella cala delle Fomacelle, precisamente dove si diparte il cor- 
done telegrafico sottomarino tra V Isola ed il Continente, comincia 
un calcare nero screziato di giallo o di bianco-giallastro. È un 
vero Fortore la potenza del quale io valuto in 30°", cui succede un 
calcare nero marnoso a lastre con piccoli fossili avente circa 2" 
di potenza, al quale fa seguito in basso altro calcare nero più 
compatto del precedente. 

Gli strati del Fortore e del calcare nero scendono obliqua- 
mente al mare, cioè verso la punta del Castelluccio, e si vedono 
inalzati obliquamente rispetto alla valle. 

.Alle Paflfe si ha un calcare decisamente ceroide identico 
a quello della Calamita e della Punta della Porticciola. Quivi 
non apparisce distinto il calcare cavernoso sotto il ceroide, 
poiché andando al Capo di Pero vengono immediatamente le 
quarziti cui fa seguito molto scisto ardesiaco. Si vede però in 
altri punti più distanti dal mare verso il Calandaggio. 

Tale è adunque la successione di questi calcari dal Cavo lungo 
mare verso il Capo di Pero, e dalla casa dove abito rimontando la 
valle per la strada di Rio-alto e per quella dei Campi d' oserei. 

Resta ora da riconoscersi il valore dei calcari enumerati. 

Il Calcare rosso, formato di tre principali varietà; rosso-cupo 
vinato, rosso chiaro, e rosso occhiato, a palle e frammentario, 
sormontato da calcare grigio-chiaro con selce bianca in strate- 
relli in masse irregolari; è il ben noto calcare rosso ammoni- 
tifero della catena metallifera. 

Un frammento di alveolo di grosso Belennite, qualche cat- 
tivo modello di Ammonite, ne fanno fede oltre l' abituale natura 
litologica e stratigrafica che lo rende facilmente riconoscibile. 

Il calcare per lo più nero che forma immediatamente la base 
dei calcari rosso e grigio-chiaro con selce (qui nell'isola pochis- 
simo sviluppato) è il calcare nero ad ammoniti arieti delle Alpi 
Apuane, quello stesso che alternando con strati scistosi sommi- 
nistra i ben noti ammoniti piritizzati del gruppo di monti che 
chiudono a Occidente il golfo della Spezia. Esso va considerato 
come la vera base del Lias toscano, di cui gli scisti a Posidonomie 



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— 73 — 

formano la parte superiore, restando, dove questi esistono, il 
calcare rosso nella parte di mezzo. 

Il Portoro costituisce anche qui un buon orizzonte geologico, 
e forma la parte superiore dell' infralias, cui ugualmente appar- 
tengono i calcari sottostanti gremiti di Bactrilli, di piccoli ga- 
steropodi e di valve di Cardite e di somiglianti conchiglie {Car- 
dita Austriaca ec). A questo terreno medesimo riferisco il calcare 
nero dell'isolotto Gemini di Terra già descritto. 

Nell'anno 1868, traversando la valle di San Miniato, rico- 
nobbi stratigraficamente i terreni in discorso, come pure allora 
le prime tracce di fossili incontrai. Ma fu solamente il dì 8 ot- 
tobre del passato anno che raccolsi i primi fossili in questi ter- 
reni, deviando dalla strada propostami, collo scopo di determinare 
la posizione e l'età di certi calcari neri portoriformi, che preceduti 
da poco calcare granelloso biancastro sorgono, lungo la strada di 
San Miniato, di sotto al calcare rosso. Da quel giorno anche l' isola 
ha dato i suoi fossili ed ora conosciamo i suoi terreni fossiliferi. 

La importante serie de' terreni secondari antichi quivi rap- 
presentata è adunque la seguente: 

Lias inferiore e medio. (Calcare grigio-chiaro con selce, cal- 
care rosso e nero sottostante). 

Infralias. (Calcare portoro^ calcare nero con Battrilli, con piccoli 
gasteropodi ec.) 

Trias superiore. (Calcare bianco ceroide talvolta con articoli di 
crinoidi ec.) 

Trias medio. (Calcare cavernoso, carniole talvolta con gesso.) 

Trias inferiore. (Quarziti superiori, non anagenitiche). 

La serie h rimane confinata in quest'angolo dell'isola, al- 
trove non essendomi stato dato di incontrarla. 

Gli scisti a Posidonomie, superiori al calcare grigio-chiaro e 
quindi al rosso ammonitifero — che a Monte Calvi un anno avanti 
ritrovai sviluppatissimi e ricchi delle organiche impronte che loro 
valgono il nome — sembrano mancare completamente nell'isola. 
Ewi in più luoghi uno scisto che loro molto assomiglia per il 
colore e per la struttura. L' attenzione che vi ho spesa onde ri- 
cercarne la natura e incontrarvi i supposti fossili, mi persuase 
che il medesimo è tutt' altra cosa, e fa parte di una serie molto 
più recente. 



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— 74 — 



I terreni giurassici a questa brev' area confinati, restano li- 
mitati ai pochi descritti, non incontrandosi rappresentante ve- 
runo degli oolitici. 

Ovunque i cretacei o gli eocenici fanno seguito ai precedenti 
sovrapponendovisi con discordanza più o meno manifesta. Questo 
fatto si osserva andando da Eio a Longone ; andando dal Cavo al 
Colle Reciso; dal Cavo andando lungo mare al Capo Castello, 
dalle Paflfe al Castagno e via dicendo. 

La disposizione di questi terreni meglio che da qualunque 
descrizione sarà dimostrata dalla Fig. 3 (pag. 79), la quale 
rappresenta i monti Rossi che sorgono sulla sinistra della 
Valle di San Miniato, e la catena di monti che si termma al 
Capo Castello, essendo .quest' ultima formata dai terreni che 
anderò or ora a passare in rivista. La piccola sezione sche- 
matica qui annes- 
sa (Fig. 4), servi- 
rà a rendere più. 
manifesto il rap- 
porto di posizione 
e l'andamento de- 
gli strati secondari 
antichi in relazio- 
^^' ne con quelli del 

^^^* ^' gruppo che andia- 

e calcare ; — se scisti con calcare ; — a scisti rossi, variegati . 

e lionati; — e» calcare con scisti; — «-t infralias e trias. mO a descrivere. 



M. Serra. 



Bial- Cana- Colle Valle Monte 
bano. letto. Reciso. Calcinaia. del Corso. 




Terreni cretaceo-eocenici. 



La mancanza di fossili caratteristici e segnatamente del Num- 
mulitico, rende grandemente difficile di operare la determina- 
zione precisa dei terreni ai quali vanno riferite le svariate for- 
mazioni che li compongono, e di tracciare i limiti delle medesime. 

Tutti i terreni stratificati dell' isola, non riferibili o non com- 
presi in quelli descritti, appartengono al Cretaceo e all' Eocene. 

Non ho incontrato nell'isola il piano di Giarreto (Val di 
Magra) formato da grossi banchi dei ben noti bellissimi diaspri 
alternanti con strati di bianco e compatto calcare ad Aptichi 
(Aptychenkàlk e Aptychenschiefer dei Tedeschi, parte del Tito- 



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— 75 — 

nico), quantunque abbia buoni argomenti per riconoscerne l'esi- 
stenza nel Monte Calvi e non lontano dal paese di Campiglia. 

Le formazioni in discorso si possono ridurre a tre principali 
che sono dal basso all' alto : 

3. Calcari marnosi; calcari compatti; calcari e scisti a fu- 
coidi ; scisti argillosi galestrini, e arenaria-macigno. 

2. Calcare compatto in grossi banchi e scisti subordinati. 
1. Scisti con calcari subordinati per lo più in amigdale ir- 
regolari; scisti rossi, gialli e variegati; scisti ftanitici. 

Le analogie che la formazione scistosa del N. 1, offre col 
piano di Pugnano (Monti Pisani) con gli scisti rossi a denti di 
Pùychodus di Mommio (Alpi Apuane), mi inducono a considerare 
questo N. 1 come il vero rappresentante del Cretaceo elbano. 
Le ftaniti col grande sviluppo che vi hanno e colla 4oro co- 
stanza formano un buon orizonte geologico. 

Può dunque concludersi che il terreno ricordato è formato 
all' Elba da ftaniti, da scisti varicolori e da poco calcare incluso 
in uno scisto color lavagna; che è molto sviluppato in altezza 
verticale ed esteso in superficie. 

Le rocce collettivamente comprese nel N° 3 rappresentano 
indubitatamente il terreno del Macigno, e i luoghi dove si pos- 
sono più opportunamente studiare sono il Monte di Capoliveri 
dalla parte di terra, il Monte Fabrello all' Acquabuona all'Est 
di Portoferraio, il Monte di Santa Lucia e i limitrofi al Sud di 
Portoferraio, e alla estremità dell' isola. nelle Cime di Marco, nel 
Colle di Palombaia, celebre per i suoi quarzi aeroidri, e con an- 
goli rotondati, oltre altre località. 

Nel Monte Fabrello non è improbabile che esista una forma- 
zione cretacea litologicamente più assomigliante alla pietraforte di 
quella precedentemente indicata. 

Anche al Capo di Fonza, nella costiera meridionale dell' isola 
vi sono alcuni strati molto somiglianti per la struttura alla pietra- 
forte, dove ho trovato taluni di que' corpi organici che caratte- 
rizzano la formazione suddetta. Sono associati ad una decisa are- 
naria in grossi strati che spiccano nella massa per il colore bian- 
castro fra i calcari marnosi fissili molto scuri, con fucoidi. Grosse 
diche di porfido li attraversano specialmente nella prossima 
Punta delle Mete; cosicché riesce questa una delle località più 
importanti a studiarsi e ne tratteremo estesamente a suo tempo. , 

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— 76 — 

Rimane la formazione di N"" 2 essenzialmente calcarea. La sua 
separazione anche stratigrafica dagli scisti ftanitici e varicolori 
mi pare netta. Perciò essa va tenuta separata dagli ultimt 
Resta peraltro incertissimo il valore geologico di quei calcari. 
Sono dessi nummolitici? Sono sopranummolitici ? Nello stato 
presente non oserei risolvere. Per la posizione e per la natura 
loro litologica corrispondono a quelli|clie anche nella valle fio- 
rentina e in generale nell'Appennino sono inferiori all'arenaria 
Macigno. 

Nella Valle di Nisporto presso Bagnaia, nel golfo di Porto- 
ferraio, la posizione respettiva di queste due formazioni può es- 
sere rappresentata schematicamente nel modo indicato dalla se- 
guente figura 

Figr. 6. 




1. Calcare compatto in grossi strati (Formazione N^ 2). 

2. Scisti rossi e variegati, ftaniti ec. (Formazione N» 2). 



La località nella quale le formazioni 2 e 3 possono studiarsi 
più convenientemente è qxieìlsL delle montagne che dai Magazzini 
-^ove la strada che da Rio mena a Portoferraio raggiunge il 
mare — si estendono fino al Capo della Vite. 

Il Monte del Volterraio -^ il quale col suo castello medioevale 
domina tutta questa parte dell'isola — è formato dagli scisti ftani- 
tici e varicolori. Il Monte Grosso, che con fianco dirupato e con 
orride grotte scende nel mare, componesi dei calcari della for- 
mazione N** 2, disposti in cupola nel modo che è rappresentato 
dalla precedente figura. • 

La Pineta de' Magazzini vegeta su scisti varicolori più o meno 
ftanitici. Sul culmine della punta sporgente in mare al di là della 
valle di Ottone comincia il calcare N"" 2 che si continua fino a 
Bagnaia. Nella valle che termina colla cala di questo nome, le pen- 
dici calcaree danno luogo ad una discreta industria consistente 
nella fabbricazione di ottima calce idraulica. * 

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— 77 — 

Questa industria, convenientemente sviluppata ed estesa alla 
fabbricazione per un largo traffico di esportazione, può costituire 
una delle risorse principali dell' isola, stante i molti ed eccezio- 
nali vantaggi che possiede per i commerci e trasporti marittimi. 

Noto questa circostanza, perchè parmi pregio dell' opera che 
il Geologo additi agli abitatori dei paesi che si reca a studiare 
quelle sorgenti di risorse e di lucri che per avventura possono 
essere rimaste inavvertite o non sufficientemente utilizzate. 

Varcata la valle di Bagnala la susseguente Punta offre in basso 
gli scisti ftanitici che sembrano essere una continuazione di quelli 
del Volterraio; e a due terzi del monte viene un calcare, in strati 
che si vedono scendere dalla elevata catena del Monte Serra, o 
più direttamente dal Monte di Kio-alto. Nella Valle di Bagnala il 
cretaceo occupa la parte maggiore della superficie e quella del- 
l' Ottone, precedentemente ricordata, dominata dal Volterraio, è 
dal cretaceo interamente formata. 

Il Cretaceo nella susseguente di Nisporto occupa un'area 
meno estesa; ma per una parte depressa del colle alle Guardie 
che la divide dalla limitrofa di Nisportino, entra in quest'ultima 
dove forma una zona che giunge a lambire il mare e corre para- 
lellamente all' asse della catena fino nella valle di Mangani (nella 
carta austriaca scritto erroneamente Pisciatoio, che invece rimane 
al Nord-Est del Monte Grosso) e quivi, dopo la breve interruzione 
delle Campelle, entra nella valle di San Miniato formando cinta ai 
terreni precedentemente indicati fino all'estremità del Capo Castello. 

Tutte le formazioni che -non possono riunirsi al gruppo me- 
glio definito delle rocce cretacee, le ho nella carta indicate come 
eoceniche. Limgo mare sorgono adunque prevalentemente le eo- 
ceniche, le quali formano pure ugualmente la parte più alta della 
catena, restando il cretaceo nella parte inferiore de' fianchi e nelle 
parti più profonde delle vallate. 

Gli scisti rossi e variegati, stranamente contorti che formano 
la Punta rossa alle falde del Monte Grosso tra Campita Manci 
e Metone, rappresentano un affioramento del Cretaceo medesimo. 

Questo modo di rappresentare tali rocce ho adottato partendo 
dal supposto che i calcari della formazione N"* 2 rappresentino 
il Piano Nummolitico. 

Nella Valle di Nisportino le strane rupi, chiamate Pietre rosse) 
sono formate dagli scisti rossi cretacei già tante volte ricordata 

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— 78 — 

In tutta questa regione le formazioni cretacee e le eoceniche 
si possono convenientemente studiare per la regolare disposizione 
e per la mancanza o scarsezza di rocce eruttive che ne alterino 
l'andamento o ne mascherino le forme. Poche serpentine affio- 
rano qua e colà a grandi intervalli; talvolta la roccia in con- 
tatto delle medesime si nota essere il gabbrorosso come avviene 
lungo la strada di Rio per il Volterraio. 

In tutte le altre parti dell'isola la descrizione delle forma- 
zioni cretaceo-eoceniche si collega intimamente con quella delle 
rocce ipogine o vulcaniche : Porfido quarzifero ed Eurite nella parte 
centrale dal Nord al Sud; Graniti nella parte occidentale; rocce 
granatiche, augitiche ed epidotiche qua e colà; serpentine e dioriti 
per tutto. 

La importanza e le difficoltà che offre lo studio delle mede- 
sime, mi ha determinato a dame un cenno sommario a parte in 
un prossimo numero prima della pubblicazione della descrizione 
geologica dell'isola nel voi. delle Memorie per servire alla forma- 
zione détta Carta geologica del Regno, 

Post-pliocene. 

Per chiudere la serie de' terreni stratificati ci resta a ricor- 
dare un' arenaria postpliocenica in strati orizzontali presso il 
Capo Castello, e più o meno inclinati in molte altre località. 

Oltrepassato l' angusto canale che divide l' Isolotto de' Topi 
dall' isola madre, prima di giungere al Pisciatoio vi sono strati 
di questo terreno inclinati di 22° che si estendono assai e for- 
mano talora anche il fondo di un mqjre limpidissimo. Non si pos- 
sono meglio descrivere le erosioni di questa roccia, se non che 
. paragonandole al boUezzume di un mare istantaneamente impie- 
trito. Nella ricordata cala di Ottone invece è meno inclinata e 
molto meno corrosa dall'azione del mare. 

Nella valle della Madonna delle Grazie, che mette nella cala 
de'Pinelli, nella vallecola di Sughérella ec. (Capoliveri) questo ter- 
reno è fortemente inclinato e sale co' suoi strati fin oltre a 70" sul 
livello del mare cuoprendo e mascherando le sottostanti formazioni 
antiche solamente visibili nelle profonde squarciature. Anche a Po- 
monte, e altrove nel lato occidentale, si incontra ugualmente. Al 
Capo Castello vi ho raccolto degli ossetti, e contiene poi molte 
conchiglie terrestri di specie tuttora viventi. 



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— 79 — 

Finalmente non mancano nelP isola neppure i depositi delle 
Caverne. La più conosciuta è quella di Longone o degli orsi per 
la quantità di ossa d'orso che vi si raccolsero. Di questa parlai già 
in altra occasione (Di alcuni resti umani, e di oggetti di umana 
industria de' tempi preistorici in Toscana, Milano 1864.) 



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80 — 



n. 



Della Fauna marina di due lembi miocenici delVAUa 
e Media Italia^ pel dottore A. Manzoni (estratto). 

(Àus dem LX. Bde. d. Sitzb. d. k. Akad. di Wissensc. I. Àbth. Oct-Heft. Jahrg. 1869). 

n primo lembo si trova presso Sogliano al Rubicone, paese 
posto sulla vetta di un colle elevantesi alla sinistra della Val- 
lata della Marecchia nella Provincia di Forlì, e sta a circa V2 chi- 
lometro al davanti del paese, alla destra della strada che lo con- 
giunge a Savignano e precisamente di contro alla località detta 
la Serra. Questo lembo è assai ristretto e si compone di un letto 
di sabbie fini, grigio-giallastre, omogenee, quarzose, con poca 
mica, in gran parte disgregate dalle azioni esterne e distese sul 
dorso di una eminenza, in piccola parte però tuttora in posto e 
sopportate da un banco di ciottoli singolarmente improntati fra loro. 

Come tutti i congeneri e coevi sparsi sul piede nordico del- 
l' Apennino, questo lembo è circondato dalle argille e sabbie 
plioceniche. 

La sua fauna corrisponde a quella di Monte Gibbio (Modena) 
di Vigoleno (Piacenza) e di Sant'Agata (Tortona), ed è sostan- 
zialmente caratteristica del così detto piano Tortonese. 

Essa offre una notevole predominanza dei Gasteropodi sui Bi- 
valvi, e fra i primi prevalgono i Zoofagi ai Fitofagi. 

Sono descritte semplicemente numerate 89 specie di Gaste- 
ropodi, 3 di Bivalvi e 3 di Polipai. Fra i primi alcuni sono de- 
scritti per la prima volta e sono i seguenti, di cui con buone 
figure vengono date le seguenti frasi: 

CoNUS SERTiFERUS, Mauz. — C. testa elongata, turbinata, tu- 
midiuscola; spira conica, exserta, acuminata, 2/3 totius longitudinis 
testce e/formante; anfractibus 11, supremis rotundatis, infimis pia- 
nulatis, Icevibus^ ultimo obtuse angulato, infra éleganter leviter nodu- 
loso^ tota superficie transversim regulariter sulcato ; sulcis 20-22^ 
minime scrobiculaiis. Basi angustata acuminata; apertura lineari 
angustata. 

MuREX INFLEXUS, Dodcrleiu. — M. testa solida, ovato-fusiformi, 



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- 81 — 

niedio-ventricosa; anfractibus subcarinatis^ supra planatis, laxe 
plicatis^ fransversim funiculatis, funiadis regidosis; apertura ovato- 
angusta, labro intus profunde sidcato; cauda longiuscula, angusta, 
valde incurva. 

Fusus FucKSi, Manz. — F. testa solida, elongato-fusiformi, 
transversim regulariter sulcata; anfractibus 9, contiguis convexiu- 
sculis, supremis Icevibus vel indistincte sulcatis, ultimo ^j^ totius 
longitudinis testce cequante, sulcis transversis 23, ad caudam prò- 
fundioribus exsculpto. Oauda recurva longiuscula; columella in- 
flexa, l<Bvi; apertura coarctata, labro intus stdcato, eodus cal- 
losiusculo. 

Pleurotoma intersecta, Doderlein. — P. testa ovali, subtur- 
rita, abbreviata-, apertura ovata, inferne canali brevissimo lato ter- 
minata. 

L'altro lembo miocenico descritto è presso Bassano nel Ve- 
neto: esso comincia dalle case coloniche Cameri, si dilata nelle 
vicinanze di Bassano e si protende ad oriente di Asolo: appar- 
tengono al medesimo le considerevoli colline di Monte Sulder e 
dì Col de' Santori, composte di conglomerato calcareo. 

Di questa zona miocenica distinguonsi chiaramente cinque 
membri : 

1° Un gruppo di strati calcareo-marnosi, talvolta glauco- 
nitici e somiglianti alla sabbia verde di Belluno. La chiesa di 
Monfermo risiede sopra uno strato indurito di questo gruppo; 

2° Una potente massa di argille turchine assai fossilifere; 

3° Una piccola zona di sabbia e di arenaria color gial- 
liccio ; 

4** Un piccolo deposito di lignite che si stende da San Ze- 
none alla Piave. 

5*" Una forte massa stratificata di conglomerato calcareo 
che forma V orlo estemo del terreno miocenico da Asolo sino al 
di là della Piave. 

Delle varie specie indicate dall' autore come provenienti dalla 
massa argillosa del N. 2, noi accenneremo alla Turritella ro- 
TiFERA, Lam. specie singolarissima ed assai frequente ad Asolo, 
e che per tale ubicazione dovrà venire considerata come inte- 
ramente miocenica ad onta della sua dubbiosa provenienza dalle 
sabbie eoceniche di Soissons proclamata da principio e che più 



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— 82 — 

non venne confermata. Di questa specie T autore dà la seguente 
frase : 

TuRRiTELLA ROTiFERA, Lam. — Testa ehngaéo-turrita, eros- 
siuscula; anfractibus circa 15, supremis carmis tribus, angustis, 
(Bqualibus.prcedifis, inferioribus carina eminentiore acutissima isupra 
armaùis, carinis inferioribus duobus sensim decrescentibus. Suturis 
linearibtAS suòobtectis. Apertura subquadrata, lateraliter sinuata* 



NOTE IINERilOGICHE. 



Analisi chimiche di alcuni minerali delle Isole del mare toscano 
per il professore E. Bechi. 

I. — Berillo (deWE^a). 

La collezione di minerali e di roccie dell' Isola d' Elba, messa 
insieme con molte cure dal signor Raffaello Foresi, è certamente 
oltremodo ragguardevole per varietà di rocce, per importanza di 
minerali, per bellezza di cristallizzazioni. Questa mia opinione 
venne pure divisa da vom Rath, il quale fu lieto, e nel tempo 
stesso meravigliato, di trovarvi riuniti tanti materiali spettanti 
alla geologia ed alla mineralogia dell'Elba. 

Avendo il signor Foresi messo a mio beneplacito gli esem- 
plari della sua raccolta, perchè sieno chimicamente cimentati, 
ho a caro d' approfittare dell' offerta, ed ho in animo di fati- 
care intomo ai principali minerali e rocce di sì fatta colle- 
zione, valendomi anche de' materiali delle altre collezioni quando 
cadrà in acconcio di farlo, ed a mano a mano che le mie cure 
mi lasceranno un po' d' agio e di quiete. Intanto volendo metter 
subito mano in questa pasta, ho incominciato dal cimentare il 
Berillo, Acquamarina, di cui non è a mia notizia che sia stata 
fatta mai analisi. 

Per tale scopo ebbi diversi cristalli squisitamente limpidi, 
sinceri, e più o meno soavemente tinti del color d' acqua di mare. 

Di essi fu determinato ad uno ad uno il peso specifico, ed 



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— 83 — 

osservai che alla temperatura di h- 12** il peso variava da 2,699 
a 2,710. L' analisi fu ripetuta tre volte, per le difficoltà che sor- 
gono a voler giungere a ben determinare le sostanze, che costi- 
tuiscono questo berillo. Anzi non tralasc(5rò d' accennare che il 
metodo tenuto per separare V allumina e la glucina ha avuto per 
fondamento T acido solforoso, giacché questo metodo, a chi usa 
le precauzioni necessarie, e sia già assuefatto a tal genere di 
operazioni e ricerche, riesce esattissimo. 

Ecco dunque quanto da queste tre analisi ho saputo raccorre : 

Silice 70,00 

Allumina 26,33 

Glucina 3,31 

Cesio 0,88 

Ossido di ferro 0,40 

100,92 

Tale analisi mi dà la seguente formula: 
Be', a1\ Si" 

In conchiusione il berillo dell' Elba differisce da tutti gli altri, 
perchè racchiude cesio, perchè ha maggior quantità di allumina, 
e perchè contiene minor quantità di glucina. Oltreché debbo no- 
tare che qualche cristallo di berillo, dopo averlo risoluto ne' suoi 
elementi. mediante l'acido fluoridrico, sottoponendolo allo spettro- 
scopio, mostrava appena appena anche la stria del litio. 

Ed ora che sono sul ragionare del berillo, mi viene oppor- 
tuno il dire di due minerali, appartenenti alla collezione del Fo- 
resi, i quali tempo fa analizzai. Essi non contenevano glucina né 
punto né poco, ed avevano l'appresso composizione: 

Silice 60,02 

Allumina •. . 31,07 

Magnesia 7,66 

Calce . 1,14 

99,89 

Silice 63,70 

Allumina 36,28 



99,98 

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— 84 — 

Il secondo mi dava la fonnula chiara e netta Ài Si'. E a 
dire il vero si fatta composizione mi avrebbe fatto correre a cre- 
dere che si trattasse di nuovo minerale, se l' egregio professore 
Meneghini non avesse dichiarato che la forma di tutti e due questi 
minerali apparteneva al berillo. 

Ora, esaminando minutamente gli eflfetti che mi fornisce 
r analisi del berillo, limpido, chiaro, ed eletto per bella cristal- 
lizzazione, e vedendo la piccola quantità di glucina che tiene, mi 
verrebbero in animo nuove riflessioni rispetto alla glucina, le 
quali mi confermerebbero esservi all'Elba berilli, che non con- 
tengono aflfatto glucina, come sono appunto i due minerali sopra 
citati. Ma fin qui basti aver detto del berillo dell' Elba, giacché 
lascio questi ragionari scientifici a chi è di me più valente in 
mineralogia, e potrà imprendere a specularne la ragione (con 
maggior prò della scienza che non potrei far io), la quale con- 
cerne la sostituzione della glucina in minerali si fatti. 

II. — Tormalina nera (Isola del Criglio). 

È trita notizia che V Isola del Giglio, spiccandosi dalle acque 
del mar toscano, s' inalza in montagna di bella forma. Vuoisi che 
il punto più elevato sia di circa 486" sul livello del mare : e 
quantunque in alcuni luoghi la roccia sia a perpendicolo, trovasi 
in altri una costa di dolce e soave salita, la quale ha lido dove 
facilmente si approda. Fuori della parte occidentale, che forma 
un promontorio chiamato il Franco^ tutto il rimanente dell' Isola 
è costituito di granito grigio, o rossastro, di grana mezzana, op- 
pur minuta. In esso granito trovasi una bellissima tormalina 
nera, lucente, cristallizzata soventi volte in grossi e lunghi cri- 
stalli. Ne ebbi esemplari tratti dalla collezione del Foresi, ed ebbi 
caro di farne l' analisi, giacché non è a mia notizia che di questa 
tormalina sia stata mai fatta. 

Gli eflfetti avuti dall' analisi sono i seguenti : 

Densità 3,15. 

Silice 36,71 

Allumina 31,57 

Ossido ferrico. . , 8,51 



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— 85 — 

Ossido ferroso 9,30 

Calce 0,64 

Magnesia 0,49 

Soda 2,83 

Potassa 0,70 

Acido Borico 5,56 

Fluoro • . . 1,85 

98,16 

Io credo che la mancanza che trovasi in questa analisi, muova 
dall'acido borico, giacché è stato determinato direttamente, e 
non per differenza com' è stato fatto per molte altre tormaline. 
Il metodo dello Stromeyer è presentemente il migliore che si co- 
nosca per determinare V acido borico ; ma neppur questo io credo 
esattissimo, comecché io V abbia usato in molte congiunture. Di 
fatti mi sono accorto che risulta una dose di acido borico, un po- 
chettino minore della quantità reale che é nel minerale che si 
analizza: ma in molti casi questo piccolo divario non arriva a mon- 
tar mai tanto, quanto può importare un errore. Debbo però avver- 
tire che riesce alquanto più inesatta la determinazione dell' acido 
borico, quando insieme vi si trova il fluoro, come appunto mi é 
accaduto nell'analisi di questa tormalina. 



n. 

SuUe roccie eruttive dei dintorni di Gampiglia 
nella Maremma Toscana. 

(Estratto da una memoria del signor 6. voìi Rate inserita negli Scritti 
della Società Geològica di Berlino.) 

Le rocce eruttive dei dintorni di Gampiglia possono distin- 
guersi in due gruppi : I Porfidi Quarziferi e gli Augitofiri. 

n porfido quarzifero, altrimenti detto granito di Gampiglia, 
è formato da una aggregazione di piccolissimi grani di bianco 
feldispato e di quarzo grigio, e vi sono racchiusi cristalli assai 
voluminosi di feldispato : oltre a ciò vi si distinguono chiaramente 
delle piccole lamine di mica bianco, e piccolissimi cristalli di 



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— 86 — 

magnetite. Esso appare assai estesamente sulla collina di San Vin- 
cenzo, appoggiantesi alle eminenze che verso occidente si ergono 
quasi gradini avanzati della massa marmorea del Monte Calvi: 
una serie di valli che hanno principio nei superiori terreni cal- 
carei, vengono a tagliare in più punti le eminenze porfiriche ; e 
tra questi segnatamente i botri di San Biagio, delle RoQchette 
e dell' Acquaviva. 

Alla medesima formazione appartengono i due filoni che af- 
fiorano nel bacino di Campiglia; essi corrono nella stessa dire- 
zione da N.O. a S.E. con inclinazione verso N.E., ed hanno 
molti rapporti fra di loro. 

n primo incomincia molto in alto sul pendio nord-ovest del 
Monte Calvi e si dirige attraverso la parte alta delle valli delle 
Ginevre e dell' Ortaccio: la sua potenza varia dai 6 ai 15 metri, 
e contiene sovente grossi cristalli di feldispato e di quarzo, del 
mica bruno, e molti piccoli frammenti di pirite e di cordierite. 

Il secondo filone scorre ai piedi del Monte Bombolo, tra 
Bocca San Silvestro ed il Palazzo Lanzi, e mostrasi a giorno sin 
nella Valle di Fucinala. 

Il porfido quarzifero del filone nella piccola Valle dell' Ortac- 
cio diede all' analisi 

Silice 70,93 

Allumina 16,38 

Ossido di ferro 0, 36 

Calce 0,32 

Magnesia 0, 58 

Potassa 5, 47 

Soda 4, 52 

Acqua 1,50 

Totale 100,06 

L' augitofiro di Campiglia ha una estensione assai limitata. 
In esso si distinguono i cristalli di Feldispato Ortose e triclinoe- 
drico, di Augite e Ferro magnetico, insieme a lamine di Mica 
ed a piccoli nuclei di Quarzo, di Epidoto, e talvolta di Olivina. 
Da due frammenti di aspetto diverso provenienti dalla Cava so- 
pra r Ortaccio presso la Buca dell'Aquila, si ebbe l'analisi 
seguente : 



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— 87 — 

Colore Colore 

Verde-grigio chiaro Verde oscuro 

Silice. . . 57,95 38,88 

Allumina 12,52 4,23 

Ossido di ferro . . . 5,44 27,12 

Ossido di manganese 1,70 6,94 

Calce 3,80 1,85 

Magnesia 5,27 12,16 

Potassa. 4,78 0,19 

Soda 3,27 0,35 

Acqua 5,49. .... 8,86 

Totale. . . 100,22 100,58 

Esistono presso Campiglia due filoni metalliferi, la cui massa 
essenzialmente augitica contiene sparsi piccoli nuclei di Blenda, 
di Galena e di Pirite Cuprica ; V uno a Sud-Ovest, lavorato alla 
Cava del Temperino, l' altro a Nord-Est alla Cava del Piombo. 
Ambedue scorrono parallelamente da Sud-Sud-Est a Nord -Nord- 
Ovest. In essi filoni possono distinguersi due varietà di augite, 
r una verde oscura ricca in ferro, l' altra grigio-bruna o grigio- 
verdastra ricca in manganese. All' analisi queste due varietà die- 
dero i seguenti risultati: 

Augite ferrifera Augite manganifera 

Silice 49,06. ..... 49,23 

Allumina 0,19 0,37 

Ossido di ferro. . . . 26,23 1,72 

Ossido di manganese. 9,04 26,99 

Calce 11,36 18,72 

Magnesia 3,42 1,81 

Acqua 0,38. 1,54 

Totale. . . 99,68 100,38 

Nelle druse della massa augitica di Campiglia ritrovasi l'Il- 
vaite accoppiata con quarzo, sovente in belli e grossi cristalli. 
La sua analisi diede i risultati seguenti : 

Silice 29,53 

Ossido di ferro 57,50 

Ossido di manganese .... 2,17 

Magnesia 0,71 

Allumina 0,52 

Calce 4,24 

Acqua ed Alcali . 5,33 

Totale. . . 100,00 

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— 88 ~ 

H filone occidentale comincia al Sud presso la Cava del Tem- 
perino, nella piccola valle di Fucinaja, dove scorre in un calcare 
bianco semicristallino, e con inclinazione verticale assume la sua 
massima potenza di 30 a 40 mietri. La massa del filone è quivi 
essenzialmente composta della già citata augite di colore verde 
oscuro, la quale appare talvolta in masse radiate, e tal altra in 
forma di zone. Hawi quindi Tllvaite in masse bacillari, ovvero 
in rognoni irregolari. Fra i minerali metallici dominano dapprima 
le piriti di ferro e di rame, poscia la Galena e la Blenda. Alla 
ganga essenzialmente composta di augite e di ilvaite aggiungonsi 
pure frammenti di quarzo e di calcare spatico. 

Quantunque il filone del Temperino si trovi ordinariamente 
nel calcare bianco già citato, pure si mostra benché interrot- 
tamente, in un calcare rossastro molto fossilifero che ritro- 
vasi superiormente al suddetto : in questi ultimi strati il filone 
si suddivide in molte piccole vene assai irregolari. 

Proseguendo nella direzione di Nord-Ovest, si va a cadere 
sul destro lato della piccola valle dell' Ortaccio, in cui è aperta 
la Cava dello stesso nome in una porzione del filone composta 
essenzialmente di ilvaite, entro cui scorrono due vene di porfido 
augitico, ed alcune piccole fascie di augite bacillare : tra il por- 
fido e r augite trovasi una piccola zona di contatto intieramente 
composta di Epidotite. Poco al disopra verso Nord-Ovest, rag- 
giungesi la Buca sopra l' Ortaccio, dove nuovamente appare il 
porfido quarzifero al lato Nord-Est del filone, il quale quivi mo- 
strasi composto come segue, andando da Nord-Est verso Sud- 
Ovest : Porfido quarzifero ; Ilvaite ; Porfido augitico ; Ilvaite ; 
Augite bacillare ; Porfido augitico ; Ilvaite. AH' ilvaite ed all' au- 
gite bacillare sono quivi commisti dei nuclei irregolari di pirite 
cuprica, con poca galena e blenda : trovansi pure in mezzo alla 
nera massa ilvaitica delle magnifiche druse, le cui pareti sono 
tappezzate di cristalli di quarzo. 

Pochi passi lontano dalla citata località verso Nord trovasi la 
Buca dell'Aquila larga una diecina di metri, e profonda un 
trenta circa; essa deve la sua formazione ad antichi lavori di 
estrazione. In una seconda antica escavazione che esiste presso 
la Buca, sul colle delle Fessure, ritrovasi la JBuratife od Orical- 
cite in lunghi aghi raggruppati fra di loro di colore azzurro e 



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— 89 — 

di lucentezza madreperlacea : la sua analisi diede il risultato se- 
guente : 

Acqua ed Acido Carbonico. 39, 16 

Ossido di zinco 26, 98 

Ossido di rame 4, 17 

Calce 29,69 

Totale 100,00 

Procedendo sempre nella stessa direzione trovasi la Cava 
del Rame formata dagli immensi lavori degli antichi con una 
profondità di non meno di 200 metri. 

Nella parte più settentrionale del filone, l'ilvaite ed il por- 
fido augitico mancano, in luogo dell' augite ferrifera hawi quella 
manganifera, ed in luogo della blenda bruna quella gialla: la 
ganga augitica, che anche quivi è raggruppata in masse bacil- 
lari, si spinge altresì nella massa calcarea e vi forma molte pic- 
cole ramificazioni talvolta assai uniformi in potenza e direzione, 
e spesso anche interrotte dalla massa del calcare : presso il con- 
tatto di questo coll'augite appaiono sovente dei piccoli nuclei di 
quarzo grigiastro. Nella zona di contatto fra P augite ed il 
porfido quarzifero appare anche quivi l' Epidotite, che forma pur 
essa piccole masse bacillari. 

Nella regione situata a N.E. del filone del Temperino tro- 
vasi r altro filone lavorato alla Cava del Piombo : come il primo 
esso non si presenta in una massa compatta e continua, ma 
bensì costituito da vene di differente natura insieme sovrappo- 
ste, il cui complesso si dirige da S.S.E. verso N.N.O. Esso si 
può seguire dall' Alta Valle dell' Ortaccio, sul colle di Palaz- 
zetto, nella Valletta di Ciavaro, fino nella Val delle Strette. Il 
porfido quarzifero trovasi in contatto con questo filone Jtiella sola 
parte meridionale del nledesimo, mentre alla Cava del Piombo 
esso si dirige isolatamente entro la massa calcarea. Importanti 
lavori eseguirono gli antichi sopra questo filone, come puossi ve- 
dere specialmente nella sua parte più meridionale.. 

La località più importante di cotesto filone è senza dubbio 
la Cava del Piombo situata ad oriente del castello di S. Silve- 
stro, dove presenta una potenza di 20 a 25 metri, ed è compo- 
sto da colossali masse sferoidali di augite bacillare di color 



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— 90 — 

verde oscuro. La massa centrale del filone consta di blenda 
bruna, di galena, di pirite di rame e pirite di ferro, minerali che si 
estendono anche in piccole vene traverso la ganga augitica : tro- 
vansi pure nella augite molte druse le cui pareti sono tappez- 
zate da grossi cristalli di quarzo, di dolomite e di ferro spatico. 
Anche V ilvaite riscontrasi nella Cava del Piombo tanto in fram- 
menti irregolari che in nidi, mescolandosi colla massa augitica 
e metallica. Come prodotto di decomposizione ritrovasi pure nel 
filone la calamina. 

L'ultima cava aperta in questo filone verso Nord è la Cava 
del Colombo. 

Oltreché nei due accennati filoni del Temperino e della Cava 
del Piombo, esiste V augite bacillare come diga nella massa cal- 
carea anche sulla sommità del colle di Acquaviva, separato dalle 
alture di Monte* Calvi dalla Valle dei Marmi: questo filone 
si estende probabilmente anche attraverso il calcare rosso, e 
non è punto accompagnato da rocce porfiriche. Dalla massa 
augitica diramasi una moltitudine di piccole vene, le quali con- 
servando la struttura bacillare, corrono di sovente in direzioni 
parallele fra di loro. Il contatto del filone colla massa calca- 
rea è nettamente definito, ed in tale posizione si riscontrano 
sovente V ilvaite, la galena e la pirite sia in sottili strate- 
relli, sia in piccole masse isolate. Anche questo filone dell' Acqua- 
viva fu oggetto di importanti lavori degli antichi, come lo 
provano le imponenti escavazioni che si ritrovano lungo il suo 
corso, fra cui havvene una che raggiunge la profondità di ben 
120 metri. 

Da quanto si è esposto intomo ai giacimenti metalliferi del 
Campigliese deducesi che i medesimi non si possono collocare in 
alcun posto nelle classificazioni proposte per simili formazioni: 
i filoni di Monte Calvi costituiscono una formazione sui generis^ 
che sino ad ora in niun altro luogo si è potuto riscontrare. Que- 
sto però non esclude che esistano alcune analogie manifeste con 
filoni di altre località, e nominatamente con quelli del Capo Ca- 
lamita e di Rio-Manna nell'Isola d'Elba, e di Val Castrucci 
nella stessa Maremma toscana. Sul pendio orientale della Punta 
nera di Calamita trovansi in stretto rapporto con banchi calcarei 
alcune grandi masse apparentemente stratificate di augite ferri- 



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— 91 — 

fera di color verde oscuro disposte a masse bacillari, unitamente 
ad ilvaite compatta: parimente presso la Torre di Rio appare 
r ilvaite con augite formanti delle druse nel calcare o riempiendo 
le cavità di uno scisto talcoso. Val Castrucci, poco lungi da 
Massa Marittima verso Sud-Est, è la più elevata porzione del 
Botro della Valle: ivi si osservano sul pendio del Poggio di 
Brenna fra gli strati calcarei e gli scisti, delle vene di pirite cu- 
prica, soventi volte accompagnate da una specie di roccia verde 
estremamente tenace, la quale in alcuni punti passa ad una vera 
augite bacillare. Più lungi osservasi una massa augitica sorgere 
verticalmente dagli strati calcarei e dagli scisti. Questa roccia 
augitica è d' ordinario ricca in quarzo, e nel suo intemo trovansi 
spesse volte dei cristalli di galena insieme a piccoli nuclei arro- 
tondati di pirite cuprica. Dal lato destro del torrente trovasi una 
serie di filoni-strati composti di augite bacillare con quarzo, for- 
mante la ganga della pirite medesima. Dunque nella Val Ca- 
strucci noi rinveniamo precisamente dei filoni di augite bacillare 
impregnati di pirite cuprica, intersecanti gli strati calcarei e 
gli scisti: manca peraltro la ilvaite tanto caratteristica di 
Campiglia. 

Conchiudendo diremo che quantunque nessun dubbio fondato 
possa elevarsi sulla origine eruttiva della massa principale dei 
filoni di Campiglia, pure sembra cosa accertata che il loro riem- 
pimento siasi compiuto in epoca posteriore, per opera di subli- 
mazioni od eruzioni parziali. Escludesi però assolutamente l'idea 
d'un riempimento avvenuto per azione delle acque esteriori: la 
circostanza delle piccole vene che in numero grandissimo si di- 
partono dalla massa centrale del filone per spingersi nella massa 
calcarea, dà a conoscere indubbiamente che tutte quelle masse 
derivano la loro origine dall'interno della terra. 

Puossi invece a ragione domandare qual rapporto esista tra 
la massa del filone e quelle del porfido augitico e del porfido 
quarzifero che ne sono in contatto. 

Dalle osservazioni di fatto eseguite nella Cava dell' Ortaccio 
ed in quella del Piombo, risulterebbe provato che il porfido au- 
gitico non è altro che una parte del quarzifero modificato pel 
suo passaggio attraverso la massa ilvaitico-augitica del filone 
preesistente: per tal modo due rocce fra di loro affatto diffe- 



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— 92 — 

renti tanto chimicamente che mineralogicamente, possono essere 
ideritiche per origine, dovendosene attribuire le differenze alle 
circostanze diverse a cui fu soggetta la loro eruzione. 

Queste considerazioni di un ordine affatto teorico, qualora 
fossero completate da ulteriori osservazioni ed indagini sulla na- 
tura delle rocce componenti, potranno servire di guida ad una 
più perfetta conoscenza dell'origine dei filoni Campigliesi. 



NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE. 



l\ — Geologia dell' Italia per il Prof. G. Omboni. 
miano 1869. 

L' autore ha raccolto in questo volume tutto quanto hawi di 
accertato in fatto di conoscenza geologica dell' Italia, servendosi 
per questo delle migliori opere e carte geologiche pubblicate si- 
nora, e delle quali l' autore dà in fine del volume un catalogo 
affinchè si possano consultare da chiunque desiderasse acquistare 
nozioni più estese in materia. Per molte parti d' Italia da lui 
visitate, r autore descrive le cose vedute o rettifica le osservazioni 
altrui. Alla descrizione geologica esso fa precedere una prima 
parte quasi esclusivamente geografica in cui parla della forma e 
dimensione delle varie parti d'Italia, della loro orografia ed idro- 
grafia, del clima e sua influenza sulla distribuzione della vegeta- 
zione, del mare e delle lagune italiane, delle ghiacciaie alpine, 
in una parola di quanto concerne la geografia fisica del nostro 
paese. A queste prèmesse fanno seguito le descrizioni geologiche 
incominciando dalla grai^de regione alpina e procedendo da oc- 
cidente ad oriente; viene quindi tutta la regione apenninica dal 
Colle di Tenda alla estrema Calabria: un capitolo speciale è 
poscia dedicato alla Sicilia, un altro alla Corsica e Sardegna, ed 
un terzo alla regione vulcanica dell'Italia media e meridionale. 
L' opera termina con un cenno sulla struttura e storia geologica 
d' Italia, e con una particolareggiata statistica delle sorgenti 
minerali. 



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— 93 — 

Sono unite al volume le seguenti carte geologiche in pic- 
cola scala: 

I. — Alpi Occidentali e Marittime (secondo Sismonda, Pa- 
reto, Gerlach, Sella, Gastaldi, ec), 1869. 

II. — Alpi Italiane dal Lago Maggiore all' Isonzo (secondo 
Studer, Escher, Haiier, Pirona, Stoppani, ec), 1868. 

III. — Valgana e dintorni del Lago di Lugano (secondo Ne- 
gri e Spreafico), 1869. 

IV. — Italia Centrale (secondo Savi, Meneghini, Cocchi, 
Scarabelli, ec), 1868. 

V. — Dintorni del Golfo della Spezia . (secondo Capel- 
lini, 1863) e parte S.O. delle Alpi Apuane (secondo Cocchi), 1864. 

VI. — Sardegna (secondo La Marmora), 1856. 

VII. — Abbozzo dell' Italia Centrale e Meridionale e delle 
sue Isole, 1868. 



2. — Guida del Viaggiatore geologo ec, 
per Scaeabelli-Gommi-Flamini. — Imola 1870. 

È un foglio nel quale l'autore ha rappresentato la regione 
apenninica compresa fra le strade ferrate Pistoia-Bologna, An- 
cona-Fossato, r Adriatico e la cresta dell' Apennino; in cui l'au- 
tore vi ha posto sopra una serie di sezioni geologiche eseguite 
attraverso la suddetta regione, in rispondenza di altrettante 
strade trasversali che dal littorale adriatico si dirigono verso la 
parte culminante della catena. Tali sezioni sono disposte possi- 
bilmente nella direzione delle località che rappresentano, e sono 
illustrate con una succinta indicazione delle cose più rimarche- 
voli a vedersi lungo le medesime. 

I terreni stratificati che formano la regione sono i seguenti : 
Pliocene, Miocene, Eocene, Cretaceo, Colitico, Liasico. Serve questo 
lavoro onde riconoscere a primo colpo d' occhio l' andamento, la 
posizione e le correlazioni stratigrafiche dei medesimi, le linee di 
faglia, di discordanza e di ripiegamento degli strati che li co- 
stituiscono. La carta è orientata in senso inverso di quello che 
costantemente si pratica, e questo ha fatto l'autore nell'inten- 



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— 94 — 

dimento di giovare al comodo de' viaggiatori che venendo dalle 
parti settentrionali per la strada ferrata si dirigono ad Ancona. 
Ci sembra che questo genere di lavoro dovrebbe trovare imitatori, 
per il maggiore progresso della conoscenza del nostro paese, alla 
quale anche in questa occasione V Autore contribuì in quel modo 
solido ed accurato che lo caratterizza eminentemente. 



3. — Note ad un corso di Geologia, per il Prof. A. Stoppani 
Voi III. Geologia Endografica. Milano^ 1870. 

È uscito da poco tempo il terzo ed ultimo volume del corso 
di Geologia per gli allievi ingegneri della Scuola di Milano pub- 
blicato dal Professore A. Stoppani. Questo volume è destinato 
a quella parte della geologia che V Autore ha voluto chiamare 
Endografica. Essa contiene uno studio speciale sui fenomeni del 
così detto plutonismo cioè il vulcanismo in genere, V origine e 
modo di emersione delle rocce cristalline nelle 'varie epoche 
geologiche, le cause dei sollevamenti delle montagne e delle 
oscillazioni della crosta terrestre, il gran fenomeno del meta- 
morfismo, infine la formazione di certe rocce speciali non an- 
cora chiaramente spiegata. In questo lavoro che è il complemento 
delle due prime parti, sono svolte le applicazioni della fisica, 
della chimica e della meccanica alla geognosia, si citano e di- 
scutono le osservazioni in proposito e le ipotesi dei più valenti 
moderni geologi come Scrope, Bischoff, Daubrèe, ec. e vi seguono 
le conclusioni dell' autore le quali talvolta anche s'appoggiano 
ad osservazioni e idee sue proprie ed originali. Tra le più im- 
portanti di tali conclusioni si possono citare le seguenti : 

Abolita per le rocce cristalline di origine emersoria — come 
graniti, porfidi, trachiti, serpentine, basalti antichi e moderni — 
la distinzione mantenuta generalmente nelle scuole di plutoniche 
(ipogeniche di Lyell) e di vulcaniche, si pensa ora da molti che 
tutte consistessero originariamente in un impasto idro-termale 
ossia in una massa di minerali diversi pregna di acqua ad alta 
temperatura, la quale svolgendosi in vapore ne produceva l' emer- 
sione durante le varie epoche geologiche per le fessure prodot- 

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— 95 — 

tesi nella crosta terrestre appunto come succede alle lave degli 
attuali vulcani, cioè in forma di dicfie o di estese colate che 
poteano così intercalarsi ai depositi sedimentari delle , epoche 
istesse. Secondo questo modo di vedere la sola differenza fra i 
basalti e le lave moderne da una parte ed i graniti, porfidi, ec. 
dall' altra, sarebbe in ciò che queste emergevano da vulcani sot- 
tomarini sotto grandi pressioni di acqua e perciò senza l'appa- 
rato del cono di deiezione. I sollevamenti delle montagne e le 
oscillazioni della crosta terrestre sono dovute a variazioni rela- 
tive di volume nelle masse di rocce sottostanti alle diverse lo- 
calità, variazioni dipendenti da reazioni chimiche e conseguenti 
temperature più o meno elevate che vi si producono. Le eruzioni 
dei vulcani antichi e moderni anzi che la causa dei sollevamenti 
ne sono la semplice conseguenza, dacché i magma idro-termali 
sottostanti trovarono nelle fessure prodottesi durante quei feno- 
meni di inalzamento e di abbassamento una via più comoda per 
erompere all'esterno; tant'è che i vulcani in generale si trovano 
di preferenza al piede dei grandi rilievi terrestri. Si parla poi 
delle varie cause del metamorfismo, in piccola ed in grande 
scala, e sulla generazione di alcuni speciali depositi come il mi- 
nerale ferrifero, il solfo, i gessi, e la dolomite in grandi strati 
cui r autore ritiene d' origine organica, dovuta cioè a speciali 
zoofiti; infine delle eruzioni fangose i cui prodotti avrebbero 
un' importanza fin qui poco conosciuta. In tutti questi fenomeni 
endografici risulta essere capitale l' azione dell' acqua ridotta ad 
una temperatura più o meno elevata ed a forte pressione. 

Se di alcune tra queste ardue questioni non e' è ancora per- 
messo lo accettare tutti i particolari senza certe riserve, ciò 
nondimeno ci sembra che nel maggior numero dei casi esse bene 
rispondano ai fatti naturali rettamente osservati: ed il nuovo 
libro presentando ai cultori della scienza una ricca sintesi di 
quanto oggidì si possiede in fatto di simili studii, addita una via 
feconda ed in parte nuova da seguire per giungere a più grandi 
e certi risultati. 



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— 96 



4. — Briozoi Pliocenici Italiani, per il Dottore A. Manzoni. 

È una Memoria presentata alla Società di Scienze Naturali 
di Vienna nella seduta del 7 gennaio 1869, nella quale l'autore 
descrive alcune specie di Briozoi Pliocenici per lo più rare ed 
anche nuove raccolte nelle colline di CastelP Arquato nella zona 
pliocenica parmense, corredandole con due belle tavole in lito- 
grafia. Sopra diciotto specie descritte, sette sono affatto nuove, 
cioè: Membranipora. Reussiana, Manz.\ Lepralia rudis, Mane.\ 
Lepralia umbonata, Manz. ; Lepralu disjtjncta, Manis. ; Lepralia 
uTRicuLus, Manz. ; Cellepora punctata, Matlz. ; Cupularia Reus- 
siana, Manz. 

In una seconda contribuzione presentata nella seduta del 
l"" aprile dello stesso anno il dottor Manzoni espone una seconda 
serie di briozoi provenienti da depositi miocenici, pliocenici e qua- 
ternari di varie località italiane illustrandoli con due tavole litogra- 
fate. Le forme provengono specialmente dalle colline di Volterra, 
da quelle di Pisa, e dai conglomerati post-pliocenici di Livorno : 
esse sono in numero di diciotto, di cui viene per la prima volta 
indicata la Membranipora exilis, Momz. 



5. — Pétrifications remarquahles des Alpes Suisses 
par W. A. OosTER. IV. Le CoraUien de Wimmis. Berna, 1870. 

È uscito da poco tempo il quarto volume di questa interes- 
sante raccolta, il quale è dedicato alla illustrazione della ricca 
fauna fossile del calcare corallifero di Wimmis nell' Oberland Ber- 
nese : in esso volume sono descritte ed accuratamente litografate 
in 24 tavole un centinaio circa di specie diverse, la più parte 
delle quali appartenenti a gasteropodi. Tutti i fossili quivi de- 
scritti e figurati sono radunati nel Museo di Berna. 

Come introduzione a questo lavoro hawi una notizia geolo- 
gica sul corallifero di Wìdmiiìs del signor C. de Fischer-Ooster. 



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— 97 — 



6. — Bescription desMoUusquesFossiles de la Graie des environs 
de Lemberg en Galicie par É. Favre. Bdle^ 1870. 

È un importMite lavoro che fa seguito agli altri del pari im- 
portanti pubblicati sullo stesso soggetto da Kner negli anni 1850-52, 
e da Alth nel 1850, ed in certo qual modo li completa per 
nuove specie di fossili aggiunte. L'autore incomincia la sua 
descrizione con un cenno geologico intomo al terreno cretaceo 
della Galizia che egli divide in tre piani, al più recente dei quali 
appartengono gli strati calcareo-marnosi fossiliferi dei dintorni 
di Lemberg. Passa in seguito alla descrizione di 205 specie di 
molluschi di cui 170 bene accertate, comprese le nuove in numero 
di 50 circa, il tutto corredato da tavole accuratamente disegnate. 
Oltre alla descrizione l' autore dà anche per ciascuna specie una 
sinonimia quanto è possibile completa, e per di più V indicazione 
di tutte le località nelle quali fino ad ora tal fauna venne ri- 
conosciuta. 

7. — Descrizione dei Molluschi fossili nelle Colline terziarie 
della Provincia di Vicenza. 

(Beitrage Zur Eenhtiiiss der Conchylienfaana des Vioentinischen 
TertiSrgebirges von Th. Fuchs. Wien, 1870.) 

È un'altra importante pubblicazione su di argomento ita- 
1ÌM10 che si sta stampando all'estero, dovuta allo studio di un 
distinto tedesco. 

n volume annunziato forma la prima parte dell' opera colla 
quale il signor Th. Fuchs di Vienna intende descrivere e illu- 
strare la fauna malacologica dei terreni terziari del Vicentino. E 
noto a tutti che quella regione è veramente classica per lo stu- 
dio dei terreni terziari inferiori e medi ; ed è pur noto che la de- 
. terminazione esatta dei numerosi fossili che vi si incontrano debba 
definitivamente sciogliere le intricate questioni che in questi ultimi 
tempi sono sorte circa le età fra le quali debbonsi repartire le 
molteplici formazioni di località interessantissime che si chiamano 
San Gonnini, Castelgoberto, Monte Viale, Asolo, ec. 



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— 98 — 

I lodati recenti lavori di Reuss, di Laube, dì Suess e del 
nostro D' Acchiardi, non potevano per V indole loro speciale, pre- 
tendere a conseguire lo scopO/ sopra indicato, il quale solo con 
quello sul quale oggi chiamiamo V attenzione dei geologi italiani, 
potrà essere ben da vicino raggiunto. 

La memoria del chiarissimo Fuchs è illustrata da 11 bellis- 
sime tavole litografiche, come sono sempre quelle che escono dalle 
pubblicazioni della Imperiale Accademia dei Naturalisti di Vienna. 

Sono parecchie le specie nuove descritte dal Fuchs, e questo 
non farà punto meraviglia a chi conosce la dovizia paleontolo- 
gica del Vicentino, e come dopo il 1823 anno in cui A. Brogniart 
dette in luce il suo lavoro sopra quella località, nessuno si fosse 
dedicato allo studio della sua ricchissima fauna malacologica. 

In questa prima parte vengono esaminate e discusse solamente 
le specie dei gasteropoli, e dei bivalvi di Castelgomberto, di La- 
varda e San Gonnini, mentre quelle delle altre formazioni forme- 
ranno soggetto dei successivi volumi che i cultori della geologia 
e paleontogia italiana attendono certamente col maggior deside- 
rio di vederli presto stampati. 



CATALOGO DELLA BIBUOTECA DEL R. COUTATO GEOLOGICO. 

(Continuazione.) 

Casaretto. Discorso letto nelV adunanisa 3 luglio 1864 della 
Società Economica di Chiavari. Chiavari, 1864. Un voi. in-4*'. 

Caseio-Cortese (G.). Istruzione popolare di Storia Naturale. 
Parte di mineralogia e geologia. Trapani, 1865. Un voi. in-8*'. 

(Id.) Sulla costituBioìve geologica della provincia di Trapani. 
1867. (Manoscritto). 

Castelain (L.). Bassin houiller de la province de Burgos. 
Bruxelles, 1865. Un fase. in-8° con carta. 

Castelnau (F. De). Essai sur le système silurien de VAmé- 
rique Septenirionale. Paris, 1843. Un voi. in-4'' grande con tavole. 

Castinelli (R.) Bapporto dei lavori di rettificazione del canale 
che cdimenta gli opificii di Colle di Val d' Elsa. Pisa, 1858. Un 
fase, in-8'* con carta. 



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— 99 — 

Catelani (B.). Scoperta di un antico edifìcio romano. Reg- 
gio, 1862. Un foglio. 

Catullo (F. A.). Trattato sopra la costituzione geognostico-fisica 
dei terreni aMuviali e postdiluviani delle provincie venete. Pa- 
dova, 1844. Un voi. in-8°. 

(Id.) Saggio di zoologia fossile delle provincie austro-venete. 
Padova, 1827. Un voi. in foglio con tavole. 

(Id.) Memoria geognostico-zoologica sopra alcune conchiglie 
fossili del calcare giurese che si eleva presso il lago di Santa 
Croce in territorio di Belluno. Padova, 1834. Un voi. in-4° con 
tavole. 

(Id.) Osservazioni geognostico-zoologiche sopra due scritti 
pubblicati nel tomo terzo delle Memorie della Società Geologica 
di Parigi. Padova, 1840. Un fase, in-4'' con tavole. 

(Id.) Osservazioni sopra i monti che circoscrivono il distretto 
di Belluno. Verona, 1818. Un voi. in-8''. 

Centola. Elenco di opere che trattano della geologia delV Italia 
Meridionale. 1867. (Manoscritto). 

Cermelli (P. M.). Carte corografiche e memorie riguardanti le 
pietre, le miniere e i fossili delle provincie romane. Napoli, 1782. 
Un voi. in-4'' con tavole. 

Cherubini. Notizie geologiche sul mandam^entó di Atri. 1867. 
(Manoscritto). 

Chevalier (E.). Voyage autour du monde da/ns les années 1836-37 
sur la corvette la Bonite. — Partie *géologique et minéralogique^ 
Paris, 1844. Un voi. in-8° con tavole. * 

Chierici (G.). Bagguagli di uno scavo a Brescello. Modena, 1863. 
Un fase. in-4**. 

(Id.) Sulle antiche iscrizioni. Reggio, 1865. Un foglio. 

(Id.) Sulle antiche monete. Reggio, 1864. Un foglio. 

(Id.) Di una capanna delle terremare nel Beggiano. Reg- 
gio, 1865. Un fase, in-8^ 

(Id.) Iscrizioni e nuovi scavi delVAgro Brescéllese. Reggio, 
1865. Un fase. in-8°. 

Claudius (M.). Das géh'òrlabyrinth von Dinotherium giganteum. 
Cassel, 1865. Un fase, in-4'' grande con tavola. 

Coechi (L). Sulla Geologia délV Italia Centrale. Firenze, 1864. 
Un voi. in-8'' con tavole. 



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— 100 — 

Cocchi (I.). Nuova famiglia di Pesci Laibroidi. Firenze, 1864. 
Un voi. in-4** con tavole. 

(Id.) Dì alcuni resti umani e degli oggetti di umana indu- 
stria dei tempi preistorici. Milano, 1865. Un voi. in-é'* con tavole. 

(Id.) Sulla geologia délV Alta Val di Magra. Milano, 1866. 
Un voi. in-4** con tavola. 

(Id.) La misura del tempo in geologia. Milano, 1868. Un 
opuscolo in-8^. 

(Id.) Origine dei combustibili fossili. Milano, 1869. Un opu- 
scolo in-8*. 

(Id.) Proprietà ed usi dei combustibili fossili. Milano, 1869. 
Un opusc. in-8'*. 

(Id.) L' uomo fossile nélV Italia centrale. Milano, 1867. Un 
voi. in-4^ con tavole. 

(Id.) Mappe e carte, combustibili fossili, sàU, solfo, ecc. ecc. 
Relazione della Commissione per V Esposizione intemazionale del 
1862. Un voi. in-8°. 

(Id.) Geologia dell' Isola di Sardegna. (Estratto del Voyàge 
en Sardaigne del Generale Alberto La Marmora.) Un fasci- 
colo in-8°. 

Confódóration Suisse. Matériaux pour la Carte geologique de 
la Suisse. Berne, 1863 e seguenti (in corso di pubblicazione). 
6 voi. in-4** grande con atlanti e carte geologiche. 

Contejan (Oh.). Étude de Vétage Icvmmeridgien dans les envi- 
rons de Montbéliard et dans 'le Jura. Paris, 1859. Un voi. in-8'* 
con tavole. 

Coquand (H.). Monographie paléontologique de Vétage aptien 
de VEspagne. Marseille, 1866. Un voi. in-8'* ed un voi. di tavole. 

(Id.) Geologie et paleontologie de la région Sud de la pro- 
vince de Constantine (Afriqué). Un voi. in-8'* ed un atlante. 

(Id.) Traité des roches. Paris, 1857. Un voi. in-8^ 

Corda (A. J.). Flora protogcea. Berlin, 1867 e seguenti (in 
corso di pubblicazione). In-4** grande con tavole. 

Cortesi (G.). Saggi geologici degli Stati di Parma e Piacenza. 
Piacenza, 1819. Un voi. in-4° con tavole. 

Costa (0. G.). Sui pesci fossili di Bra. Un fase, con tavola. 

(Continua.) 

FIRENZE. — Tip. di G. Barbèra: 

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kno ìm 



r i e 5. 




R COMITATO GEOLOGICO 

F ITALIA. 



Bollettino N!" 4 e 5. 



Aprile e Maggio 1870. 



SOMMARIO. 

Note geologiclie. — I. Sulla geologia dei dintorni di Bormio (Valtellina), per 
G. Theobald (estratto). — IL Taglio del Viale dei Colli a Firenze, per gì' in- 
gegneri G. Grattarola, F. Momo, A. Alessandri. — III. Intorno al Conglome- 
rato dell'Adda, pel dottor L. Maggi (estratto). 

Note mineralogiolie.— I colli Euganei presso Padova, perG. vom Rath (estratto). 

Cenni necrologici. — Lodovico Pasini. — Eugenio Sismonda. 

Catalogo della Biblioteca del R. Comitato. (Continuazione.) 

Tavole ed Incisioni. — Taglio del Viale dei Colli a Firenze, pag. 124 e 125. 



NOTE GEOLOGICHE. 



I. 
Sulla geologia dei dintorni di Bormio (Valtellina). 

(Estratto dall* opera di G. Theobald e I. Weilenmann: Die Bader von Bormio 
wnd die sie umgebende OebirgtwetU — St. Oallen» 1868,) 

Chi dalle alture dello Stelvio al di sopra di Bormio discenda 
per la Valtellina sino verso Tirano, può distinguere lungo il cam- 
mino percorso ben cinque serie di terreni differenti che appar- 
tengono ad altrettanti formazioni. 



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- 102 — 

Incominciando dal giogo dello Stelvio, quivi si vedono degli 
scisti semicristallini colorati in grigio od in nero, i quali supe- 
riormente passano a delle quarziti e conglomerati quarzosi, ed 
inferiormente ad una formazione di gneis. Discendendo da quelle 
alture lungo la gran strada dello Stelvio, ed oltrepassata di poco 
la terza cantoniera, la valle si restringe straordinariamente e prende 
i' aspetto di una enorme spaccatura circondata da pareti erte ed 
altissime da cui escono rupi colossali, circondate da grossi massi 
angolosi staccatisi dalla montagna. È in questo punto della strada 
che incominciasi ad incontrare il terreno calcareo, continuazione 
di quello, dell' Engadina, e che forma tutte le alture circostanti 
sino all'altezza dei vecchi Bagni di Bormio. 

Subito al disotto del nuovo Bagno incominciano altri scisti 
grigi e verdastri che costituiscono i monti posti inferiormente a 
Bormio, e quelli delle valli Furva, Viola e Livigno. Questi scisti 
analogamente ai primi passano nelle parti superiori alle quarziti, 
e nelle inferiori ai gneis. 

Nel secondo rinserramento della valle al disotto di Ceppina 
appare un terreno intieramente cristallino composto di granito, 
diorite e sienite, formante quasi un'elissoide irregolare col suo 
grand' asse diretto da S. a N. Più ad occidente di questo giace 
una larga zona di gneis che continua fin nella Bernina, coperta 
assai spesso dagli scisti, i quali si protendono anche all' Est del- 
l' Adda, tenendo quivi il luogo del gneis. 

Poco dopo il villaggio di Sondalo incominciano gli scisti del- 
l' alta Valtellina, analoghi a quelli di Bormio e dello Stelvio, i 
quali si estendono ampiamente fino oltre Tirano, formanti una 
zona che scorre da Ovest ad Est : è a questo terreno che la Val- 
tellina deve la sua fertilità. 

Il gneis ed il micascisto più antico che va ad esso congiunto 
formano la base di tutto il sistema geologico dell' alta Valtellina 
e del gruppo dello Stelvio. Al di sopra di questi giacciono gli 
scisti grigi cristallini della Valtellina da Tirano a Sondalo, quelli 
di Bormio e del giogo dello Stelvio, formando gli scisti verdi gli 
strati superiori. Tutti questi strati sono evidentemente metamor- 
fici e da attribuirsi all' epoca paleozoica, mentre quelli che vi 
stan sotto sono decisamente azoici. 

Tutti gli scisti poi della valle di Bormio e dello Stelvio che 



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— 103 — 

trovansi intercalati tra la formazione calcarea ed il gneis, fanno 
parte degli Scisti di Gasanna: mentre le quarziti ed i conglo- 
merati quarziferi sono gli equivalenti dell'arenaria rossa permiana 
{RotMiegend€s)e dell'arenaria variegata triassica (JBww^ersand^^eiw). 

Le formazioni calcaree appartengono in generale al Trias. I 
membri inferiori di questo sono poco sviluppati e ad essi apparten- 
gono i banchi di marmo bianco giacenti a guisa di conche fra gli 
scisti di Casanna. La dolomite principale (Hauptdólomif) è quella 
che quivi presenta il maggiore sviluppo, comprendendo sotto que- 
sta denominazione anche alcuni scisti grigi calcarei appartenenti 
agli strati di Kòssen, vari strati di calcare proba;bilmente della 
formazione del Dachstein od anche del Lias inferiore, ed infine 
alcuni strati di gran potenza appartenenti agli scisti di Algau, i 
quali ultimi però non cominciano ad apparire che presso Frade 
e Livigno. 

Il nuovo stabilimento balneario di Bormio è posto sopra un 
conglomerato che riposa sugli scisti verdi: gli elementi di siffatto 
conglomerato provengono dalle Valle Viola sino al di sopra di 
Torsipiano, e dalla valle principale sin quasi sotto San Gallo. 

Gli strati di argille e ciottoli alluvionali esistenti nel bacino 
fra Torsipiano ed Isolacela, fanno presumere l' esistenza di un 
antico lago: e poiché simili detriti si trovano anche accatastati 
suir altura alle Motte ed al piede del Bosco della Costagm^ così 
si potrebbero riguardare quali morene di un ghiacciaio dell' epoca 
postpliocenica che dai monti calcarei posti più al Nord si fosse 
avanzato verso la valle dell'Adda. Accaddero poi nello stesso 
tempo degli scoscendimenti presso il Monte della Scala, ciocché 
contribuì ad aumentare la massa del detrito. 

Tracce del ghiacciaio che proveniva dalla valle di Braulio sono 
le pareti lisciate dei massi calcarei presso il vecchio Bagno, e 
molte scalfiture sulle pareti della intiera valle sino al giogo dello 
Stelvio. 

Le grandi masse detritiche impediscono di vedere distinta- 
mente presso il vecchio Bagno la roccia sottostante : lateralmente 
però si possono scorgere uscenti dalla massa incoerente gli scisti^ 
che costituiscono il terreno fondamentale di quei dintorni. 

Nelle rocce calcaree la direzione generale è approssimativamente 
dal N.E. al S.O. e l' inclinazione tra il N. ed il N.E. : quest' ul- 



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— 104 — 

tima piega al N.O. verso V Adda nelle vicinanze del vecchio Ba- 
gno, mentrechè presso il Monte della Scala V inclinazione si fa 
più decisamente dal lato di N.E. ; per modo che secondo la linea 
di direzione formasi una specie di bacino attraverso al quale 
scorre V Adda, e nel cui seno scaturiscon le sorgenti termali. Le 
pareti del bacino appartengono alla dolomite principale in cui di- 
stinguonsi delle formazioni di dolomite giallastra e di rocce sci- 
stose frammiste a calcare compatto. I tufi superiori sono di origine 
molto più recente, e vi furono depositati dalle acque termali in- 
sieme col cemento dei conglomerati a cui vanno congiunti. 

Lungo il pendio del Monte della Scala vedesi la seguente 
serie di terreni dal basso all'alto: — 1" Scisto di Casanna, gri- 
giastro, riposante probabilmente sul gneis ; — 2^ Scisto verde 
talcoso; — S'* Quarzite; — 4* Scisto grigio; — 5^* Quarzite gialla 
e bruna; più ad occidente havvi anche un conglomerato rosso ri- 
coperto da breccia calcarea; — 6"* Scisto grigio contenente del cal- 
care ; — 7^ Calcare lamellare grigio o nero ; — S"" Scisto mar- 
noso; — 9*" Calcare grigio compatto (formazione di JE?aZZ5^a#); — 
10* Scisto grigio e dolomite giallastra (formazione di EaiM)-^ — 
11* Dolomite principale (Hauptdólomit) della potenza di 130" circa, 
formante la sommità del monte. 

La massa calcarea ora indicata si estende verso occidente 
conservando la stessa posizione rispetto agli scisti, e si spinge 
per il Passo della Scala sino a Livigno mostrando però uno svi- 
luppo variabile dei singoli membri della formazione. 

Nella Val di Dentro trovansi racchiusi fra gli scisti di Ca- 
sanna parecchi piccoli bacini calcarei, ed a questi appartiene il 
bel manne bianco di Monte della Scala, dei dintorni di Pede- 
nosso e di Isolacela : quest' ultimo si continua sino a Semogo e 
ancora più in su verso Doso Resacelo. 

Presso Livigno diviene predominante l'arenaria rossa ed il 
conglomerato rosso che costituiscono il gruppo denominato del 
Verrucano. 

Discendendo dal iSlonte della Scala nella valle di Fraele si 
ritrovano degli scisti calcarei grigi per entro la massa della do- 
lomite : essi scisti appartengono agli strati di Kòssen. Altri strati 
di calcare biancastro con crinoidi e belemniti provenienti dal- 
l' Engadina appartengono al Lias medio e precisamente agli oriz- 



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— 105 — 

zonti di Adnether' e di Hierlatz, Superiormente a questi si tro- 
vano a Scanfs degli scisti grìgi con ammoniti e belemniti del Lias 
medio e superiore appartenenti agli strati di Algau. Tutte 
queste formazioni prendono verso ponente una più grande po- 
tenza, mentre ad oriente vanno quasi perdendosi e sono più 
difficili a riconoscersi : esse proseguono al di sopra della strada 
dello Stelvio, e vanno a nascondersi sotto il ghiacciaio del 
Cristallo. 

La parte settentrionale della valle di Fraele è aperta nella 
dolomite, ed i minerali ferriferi di Pedenollo che giacciono tra 
questa e gli scisti di Gasanna rappresentano la parte inferiore 
del MuscJiélìcàlJc. Nella stessa valle si trovano massi erratici for- 
mati da rocce cristalline provenienti dalla valle Viola, e venuti 
per di sopra il Monte della Scala e per la Val Gettina. 

Dalla parte orientale della valle dell'Adda, sul pendio del 
monte sovrastante al nuovo Bagno, riscontrasi dapprima la stessa 
stratificazione che dalF altro lato : però al disopra di Bormio ve- 
donsi gli scisti sotto i calcari inclinare al Sud, e poco più in 
alto vetso Nord. 

Nella piccola valle di Uzza possenti masse di gesso con brec- 
cia calcarea e quarzite, giacciono sotto la dolomite e riposano 
immediatamente al di sopra degli scisti verdi e delP arenaria 
rossa (vernicanó). 

Nella valle Zebrù ed in quella di Forno appariscono, come 
già si disse per la valle Viola, giacimenti di marmo bianco in- 
tercalati fra gli scisti di Gasanna quasi come bacini incassati nel 
Trias inferiore. La sommità del Cristallo è intieramente formata 
da dolomite principale. 

La parte più settentrionale della zona calcarea si vede assai 
distintamente da ambedue i lati della strada dello Stelvio presso 
la terza cantoniera. Il torrentello proveniente da Spondalunga 
scorre quasi lungo il confine di detta zona, e mostra la seguente 
serie di terreni dall'alto al basso : 1' Dolomite principale. 2"* Strati,: 
di Raihl. 3^ Galcare compatto di Arlberg. 4^ Strati scistosi.. 
5' Calcare di FtV^f^oria (Trias medio) e scisti lammari. ^^Bauith- 
tcacke inferiore o calcare del OuUenstein, T Arenarie e congloh 
merati rossi del vermcano (Permiano). 8» Scisti/ di 0asaiinàuì^ 
9* Gneis. Questa stessa serie di terreni ritrovasi adr^iocideiite: sul;] 



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— 106 — 

Monte Braulio, sul Pedenello, al Passo dei Pastori ed oltre sino 
al lago di Binus. 

Cosa rimarchevole ad osservare è questa che tutta la massa 
calcarea della valle di Bormio e del pendio dello Stelvio, si im- 
merge più al nord sotto le rocce cristalline, le quali con varie 
ondulazioni continuano sotto la massa dolomitica delP Umbrail e 
scompaiono poi più al nord sotto i terreni calcarei verso Santa 
Maria e la valle di Miinster. 

Al piede dell' Umbrail giace uno strato gessoso, mentre nelle 
parti alte hawi esclusivamente lo scisto di Casanna riposante 
sul gneis. Parimenti sull'altura del Passo vedonsi dal lato di 
Nord gli scisti di Casanna, e più sotto la dolomite. 

Nella valle Viola, all' infuori dei pochi lembi calcarei di Iso- 
lacela, non esiste che scisto di Casanna giacente sopra una base 
di gneis: il granito e la sienite dioritica cominciansi a vedere 
solamente presso il Pizzo di Campo. All' incontro la gran massa 
del monte Dosde è formata da gneis, ed in parte anche da sci- 
sti amfibolici presso i laghi Spalmo e Nero; il granito non vi si 
trova che in filoni ed in piccole vene. Nel gneis domina la di- 
rezione di E.O. e la inclinazione verso Nord. 

Il gruppo del Pizzo di San Colombano e di Piazzi componesi 
anch' esso di gneis, ma quasi sempre accompagnato da scisti di 
Casanna. La direzione è ancora quella E.O. ma l'inclinazione 
trovasi rivoltata verso il Sud sul Pizzo di San Colombano. Sui 
pizzi Piazzi, Bedasco e Bosso, come pure sulla sommità che li 
prospetta all'oriente dell'Adda, le rocce componenti essendo le 
stesse, l'inclinazione è nuovamente ripiegata verso il Nord. 

Le rocce cristalline della Serra si estendono per molto tratto : 
così nel Bosco della Costazza ritrovansi nel gneis e negli scisti 
di Casanna dei grossi ammassi di quarzo, di granito e di diorite 
sienitica, che formano le piccole eminenze all' Ovest di Ceppina. 

Nella valle Furva dominano gli scisti di Casanna passanti in- 
feriormente negli scisti neri micacei della formazione carbo- 
nifera. 

Presso Santa Caterina hawi pure uno scisto grigio argilloso- 
micàceo con molto quarzo, e lo stesso può vedersi nella valle 
del Forno, dove inoltre dei banchi d'un calcare bianco cristal- 
lino sono incassati nello scisto. 



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— 107 — 

Finalmente alle falde del Monte Confinale appaiono dei filoni 
di sienite e di porfido dioritico, racchiudenti sottili strati di 
scisto. 

L' origine delle sorgenti termali di Bormio viene dimostrata 
dalla struttura dei monti di quelle vicinanze, quale fu esposta. 
In tale località un bacino si è formato per le opposte inclina- 
zioni degli strati calcarei, i- quali verso il basso della valle si 
immergono al nord, e più in alto al sud : la massima profondità 
del bacino è nella sua parte settentrionale. Quest' ordine di cose 
fu evidentemente determinato dalle potenti masse cristalline che 
sollevando in due punti distinti la massa calcarea preesistente, 
vi determinavano nella porzione centrale una concavità in forma 
di bacino chiuso da ogni parte. 

Questa depressione, posteriormente riempita dal detrito gla- 
ciale,, misura air incirca una profondità di 1500 m., alla quale 
regna già una temperatura che permette all'acqua di sgorgare 
alla superficie con 39** C. 

Probabilmente quest' acqua penetra fra gli strati dolomitici 
smossi per l'indicato sollevamento presso il ghiacciaio del Cri- 
stallo ed al Braulio: discesa sul fondo del bacino essa vi deve 
sopportare una tale pressione per 1' acqua che continuamente vi 
affluisce dall' alto, da determinarvi il moto di ascensione lungo 
la parete opposta del bacino fra la massa calcarea compatta e 
quella più o meno smossa del detrito glaciale. 



IL 
Taglio del Viale dei Colli a Firenze 

per ^1i Ingegneri 6. Gbàttarolà, F. Mòno, À. Alessandri.* 
Geologi del K. Comitato. 

Sugli ameni colli posti alla sinistra dell'Arno che da Porta 
Romana a Porta San Niccolò circondano la città di Firenze for- 
mandovi bella corona, da più di due anni si sta costruendo se- 
condo il progetto e i disegni del Commendatore Ingegnere Poggi 
un grandioso Viale che, nel suo complesso è chiamato Viale dei 
Colli. Nella esecuzione di un tanto lavoro si dovettero eseguire 

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— 108 — 

in vari punti dei tagli che misero a nudo la costituzione del 
terreno e agevolarono lo studio geologico dei colli suddetti. 

Il Professore Igino Cocchi nel suo lavoro L'uomo Fossile 
ndV Italia Centrale stampato in Milano nel 1867 pubblicò i tagli 
di quella parte del Viale dei Colli che in quell'anno si stava 
costruendo. — Lo studio fatto dal Cocchi riusciva importantis- 
simo per la conoscenza del terreno diluviale e per la posizione 
relativa di questo col terreno cretaceo, tanto più che in alcuni 
punti il taglio da lui pubblicato si mostrò fossilifero.* Fu poi 
eziandio opportunissima una tale pubblicazione, perchè in seguito 
pei lavori ulteriori, coi giardini e abbellimenti che vi furono 
fatti, resta ora estremamente difficile Io scorgere qua e colà la 
costituzione della collina. Non altrimenti e fra non molto dovrà 
avvenire pei tagli fatti per il proseguimento dei lavori sullo stesso 
viale dalla strada di San Leonardo a quella che conduce al ponte 
di San Niccolò. Laonde ci siamo decisi di rilevarli colla maggiore 
accuratezza ed in grande scala: riportarli quindi alla scala 
di 72,000, affinchè di questa interessante località, che per molti 
titoli dovrebbe riuscire classica, resti almeno il ricordo. Speriamo 
anche che il nostro lavoro vorrà riuscire di qualche utilità per 
ciò che il viale fra i due punti accennati taglia quel gruppo di 
rocce cretacee che qui assume il nome di Pietraforte, molto 
impiegata nelle costruzioni monumentali e nel lastrico della città. 
La Pietraforte fu nei tempi andati confusa, come si sa, col 
Macigno, e solamente dacché si conobbe il valore della forma- 
zione Nummulitica si potè separare Tuna cosa dall'altra e si 
potè allora riconoscere che i pochissimi cefalopodi fossili in 
queir epoca osservati non appartenevano già al Macigno, ma sib- 
bene agli strati sottostanti al Nuramulitico. 

Da parecchi anni il chiarissimo Marchese Carlo Strozzi sta 
preparando una grande opera sulla Paleontologia del terreno 
Cretaceo che speriamo veder presto pubblicata. Ciò che frat- 
tanto fu scritto di questa importantissima formazione si trova 
principalmente nelle Cofisiderajsioni sulla geologia della Toscana 
dei Professori Savi e Meneghini e in alcune pubblicazioni del 



* Nei punti P. M. della figura 20 a pag. 52 delF opera citata. Per la natura 
e il Talore geologico di. questi fossili ci riferiamo alla medesima opera. 



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— 109 — 

Professor Cocchi. Crediamo pertanto utile di cogliere 1' occasione 
presente per dare in poche righe una generale descrizione di 
questo terreno come si incontra nelle vicinanze di Firenze prima 
di passare alla descrizione dei tagli del Viale. 

Nella parte inferiore delle colline che sorgono dalla valle 
e fino a dififerenti altezze sui fianchi delle medesime, si pre- 
senta il terreno cretaceo. Esso è generalmente foimato da are- 
narie calcareo-silicee a grana assai fine, ossia dalla Fietraforte 
propriamente detta. Alcune sue varietà rassomigliano assai al 
Macigno ; alcune altre sono assai micacee. Talvolta tiene il posto 
dell'arenaria un calcare di cui le varietà più importanti sono: 

a) Compatto, di color ceciato, frequentemente fratturato 
con le fratture saldate, dentritiche e variamente tinte, di cui la 
pietra paesina e il cosiddetto ciottolo d'Amo dei lapidari sono 
le più notevoli varietà. 

6) Compatto, grigio-piombo, volgarmente detto Colombino ; 
oppure fissile e friabile in più direzioni, d' onde nasce quel modo 
di sfaldatura per cui in qualche luogo lo distinguono col nome 
di Sasso coltellino. 

Le rocce derivanti dalla sedimentazione argillosa altrove 
molto sviluppate, presso Firenze sono rappresentate da scisti 
più meno argillosi spesso ferruginosi color mattone, subordi- 
nati alle arenarie e ai calcari. 

La parte più profonda di questo terreno non è sempre dap- 
pertutto manifesta. La parte di mezzo è quella che ha il mag- 
gior sviluppo specialmente nei colli meridionali della città (Pog- 
gio Imperiale, Monte Oliveto, Bellosguardo, La Costa, Arcetri ec.) 

La parte superiore forma graduato passaggio al calcare num- 
mulitico soprastante, col quale sembra che in alcuni casi abbia 
comuni alcuni resti organici. 

Il Professor Cocchi, ha già indicato queste tre parti distin- 
guendole secondo la natura dei fossili che vi predominano^ co- 
sicché si hanno: 

3* Arenarie calcari e scisti con Nemertiliti: 
2* » » » con Inocerami: 

1* Pietraforte con Ammoniti. 



* L'uomo fossile nelV Italia C4entrale. 

\\* 

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— no — 

Sembra che qualche inoceramo si trovi talvolta nel piano delle 
Nemertiliti, seppure non sono le Nemertiliti che vanno talora 
più in basso. Infatti nelle Considerazioni a pag. 148 leggiamo: 
(( Sulla superficie della pietra a lastre del NemertUites Strozzii, 
» porzione di una impronta che può rappresentare parte di valva 
» di inoceramo. » Questo inoceramo si trova poi descritto a 
pag. 209 con il nome di L eocenus nob. Peraltro nelV Appen- 
dice alle Considerazioni che ha per titolo : « Nuovi fossili toscani 
illustrati dal Professor G. Meneghini, » si legge alla N* 13 : Sca- 
phites? Strozza Mgh. a Sta in questa medesima pietra (calcare 
» psammitico, ossia Pietraforte)rJnoceramws descritto nelle Cmisi- 
» derazioni come appartenente al terreno del Macigno, e che si 
» aveva quindi creduto eocenico (pag. 38). » Questo ultimo passo 
pone in qualche difficoltà nello stabilire la posizione di questo 
inoceramo, e pare che dal piano a Nemertiliti sia stato collocato 
a poco a poco in quello a Scafiti ed Ammoniti. 

Osservando per altro che le tre citazioni dell' inoceramo sono 
state motivate da altrettanti esemplari distinti, e che V ultimo, 
cioè quello di cui si parla neir appendice e che motivò la sosti- 
tuzione di J. Lamarchi Roem. a J. eocenus fu trovato erratico, 
è giusto supporre che questo provenga dal piano di mezzo ad 
inocerami, e che V esemplare citato a pag. 148 provenendo in 
realtà dal piano delle Nemertiliti, mostri che il genere passi 
dall' uno all' altro indistintamente. 

La località ove questi terreni possono essere più convenien- 
temente studiati è la Cava di Monte Bipaldi situata sul fianco 
meridionale del monte di tal nome sulla destra del torrente Ema 
a poca distanza da Firenze. Ivi il poggio è tagliato a picco, e 
questo grandioso taglio, lungo più di 250°' e alto 75°" all' in- 
circa, mostra una numerosa serie di strati d'arenaria calcarea, 
alcuni dei quali hanno una grossezza di pochi centimetri appena, 
altri invece raggiungono perfino la potenza di un metro. Questi 
banchi di Pietraforte sono per lo più intercalati da filaretti d' una 
materia argillosa fissile e spesso untuosa al tatto. L' inclinazione 
è di 25"* circa, come si può misurare benissimo sul fondo della 
cava. E siccome il taglio va nella direzione degli strati, cioè 
secondo una linea E.-O., così le testate degli strati prospicienti 
la escavazione appaiono orizzontali. Il taglio essendo verticale è 



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— Ili — 

per conseguenza inaccessibile; inoltre le frequenti frane che ca- 
giono dalFalto rendono cosa assai pericolosa il tentare la salita 
•con scale o altri mezzi consimili, per cui non riesce di fare uno 
:studio minuto, ed omettiamo quindi di dare la figura della cava 
perchè non corrisponderebbe allo scopo. Per altro la quasi tota- 
lità degli ammoniti che si conoscono della Pietraforte proven- 
gono da questa cava, e per quanto non se ne possa determinare 
con rigore la posizione nel maggior numero dei casi, pure si può 
rigorosamente stabilire che tutti quanti provengono dal terzo 
inferiore del balzo. Non mancano neppure i due piani superiori. 
A destra di chi guarda questa, altre cave si scorgono, ma più 
piccole: tutte egualmente dirette e spingentesi quasi fino sotto 
Santa Margherita a Montici, la cui chiesa è costrutta sopra potenti 
banchi di Macigno e puddinga Nummulitica soprapposti alla 
Pietraforte, e precisamente al piano delle Nemertiliti. Questo 
fatto ci fa indubitatamente conchiudere che il piano delle Ne- 
mertiliti è precisamente la parte superiore della Pietraforte. 

Non poche altre cave si incontrano al di fuòri di Porta Romana 
lungo la strada che conduce alla Certosa; ma nessuna di esse 
ha l'importanza della precedente. 

Può dirsi che in generale V imbasamento delle colline, che 
s' incontrano andando in questa direzione, cioè a ponente, è for- 
mato dalla Pietraforte. A questo terreno appartiene la cupola di 
calcari Alberesi compatti o fissili con scisti subordinati che è 
figurata nel taglio di Mosciano nelP opera di Sir Rod. Murchison : 
Memoria sulla -Struttura Geologica delle Alpi^ degli Appennini 
^ dei Carpazi.^ 

Passato il ponte di Mosciano si vedono affiorare alle falde 
della collina degli scisti galestrini racchiudenti filaretti di Pie- 
traforte che qualche volta sono gabbrizzati. Salendo la strada di 
Mosciano, avanti di giungere alla prima casa colonica, incontrasi 
un filone di diorite rossastra: poco più sopra di esso, calcari e 
scisti fortemente gabbrizzati, essendo anche talvolta lo scisto 
molto poroso e come alterato dall' azione del calore. 



' Il Taglio di Murchison parte da San Martino alla Palma. La direzione 
determinata in strati di 50" di lunghezza è di N.M.'O - S.40.»E. L* inclinazione 
è di 30*>. 



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— 112 — 

La sovrapposizione partendo dal basso all'alto è questa: 

Scisti con filaretti di Pietraforte; 
Scisti contorti e calcare Alberese; ' 

Calcare Nummulitico che passa a brecciola e ad un calcare ag- 
glomerato; contiene polipai; 
Scisti calcarei e scisti friabili; 
Calcare Nummulitico a grosse nummuliti; 
Calcari a lastre; 

Calcare Nummulitico a grana fine che passa a grossi elementi; 
Strati di calcare colombino ruvido che passa al Nummulitico; 
Scisti rossi friabilissimi; 
Scisti friabili; 

Serie di scisti, colombini, e calcari marnosi; 
Macigno. 

La Pietraforte di questa località accanto al ponte contiene 
dei Nemertiliti e alcune Fucoidi che si riscontrano anche negli 
strati superiori, o Nummulitici. Resta adunque indubitato che in 
quella e nelle limitrofe località essa va ascritta alla parte su- 
periore del terreno cretaceo e che forma un graduato passaggio 
al terreno Nummulitico. 

Nelle colline che cingono la città sulla riva destra dell' Arno, 
la Pietraforte è pure formata da rocce arenaceo-calcaree, ma è, 
generalmente parlando, poco visibile, essendo ricoperta dalla ve- 
getazione. Quivi è inoltre sconvolta dai movimenti del suolo of- 
frendo frequenti interruzioni nella sua direzione con numerosi 
spostamenti. La parte del terreno che affiora è la superiore. 
Lungo la strada di Pratolino e di Monte Senario, si osserva un 
notevole spostamento, poiché appare la Pietraforte in mezzo al 
Macigno, il quali anzi in alcuni punti sembra anche essergli infe- 
riore. Cotale rottura degli strati con evidente spostamento si 
continua per un lungo tratto, e attraversando la valle del Mu- 
gnone sembra che sia diretta ai monti della Consumma. 

Nella valle del Mugnone le parti della Pietraforte che si 
sono incontrate finora sono la superiore e la media, dappoiché 
proviene di costì il maggior numero di Inocerami finora cono- 
sciuti. Il piano degli Inocerami è prevalentemente sviluppato non 
lungi da Pontassieve nelle cave del torrente Marnia. 



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— 113 ~ 

1 calcari che si estendono da Doccia verso Val di Marina 
sono pure referibili al piano della Pietraforte. 

A Settimello dove sono principalmente sviluppati, a Sesto e 
altrove nelle cave di pietra da calce, si osservano ancora delle 
traccie di piccolissimi fossili di natura non per anco ben definita. 

I calcari che si estendono a levante della città, specialmente 
a Compiobbi sono egualmente riferibili a questo terreno. 

A distanza alquanto maggiore dalla città e precisamente in 
Val d'Elsa e d' Evola si ritrovano quando più, quando meno, 
rappresentati tutti e tre i piani della Pietraforte, quantunque 
con maggior prevalenza dei due superiori. Si comincia ad in- 
contrare andando da Gambassi a Montaione poco oltre la casa 
Malerbi dove la strada si biforca, sotto il calcare colombino e 
scisto calcareo giallastro, e si continua fin presso all' antica villa 
Filicaia, dove comincia un' altra serie di strati formati da argille 
compatte e principalmente da tufi o sabbie gialle indurite in 
una specie di arenarie tutte spettanti al Pliocene. I noti giaci- 
menti di foglie sono nella precitata arenaria. La Pietraforte che 
anche si incontra procedendo verso Camporbiano è dappertutto 
traforata dalle Foladi plioceniche e ricoperta qua e colà da de- 
positi della medesima età che si operarono nelle più profonde 
depressioni della roccia. Anche da questa regione provengono 
parecchi fossili importanti specialmente Inocerami, Nemertiliti, 
senza contare* i Zoophycos e le Fucoidi in generale. 

Considerata nel suo complesso e nei luoghi costituenti 1' area 
indicata, la Pietraforte si trova disposta in guisa di cupole risul- 
tanti da un seguito di ondulazioni ripetute, per lo più regolar- 
mente disposte, ma talvolta anche fortemente accidentate fin da 
quando i terreni superiori non vi si erano sopra disposti. Ne sia 
una prova il taglio del Viale dei Colli che noi presentiamo. 

Lo studio del Cretaceo superiore della Italia Centrale è senza 
dubbio importantissimo e in pari tempo pieno di difficoltà, il 
maggior numero delle quali spariranno allora soltanto che il 
Marchese Carlo Strozzi avrà pubblicata la sua grand' opera 
sulla paleontologia di questo terreno. Nel momento attuale noi 
non sapremmo risolverle tutte, col sussidio delle poche cose 
le quali sono state pubblicate in proposito; né possiamo per 
tanto ommettere alcune brevi considerazioni sugli avanzi orga- 



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— 114 — 

nici in questa roccia contenuti non già per farne la descrizione, 
che questa farà il Marchese Strozzi conoscere alla scienza in 
un avvenire che non può oramai essere più lontano; ma queste 
considerazioni vogliamo fare per le conclusioni che se ne pos-^ 
sono dedurre nello scopo d' intendere V origine della formazione 
cretacea superiore, ossia le condizioni nelle quali si operò la se^ 
dimentazione. 

Ci varremo a tale uopo della raccolta che è stata formata 
nel E. Museo di Firenze e delle notizie paleontologiche che il 
Professor Cocchi ci ha gentilmente comunicate, ogni qual volta, 
per averle ci siamo a lui diretti. 

Per il numero, la conservazione, la varietà delle forme, gli 
Ammoniti sono senza dubbio i fossili più caratteristici della Pie-^ 
traforte. Di questi se ne contano molte specie che a noi paiono 
per lo più nuove e difficilmente riconoscibili. 

Se ne può dare un elenco sommario in questo modo: 

1. — Ammonites varians Sow. 

2. — » peramplus Mantell. 

3. — » rhotomagensis Lk. 

4. — » Austeni Sharpe o specie affine. 

5. — » planulatus Sow. o specie affine. 

6. — » navicularis Sow o specie affine. 

7. — (Hamites) Michelii Savi * 

8. — (Turrilites) Cocchii Menegh.* diversa d^Ua precedente 
celebre specie del Micheli 

9. — A. sp. ined.^ retiforme, affine ad A, tricarinatus 
D'Orb.' 

10. — A. sp. ined.j rappresentata da uno degli esemplari 
più belli; il dorso della conchiglia è bisolcato profondamente,, 
si assomiglia molto ad A. Cocchi% Menegh. quantunque . l' accre- 
scimento di questo sembri più rapido e non faccia vedere la 
doppia solcatura esterna. 

11. — A. sp. ined., è un Ammonite con giri numerosi,, 
angusti, con mediocre ricoprimento, con coste numerose, incur-- 

* Considerazioni sulla Geologia stratigrafica della Toscana, dei professori 
C. P. Savi e G. Meneghini, pag. 127. 

* Meneghini, Nuovi fossili toscani, pag. 57. 

■ D'Orbigny, Paléont. Francaise, Terz. Crét., voi. I, pag. 307, pi. 91. 



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— 115 — 

vate, grosse, regolari. II dorso della conchiglia è liscio, rilevato 
ad aiigolo. Un esemplare ha 0"',040 di diametro. 

12. — A. sp. ined.y è un Ammonite somigliante al pre- 
cedente con giro a sezione più decisamente quadrata, coste di- 
ritte, non ricoprenti il dorso e terminato alle due estremità con 
tubercolo. Il dorso della conchiglia è carenato con carena acuta. 
Il diametro è di 0"*,020. 

Questa forma non è infrequente in piccole dimensioni, e spesso 
se ne può vedere la parte esterna che è sempre solcata. 

13. — A. sp. ined. Diversa ma non molto lontana dtilla pre- 
cedente: con coste evanescenti nella parte esterna, a quando 
a quando interrotte o bifide: con giro angusto e con piccolis- 
simo ricoprimento. Questo bel fossile che ha quattro giri distinti 
col diametro di 0",050, offre la rara peculiarità di conservare an- 
cora porzione del suo guscio. 

14. — A. sp. ined. Si hanno tre grandi esemplari da 0°',300 
a 0°',450 di diametro, quantunque mancanti della camera di 
abitazione delP animale. Questi bellissimi Ammoniti ripetono in 
grandi proporzioni le forme abituali di A, tricarinatus d' Orb. 
specialmente per il modo dell' accrescimento, ma con dorso della 
conchiglia per quanto si può vedere, senza solchi. 

15. — A. sp. ined. Questa forma è rappresentata da tre 
esemplari di 0",160, 0",200, 0"',500 di diametro. Hanno anche 
questi una conchiglia formata da giri numerosi con piccolo ri- 
coprimento, ma più larghi e più turgidi lateralmente. Questa e 
la precedente specie offrono individui veramente giganteschi e 
danno un carattere tutto speciale a questa fauna ricordando le 
forme liasiche. * 

1. Turrilites costaius Lam. 

2. » specie affine a T. Wiestii Sharp.' 
1. Toxoceras specie indet. 

A queste forme si riducono i più importanti esemplari della 
Collezione: altri ve ne sono anco meno determinabili sui quali 
non ci arrestiamo. 

* Gli esemplari della collezione insieme ai principali dei seguenti tipi ani- 
mali e vegetali, sono già figurati neir opera del Marchese Strozzi, nella quale 
se ne vedranno per conseguenza le descrizioni e gli opportuni confronti. 

• Mém, of Paléontgraf. Society of England, Fossil Mollusca of the Chalk 
of EngL 



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^ 116 — 

Gli Inocerami mostrano di esservi rappresentati da parec- 
chie specie fra cui principalmente 

1. Inoceramus Gripsii. Goldf. 

2. Inoceramus Cuvieri d' Orb. 

Cogli Inocerami non sono infrequenti alcuni fossili assai sin- 
golari che sono formati da un lungo tubo sormontato da una 
grossa spiga pressoché cilindrica, bipartita, a pinnule laterali più 
meno numerose a seconda degli esemplari. Le pinnule sono 
parallele, solcate, regolari. Talvolta la parte sterile o tubo si ri- 
trova sola con le pinnule inferiori solamente: talvolta invece 
si trova la sola spiga ossia la parte che sostiene le pinnule. 

n prof. Cocchi considera questi singolari fossili come Zoan- 
todemi della famiglia dei PennaMarii ì quali ebbero secondo il 
suo modo di vedere un organismo così ricco di spicule da ren- 
derne possibile la fossilizzazione. 

Di questi fossili se ne hanno dei grandi e dei piccoli esem- 
plari, e nella Collezione se ne trovano almeno due forme per- 
fettamente distinte. Una la troviamo indicata col nome di 

Pennatulites longespiccUa Cocchi, 
air altra invece fu dato nome dì 

Pennatulites Meneghina Cocchi. 

Non sapremmo far meglio conoscere questi fossili (per la 
descrizione de' quali rimandiamo i lettori all' opera del Mar- 
chese Strozzi) se non col paragonarli alla fig. 56 della Tav. VII 
{Pteroides elegans) e alla fig. 58 della Tav. IX (PtUosarcus 
sinuosus Gray) della Monografia della fam. dei Pennatularii del 
prof. Skb. RiCHiABDi (Bologna 1869). I nostri fossili hanno 
dimensioni gigantesche comparativamente alle specie viventi: 
hanno il tubo o porzione sterile del zoantodema molto più lungo 
della parte che porta le pinnule; non hanno rigonfiamenti come 
nel Ptilosarcus, e nell' insieme delle forme offrono molta regola- 
rità e dovettero abbondare di spicule uniformemente diffuse per 
tutta la parte del corpo. 

È probabile che altre Pennatularie si riconosceranno in seguito 
nella Pietraforte, e questo sarà il compito del chiarissimo autore 
che ne studia gli avanzi fossili. Certi corpi cilindrici sottilissimi 
che hanno un'apparente articolazione sui fianchi, la quale però 
non ha che fare con quella dei Crinoidi, si dovranno probabil- 



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— 117 — 

mente riferire a qualche genere di questa famiglia come Virgu- 
laria o consimile. Alcuni rilievi lisci, serpeggianti, sottili sono 
forse dovuti alla presenza dell' asse calcareo intemo di alcuni 
Pennatularii. *■ 

Al seguito di questi fossili possiamo mettere altre forme or- 
ganiche meno bene definite. Sono riferiti nella Collezione a Brio- 
zoari ramosi alcuni rilievi formati da un cilindro centrale sui 
lati del quale si distaccano dei rami laterali formanti col ramo 
centrale un, angolo di éO'*. H margine esterno de' rami laterali 
è rotondeggiante e a guisa di costola. L'interno sostiene un 
gran numero di piccole appendici o braccia, che gli danno un 
.aspetto ramoso a ramoscelli apparentemente articolati nascenti 
nell'ascella e su tutto il margine intemo del ramo medesimo. 
La superficie del ramo principale è minutamente sagrinata con 
strie oblique. 

Alcune grandi lastre di Pietraforte ne sono interamente ri- 
coperte. 

Altri corpi a rilievo hanno una estremità avvolta a spira del 
diametro variabile da 15°*'°*- a 30"'"* : mentre l' altra estremità 
si sposta con andamento leggermente flessuoso. 

Questi corpi, che ricordano le Sàbélle, sono quelli che si tro- 
vano indicati dal Mortillet.* 

Finalmente altri corpi vi sono formati da articoli sovrappo- 
sti con ramificazioni remote, articoli rotondati esternamente 
molto compressi e raccorciati. 

I rami laterali sono di varia dimensione. I minori spesso isolati 
e offrono distinta la loro stmttura articolare sebbene minutissimi. 

Le Vermicolazioni sono numerosissime specialmente nella se- 
rie più alta, e se ne possono distinguere molte forme che tro- 
viamo indicate nella Collezione coi nomi di 
NemertUites meandrites, Savi et Mgh.; 
Nemertilites Strozzila Savi et Mgh.; 
NemertUites? T ernia Savi et Mgh.; 
Lumòricaria spiralis^ Savi et Mgh. 

* Dobbiamo le notizie paleontologiche contenute in questa nota al professore 
Cocchi, il quale gentilmente ce le ha favorite. 

* Note sur le Crétacé et le Nummulitique des environs de Pistoia. Atti 
della Società italiana di Scienze Naturali, 



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— 118 — 

Fra le piante si possono citare: 
Pdeodidyon Stroezii^ Savi et Mgh., e altri rilievi consi- 
mili aventi forma di maglie poligone più o meno regolari : 
Zoophycos Villce, Massai; * 
Zoophycos brianteus, Massai; 
entrambi descritte collettivamente nelle Considerazioni ecc., a 
pag. 128, sotto il nome di Gorgonia? Targionii. 

Una terza forma diversa dalle precedenti e rappresentata 
da molti esemplari è contraddistinta col nome di 

Zoophycos emarginatus, Cocchi. Essa proviene dal Cretacea 
(Pietraforte) delle Alpi Apuane; assomiglia a Z. hrianteus^ ha 
lamina più espansa, e la spira più raccorciata di quest'ultima 
specie. Inoltre il margine della lamina è profondamente sinuoso. 

Da ultimo i Fucoidi sono numerosissimi ed abbondanti nei 
tre piani e di forme svariate. 

Le deduzioni che si possono ricavare dall'insieme di questi 
avanzi organici, anche in aspettativa delle più ampie ed estese 
informazioni che si aspettano dalla più volte citata opera, sono 
importantissime. 

Primieramente Fauna e Flora sono decisamente marine; nes- 
suna di quelle accumulazioni di avanzi organici si osserva che 
nel macigno fanno riconoscere depositi di spiagge arenose. 

In generale gli avanzi organici provengono da organismi che 
vivono in acque poco profonde e in bassi fondi fangosi. 

È notevole il fatto che le conchiglie specialmente dei cefa- 
lopodi si fossilizzarono in istato di mutilazione; furono per lo 
più frammenti o conchiglie rotte, la fossilizzazione delle quali 
ebbe luogo molto tempo dopo la morte dell'animale. 

Depositandosi in questo stato nel fondo delle acque si asso- 
ciarono agli avanzi degli esseri che vivevano per que' fondi 
fangosi. 

Le PennatuUtes^ gli Inocerami^ i Zoophycos^ le Fucoidi nu- 
merose sembrano confermarlo. Le prime specialmente quantunque 
formino un nuovo genere, pure fan parte di una famiglia di 
Alcionarii liberi essenzialmente conformata per abitare ne' fondi 
fangosi, fangoso-arenosi. Si sa che questi esseri non sono mai 

• Massalongo, Zoophicos, novum genus plantarum, 

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— 119 — 

aderenti ai corpi marini, essendo essi semplicemente impiantati 
colla porzione nuda o sterile del zoantodema nella fanghiglia 
marina, restando libera ed eretta la porzione polipifera, di dove 
non vengono che difficilmente divelti a motivo della profondità 
alla quale sogliono per il solito abitare. 

Le tante impronte di vermi così numerosi, specialmente nella 
parte superiore, la presenza di tanti altri abitatori del fango e 
delle arene fangose, concorrono a condurci nelle stesse conclusioni. 

Le argille furono depositate da acque cariche di particelle 
argillose ; i depositi calcareo-arenacei da correnti o da acque che 
depositavano materiali differenti. 

Vi furono impertanto delle condizioni diverse di correnti e 
di sedimenti, che con successiva vicenda si alternarono. 

Non si potrebbe poi totalmente concludere per la formazione 
della Pietraforte nelle acque profonde, e molto meno lungo un' arida 
spiaggia sabbiosa. È probabile invece che le diverse condizioni 
vi si incontrassero in tempi successivi, quando con prevalenza 
deir una e quando delle altre. 

I banchi compatti generalmente mostrano la superficie che 
guarda in alto ricoperta di rilievi organici, dei quali abbiamo 
indicato precedentemente quelli soltanto che si possono più fa- 
cilmente ricondurre ad un tipo definito. Quivi pure si incontrano 
sovente i frantumi delle conchiglie proprie del terreno, mentre 
nel bel mezzo dello strato non avviene che raramente il caso di 
trovarvi qualche corpo racchiuso. Quivi ancora si può facilmente 
notare che la superficie dello strato subì qualche logoramento 
dopo la sua formazione, che è quanto a dire che fu qua e colà 
denudato di qualche sua parte; laonde il deposito argilloso che 
per lo più vi si adagiò sopra, ne riproduce tutte le superficiali 
peculiarità come se vi fosse sopra modellato. 

Le forme vermicolari già più volte ricordate, si trovano sem- 
pre alla superficie dello strato, di guisa che si ha in quella il 
rilievo, e nella opposta, ossia inferiore del soprastante strato, si 
ha la impronta incavata. Gli è per questa stessa ragione che non 
si sogliono avere le controimpronte degli ammoniti, le quali sono 
per ordinario nell'argilla indurita o iardéllone^ che troppo fria- 
bile per natura, non viene raccolta dai lavoratori, o malamente 
si conserva. 



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— 120 - 

Questi fatti che si possono notare su vasti tratti di terreno 
e in moltissimi luoghi ripetuti, ci sembrano di molto peso per 
ritrarre la natura del fondo, e dei fenomeni che nel mare di 
quella epoca si andavano man mano compiendo. 

Né possiamo passare sotto silenzio alcune impronte peculiari 
che ci sembrano essere di quelle che i paleontologi chiamano 
fisiologiche, né quelle ancora più frequenti che chiamano fisiche. 

Vi sono talvolta, per citare un esempio, alcune piccole cavità 
sulla superficie dello strato, riprodotte in rilievo nel piano in- 
feriore dello strato soprastante, che hanno un sottil margine ri- 
levato in contorno circolare o leggermente allungato in una di- 
rezione per lo più costante in ogni esemplare, le quali ci sembrano 
della natura di quelle che in altri paesi si attribuiscono all'azione 
di goccie di pioggia. 

Più facile a riconoscersi è l'azione che esercitò sul fondo 
fangoso un sottile velo di acqua increspata dal vento, o legger- 
mente corrente. È il fatto che si vede tanto spesso ne' fiumi e 
nel mare dove la spiaggia é sottile e la superficie è leggermente 
mossa dal vento come questo avviene nella buona stagione. 

Si notano infatti degli strati che per grandi estensioni mo- 
strano la loro superficie coperta da rilievi paralleli fra loro 
e divisi da solchi di uguale larghezza e profondità. I rilievi 
offrono una regolare e moderata pendenza da una parte, mentre 
dall' opposto lato pendono e si troncano bruscamente. Sono 
evidentemente altrettante increspature di un terreno fangoso e 
molle sul quale si improntò l'ondulazione dell'acqua e del suo 
capriccioso incurvarsi in avanti e retrocedere indietro. Le piegoline 
del terreno mostrano l'onda di mota sollevata ;n alto, rica- 
dendo su sé stessa per il proprio peso la parte più elevata. 

Sono impronte consimili a quelle che i geologi notarono in 
altre regioni, che gl'Inglesi chiamano ripple-marks, ed anzi molto 
più evidenti di quelle che si trovano figurate in molti trattati.* 

Ai terreni giustamente celebrati in altre contrade per cotali 
fenomeni geologici possiamo adunque aggiungere questo italiano 
del quale non facciamo che indicare sommariamente alcuni dei 
fatti più importanti per il caso nostro, certi essendo che altri 

* D'Orbiony, Court de Paléont,, Voi. 1, pag. 32.— Lyell, Eìements ofGeoL, 
6^ edit., pag. 19. 



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i 



— 121 — 

ne dirà differentemente e meglio che noi non possiamo fare, e 
che nel frattempo in questo terreno molte più cose si scuopri- 
ranno con più accurate investigazioni. 

Bitornando al nostro punto di vista della stratigrafia della 
Pietraforte e della natura de' fossili, ne ricaveremo le seguenti 
conclusioni : 

1** La Pietraforte è sempre ed ovunque un deposito essen- 
zialmente marino del Cretaceo superiore dal green-sand supe- 
riore a tutta la creta bianca. 

2° n deposito si formò in acqua alternativamente molto e 
poco profonda sotto l'azione di correnti di varia natura, e di 
acque dalle quali si depositarono quando argilla e quando cal- 
care con argilla o con sabbia e silice. 

3° Vi furono momenti ne' quali la deposizione delle terre 
nel fondo dell' acque rimase interrotta, e allora lo strato formato 
subì r azione devastatrice dell' onda. 

4° Talvolta le acque furono bassissime, ed il fondo melmoso 
ricevette e potè conservare le impronte del movimento ondoso 
della superficie comunicantesi al fondo.' 

5* Alcune impronte fisiche e certe peculiari screpolature 
della roccia sempre normali alla stratificazione, mostrano che il 
deposito fu anche ad intervalli di tempo in istato di emersione : 
cosicché le acque quando si distesero e quando si ritirarono da 
uno stesso luogo. 

6** Nel complesso della durata di tempo in cui la Pietraforte 
si depositò, ebbe luogo un prevalente abbassamento del fondo 
di questo tratto del mare cretaceo, perchè potessero conservarsi 
le acque di moderata profondità, malgrado l' accumularsi de' de- 
positi e le frequenti oscillazioni del suolo. 

7^* I depositi a misura che si formavano andavano quindi 
soggetti a dislocamenti parziali, e la disposizione a cupola de- 
gli strati aveva avuto già luogo in gran parte quando il cal- 
care Nummulitico si formò. 



* The ripple-marks, raindrop-impressions, and footprints,.,, show, where- 
ver they occur, that the layer was for the time a half-emerged mud or sand 
fiat; and, as they extend through much' of the rock, there is evidence that 
the layers in general were not formed in deep water, — Dana, Manual of Geo- 
logy, Philad., 1869, pag. 439. 



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— 122 — 

Veniamo ora alla particolare descrizione del taglio del Viale, 
meglio dei tagli, in quanto che essi sono in numero di dieci, 
che passiamo a descrivere partitamente. 

V Taglio. — Fiancheggia il primo tronco di strada alla sini- 
stra di chi partendo dal Ponte di ferro fuori Porta San Niccolò per- 
corre il Viale. — Questo primo taglio (Fig. N"* 1). si compone di 
due parti attualmente assai bene distinte : la prima compresa fra 
le lettere a h oflfre degli strati duri distintissimi tagliati a picco, 
la seconda parte invece presenta appena le testate di alcuni strati 
più duri sporgenti di mezzo alla massa in decomposizione degli 
scisti marnosi di che è composta questa parte di collina, la quale 
qui è tagliata secondo una scarpa di 2 di base per 1 d' altezza. 

L' inclinazione generale di questi strati si può ritenere di 25** 
a 30° verso N.N.E. e la loro direzione è prossimamente O.N.O.-E.S.E 
L' andamento della stratificazione assai regolare, se si guardi al 
complesso, è però sturbata da frequenti falle e storcimenti come 
si vede dalla figura, pei quali naturalmente V inclinazione riesce 
talvolta alterata ed anche invertita. Non volendo né per questo 
né per gli altri tagli enumerare uno per uno tutti gli strati, sarà 
senza dubbio miglior cosa dare una succinta e abbastanza parti- 
colareggiata idea deir alternarsi, succedersi e sostituirsi delle di- 
verse roccie che vi si incontrano. 

Per tutta la prima parte del taglio riscontrasi subito una re- 
golare successione delle tre specie diverse di roccia che abbiamo 
già nominato nei brevi cenni precedenti, cioè scisti marnosi più 
meno friabili ec, calcare più o meno marnoso, cioè V alberese, e 
la pietraforte. Gli scisti che sono intercalati fra gli strati delle altre 
due specie di roccia sono il così detto iardéllone de' cavatori ; ed 
ove di questo si liberi la superficie della sottostante pietra, tro- 
vasi assai frequente quella forma caratteristica de' nemertiliti, 
proprii del cretaceo superiore, cui bisognerà quindi riferire que- 
sta formazione. 

Oltre a queste impronte di nemertiliti sono ancora notevoli 
altre vermicolazioni e quei corpi rilevati tanto caratteristici della 
Pietraforte che talvolta sono referibili a corpi organici (Pen^iatu- 
litis, Sabélle, ec.,) e che molto spesso non siamo lontani dal vero 
considerandole come impronte fisiche. 

Gli scisti talvolta di piccolissima grossezza tanto che basti 



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— 123 — 

per stabilire una divisione, prendono qua e colà assai irregolar- 
mente delle potenze variabilissime fra 0" 10 fino a 1" 20 : sono 
di color giallastro, azzurrastro, o rossiccio irregolarmente alter- 
nati: friabili e spesso teneri molto. La pietraforte qui è dispo- 
sta in istrati alternati cogli scisti e coir Alberese in potenze assai 
varie fra 0" 12 e 1" 30. Il calcare alberese è qui rappresentato 
da strati che hanno talvolta 0"" 20, taP altra persino 1 metro di 
spessore. L' aspetto generale del taglio però presenta alla vista 
un'assoluta preponderanza di Pietraforte, intercalata da piccoli 
letti di Alberese e scisti, fatta sempre astrazione da quei vari 
punti ove questi ultimi strati prendono eccezionale potenza. 

La seconda parte del taglio lungo circa metri 100 è alta al 
punto culminante circa metri 16. Quivi abbiamo predominio di strati 
marnosi e scistosi, che per il facile loro disgregarsi nascondono in 
parte l'andamento della stratificazione che è però rivelata ba- 
stantemente dalle testate di strati meno scomponibili che qua e 
colà appaiono. Scisti rossi terminano il taglio che finisce nella 
vallecola susseguente. 

2* Taglio. — Questo tratto fiancheggia sempre alla sini- 
stra lo stradone fin dove questo piega verso V altro fianco della 
Gamberaia. La direzione del taglio è N.N.O-S.S.E: La sua lunghezza 
è di metri 240 e la massima altezza di metri 15. Esso consta 
di marne, o meglio, scisti rossi assai contorti e coperti verso la 
parte superiore da strati, assai meno contorti ma pur concordanti, 
di calcare marnoso giallognolo intercalato da scisti di poca gros- 
sezza. Il N"" 2 del disegno dà intanto una complessiva idea del 
generale andamento della stratificazione, la quale sarà poi in tutto 
determinata quando si ritenga che la direzione e inclinazione pro- 
prie degli strati si mantengono sempre presso a poco costanti 
dovunque essi ci si presentano. 

3'' Taglio. — Appena passata la Gamberaia, lo stradone si 
piega su sé stesso quasi ad angolo di 180": quivi appunto comincia 
il 3"" taglio che corre quindi sul fianco Est del monte di San Mi- 
niato in direzione quasi parallela ma opposta ai due primi. Esso 
è lungo circa metri 180 e misura al punto più alto metri 9. Se 
si considera quindi che questo ha col precedente taglio comune 
la direzione e inclinazione degli strati, la forma d'affioranàento dei 
medesimi, cioè scisti contorti e ricoperti superiormente dall' Al- 



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- 124 - 



Viale dà < 





tgmkid^ Fietraforte. 

"i 1 1 > I I Calcare Alberese. 

■ — Scisti intercalati da Claretti di Fietraforte. 

JBe j P r ' Terreno detritico. 



M 



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IJ^O' 




ENS fff 



iso^ 



oso 





Indicazioni. — U Chiesa di San Miniato. — T T Scogliera artificiale di Fietraforte. — F Vii 
Capacci. ~/^....yVx faglie. = I tagli 1 e 2 sono separati dalla Talletta del Yiale d 
conduce alla yilla Monzoni. — 2 e 3 id.fid. della Gamberaia. — 3 e 4 id. id. di Gattaia.* 



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a Firenze, 



-^ 125 -^ 




21,0 



SSE 




SO ' NNE 



160^ 



SSO 




NNO 





lU^p /V7 



14 e 5 sono separati dal Piazzale Michelangelo. ~ 5 e 6 sono separati dalla valletta del 
ipodere Salcioni. — 6 e 7 id. id. di Giramonte. — 8 e 9 id. id. del podere Novelli. — 
9 e 10 id. id. ^i Carraia. 



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— 126 — 

berese e Pietraforte, si potrà con ragione conchiudere che questo 
taglio non è che il corrispondente dei precedente, separati da una 
valle d' erosione che costituisce appunto la valle della Gamberaia. 

4° Taglio. — Direzione della strada S.E-N.O; lunghezza 200"; 
altezza 11". Mette esso a nudo (Fig. 4) strati di calcare mar- 
noso giallognolo (alberese) con Pietraforte e scisti intercalati 
che sono la continuazione degli strati superiori del taglio pre- 
cedente. 

Non tralasceremo di far notare una rottura con spostamento 
nel punto ove si vede che gli scisti rossi si sostituiscono (appa- 
rentemente) agli strati di Pietraforte e di Alberese. 

5" Taglio. — Press' a poco al punto ove il piazzale Miche- 
langiolo si unisce allo stradone, comincia il 5** taglio (Fig. 5). 
Un muro di sostegno costrutto al principio di questo taglio na- 
sconde un bellissimo esempio di strati rivoltati a cupola di calcare 
alberese e di Pietraforte alternanti. Il 5" taglio si può ritenere, 
come mostra il disegno, della complessiva lunghezza di metri 300 
e della massima altezza di metri 11. La direzione del taglio co- 
mincia ad esser per un tratto di 140" circa N.E.-.S.O. : cambia 
poi per la rimanente lunghezza fino ad esser diretto in media 
N.N.E.-S.S.O. Questi strati, i quali conservano sempre la stessa 
regolare inclinazione e direzione che prima fu accennata, salve 
sempre alqune accidentalità di flessioni e contorciménti che ap- 
paiono dalla figura, sono nella successione qui sotto indicata, sup- 
ponendo di contare gli strati sulla linea della strada. Dopo un 
po' di terreno detritico troviamo un banco di scisti piuttosto com- 
patti; poi scisti marnosi giallastri, poi un potente banco d'Al- 
berese di 1" 50 ; quindi per un tratto di 40 metri una più o 
meno regolare successione di Pietraforte con banchi di grandi 
saldezze di scisti marnosi giallastri piuttosto prevalenti e scisti 
duri ; troviamo poi Alberese, scisti turchini, Pietraforte per me- 
tri 60 di potenza; la prevalenza però è dell'alberese e scisti; il 
primo fra 0" 45 o men di spessezza, di variabile grossezza gli 
ultimi fra 0" 10, fino a formare da soli tutta l' altezza della scarpa. 
Altri 60" quasi tutti d'Alberese in grossi banchi, scisti marnosi 
giallastri, turchini, rossicci con quasi totale esclusione di Pietra- 
forte. Il rimanente poi del taglio e quasi tutto formato dai soliti 
scisti giallastri o turchinicci attraversati da filaretti di Pietra- 



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— 127 — 

forte. Termina con una serie di scisti gialli e rossicci alteman- 
tisi fino alla valletta che interrompe il taglio. 

6* Taglio. — Passata la valletta e girando d'un angolo quasi 
retto sulla primitiva direzione a destra, troviamo un taglio 
lungo 150", alto 12"". La direzione media del taglio è da E.N.E. 
a O.S.O. mantenendosi sempre costante colla direzione la incli- 
nazione degli strati. Riscontriamo dapprima regolare sovrapposi- 
zione e alternanza di scisti rossi e gialli promiscuamente, e pic- 
coli strati di Pietraforte da 0",10 a 0"',20 di spessore fin verso 
la metà del taglio: quivi dopo un magnifico esempio di rove- 
sciamento e raddrizzamento successivo di strati in modo da for- 
mare una pronunciatissima S e dopo un banco di Pietraforte 
di eccezionale saldezza, cioè di circa 1",50, compare una forma- 
zione scistosa gialla e rossa alternativamente, e seguita fino alla 
valletta che finisce il taglio. Essa però è qua e là intercalata 
da rarissimi filaretti di Pietraforte: ma notevole però è uno 
strato di tale roccia di 0"',80 che taglia quasi per metà la no- 
minata formazione. Come si vede adunque, qui non si riscontra 
più l'Alberese, ne lo troveremo più in seguito. Solo vedremo ripe- 
tersi le altre forme litologiche fino alla fine dello stradone. 

7** Taglio. — Lunghezza 130"*; altezza massima 8"; direzione 
della strada da N.N.O. a S.S.E.; direzione, inclinazione degli 
strati, costante. Strati grossi di Pietraforte (0",40), mezzani (0",20) 
e piccoli (O'^fii) alternantisi fra loro e divisi dai soliti scisti 
marnosi gialli costituiscono questo nuovo taglio. Non v'ha di 
notevole che un banco di 1"* di Pietraforte con cui finisce il 
taglio; banco messo allo scoperto dalla mano dell'uomo, che 
quivi costrusse un'artificiale scogliera a ripiani e terrazze. 

S** Taglio. — ^Appena girato d'un angolo retto dalla strada che 
fiancheggia il taglio ora descritto, vi si attacca per mezzo della 
scogliera poc' anzi accennata 1' 8° taglio, la cui lunghezza com- 
plessiva è di 500°", e la massima altezza di 22°". La direzione 
media della strada è di N.N.E.-S.S.O. (vedi Fig. 8). Appaiono 
quivi al principio le testate degli ultimi strati del taglio pre- 
cedente: quindi una grande lacuna dovuta alla esistenza di an- 
tica cava riempiuta poi di detrito: questa finita, comincia una 
lunga successione di strati di Pietraforte di poca grossezza con 
scisti pure sottili: qua e là alcuni più ragguardevoli banchi di 



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— 128 — 

Pietraforte, e ciò per e' 40"*; sottentra poi una grande potenza 
di scisti marnosi giallastri per 80"; pochi banchi di Pietraforte 
di poco momento vi sono intercalati : un' altra lacuna dovuta al- 
l' esistenza di un' altra antica cava, dopo la quale la strada si 
piega un po' a sinistra, e rivediamo scisti e Pietraforte alter- 
nantisi; quindi scisti prevalenti, e infine dopo una rottura con 
spostamento riscontriamo solo scisti e piccoli filaretti di Pietra- 
forte fino al piede del taglio. Diversi salti sono visibili in questo 
spaccato, e il disegno ne dà abbastanza approssimativamente la 
posizione e la forma. Notisi all' ultima parte del taglio un banco 
di Pietraforte di 0"',30 che la divide per mezzo secondo la sua 
lunghezza. / 

9^* Taglio. — ^Dalla valletta che finisce il taglio precedente co- 
mincia questo piccolo taglio lungo 65*°, e alto 9"" e la cui dire- 
zione è N.E.-S.O. Esso è formato da regolare alternanza di piccoli 
strati di Pietraforte e scisti gialli marnosi friabili ed in sfacelo 
che nulla presentano di singolare. 

10* Taglio. — Questo chiude la serie. Lunghezza 175"", altez- 
za 7""; direzione della strada da O.N.O.-E.S.E. Per circa la metà di 
sua lunghezza formato da strati di Pietraforte di spessezza assai 
variabile da 0",40 a 0",05 intercalati e divisi dalle marne scistose 
giallo-rossiccie. Dopo alcune accidentalità [cupola, dislocamenti] 
ripiglia la stratificazione un regolare alternarsi di scisti e Pietra- 
forte fino alla terra vegetale che termina alla villa Capacci. È 
notevole sulla cupola uno strato rotto P. di Pietraforte di lun- 
ghezza assai limitata, ma il cui spessore raggiunge l'',50. 

Presso a poco colla stessa direzione e inclinazione gli strati 
del terreno cretaceo si estendono al di là della strada di San 
Leonardo fino a Porta Romana, come si può vedere dalla Fi- 
gura 20 (pag. 52) dell' opera sopracitata, X' uomo fossile ec., 
del prof. Cocchi. Quivi si scorgerà : come gli strati più non af- 
fiorino che in un sol punto ; come la linea probabile del prolun- 
gamento degli strati stessi sia la linea CC; e come al disopra 
di questa si trovi il terreno diluviale. 

Per concludere : la Pietraforte che abbiamo studiata nei ta- 
gli del Viale dei Colli, costituisce una serie di alture le quali 
fanno parte del sistema cretaceo dell'Italia Centrale. E quivi 
come altrove, gli strati sono disposti a guisa di cupole, e con- 



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— 129 — 

servano un andamento e una disposizione indipendente dalle 
grandi masse eoceniche, che formano la quasi totalità della ca- 
tena propriamente detta dell'Appennino. 

È notevole lo sviluppo che ha il terreno cretaceo nella valle 
fiorentina, sviluppo che forse non si riscontra eguale in altre 
parti dell'Italia Centrale medesima. 

Infatti l'Appennino si può considerare come fatto a guisa 
d' un' immensa volta poggiante sulle sponde dei due mari che ne 
formano il piedestallo. La linea del vertice rimane equidistante 
dai predetti mari e corre parallela a quel tratto di valle del- 
l' Arno dove trovasi Firenze. 

Per effetto dei fenomeni geologici, della gran vòlta realmente 
non esiste, costituita in catena montuosa, che la porzione di 
Nord-Est: ma le condizioni stratigrafiche dei terreni non re- 
stano per questo cambiate, e così avviene che i terreni che for- 
mano il vero imbasamento del sistema, si scuoprono in un'area 
più estesa ed assumono un'importanza maggiore nella località 
in discorso.* 



* La disposizione teorica dei terreni che formano V imbasamento deU' Ap- 
pennino si può vedere neU' opera: Geologia dell* Alta Valle di Magra, del 
prof. Cocchi. Tavola unica, Fig. 73. 



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— 130 — 



ni. 



Intorno al conglomerato ddT Adda. 

(Da ma Nota del Doti. L, Maooi inserita nei Remdieamti dd R, Itiiimto Lombardo, 

Serie n, ToL II.) 



Fa questo terreno nei tempi passati, e lo è tuttora, oggetto 
di discussione fira i geologi, i quali non seppero ancora accor- 
darsi circa air epoca di sua formazione. H Breislack dapprima ed 
il Balsamo-Crivelli più tardi, attribuirono al conglomerato del- 
l' Adda una origine puramente alluvionale ; il Curioni lo crede di 
origine glaciale ; più recentemente lo Stoppani lo dichiarava mio- 
cenico, e quindi contemporaneo del Nage^ue svizzero e dei con- 
glomerati dei dintorni di Como. L' autore della Nota mettendo in 
disparte quest'ultima opinione, combattuta d'altra parte anche 
dal Desor, tende a dimostrare con vari argomenti come il conglo- 
merato dell' Adda debba ascriversi al terreno glaciale, e più pre- 
ssamente ad una formazione laeustro^morenica. 

n conglomerato in discorso si estende su ambedue le sponde 
dell' Adda da Rivolta a Pademo, vale a dire sopra una lunghezza 
di 25 chiL in linea retta : dilatasi ampiamente sulla sinistra del 
fiume dove ricopre parte delle valli del Brembo e del Serio al 
loro sbocco nella pianura. La sua stratificazione quantunque non 
continua, è però abbastanza regolare e può dirsi costantemente 
orizontale, non avendo altra inclinazione che quella assai lenta 
della pianura lombarda verso il mezzodì. 

Esso si compone di elementi il cui diametro varia da qual- 
che firazione di millimetro sino ai 30 e più centimetri: essi sono 
generalmente di forma ovale, ma non di rado riesce di riscon- 
trarvi delle forme ad angoli, e questo più spedahnente nei pezzi 
di rilevante volume. Questi elementi di dimensioni diverse non 
trovansi confusamente mescolati per modo da dare una massa 
uniforme e direi quasi omogenea, ma bensì sono disposti in or- 
dine alla loro grossezza, disposizione per la quale hanno origine 
le tre conosciute varietà del ceppo lombardo, vale a dire il rv- 
stieo (grossi ciottoli e massi), il mezsano (ghiaje) ed il gentile 
(sabbie). 



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— 131 — 

Avuto riguardo alla natura mineralogica dei ciottoli, noi tro- 
viamo anzi tutto i calcari e le dolomiti a vario colore, dai grigio 
chiaro sino al nero ; vengono in seguito i ciottoli di quarzo, di ser- 
pentino, di granito, di gneis, di conglomerato porfirico, di porfido 
amfibolico e di arenaria rossa. Essi sono fra di loro legati da un 
cemento calcareo, il quale talvolta è concrezionato e tal altra cri- 
stallizzato in forma di romboedri : in linea secondaria poi havvi 
anche un cemento argilloso-micaceo talvolta solo, e tal altra com- 
misto al cemento calcareo. In qualche località il ceppo gentile 
serve di cemento a quello più grossolano. 

Sovente le due varietà ad elementi più piccoli sono separate 
da piccoli strati argillosi o sabbiosi, circostanza però che mostrasi 
più di frequente nel gentile che nel mezzano 
I In quanto alla sua relazione di giacitura coi terreni sottostanti, 
notasi riposare esso generalmente sopra strati argilloso-sabbiosi 
ed in qualche località direttamente sopra il nummulitico (Paderno) : 
a Capriate vediamo V argilla giallognola sottostante caratterizzata 
da fossili di specie viventi i quali si protraggono anche per un 
metro circa entro il conglomerato sovrastante: ad Almenno poi 
nella Valle Brembana esso giace indubbiamente sopra l'argilla 
gialla e la marna azzurra con fossili pliocenici. Superiormente ad 
esso non vediamo che depositi alluvionali recenti ovvero detrito 
glaciale. 

Da queste considerazioni di giacitura l'autore osserva giu- 
stamente doversi il conglomerato dell' Adda considerare come un 
deposito postjoiliocenico, e per di più, in causa della sua speciale 
costituzione, riportare al terreno glaciale. La quale ultima asser- 
zione sarebbe comprovata: 

l"" Dalla forma angolosa di alcuni massi; 
T Dalle lisciature e solcature di cui sono provvisti i ciot- 
toli più duri, come quelli di serpentino; 

3° Dalla presenza dell' argilla giallastra talvolta micacea che 
rammenta evidentemente il fango glaciale prodotto dagli stessi 
ciottoli del conglomerato ridotti a volume minimo. 

In quanto alla provenienza del ghiacciaio, essa non puossi ri- 
petere che dalla Valle Brembana, vista la speciale natura degli 
elementi costitutivi del conglomerato, i quali, salvo poche ecce- 
zioni, ritrovansi tutti in posto nella detta valle: e tra queste 



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— 132 — 

ultime citeremo il porfido amfibolico ed il serpentino che dove- 
vano di necessità esservi trasportati da ghiacciai laterali prove- 
nienti dalla Val Seriana e dalla Valtellina centrale. La mancanza 
del granito a grossi feldispati detto serizjsio ghiandone caratteri- 
stico del lago di Como e della parte inferiore della Valtellina, 
si aggiungerebbe a convalidare la provenienza sovraindicatà del 
ghiacciajo. 

Del resto la posizione e la estensione del conglomerato allo 
sbocco delle tre valli alpine dell' Adda, del Brembo e del Serio 
mostrano ad evidenza essersi esso prodotto per V unione dei ghiac- 
ciai provenienti dalle due ultime, colla circostanza di un ramo 
laterale che il ghiacciajo dell'alta valle dell'Adda (Valtellina) 
avrebbe direttamente immerso in quello della vai Brembana. 

Da ultimo gli strati interposti di argilla e di sabbia, non che 
la cristallizzazione del calcare, attestano la presenza di acque o 
fluviali lacustri, e più propriamente delle seconde. 

Fuossi adunque conchiudere dicendo che il conglomerato del- 
l' Adda appartiene al terreno glaciale, o più precisamente che esso 
è di formazione lacustro-morenica. 



NOTE IINERÀL06ICHE. 



I Cotti Eìiganei presso Padova. 

(Estratto da una Memoria del signor 6. yom Rate inserita negli scritti 
deUa Società Geologica di Berlino Voi. XVI.) 

Questo gruppo vulcanico che si eleva direttamente dalle allu- 
vioni della valle del Po al Sud-Ovest di Padova, occupa un'area 
approssimativamente elittica il cui asse maggiore Nord-Sud mi- 
sura circa 18 chilometri, ed il minore Est-Ovest circa 13: punto 
culminante ne è il Monte Venda alto 574 metri sul livello del 
mare; da esso parte una cresta centrale che dirigendosi al Nord 
va a formare la grossa massa del Monte Pendise e quelle del 
Monte Grande e del Monte della Madonna all' estremità setten- 
trionale del gruppo. Una seconda linea culminante parte da Monte 
Venda verso 1' Oriente formando i Monti Rua, Trevisano, Alto, 



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— 133 — 

ed Olivete. Verso Sud dividasi il gruppo in tre rami distinti di 
cui gli estremi terminano colle eminenze di Monte Cero e di Monte 
Ricco, ed il medio con quella di San Fidenzio. Isolati da queste 
principali linee del gruppo sorgono molte eminenze disseminate 
air intorno del nucleo centrale, tra cui principali il Monte Lozzo 
e quelli di Lovertino e di Albettone all' occidente, il Monte Sieva 
ed il Monte Nuovo ad oriente. 

I Colli Euganei sono formati in parte da roccie eruttive, ed 
in parte da sedimentarie. Fra le prime distingueremo : la Dole- 
rite, diverse specie di Trachiti, e la Perlite. Le seconde con- 
sistono in calcari e marne appartenenti ai terreni giuresi, cre- 
tacei e terziarii. Come intermedie a queste due classi di roccie 
abbiamo una formazione di Tufo calcareo-doleritico, ed un'altra 
di Peperino. 

La Dolerite non vi è molto sviluppata e limitasi alla parte 
superiore delle più alte eminenze. Essa osservasi specialmente 
nelle vicinanze di Teolo e sul Monte Oliveto: quest' ultimo com- 
ponesi di strati d' un calcare bianco-rossastro detto scaglia attra- 
verso ai quali si mostrano alcuni banchi di una roccia plutonica 
compatta d' un colore rossiccio o bianco ; sopra tali strati riposa 
una marna bianca calcarea, che come i primi si dirige da Nord 
a Sud inclinandosi verso Ovest: attraverso la marna scorgonsi 
numerosi i banchi di dolerite, di potenza assai variabile e con 
molta regolarità alternanti cogli strati marnosi. Essa presentasi 
sovente con struttura prismatica, e ciò specialmente in vicinanza 
della roccia sedimentaria, essendo la direzione dei prismi normale 
alla linea di separazione degli strati. Là dove la dolerite è de- 
composta per r azione dell' aria, mostransi numerose vene di caU 
cedonia bianca che scorrono in differenti direzioni per entro la 
massa plutonica : alcune piccole cavità esistenti nella dolerite sono 
sovente riempite da spato calcare od anche dalla stessa calcedonia. 

Fra le altre località doleritiche citeremo: i dintorni di Ca- 
stelnuovo, dove la dolerite forma un completo sistema di filoni 
che si mostrano a giorno attraverso la massa di tufo e di pepe- 
rino: gli stessi filoni appaiono chiaramente sul pendio occiden- 
tale del Monte Pendise attraverso al tufo giallo che appoggiasi 
alla massa trachitica del monte; essi possono vedersi lungo la 
via che da Monte Pendise conduce al Monte delle Forche. Le 



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— 134 — 

stesse masse o filoni doleritici mostransi presso Torreglia, presso 
Rovolone, e nella parte meridionale del gruppo tra Baone e Faeo. 
In quest' ultima località dominano i calcari, le marne e le argille, 
attraverso i quali strati appare la dolerite tanto in filoni quanto 
in banchi concordanti colia stratificazione. 

Un filone della potenza di 6 a 7 metri affiora presso Albet- 
tone verso la sommità del colle composto intieramente di calcare, 
il quale in vicinanza del filone per lo spessore d' un mezzo metro 
circa mostrasi dotato di una grande durezza. 

Da ultimo citeremo la dolerite di Monte Alto. 

La Trachite è la roccia dominante nei Monti Euganei. Nella 
metà settentrionale del gruppo essa forma una massa continua 
che si stende al Sud sino air altezza di Faeo, e da Rovolone a 
Monte Lezzo air Ovest. Separatamente da questa massa si elevano 
dal terreno alluvionale le alture trachitiche dei monti Lonzina, 
Ortone, Rosso, Bello, Merlo e San Daniele, tutte nell'angolo N.E. 
del gruppo: nel monte isolato di Lovertino la trachite mostrasi 
pure a giorno circondata dagli strati di scaglia. Nella parte più 
meridionale gli strati sedimentarli prendono il sopravvento, e la 
trachite è ristretta ad alcune eminenze intieramente circondate 
dai calcari, come i monti Lezzo, Cinto, Zemola, Gero, San Fi- 
denzio e Ricco, o dai terreni alluvionali come Monticelli, Lispida 
e Sant' Elena. 

In rapporto alla forma si possono distinguere tre giacimenti 
diversi di trachite: le masse od eminenze isolate; i filoni con 
inclinazione più o meno vicina alla verticale : ed i banchi o filoni- 
strati che giacciono alternanti cogli strati di sedimento. 

La prima maniera di giacimento costituisce naturalmente la 
massa principale della trachite, che è rivestita dal calcare circo- 
stante sino ad una certa altezza, restandone scoperte le sole dme 
più elevate: gli strati si elevano generalmente verso il monte 
trachitico cui stanno appoggiati, per modo ch'esso rappresenta 
un centro di sollevamento. 

I filoni trachitici che sono in grande numero e sparsi su tutta la 

superficie dei Colli Euganei, si possono dividere nei seguenti gruppi : 

1"* Dal Monte della Madonna dipartesi verso Sud una valle 

strétta e profonda che non lungi da Teolo si unisce ad altra 

simile scendente dal Monte Venda : le scoscese alture che costeg- 



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— 135 - 

giano la porzione più elevata della valle sono formate dalla Sca- 
glia, e sopra di esse elevasi a guisa di muro sul lato orientale 
la Pietra della Valle, che altro non è se non un filone di trachite 
che ergesi isolato e verticalmente per l'altezza di ben 8 a 10 metri 
dagli strati calcarei. Seguitando il corso della valle verso Sud 
sino ad un punto in cui essa restringesi grandemente, può ve- 
dersi colà una potente massa trachitica che si innalza vertical- 
mente a guisa di filone, il quale ben tosto va allargandosi e forma 
tutto il pendio della valle sino alla pianura presso Zovon. 

T Come due potenti filoni possono considerarsi le masse 
trachitiche di Monte Pendise e di Monte delle Forche. Al S.S.E. 
di Teolo verso il Monte Venda elevasi un ampio bacino in forma 
di valle ripiena d'un tufo giallo calcareo-doleritico e di terreni 
terziarii limitati e rinchiusi all' Est ed all' Ovest dagli accennati 
filoni. Quello verso l' Est forma la parete quasi verticale del Monte 
Pendise frastagliata in sommità da profonde spaccature: l'altro 
costituisce la massa del Monte delle Forche. I due filoni non cor- 
rono paralleli, ma bensì convergono verso la sommità del Monte 
Venda: quello di Monte delle Forche presentasi quasi muraglia 
verticale, quantunque molto meno alto dell'altro, e con una po- 
tenza variabile dai 15 ai 30 metri. Nella parte orientale di Monte 
delle Forche la massa^ della trachite e del tufo è intersecata da 
piccoli filoni di trachite e di dolerite, che si dirigono attraverso 
l'accennato bacino di Teolo. 

3* Molti filoni trachitici negli strati calcarei o marnosi si 
trovano percorrendo il gruppo dalla sommità del Venda verso 
l'estremità meridionale. Scendendo pel rapido pendìo di questo 
monte trachitico, incontrasi il terreno calcareo nella parte supe- 
riore della valle di Fontana Fredda: in prossimità del confine 
dei due terreni la massa trachitica è intersecata da un filone di 
trachite di aspetto differente. Più al Sud presso il villaggio di 
Maslunghe affiorano diversi filoni dall' argilla bianca marnosa, di 
cui il principale della potenza di 5 metri corre da S.O. a N.E. 
inclinando verticalmente. La stessa circostanza presentasi sul pen- 
dìo del Sasso Nero poco lungi da Arquà. 

4** Da ultimo è rimarchevole un filone trachitico entro massa 
doleritica nelle vicinanze di Torreglia, della potenza di 4 metri, 
con direzione S.O. a N.E. ed inclinazione verticale. 



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— 136 — 

In quanto ai filoni trachitici che per essere intercalati agli 
strati e concordanti coi medesimi possono denominarsi filoni-strati, 
dobbiamo citare quello esistente al mulino Schivanoia sul Monte 
Pendise. Esso ha una potenza da 5 in 6 metri e giace frappo- 
sto agli strati marnosi terziari che riempiono parte della valle 
tra Monte Pendise e Monte delle Forche: la marna in vicinanza 
della roccia eruttiva ha l'aspetto di roccia dura e consistente- 
La trachite è quivi di color grigio oscuro e contiene grossi 
cristalli dì felspato triclino, molta augite, e poco mica nero. 

In generale la trachite degli Euganei si presenta in masse 
informi compatte o divise da fessure irregolari; frequentemente 
però si trova essa divisa in colonne prismatiche, come può ve- 
dersi al Monte delle Forche e presso Castelnuovo sul Monte 
Pendise : più di rado essa si divide a guisa di piccoli strati paral- 
leli, come al Monte Merlo. Pezzi di roccie diverse si trovano tal- 
volta racchiusi nella massa trachitica, come calcari e marne ap- 
partenenti ai terreni sedimentari di quelle località, trachiti di 
diverse varietà ed una speciale roccia aggregata composta di sa- 
nidina, orneblenda e ferro magnetico (Castelnuovo, Monte della 
Madonna, Monte Rosso, Monte Merlo). 

Riguardo alla mineralogica composizione si possono distin- 
guere tre principali varietà di trachite^: 1** Trachite composta 
esclusivamente da feldispato oligoclasio — 2° Trachite con oligo- 
clasio e sanidina — 3** Trachite quarzifera. — Di tutte queste va- 
rietà daremo in seguito le relative analisi. 

Viene da ultimo per importanza la Perlite della quale pos- 
sono vedersi diverse varietà da quella decisamente vitrea sino a 
quella a struttura litoide e compatta : fra le località che la pre- 
sentano citeremo principalmente il Monte Sieva situato al N.O. 
di Battaglia, e che da ogni parte è isolato eccetto che al Nord : 
può vedersi la perlite lungo la strada che da detto villaggio con- 
duce alla sommità del monte. 

Un poco più al Nord presso la chiesa di Pigozzo ritrovasi 
una piccola eminenza interamente composta di una roccia rossa- 
stra, che altro non è se non un porfido a pasta felspatica con- 
tenente piccoli cristalli di sanidina, e più raramente di oligo- 
clasio, quarzo, mica magnesifero ed orneblenda verde. Della stessa 
roccia porfirica sono formati i monti Sieva e del Cattalo al loro 



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— 137 — 

piede orientale, e la base del Monte Menone che alla cima in- 
vece presenta grossi blocchi di perlite d'un colore grigio nero 
giallo rossastro. 

Tutte queste perliti si scompongono per effetto dell'aria in 
una sabbia biancastra. 

La cima ultima del Monte Sieva consta d' un conglomerato di 
grossi ciottoli trachitici entro una pasta di retinite, il quale si 
stende lungo il pendìo settentrionale del monte: lo stesso riap- 
pare più al Sud sul Monte delle Croci, nella quale località rac- 
chiude anche grossi pezzi di calcare derivanti dai vicini strati. 

Un' altra località a roccie perlitiche è il piccolo Monte Mus- 
sato un poco air oriente di Galzignano. 

Nella parte centrale del gruppo ritroviamo sul Monte Pendise 
la retinite porfirica giacente fra la massa del monte composta di 
trachite bianca ed un filone di trachite oscura: questa perlite 
è di color verde oscuro e racchiude molti cristalli di sanidina. 

Da ultimo citeremo le perlite di Baiamonte all' Ovest di Ca- 
stelnuovo, ed il conglomerato del Colle Bromboli sul pendìo Nord 
di Monte Venda, analogo a quello di Monte Sieva. 

Passiamo ora ad esporre i risultati analitici per le princi- 
pali fra le roccie accennate. 

l"" Dolerite. — Essa presentasi sovente a struttura quasi 
compatta come nelle vicinanze di Teolo, ove è di color grigio- 
scuro bruno nerastro, ed alla lente mostrasi composta di pic- 
coli cristalli d'un felspato triclino, probabilmente labradorite: 
talvolta contiene noduli d' altra natura, cioè di magnetite, di oli- 
vina, e più raramente di calcare e di calcedonia. L'analisi se- 
guente fu fatta sopra un pezzo proveniente da Teolo; polvere 
color nero-verdastro; peso specifico 2,812. 

Silice . 53,54 

Allumina 11,69 

Ferro ossidulatò 13,77 

Calce 8,69 

Magnesia 5,50 

Potassa 0,46 

Soda 4,96 

Acqua 1,39 

Totale . . . 100,00 

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— 138 — 

Tbachite a Oligoclasio. — Sempre con struttura porfirica con- 
tenente cristalli d^ oligoclasio, mica, omeblenda e magnetite : ol- 
tre a questi abbiamo Taugite presso il Mulino Schivanoia. Il 
colore ne è generalmente chiaro. Di essa è formato in parte il 
Monte Bua: ritrovasi presso Zovon, e forma la massa monta- 
gnosa tra questo yillaggio e Valnogaredo, forma intieramente il 
Monte di Lozzo, e la Rocca di Monselice, non che la porzione 
meridionale di Monte Cero : oltre a ciò forma numerosi filoni at- 
traverso i tufi e le marne del bacino di Teolo. 

T TrachUe bruna ad oligoclasio di Monte AUo. — Contiene 
molti cristalli di oligoclasio e di omeblenda, poche fogliette di 
mica: peso specifico 2,545. Analisi: 

Silice 68,56 

Allumina 13,73 

Ferro ossidulato 6,72 

Calce 2,24 

Magnesia 0,42 

Potassa 1,74 

Soda 6,04 

Acqua 0,55 

Totale . . . 100,00 

3* Trachite ad oligoclasio di Zovon. — Con struttura ta- 
bulare e color chiaro; contiene grossi cristalli dì oligoclasio, di 
mica magnesiaco, omeblenda, magnetite; talvolta in piccole druse 
havvi il quarzo: peso specifico 2,593. Analisi: 

Silice 67,98 

Allumina 13,05 

Ferro ossidulato 5,69 

Calce 1,63 

Magnesia 0,14 

Potassa 3,23 

Soda 7,96 

Acqua 0,32 

Totale . . . 100,00 



4* Trachite nera di Monte Sieva. — Di apparenza ba- 
saltica : contiene cristalli di bianco felspato, e microscopici 



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— 139 — 

noduli di magnetite e di augite. Peso speciiSco 2,542. Analisi: 

Silice 61,47 

Allumina 12,34 

Ferro ossidulato 9,19 

Calce 2,99 

Magnesia 1,29 

Potassa 2,55 

Soda 7,41 

Acqua 2,76 

Totale . . . 100,00 



Trachite ad OLiGOCLASip E Sanidina. — Trovasi a Monte Rosso, 
Monte Merlo, Monte Ortone, Monte Bello, Monte Lonzina, sulla 
cresta che da questo monte si dirige a Luvigliano, e da ultimo 
sulle alte cime di Monte Grande e Monte della Madonna nella 
parte settentrionale del gruppo. Consta di una massa per lo più 
grigiastra contenete grossi cristalli delle due indicate specie di 
felspato; la sanidina presentasi particolarmente in cristalli ge- 
minati. 

5** Trachite di Monte Bosso. — Massa grigiastra con cri- 
stalli di oligoclasio e di sanidina, piccole foglie di mica e po- 
chissimo orneblenda. Peso specifico 2,609. Analisi: 

Silice 65,16 

Allumina 15,20 

Ferro ossidulato 5,09 

Calce • 3,32 

Magnesia 1,50 

Potassa 4,07 

Soda 5,30 

Acqua 0,36 

Totale . . . 100,00 

Trachite quarzifera. — Trovasi questa nel piccolo gruppo del 
Monte Sieva e sull'alto Monte Venda; inoltre in forma quasi di 
filone presso Teolo e nei dintorni di Torreglia. Con una massa 
biancastra essa presenta numerosi cristalli di sanidina e quarzo 
con piccole fogliette di mica magnesiaco. 

6*" Trachite di Monte Venda, pendio meridionale. — Color 
bianco, compatta ed omogenea ad occhio nudo, ma alla lente 



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— 140 — 

ricca di cristalli di sanidina e di quarzo. Peso specifico 2,553. 

Analisi: 

Silice 74,78 

Allumina 13,10 

Ferro ossidulato 1,71 

Calce 0,84 

Magnesia 0,29 

Potassa 3,77 

Soda 5,20 

Acqua 0,31 

Totale . . .100,00 

7** Trachite fra Luvigliano e Gahignano, — La massa è gri- 
giastra con macchie bianche indicanti le parti più ricche in si- 
lice: in. essa giacciono molti nuclei di sanidina e di quarzo, e 
talvolta poco mica magnesiaco, orneblenda e magnetite. Peso spe- 
cifico 2,543. Analisi: 

Silice 75,64 

Argilla 12,40 

Ferro ossidulato 3,49 

Calce 0,86 

Magnesia 0,21 

Potassa 1,62 

Soda 5,46 

Acqua 0,32 

Totale . . . T00,00 

Trachite petrosilicea. — Essa trovasi a Monte Menone, a 
Monte Zucca, a Monte Mussato ed a Monte di Cattalo: la tinta 
ne è grigia, violetta o bruna, sovente a macchie; struttura com- 
patta e frattura quasi concoide. 

8"" Trachite di Monte Menone, — È di color grigio violetto 
macchiato, con pìccoli cristalli di sanidina, nuclei di quarzo e 
foglietto di mica magnesiaco. Peso specifico 2,355. Analisi: 

Silice 81,00 

Allumina 8,45 

Ferro ossidulato 2,26 

Calce 0,71 

Magnesia 0,21 

Potassa 2,61 

Soda 3,65 

Acqua 1,11 

Totale . . . 100,00 



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— 141 — 

9"* Trachite bruna di Monte di Cattajo. — Si distinguono 
nella massa molti pìccoli cristalli di quarzo, e meno numerosi 
quelli di sanidina; colla lente distinguesi pure la magnetite. Peso 
specifico 2,443. Analisi: 

Silice 82,47 

Allumina 8,17 

Ferro ossidulato 2,11 

Calce 0,47 

Magnesia 0,05 

Potassa 1,85 

Soda 3,48 

Acqua 1,40 

Totale . . . 100,00 



10* Perlite di Monte Menone, — È di color grigio, o ver- 
dastro, od azzurrognolo, e formata dall' aggregazione di granelli 
grossi al più come la testa d'un ago; contiene poco mica ver- 
dastro e piccoli aghi di orneblenda e sanidina. Peso speci- 
fico 2,363. Analisi: 

Silice 82,00 

Allumina 7,86 

Ferro ossidulato 1,04 

Calce . 0,35 

Magnesia traccio 

Potassa 1,83 

Soda 3,02 

Acqua 3,90 

Totale . . . 100,00 



Associato alla perlite trovasi sul Monte Sieva, sul Monte 
Oliveto, a Breccalone e sul Monte Mussato, il conglomerato per- 
litico composto di ciottoli di perlite e di trachite petrosilicea 
cementati da una pasta perlitica. 

IV Betinite-porfirica di Monte Sieva. — È di color nero 
e rassomiglia ad ossidiana ; contiene cristalli di sanidina vi- 
sibili ad occhio nudo, più raramente mica e magnetite : la pol- 



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- 142 — 
vere ne è di color grigio-chiaro. Peso specifico 2,402. Analisi: 

Silice 70,62 

Allumina 11,17 

Ferro ossidulato 3,64 

Calce 0,63 

Magnesia 0,37 

Potassa 4,89 

Soda 4,72 

Acqua 3,36 

Totale ... 100,00 



12" Retinite porfirica di Monte Sieva color bruno-gial- 
lastro. — Distinguesi dalla precedente pel suo colore; contiene 
molta sanidina, con pochi cristalli di oligoclasio e pagliette di 
mica. Peso specifico 2,264. Analisi : 

Silice 72,06 

Allumina 14,40 

Ferro ossidulato 1,42 

Calce 0,39 

Magnesia 0,23 

Potassa 1,90 

Soda 3,44 

Acqua • 6,16 

Totale . . . 100,00 

La stessa roccia colorata in verde oscuro ritrovasi pure a 
Monte Pendise lungo le pareti d' un filone trachitico colà esi- 
stente ; essa contiene molti cristalli di sanidina, ed alcune foglietto 
di mica magnesifero. 

Termineremo questi cenni con una indicazione sommaria delle 
sorgenti termali che nel gruppo degli Euganei trovano uscita, 
essendo questo fenomeno in intima relazione colla natura vulca- 
nica di quelle regioni. 

Esse sorgenti si trovano specialmente nella parte orientale e 
nella meridionale del gruppo, e precisamente nelle località di 
Abano, Monte Ortone, Montegroto, San Pietro Montagnone, 
Sant' Elena, San Bartolomeo, Costa di Arquà, e Calaone. 

Abano. — Poco al S.O. del villaggio trovansi le terme dello 



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— 143 — 

Stesso nome: sono formate da un gruppo di sorgenti calde che 
hanno uscita da uno strato di tufo calcareo da esse stesse for- 
mato. La loro temperatura varia dai 20** agli 84'' C. 

Monte Orione. — Al piede orientale e meridionale del monte 
sorgono le acque termali tra cui quella denominata Acqua della 
Vergine con temperatura dai 25'' ai 26° C. 

Montegroto. — Sorgono dalla pianura presso il colle dello stesso 
nome e si raccolgono in un piccolo stagno formato dalle stesse: 
temperatura da IT a 78° C. Allo stesso gruppo appartengono le 
sorgenti di Casanuova che hanno uscita al piede del piccolo colle 
trachitico detto Monte Bartolone: temperatura variabile da 50° 
ai 60° C. 

San Pietro Montagnone. — Sorgono dalla pianura presso il 
villaggio ai piedi del Montagnone, eminenza composta di strati 
di scaglia rossastra; temperatura da 62° a 70° C. 

Monte Sanf Elena. — Un poco al Sud Ovest di Battaglia: le 
sorgenti escono a pochi metri di elevazione' dalla pianura sul pendìo 
orientale del colle intieramente trachitico: temperatura variabile 
dai 42° a 70° C. 

San Bartolomeo. — Le sorgenti giacciono sul pendio occiden- 
tale di Monte Sieva: temperatura da 50° a 60° C. 

Costa di Arquà. — Presso il lago di Arquà trovasi la sorgente 
detta Acqua Baineriana^ la quale ha uscita da alcune cavità della 
scaglia: essa è rimarchevole per V idrogeno solforato che contiene, 
la sola che presenti tale circostanza in tutto il gruppo degli Eu- 
ganei. La temperatura è da 18° a 20° C. 

La sorgente detta Galaona trovasi nella pianura tra Monte 
Lozzo, Monte Cinto e Monte Calaone, temperatura di 59° C. 

Traccie di sorgenti termali si scorgono eziandio presso Tor- 
reglia e sul Monte Albettone. 

Dalle analisi fatte risulta che tutte queste acque contengono 
da 25 a 66 parti minerali sopra 10,000 di acqua; principalmente 
vi si trova: cloruro di sodio da 17,3 a 38,7; solfato di calce 
da 3,3 a 16,1; cloruro di magnesio da 1 a 6,3: il tutto ripor- 
tato a 10,000 di acqua. 



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— 144 — 



CENNI NECR0L06ICI. 



LodoTico Pasini. — HE. Comitato Geologico ha fatto la più 
grave perdita nel momento appunto in cui abbisognava dell' azione 
attiva ed intelligente de' suoi componenti. Lodovico Pasini non 
è più! Quantunque una malattia che da tempo lo affliggeva fa- 
cesse temere continuamente per una esistenza tanto utile e cara ; 
pure la speranza di sentirlo rivigoritò nelle forze dava conforto 
a credere, che la sua azione scientifica non sarebbe sì presto 
cessata. 

Conoscitore profondo delle scienze geologiche, avendo fatto 
stttdii in Italia e specialmente nelle Provincie Venete, ed essen- 
dosi per lungo soggiorno a Vienna ispirato ai concetti di quel 
paese; fu sempre qpo dei più caldi propugnatori d'una gran 
carta geologica della penisola ; al qual uopo fino dal primo con- 
gresso degli Scienziati Italiani, contribuì alla deliberazione presa 
di fondare in Firenze una collezione centrale di geologia italiana. 

Alla formazione dell' attuale Comitato per la carta del Regno, 
ei contribuì potentemente col consiglio e coli' autorità del nome, 
e prese sempre parte attivissima ai lavori del Comitato, anche 
quando gravi cure politiche, per Y alto ufficio da esso sostenuto, 
lo tenevano in altra maniera occupato; né cessò finché il grave 
malore che il colse mise in dubbio i suoi giorni. 

Altri dirà dell' ottimo cittadino e dell' uomo di Stato ; noi ci 
occuperemo di Lodovico Pasini eminente Geologo. E pagato questo 
tributo di riconoscenza e di affetto all' illustre collega, ci riser- 
biamo a parlare in un altro numero dei suoi lavori scientifici. 

Eugenio Sismonda.— Non é molto che cessava pure di vivere 
un' altra esistenza che fu una gloria per la scienza italiana. Eu- 
genio Sismonda di Torino, Paleontologo distintissimo ed infati- 
cabile ! 

Nella scienza da lui professata ebbe pochi eguali tra noi e 
fu quindi pari la sua autorità. 

Quantunque un fiero morbo l'abbia colto in ancor giovane 



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— 145 — 

età, tuttavia le opere che ci ha lasciate e che formeranno al 
suo nome un monumento imperituro, sono molte. 

E per dare un' idea della natura ed importanza de' suoi lavori 
e de}la vastità delle sue conoscenze, basta ricordare la Sinopsis 
metodica Animalium ecc., la quale resta tuttora come il cata- 
logo più completo della distribuzione de' Molluschi nei terreni 
Terziarii superiori dell'Alta Italia; la Bescrigsione dei pesci e 
crostacei fossili del Piemonte coli' Appendice stampata parecchi 
anni dopo ; il Prodrome de la flore tertiaire du Piémont; senza 
contare molte altre consimili sue pubblicazioni, che si trovano 
specialmente raccolte nelle Memorie dell'Accademia delle Scienze 
di Torino. 

Quando un paese deve deplorare la perdita di tali uomini, 
non ha altro conforto che la speranza di veder sorgere intelli- 
genze non meno potenti, che prendano il posto di quelle che si 
vanno perdendo. 



CATALOGO DELIA BIBUOTECA DEL R. COIITATO GEOLOGICO. 

(Continuazione.) 

Cotta (Bernhard von). Die Geologie der Gegenwart. Leip- 
zig, 1868. Un voi. in-8^ 

Cotteau (G.). Échinides fossiles des Pyrénées, Paris, 1863. 
Un voi. in-S** con tavole. 

(Id.) Études sur les échinides fossiles du département de 
VYonne. Paris, 1849 e seguenti (in corso di pubblicazione). In-8'* 
con tavole. 

Cotteau et Triger. Échinides du département de la Sarthe. 
Parigi, 1857 e seguenti (in corso di pubblicazione). In-S"* con 
tavole. 

Craverì (F.). Idrografia sotterranea della città di Brà, 1864. 
Un fase, con tavola. 

(Id.) Supplemento oUV Idrografia sotterranea di Brà. (Mano- 
scritto), 1867. 

Credner (H.). Geognostische Karte der Umgegend von Han- 
nower. Hannower, 1865. Un testo in-foglio con carta. 



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— 146 — 

Credner (H.). Versuch einer Bildtmgsgeschichte der geogno- 
stische Verhàltnisse der Thuringerwàldes. Gotha, 1855. Un fase. 
in-8° con carta. 

Curioni. Osservazioni circa i minerali di Lombardia esposti 
alla Mostra Italiana a Firenze nel 1861. Milano, 1861. Un 
fase. in-8°. 

Bana (J.). Marnai of mineràlogy, London, 1863. Un voi. 
in-12^ 

(Id.) Manual of Geólogy, Philadelphia, 1869. Un voi. in-8^ 

Delesse (A.). Matériaux de construdion de VExposition Tini- 
verselle de 1855. Paris, 1856. Un voi. in-8^ 

(Id.) Carte géólogique sotdeìrraine de la ville de Paris. Paris. 
Un gran-foglio. 

(Id.) Carte hydrólogique et minéralogique du département de 
la Scine à Véchélle de 1 à 25,000. Paris, 1862. Quattro grandi 
fogli. 

Delesse, Laugel et Lapparent. RevìAC de geologie. Paris, 1860 
e seguenti (pubblicazione periodica); Un volume annuale in 8*. 

Descloizeaux. Manuel de mineralogie. Paris, 1862. Un voi. 
in-8'* ed un atlante. 

Deslongchamps (E.). Études sur Ics étages jurassiques infé- 
rieurs de là Normandie. Caen, 1864. Un voi. in-4'* grande con 
tavole. 

(Id.) Notes paléontologiques. Caen, 1863 e seguenti (in corso 
di pubblicazione). Fase, in 8*" con tavole. 

Desor (J.) et Loriol (P. de). Échinologie Helvétique. Bescrip- 
tion des oursins fossUes de la Suisse. Wiesbaden 1868 e seguenti 
(in corso di pubblicazione). Un voi. di testo in-4° ed altro di 
tavole. 

Deutschen geohgischen Gesdlschaft (Zeitschrift der). Berlin 
1849 e seguenti (pubblicazione periodica) 1 voi. annuale in-8* 
con tavole. 

Dollfus-Ansset. Matériaux pour Vétude des glaciers. Paris, 
1864 e seguenti {in corso di pubblicazione) in-4°. 

Dollfiis (A.) et Mont-Serrat (E. De). Voyage géólogique dans 
Ics répuòliques de Guatemala et de Salvador. Paris, 1868, 1 voi. 
in-4** grande con tavole. 



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— 147 — 

Bonegani (6). Ouida allo Stélvio. Milano, 1842, 1 voi. in-8* 
con tavole. 

Dove (H. W.). Ueber Eiszeitj TShn und Scirocco. Ber- 
lin, 1867, 1 voi. in-8^ 

Bumont. Carte géoìogique de la Bélgique à Véchélle de 1 à 
160,000. Bruxelles, 9 fogli. 

Bumortier (E.). Études paléontologiques sur les dépóts juras- 
siques du hassin du Rhóne, Paris, 1864-67, 2 voi. in-8'* con 
tavole. 

Burocher (J.). Voyage de la Becherche en Scandinavie, en 
Laponie, au Spitzberg et aux Ferdes pendant les années 1838- 
39-40. Parile de mineralogie, geologie et chimie. Paris, 1 voi. 
in-8'' grande ed 1 atlante in foglio. 

Ebray (Th.). Études géologiques sur le département de la 
Nievre. Paris, 1858 e seguenti (in corso di publicazione) in-8** 
con tavole. 

Eglofistein (F, W. von). Contributions to the geology and to 
the physical geography of Mexico. New York, 1864, 1 voi. in-4* 
con tavole e carta geologica. 

Esposizione Italiana (Catalogo della) agraria, industriale ed 
artistica tenuta in Firenze nel 1861. Firenze, 1862, 1 voi. in-4*'. 

Esposizione Italiana tenuta in Firenze nel 1861. Bélazioni 
dei Giurati. Firenze, 1864-65-67, 3 volumi in-4^ 

Esposizione intemazionale del 1862. Relazioni dei Commis- 
sari speciali. Torino e Firenze, 1864-65-67, 5 volumi in-8°. 

Fairbaim (W.). Iran, its history, properties, and processes 
of manufacture. Edimburg, 1865, 1 voi. in-8'* con tavola. 

Falconer (H.) and Cautley (F.). Fauna antiqua sivalensis, 
heing the fossil zoology of tlie sewalik hills, in the north of India, 
London, 1856-59, 9 voi. di atlante e 1 voi. in-S"* di spiegazione. 

Fanfani (P.). Vocabolario della lingua Italiana. Firenze, 1865, 
1 voi. in-8^ 

Favro (A.). Becherches géologiques dans les parties de la Sa- 
voie, du Piémont et de la Suisse voisines du Mont Blanc. Ge- 
nève, 1867, 3 voi. in-S* con 1 atlante. 



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- 148 — 

Favre (E.). Description des moUusques fossUes de la craie 
des environs de Leinberg en Galide. Genève, 1869, 1 voi. in-4* 
con tavole. 

Ferrara (Fr.). Storia Naturale della Sicilia. Catania, 1813, 
1 voi. m-4*. 

(Id.) Descrizione délV Etna^ con la storia delle eruzioni e il 
catàlogo dei prodotti. Palermo, 1818, 1 voi. in-8*. 

Ferussac (Daudebart de). Mémoires géohgiques sur les ter- 
rains d'eau douce formés par les débris fossiles des mollusques. 
Paris, 1814, 1 voi. in-4^ 

Figari Bey (A.). Studii scientifici stdV Egitto e sue adiacenze. 
Lucca, 1864-65, 2 voi. in-8\ 

Finollo (6.). Analisi chimica delV acqua minerale di Sopra- 
la-Croce. Genova, 1855, 1 fase. in-8". 

Fischer (H.). Gronologischer Uéberblich iiber die allmalige 
EinfUhrung der Mikroscopie in das Studium der Mineralogie, 
Petrographie und Palàontologie. Freiburg, Br., 1868. 1 fase. in-8". 

Fossombroni (0. V.). Considerazioni sopra il sistema idrau- 
lico dei paesi Veneti. Firenze, 1867, 1 voi. in-8' con tavole. 

Fremont (I. 0.). Beport of the exploring expedition to the 
Rochy Mountains and to Oregon and North California. Washin- 
gton, 1845, 1 voi. in-8' con tavole. 

Frisae (A. F.). Yoyage historique à la minière et aux mar 
remmes de Campiglia. Livoume, 1 voi. in-8». 

Fromentel (E. de). Introdtcction à Vétude des polypiers fos- 
siles. Paris, 1858-61, 1 voi. in-4'. 

Fuehs (Th.). Beitrag zur Kenntniss der Conehylienfauna des 
Vicentinischen Tertiargébirges. Wien, 1868, 1 fase. in-4\ Dono 
dell' autore. 

(Id.) (Th.). Die Conehylienfauna der Eocdnbildungen vòn 
Kalinowìca im Gouvernement Cherson in sOdlichen Russland. S. 
Petersburg, 1869, 1 fase, in-8" con tavole. Dono dell' autore. 

Fuohs3(Dr. C. W. C). Die vulkanischen Erscheinungen der 
Erde. Leipzig und Heidelberg, 1865, 1 voi. in-8' con tavola. 

(Continua.) 



FIRENZE. — Tip. di G. Barbèra. 

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Anno 1870 




R. COMITATO GEOLOGICO 

F ITALIA. 



Bollettino N!" 6. 



Giugno 1870. 



SOMMARIO. 

Note geologiche. — I. Cenni intorno alla distribuzione del terreno postplio- 
cenico nelle valli all' Est di Firenze, per gV ingegneri G. Grattarola, ed 
A. Alessandri. — II. Intorno al Rothliegende nella Val Trompia, per Ed. 
Suess (estratto). — III. Il giacimento zolfifero di Tufo ed Altavilla alPE.N.E. 
di Napoli, per H. Wolf (estratto). 

Notizie bibliogràfiche. 

Notizie diverse. — Carta geologica d' Italia a piccola scala. — Iniziamento 
dei lavori di rilevamento della gran Carta Geologica d'Italia. — Rinvenimento 
di fossili. — Scoperta di diamanti in Boemia. — 1 diamanti dell'Africa Meridio- 
nale.— Scoperta di petrolio in Galizia. — Giacimento zolfifero nella Luisiana. 

Avviso. — Congresso dei geologi alpini a Ginevra. 

Catalogo della Biblioteca del B. Comitato. (Continuazione.) 



NOTE GEOLOGICHE. 



I. 

Cenni intorno alla disirxbuzione del terreno postpliocenico 
nelle vaUi alV Est di Firenze, 

por gli Ingegneri 6. Gbattarola ed A. Albssaitdbi, Geologi del R. Comitato. 

Da studi eseguiti in altra occasione intorno ai terreni super- 
ficiali della valle dell'Amo e delle molte piccole vallette che ne 

G 

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— 150 — 

dipendono ad oriente e mezzogiorno della città di Firenze, si de- 
dussero già da tempo i seguenti fatti, che anche in questa cir- 
costanza si confermarono; e cioè: 

1° Che l'attuale letto dell'Arno è scavato entro a quel- 
l'argilla giallognola che ne costituisce le sponde, e che nella 
conca fiorentina forma la parte superiore del terreno postplio- 
cenico. 

2** Che le acque le quali si trovano a piccola profondità 
sotto la superficie del suolo circostante, non provengono dall'Arno, 
ma bensì da acque d' infiltrazione attraverso il terreno postplio- 
cenico ; il quale, sviluppatissimo nei dintorni di Firenze, ricopre 
i terreni stratificati, e come questi forma varii bacini. 

Le cose stando così, diventava interessante di sapere fino a 
dove si estendesse questo bacino postpliocenico di infiltrazione, e 
sopratutto di accertarsi se le acque dell' Ema e degli altri tor- 
renti che vi scorrono per entro, vi potessero avere parte. 

L' incarico di verificare come di fatto fossero le cose, fu dato 
ai sunnominati Geologi-operatori dal R. Comitato Geologico. 
L' esito delle loro ricerche intorno allo sviluppo del postplio- 
cene, e intorno all' andamento delle sottostanti rocce nella parte 
orientale del bacino di Firenze, potendo offrire qualche interesse 
relativamente alla geologia dei terreni fiorentini, non si crede 
inopportuno di dare un cenno del modo col quale si procedette 
in queste ricerche, e delle conclusioni alle quali sì potè giungere. 

Sortiti dalla porta di San Niccolò, prendemmo dal le mosse 
poggetto di Ricorboli, il quale (avendovi i lavori del nuovo Viale 
dei Colli messo a nudo il cretaceo sottoposto al diluvium) certo 
era luogo per cui doveva passare la linea di confine del bacino 
da delimitarsi. Dopo Ricorboli ci fu facile continuare questa 
linea fino a Badiuzza, poiché trovammo che la serie dei colli 
intermedii è di terreni stratificati coperti dal diluvium, il quale 
in alcuni di questi poggi è tanto sviluppato che a prima giunta 
si potrebbe credere che ne fossero interamente costituiti; ove 
non rari affioramenti, quando di macigno, quando d'alberese e 
di quella puddinga nummulitica che i Toscani chiamano grani- 
teUo, non facessero fede del contrario, come si vede chiaramente 
di fronte alla chiesa di Badiuzza, e presso al luogo detto « Le 
Cinque Vie » dove, la strada essendo in isterro, le volte di sca- 



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— 151 — 

rico dei muri di sostegno che la fiancheggiano, mettono in vista 
la roccia sottostante insieme col diluvium. 

Le nostre ricerche si portarono quindi intorno ai poggi sui 
quali siedono le ville Lamberti e Cardini. 

Per quanto facessimo onde scoprire indizii di rocce strati- 
ficate, pure non ritrovammo mai altri terreni che il diluviale. 

La conclusione però che a prima vista pare debba seguirne, 
che cioè le acque deir Ema possano per questa parte filtrare 
verso r Arno, cade tosto di fronte ad una più accurata osserva- 
zione dei luoghi. Infatti l'alberese, che presso alle Cinque Vie 
scomparisce sotto al terreno diluviale, ricompare a una distanza 
relativamente piccola, e a un livello elevato, dietro Ponte a Ema 
nel poggio detto il Gagliardo : quindi perchè le acque dell' Ema 
possano da questa parte filtrare verso 1' Arno, bisognerebbe am- 
mettere un dislocamento rilevante. Ora che tale dislocamento 
non abbia luogo, ma che invece l'alberese si continui regolar- 
mente e sempre a un' altezza superiore alle acque dell' Ema, è 
reso evidente dal fatto che nei pozzi delle ville Lamberti e Car- 
dini si ha un' acqua assai buona e perenne, e ad un livello che 
è di trentatrè metri elevato sopra le acque dell' Ema. 

Che poi la roccia impermeabile determinante il ristagno di 
quest'acqua dei pozzi possa essere un banco di argilla inter- 
stratificato al diluvium, è del pari inamissibiìe ; poiché, atteso il 
livello elevato a cui questo banco dovrebb3 trovarsi, e atteso 
l' isolamento dei poggi a queir altezza, esso banco dovrebbe avere 
dimensioni troppo limitate, e quindi insufficienti a spiegare il 
fenomeno. Per conseguenza bisogna ammettere che quest' acqua 
sia arrestata dall'alberese, e che quindi la nostra linea di con- 
fine debba senza interruzione continuarsi fino al poggio Gagliardo, 
passando pei poggi coronati dalle ville Cardini e Lamberti. A 
conferma di questa conclusione stanno poi tutti i pozzi delle case 
che, tra Ponte a Ema e le Cinque Vie, sorgono sulla strada che 
corre lungo il fiunie, e precisamente alle falde dei detti poggi. 
Difatti su questi poggi l' acqua è quasi a fior di terra, ma sem- 
pre però di circa 1°*, 50 più alta delle acque dell' Ema, da cui 
quindi non può provenire. 

In tale guisa condotta fino a Ponte a Ema la linea di con- 
Qxie del bacino, prendemmo naturalmente a studiare il borro di 



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— 152 — 

Ritortoli, come quello che avrebbe senza ulteriori ricerche bene 
indicato il richiesto confine qualora vi si fossero trovate rocce 
stratificate. Queste però si cercarono invano, poiché la serie di 
poggetti che da Ponte a Ema vanno alla Croce, appare tutta 
formata dal diluvium, e solo a quest' ultimo paese si vede V al- 
berese, il quale vi forma le estreme falde del monte Pilli. 

Dal fatto però che sulle colline fiancheggianti questo borro, 
l'acqua, in quei pozzi che la hanno buona e perenne, si man- 
tiene ad un livello abbastanza regolare, si potrebbe ragionevol- 
mente concludere che il diluvium non formi anche qui che un 
rivestimento alle sottostanti rocce stratificate, qualora non si 
voglia ammettere V esistenza di un letto di argilla interposta al 
medesimo. 

Ad ogni modo, non avendo potuto avere indizii sicuri che il 
bacino postpliocenico di infiltrazione, verso l'Arno finisse colla 
cresta del fianco destro del borro di Ricorboli, ci ponemmo a cer- 
carne i confini nel borro di Rimezzano. Anche in questo però 
non trovammo che del terreno diluviale; anzi esso vr è svilup- 
patissimo, e sotto la villa Rospigliosi se ne ammira la potenza 
e la natura caotica in un bellissimo taglio naturale. Quantunque 
però su questo borro non si vedano rocce stratificate, conviene 
però ammettere che esse, anzi precisamente l'alberese, si tro- 
vino a piccolissima profondità sotto il fondo della valle, e ciò: 
V Perchè tutti i pozzi che si trovano in questo borro, hanno 
l'acqua buona, costante e quasi a fiore di terra; 2"" perchè alla 
base del predetto taglio sotto la villa Rospigliosi, esistono delle 
polle d'acqua ottima e costante; 3** finalmente perchè l' alberese 
si trova risalendo alle origini del Rimezzano, dove, facendo con- 
tinuazione all'alberese della Croce, si spinge sotto i paesi del 
Bigallo, 3an Quirico, e San Giorgio, determinando così da que- 
sta parte il limite orientale del bacino postpliocenico. 

Ci rimaneva di visitare la valle dell' Antella. Perciò da San 
Giorgio, dove il diluviale è ridotto a minime proporzioni, e dove 
l'alberese ed il macigno assai sviluppati ed elevati sopra il 
fiume, si spingono sulla sinistra a formare il monte di Monti- 
soni, e i suoi vicini; noi prendemmo a scendere lungo il fianco 
destro della valle, e, mantenendoci sulP alto accompagnammo sem- 
pre la roccia stratificata fino alla villa Rospigliosi, ove incomin- 



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— 153 - 

ciano le alluvioni postplioceniche, che si sviluppano sempre più di 
mano in mano che si scende verso V Ema. Ci soccorsero a que- 
sto punto tutti gli argomenti che valsero pei poggi delle ville 
Cardini e Lamberti, per farci entrare nella persuasione che que- 
sto alberese di cui avevamo qui perdute le tracce dovesse sem- 
pre, e ad altezza superiore all'Antella, continuare senza inter- 
ruzione fino a ricongiungersi con quello di Ponte a Ema. 

Questa convinzione . ci spinse a ripetere le indagini su quel 
punto dubbio, e fummo abbastanza fortunati di constatare che 
non avevamo male giudicato; perchè in alcune fosse trovammo 
l'alberese e lo potenuno accompagnare fino a San Pietro d'Ema, 
I dove trovammo che nella sponda destra dell' Ema, proprio ove 
! il Rimezzano vi mette foce, vi affiora l' alberese, che così ran- 
I nodandosi con quello del paese, chiudeva esattamente ogni pas- 
I saggio alle acque dell' Ema; e la linea di confine tra i due ba- 
cini idrografici rimaneva da questa parte esattamente determinata. 
Restava di continuarla dalla Croce infino all'Arno, e poi 
sulla parte opposta del fiume. Questo ci riuscì facilissimo, poiché 
percorrendo la strada che dalla Croce va a Candeli passando 
per Paterno e Vicchio, si cammina sempre sui confini del dilu- 
viale e dell' Alberese, finché poco prima dell' Arno si trova la 
pietra forte. Sulla destra sponda poi si trovò che il confine tra 
il terreno postpliòcenico e le rocce stratificate (che da questa 
parte constano quasi esclusivamente di macigno) passa prossima- 
mente pei villaggi di San Iacopo, Térenz^no, Settignano, Mensola, 
San Gervasio, fino a raggiungere il Mugnone. 

In tale guisa ponemmo termine alle nostre escursioni, le quali 
ci condussero ai seguenti risultati: 

1** Che il terreno postpliòcenico, nelle regioni all'est di 
Firenze, ha uno sviluppo assai maggiore nelle parti meridionali 
che nelle settentrionali; poiché mentre non fa che rivestire le 
radici meridionali dei monti su cui stanno Fiesole, Maiano, ecc. 
invece dalle parti di Ponte a Ema, e oltre l' Antella assai den- 
tro la vai d' Ema, esso ricopre con rilevante potenza tutti i bassi 
colli, e va assottigliandosi sempre più di mano in mano che si 
risale il pendio dei monti più elevati. 

2** Che questa formazione diluviale forma bensì un solo 
bacino postpliòcenico il quale dalla conta fiorentina si continua 



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senza apparente interruzione fino assai dentro la valle d'Eraa; 
ma le acque che filtrano attraverso di essa appartengono a due 
bacini idrografici bene distinti, dei quali uno è quello entro cui 
scorrono l' Ema e V Antella, l' altro è quello appunto cui si vo- 
leva studiare e del quale la parte più depressa si trova nelle 
vicinanze dell' Arno, e i cui limiti furono nel nostro lavoro de- 
terminati. 

3** Quanto poi alla struttura e .alla potenza di questa for- 
mazione postpliocenica, si può dire che sono variabili a seconda 
delle località. Infatti sotto Firenze, nell'occasione in cui si ese- 
guirono i trafori pei pozzi artesiani nelle tre piazze di San Marco , 
Santa Maria Novella, e del Carmine, si trovò che il terreno rap- 
presentantevi il postpliocene ha una potenza di circa 50 metri, 
ed è costituito come segue: 

1** Alluvione recente Metri 0,60 

2** Ghiaie grosse con rena » 5,00 

S** Ghiaie minute e rena pura » 3,40 

4** Ghiaie ed alluvione arenacea » 3,70 

ò"" Ghiaie con rena e marna calcarea » 1,50 

6** Argilla con poco calcare » 5,50 

T Argilla tenace plastica » 2,00 

8** Argilla con qualche ciottolo di calcare e di 

arenaria » 5,10 

d"" Argilla calcarea con ghiaie prevalentemente 

calcaree e rena » 13,12 

10° Argilla olivastra tenace con piccoli sassolini 

frammisti » 1,34 

ir Argilla verdastra con sassolini disseminati 

qua e là » 8,39 

49,65 

La quasi totalità di questa sezione rappresenta il postpliocene 
inferiore. 

In generale invece nelle località da noi visitate e special- 
mente ove esistono dei tagli naturali, come si vede passando in 
Val d'Ema per il Bandino, e altrove sotto la villa Rospigliosi 
sulla sinistra del borro di Eimezzano, si può dire che i letti di 
argilla, piuttosto potenti, manchino assolutamente, e invece pre- 
dominino grandi anunassi di ghiaie, talvolta imperfettamente ag- 

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— 155 — 

glutinate in forma di conglomerato, con poca rena e con meno 
argilla, e talvolta con terra argillosa nella parte superiore. 

Li elementi che compongono queste ghiaie poi sono talvolta 
di dimensioni bastantemente uniformi, e allora si vedono anche 
le tracce di una regolare distribuzione, come è evidente presso la 
villa Fenzi, e sulla strada che conduce a Santa Margherita a Mon- 
tici: tal altra invece sono di dimensioni le più diverse, talché 
piccoli ciottoletti si trovano a fianco di grossi massi cui un uomo 
muoverebbe a stento. 

L' altezza a cui giunge il diluviale in questi colli, è ragguar- 
devole, poiché poco sotto la chiesa di Santa Margherita a Montici 
lo si trova ancora, e il poggio Gagliardo ne è ricoperto. Si vede 
poi che esso continua a mantenersi assai elevato anche verso 
ponente, poiché nelle vicinanze di porta Romana esso ricopre la 
maggior parte dei poggi percorsi dal nuovo Viale dei Colli, e 
ancora più a occidente sulle cime dei colli dietro Mosciano, se 
ne trovano tracce evidenti. 



II. 

Intorno al Rothliegende {Permiano inferiore) 
nétta Val Trompia, 

(Da una Memorìa del professore Ed. Subss pubblicata nel 1869.) 

Nel tratto di prealpi lombarde compreso tra il Lago d'Iseo 
e quello d'Idro corre in direzione E.S.E. un'ampia striscia di 
terreno antico che sulle carte trovasi designato talvolta quale 
gneis e tal altra quale micascisto: la maggior parte di esso 
corrisponde a quelli che in altra parte delle Alpi furono chia- 
mati da Théobald scisti di Gasanna o scisti argUloso-micacei. 

Componesi questa zona di porfido quarzifero, di breccia por- 
firica e d'un conglomerato rosso, le quali rocce ricoperte dal- 
l'intiera massa dei terreni triasici formano una specie di vòlta, 
di cui la metà meridionale si è sprofondata nell' alta Val Trom- 
pia, mentre la settentrionale rimane inalterata al suo posto : per 
tal modo i fianchi della spezzatura rivolti al sud lasciano appa- 
rire il porfido quarzifero ricoperto dalle testate degli strati tria- 



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sici mentre nel basso, della valle i grossi frammenti di roccia 
derivanti dallo sfacelo della metà meridionale della vòlta mo- 
stransi composti dello stesso porfido. I terreni ricoprenti imme- 
diatamente la massa porfirica appartengono alla formatone di 
Raibl. ^ 

Superiormente a Bovegno la Val Trompia è aperta in una 
arenaria rossa oscura, la quale contiene molti ciottoli di quarzo 
bianco e di porfido, talvolta suddivisa in banchi di molta po- 
tenza; r aspetto di tale roccia rammenta intieramente il Verru- 
cano. La totale potenza ne è di m. 360. 

Sul lato orientale della valle esistono i giacimenti ferriferi 
ai confini del Verrucano * e del Servino, o negli strati inferiori 
di quest'ultimo. Sul lato occidentale invece mostransi sotto il 
Verrucano gli scisti di Casanna coi loro filoni metallici. 

Nella miniera del Fucinetto posta in vicinanza di Bovegno, 
dove già si raggiunsero i confini inferiori del Verrucano, si rin- 
viene sotto a questo, in luogo del porfido, una roccia verde quasi 
serpentinosa, e che in prossimità del Verrucano diviene rossa- 
stra. Più sotto seguono gli scisti di Casanna. 

Nella miniera della Dorgola ed in quella di Arnaldo che 
stanno sotto i limiti del Verrucano, manca eziandio il porfido. In 
quest'ultima località vedesi il Verrucano ricoprire una roccia 
dura, granitica, talvolta di color verde, che rammenta molto il 
protogino: il giacimento metallifero in luogo di trovarsi negli 
scisti di Casanna come al Fucinetto ed alla Dorgola, riposa quivi 
al di sopra di questo granito verde. 

Lo stesso granito mostrasi a giorno per ampio tratto nelle 
vicinanze di Navazze, ove chiaramente può vedersi la sua posi- 
zione di subito superiore agli scisti di Casanna.. 

Più in alto giace il villaggio di Collie presso ai confini in- 
feriori del Trias, nelle cui vicinanze staccasi verso N. un' ampia 
cresta dentata che va a raggiungere la catena che separa la 
Valle Trompia dalla Camonica: punto culminante ne è il Monte 
Colombina intieramente formato da una potente massa di Ver- 
rucano. 



* Intendesi guivi sotto il nome di Verrucatw il gruppo delle arenarie rosse 
e variegate sottostanti al terreno triasico. 



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- 167 — 

Rimontando da GoUio verso il punto più alto della catena, 
si può vedere la seguente successione di terreni: 

r In Val Serimanda vedesi un banco di calcare dolomitico 
giallastro, a cui fa seguito il Servino quivi composto di scisti rossi 
micacei con direzione E.O. ed inclinazione di 60** a 70** verso S. 

T Sotto agli scisti appaiono altri strati di piccola potenza 
che probabilmente rappresentano V orrizzonte ferrifero : essi com- 
pongonsi d' una quarzite grigio-giallastra con molto mica, seguita 
da alcuni strati di calcare impuro e sabbioso; sotto del quale 
incomincia una marna rossa, che, alternando con banchi di are- 
naria rossa oscura e scisti rossi, forma lo sperone più avanzato 
del Campo Marieno. Gli strati conservano la inclinazione verso S. 

3** Viene in seguito la massa del Verrucano che compone il 
Campo Marieno, i cui strati in vicinanza del successivo monte 
Serotte assumono un'inclinazione di 30** verso Nord, in opposi- 
zione aUa primitiva di Sud. 

4** Seguono gli scisti di Casanna di color verde ed assai com- 
patti, contenenti molte piccole vene di quarzo che uniformemente 
inclinano verso Nord, e che segnano molto chiaramente la stra- 
tificazione degli scisti. 

Bentosto susseguono agli scisti indicati altri scisti argillosi e 
micacei contorti ed interrotti da molte spaccature, dai quali è 
formato l'erto monte Serotte: anche in questi la inclinazione è 
dapprima verso Nord, ma poscia per un forte ripiegamento degli 
strati si fa molto erta verso il Sud. La stessa formazione sci- 
stosa può vedersi molto ripiegata anche dall' altra parte della 
valle ai piedi della Costa Fredda. 

5* Più avanti riappare il Verrucano in causa di una potente 
dislocazione di strati avvenuta trasversalmente alla valle in di- 
rezione prossima al E.O. con inclinazione verso Nord. In pros- 
simità di questo piano di rottura abbiamo una prima emersione 
di porfido rosso quarzifero accompagnato da poca quarzite verde, 
alla quale fanno ben tosto seguito i grossi banchi di Verrucano 
che continuano sino oltre la Val Morzenigo. 

6*" In quest' ultima località ha principio un'ampia formazione 
che occupa la più gran parte di quella regione, cioè quella degli 
scisti argilloso-micacei di Casanna coi quali si incomincia la serie 
degli strati componenti la metà settentrionale della vòlta. Essi 



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compaiono dapprima in posizione verticale (presso la casa Ron- 
chi), ma ben tosto inclinano verso il Nord, e tali si conservano 
per Uno spessore di quasi un migliaio di metri sino presso alla 
casa Calzoni. Da questa località dirigendosi verso N.O. si tro- 
vano ancora per qualche tempo gli scisti, ma con inclinazione 
variata e con molte piccole vene di quarzo bianco: in questa 
regione ritrovansi frequenti dei piccoli granati e delle tormaline. 

V Vi fa seguito un giacimento di gneis assai duro e di color 
chiaro, della potenza di una trentina di metri almeno, ricoperto 
da una varietà compatta degli stessi scisti di Casanna formati da 
una mescolanza di mica grigio con quarzo contenente sparse delle 
grosse lamine d' un mica verde-oscuro. Il gneis sembrerebbe gia- 
cere nello stesso orizzonte del granito protoginico di Arnaldo. 

8° I terreni ora indicati sono ricoperti dal porfido quarzifero 
formante quasi una muraglia continua per V altezza di ben 50 
metri. Lungo il limite inferiore di esso sul pendio del Monte 
Poferrato verso Monte Mesorso, ritrovasi una miniera di rame 
abbandonata. Superiormente abbiamo una massa di breccia por- 
firica della potenza di 20 a 30 metri, in vicinanza della quale 
il porfido si decompone in una sostanza bianca simile a caolino. 
La colorazione generale della breccia è il rosso oscuro passante 
talvolta al verde. 

9' Superiormente alla bréccia abbiamo di bel nuovo degli 
scisti grigiastri con una potenza di 50 a 70 metri, ed un' incli- 
nazione di 30» a 40'» verso Nord. In essi trovansi sovente sparsi 
dei pezzi di roccia rossa o verdastra identici a quelli che com- 
pongono la breccia sottostante, e più raramente anche frammenti 
di porfido. Come singolarità possiamo accennare anche a piccole 
vene di malachite. Essi sono inoltre caratterizzati dalla presenza 
di piante fossili. 

10** Passando dall'altro lato della valle verso il Monte 
Matto vedonsi gli scisti ora indicati ricoperti da un terreno che 
nella sua porzione inferiore rassomiglia affatto alla già accennata 
breccia porfirica, e che passa insensibilmente al vero verrucano 
di Monte Colombina, e della cima del Como Rotondo, o in al- 
tre parole in un conglomerato rosso contenente molti ciottoli di 
quarzo bianco. Pel passaggio fra gli scisti ed il verrucano si ve- 
dono molti piccoli strati d' uno scisto coticulare verdastro. 



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— 159 — 

Gli strati del verrucano inclinano di circa 15« verso Nord. 
Sul versante opposto rivolto alla Valcamonica vi succede pre- 
sto il Servino con giacimenti ferriferi. La natura delle piante che 
si trovano negli scisti indicati al num. 9, non lascia alcun dubbio 
sulla età di questa formazione che fin d' ora si credette carbo- 
nifera. Dall' esame di detti fossili istituito dal prof. Geinitz a 
Dresda possono dirsi accertate le specie seguenti: Wàlchia pini- 
formis, ScHL.; Walchia filiciformis^ Schl.; Schijsopteris fascicidaùa^ 
GuTB. ; Noeggerathia expansa^ Brong. ; Sphenopteris oxydata, Goepp. ; 
ed altre due specie probabilmente nuove, di Sphenopteris. 

Siffatti fossili caratterizzano appunto nelle Alpi la parte in- 
fima del Permiano, per cui non dubitiamo di attribuire a questa 
formazione V accennato terreno della Val Trompia : d' altra parte 
alla stessa epoca appartengono indubbiamente ed il verrucano ed 
il porfido del Tirolo meridionale. 

La gran massa degli scisti metalliferi, come anche le rocce 
granitiche che li accompagnano sarebbero i primi rappresen- 
tanti del Carbonifero superiore. Più sopra poi abbiamo il Ser- 
vino che costituisce la base del Trias. 

Come abbiamo già accennato, esistono nel gruppo montagnoso 
della Val Trompia due sistemi di faglie: il primo corrisponde 
ai margini della sprofondatasi metà meridionale della gran vòlta, 
la direzione essendo prossimamente da Est ad Ovest: il secondo 
è reso apparente da una forte dislocazione degli strati in senso 
verticale nella direzione Nord-Sud passante per le Casino di Mezzo. 
In rapporto ai giacimenti metalliferi furono già riconosciuti 
nelle vicinanze di Bovegno sopra una estensione di tre chilome- 
tri dodici filoni affatto eguali e tutti diretti approssimativamente 
da Nord a Sud : il solo filone Arnaldo corrente nel granito pro- 
toginico si scosta da questa direzione. Essi inclinano tutti verso 
oriente. In profondità compongonsi principalmente di fluorite con 
galena e blenda; più tardi appare anche la pirite cuprica. La 
potenza varia dai 2 ai 12 metri. 

Questi filoni corrispondono tanto in direzione quanto in in- 
clinazione alla grande faglia Nord-Sud, e dalla stessa deriva 
probabilmente la loro formazione. 



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— 160 — 



m. 



Il giacimento zolfifero di Tufo ed AUaviUa 
alVE.N.E. di Napoli. 

(Estratto da una Nota del sigrnor H. Wolp inserita nel Bollettino ddVLB, Istituto Geologico 

di Vienna, 1869). 

Questo nuovo giacimento di zolfo trovasi in provincia di Prin- 
cipato Ulteriore, a tre ore di distanza (15 chil. circa) in dire- 
zione Sud dalla stazione di Benevento sulla linea Napoli-Foggia. 
Partendo da Napoli in questa direzione, raggiungesi presso Can- 
cello il pendìo occidentale del Monte Vergine, formato da una 
lunga cresta calcareo-dolomitica, la quale, staccatasi dall'asse del- 
l' Apennino in vicinanza del Monte Volturno, corre in direzione 
occidentale : al N. della medesima elevausi isolatamente i gruppi 
calcarei del Monte Panicosa, del Monte Mauro ad occidente di 
Benevento, e del Monte Erbano a N. 0. della stessa città. 

Nella collezione paleontologica dell'Università di Napoli si 
possono vedere delle piastre calcari con bellissimi pesci, che ap- 
partengono al gruppo di monti ora nominati. 

Proseguendo lungo la stessa direzione entrasi ben tosto nella 
Valle Caudina, che si percorre da Cancello sino oltre Arienzo 
ed Arpeia, dove la valle si restringe per modo che la strada è 
obbligata di montare l' altipiano- del Monte Sarchio, che attra- 
versa in tutta la sua lunghezza sino presso a San Martino con 
direzione S. E. Da questo punto essa raggiunge con tortuosi giri 
r altura deUa Rdcca, dove per la prima volta presentasi il con- 
glomerato composto di ciottoli per la maggior parte calcarei, ri- 
coprente gli strati del macigno. 

Il Monte Vergine, che infino a San Martino mantenne la pri- 
mitiva direzione O.E., piega a quest'ultimo punto verso il S., 
e con esso anche la zona del macigno che ci è dato di seguire 
sino alla Rdcca. Quivi la strada si divide in due tronchi: l'uno 
che in direzione S. conduce ad Avellino, mantenendosi sempre 
nella zona del macigno ; l' altro che proseguendo pel vallone di 
Tronti, dirigesi ad Altavilla e verso la valle del Sabato. 

Seguendo quest'ultima direzione si abbandonano presso la 



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— 161 — 

Rdcca gli strati del macigno, e si entra ben presto in un bacino 
ripieno degli strati subapennini più recenti, i quali al di sopra 
di Pratula e Venticare tendono verso la valle del Calore. Que- 
sti strati che constano di conglomerati alternanti sovente con 
sabbie e marne perfettamente stratificate, si vedono presso la 
R6cca, ad Altavilla, a Chiancatella, e lungo il fiume Sabato nel 
tratto che corre tra Altavilla e Tufo. 

La parte più bassa delle pendici che limitano il vallone di 
Tronti presso il suo sbocco nella valle del Sabato, come pure 
quella dei monti che limitano la parte superiore di questo fiume 
fino al di sopra di Tufo, sono ricoperte di tufo vulcanico e di 
ceneri; perlochè resta sottratta alla osservazione la più gran 
parte dei terreni contenenti lo zolfo. Però sulla destra sponda del 
Sabato presso Altavilla, questi strati più moderni furono aspor- 
tati dalla erosione prodotta in parte dalle acque stesse del Sa- 
bato, ed in parte per opera dei minori torrenti che dalle alture 
di Petruro e di Torre Juni discendono nella valle con rapido 
corso. Tra questi i valloni Grancia e Gialleli mettono nettamente 
in evidenza la natura del terreno sottostante. Per contrario il 
bacino della valle del Sabato, ed il tronco inferiore del vallone 
di Tronti, sono riempiti di tufo, il quale però mostrasi più pos- 
sente presso Altavilla che dall' opposto lato, dove esso venne par- 
zialmente asportato dalle acque. 

Nelle vicinanze del mulino di Altavilla i conglomerati re- 
stano afiatto scoperti, ed una sorgente che da essi scaturisce 
contiene disciolto molto idrogeno solforato : la direzione degli 
strati è quivi di E.SS'^N., e la inclinazione di 25Va 30'' verso 
N. 35** 0. Tre banchi di conglomerato di 20"* a 30"" di potenza 
si possono osservare sulla destra sponda del Sabato : essi sono 
fra di loro separati da letti di sabbie e marne che insensibil- 
mente trapassano alle argille gessose che d' ordinario inviluppano 
i depositi di zolfo. Di questi banchi due furono già riconosciuti. 
' Al disopra del conglomerato superiore esiste un potente de- 
posito di marne ed argille di color verde-azurrognolo, ricoperte 
alla lor volta da un conglomerato in disaggregazione con depo- 
siti di trasporto, per uno spessore di 300°* circa. Questi terreni 
mobili che formano le alture sopra Chiancatella, Petruro e Torre 
Juni, danno assai di sovente luogo a delle frane. 



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— 162 — 

La ricerca dei depositi di zolfo è guidata dalla presenza dei 
conglomerati e del gesso. Punto centrale ne è il mulino d'Alta- 
villa dove i due strati zolfiferi sinora riconosciuti si mostrano 
per una estensione di ben 200°* ; V inferiore fu riconosciuto dalla 
Società Waniek mediante la galleria Gaeta, il superiore dai 
signori de Marzo e Cabonne. Lo strato superiore ha uno spes- 
sore variabile da 2"" a 5"*, e V inferiore di 5"". Il tenore in zolfo 
varia dai 15 ai 50 centesimi. 

Dalla Società Waniek si fecero inoltre delle ricerche secondo 
il prolungameento degli strati verso occidente, ossia nella dire- 
zione di Tufo, e ciò con buona speranza di riescita. Così pure 
il giacimento di gesso presso Croccotella, sulla strada che da 
Altavilla conduce ad Avellino, dà speranza di poter rinvenire 
anche in questa direzione depositi zolfiferi. 

Nella sene di strati posti superiormente agli accennati banchi 
di conglomerato, è provata la mancanza di qualsiasi traccia di 
zolfo: è dunque più probabile che altri depositi possano ritro- 
varsi in profondità, ed è a questo scopo che ora sono rivolte le 
ricerche delle società che intrapresero sifatti lavori. 



NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE. 



1. — Annotazioni Paleontologiche del Bar. Achille De-Zigno. 

Venezia, 1870. 

Sotto questo titolo l' autore dà principio ad una serie di illu- 
strazioni dei fossili più rimarchevoli delle Alpi Venete, allo scopo 
di raccogliere i materiali che potranno più tardi servire ad uno 
studio completo della paleontologia di quella regione. 

Incomincia l'autore colla descrizione di una nuova specie di 
Gervittia trovata nei terreni giurassici dei Sette Comuni, e pre- 
cisamente in un calcare grigio confipatto : di essa egli ci dà la 
formula seguente: 

Gervillia Buchii, Zigno. O. Testa vnaguUatera, imeguivalvi, 
inftata, crassissima, oblique et transverse triangtdari-oblonga, con^ 



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- 163 — 

cenùrice rugosa; latere anali produdo, latere huccali brevissimo, 
latere inferìm^ rotundato; natihus conveocis acuminatis incurvis, 
superiore vcdde gibbosa^ umbone elongato incurvo, apice spiràliter 
convoluto. 

La seconda specie descritta è un Aptico trovato nel calcare 
ammonitico di Cesuna pure nel territorio dei Sette Comuni, e di 
cui r autore dà la formula seguente : 

Apttchus Meneghinii, Zigno. — A. testa amplissima crassa con- 
vexO'Concava, valvis duobus late semicordatis^ laminis cellulosis 
óbliquis confertis composita^ marginibus internis convexo-planis^ 
extemis acutiusculis, extus foveato-punctata ad marginem leviter 
concentrice striata striis ondulatisi intus foveólis minoribus ere- 
berrimis irregularibus cribrata, plicis pauds, remotis^ planis^ con- 
centricis^ undulatis marginem versus tantum ornata. 



2. — Briozoi fossili Italiani per il Dottore A. Manzoni, 
Terza Contribuzione. 

Prosegue l'autore in questa sua terza Contribuzione la de- 
scrizione dei Briozoi fossili Italiani, arricchendola di specie plio- 
ceniche provenienti da depositi della estrema Calabria, dove pare 
che contrariamente a quanto avviene neir Italia settentrionale e 
centrale, il terreno terziario superiore mostrisi ricchissimo di co- 
tali organismi. 

La presente Contribuzione è esclusivamente dedicata al ge- 
nere Lepralia^ del quale sono illustrate dall' autore e diligente- 
mente disegnate 22 specie diverse. Tra queste citiamo le se- 
guenti affatto nuove : Lepralia peregrina, Manz. ; L. fulgurans, 
Manz. ; L. strenua, Manz. ; L, papUlifera, Manz. ; L. clavula, 
Manz. ; L. turgidula, Manz. ; L, elegantula, Manz. ; L, delica- 
tula, Manz. ; L, gibbosula, Manz. ; L, annulatopora, Manz. ; L. 
lucernula, Manz.; L. cupulata, Manz.; L. cheilostomata, Manz.; 
L. obéliscus, Manz,; L. scorpioides, Manzoni. 



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— 164 — 

3.— A. E/ Reuss. Pàldordologische Studien uber die aUeren 
TertidrscMckten der Aìpen. — IT Abtheilung. Die fossilen 
Anthoaaen und Bryozoen der SchicMenfolge von Crosara. 

(Ans dem XXIX Bande der Denkschriften der k. Akademie der Wissenschaften.) 

In questa Memoria V autore fa conoscere le sue ricerche sulla 
fauna degli Antozoi e Briozoi degli strati di Orosara, immedia- 
tamente inferiori a quelli di Castel Gtomberto, e che per i loro 
caratteri paleontologici si staccano nettamente da questi ultimi. 
Cotale complesso di strati dividesi nei seguenti membri dal meno 
antico in basso: V Tufo ed argille di Sangonini; 2"" Banco di 
corallo in Centra Sorghi presso Crosara ; 3** Marne a Briozoi di 
Val di Lente, Montecchio Maggiore, ecc. ecc. Questa classifica- 
zione basata sopra circostanze litologiche, riesce ancora molto 
evidente se da queste si passa a considerare i caratteri paleon- 
tologici della indicata serie di strati. 

Negli strati di Sangonini le specie di Antozoi sono assai li- 
mitate in numero, ma in compenso ci si presentano con forme 
caratteristiche, che inutilmente si ricercherebbero fuori di quel- 
r orizzonte. Le specie più ampiamente diflfiise e ricche in indi- 
vidui, sono: Trochocyaùhus cequicostatus, y. Schaur.; FlabéOAMn 
appendiculaifmi^ Brongn. Per contrario il tufo di Sangonini è ric- 
chissimo di Briozoi del genere Eschara, tra cui principali E. un- 
didata^ Rss. ed E. perforata^ Bss. Cotale forma dimostra come 
quei sedimenti siensi deposti entro le acque basse e tranquille 
d'un piccolo golfo. 

Gli strati di Crosara sono veri banchi corallini in cui domi- 
nano le agglomerazioni di polipi in forma di sferoidi irregolari 
di funghi : le specie isolate hanno piccolissima importanza, e 
sopra un totale di dieci specie le principali sono: L^tommsa 
variaòilis^ d'Arch.; Trochosmilia Panteniana^ Cat. 

L'aggruppamento della fauna di Crosara è il seguente: 
Zoantharia aporosa quaranta specie; Zoantharia perforata sette 
specie ; Zoantharia tàbidata due specie. Presa nel suo complesso, 
questa fauna ha molta analogia con quella di Castel Gomberto. 

Dei Briozoi, che molto abbondanti sono negli strati di Cro- 

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— 166 — 

sarà, T autore indica con sicurezza 25 specie per la maggior 
parte incrostanti i banchi di corallo: di queste specie venti ap- 
partengono ai Briozoi chìlostomi, e le rimanenti ai ciclostomi; 
il genere meglio rappresentato è quello delle Lepràlia. 

Gli strati a Briozoi di Val di Lente e di Montecchio Mag- 
giore, i più profondi della serie, posseggono una enorme quan- 
tità di avanzi di Briozoi distinti da quelli di Grosara per forme 
ramose e per rilevanti dimensioni : di Antozoi non si trovano che 
tracce insignificanti. Le 72 specie di Briozoi studiate dall'au- 
tore appartengono per 50 ai chilostomati, e per 22 ai ciclosto- 
mati. Questa forma è rimarchevole per T abbondanza di molte 
specie appartenenti a generi rarissimi, tra cui i generi: Scrupo- 
ceUaria, Batopora, Orbitulipora, Bactridium, FlustréUariaf Acro- 
para ed Unicrisia. 

In ultimo da molte considerazioni geologiche l'autore con- 
chiude col collocare questi terreni fra gli strati di Gastel Gom- 
berto (miocene inferiore) e quelli di San Giovanni Ilarione con- 
temporanei del calcare grossolano del bacino di Parigi (eocene). 



4. —TE.Fvms.Beitragzur Kenntniss der Conchylìen-Fauna 
des Vìcentinischen Tertiar-Oébirges, — Y Abth. Die obere 
Schichtengruppe, oder di Schichten von Oomberto, Laverda 
und Scmgonini, 

(Aqs dem XXX Band der Denkschriften der k. Akademie der T^sensehaften.) 

È questa la prima parte delle Contribuzioni allo studio delle 
conchiglie fossili terziarie del Vicentino, contenente la descri- 
zione delle specie trovate negli strati di Gomberto, Laverda e 
Sangonini, appartenenti, secondo l'autore, al terreno eocenico. 

Nel catalogo dei fossili che precede la parte descrittiva del- 
l' opera sono indicate 221 specie di conchiglie, distinte come segue 
in quattro gruppi : 1** Tutte quelle specie che infino ad ora non 
si rinvennero che nel terziario vicentino; sono specie per più 
gran parte nuove. 2*" Quelle specie che anche in altre località si 
rinvennero, ma finora limitatamente alle formazioni eoceniche su- 
periori. 3* Specie che furono riconosciute altrove non solo nel- 



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— 166 — 

r eocene superiore, ma ben anco in strati più antichi. 4"* Specie 
deir eocene inferiore che infino ad ora non si riconobbero nel 
superiore. Di tutte le specie accennate, 130 si conoscono comuni 
anche ad altre località, mentre 91 sono speciali di quella parte 
del Vicentino. 

Air eocene superiore appartengono 93 specie, di cui 60 sono 
esclusive di questa porzione del terziario inferiore; all'eocene 
inferiore invece 72 specie di cui 39 esclusive. 

È questo un lavoro di sommo interesse per noi, in grazia 
della importanza dell'argomento, e della somma diligenza con 
cui esso è trattato. Speriamo di vedere pubblicata fra non 
molto la seconda parte, della quale pure ci affretteremo a dare 
un cenno sommario. 



5. — J. F. N. Delgado. Breves apontamentos sóbra ós terrenos 
paleozoicos do nosso paiz. Lisboa^ 1870. 

Leggiamo con piacere nel numero di gennaio della Revista 
de óbras publicas e minas, periodico mensile che pubblicasi a 
Lisbona, questo primo saggio degli studi che il professor Del- 
gado, altro dei membri del Comitato Geologico del Portogallo, 
ha da qualche tempo intrapreso nello scopo di stabilire una ri- 
gorosa classificazione dei terreni paleozoici di quella regione. 

In tutta la penisola Iberica trovansi i terreni antichi assai 
bene sviluppati, ed il loro studio presentasi irto di difficoltà per 
le forti dislocazioni alle quali il suòlo fu soggetto, e per la com- 
plicazione di molte rocce eruttive, accompagnate generalmente 
da emanazioni metallifere. In Portogallo poi essi formano la 
maggior parte del suolo, e sono specialmente sviluppati nella 
parte orientale di quella regione, mentre verso le sponde marine 
si estendono terreni più recenti: tale massa di terreni antichi 
non è però continua, ma bensì divisa da una banda granitica in 
due porzioni, la settentrionale cioè e la meridional^, che assai 
diversificano fra di loro per forme litologiche. 

Dair esame dei dati paleontologici V autore deduce V esi- 
stenza di cinque orizzonti fossiliferi ben definiti, che in ordine 
ascendente sono : 1"* Parte superiore del siluriano inferiore (fauna 



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— 167 — 

seconda di Barrande) ; 2* Parte inferiore del siluriano superiore 
(fauna terza di Barrande?;) 3* Devoniano inferiore (corrisponde 
allo Spirifersandstein) ; 4** Carbonifero inferiore (corrisponde agli 
Scisti a Posidonomié); 5"* Carbonifero superiore (corrisponde al 
grès houiUer), lì gruppo N.4, è il più sviluppato di tutta la 
serie. Sottostante a tutti questi terreni hawi poi una potente 
massa di terreni azoici (probabilmente Cambriani) ai quali V au- 
tore dà il nome di terreno metamorfico. 

Il numero di specie fossili studiate e classificate dair autore 
dividesi come segue fra i singoli membri: Siluriano inferiore, 
specie 98; Siluriano superiore, 8; Devoniano, 15; Carbonifero 
inferiore, 30. 

Nel numero di marzo della stessa Rivista il professor Del- 
gado intraprende a trattare del Terreno Metamorfico che si 
estende per quasi tutta Talta provincia d'Alemtejo, prolungandosi 
di molto verso il Nord. Esso è principalmente composto di scisti 
lucenti e di calcari granulari metamorfici; più raramente vi 
appaiono delle quarziti: la stratificazione di tutti questi depositi 
è assai disturbata da forti oscillazioni del suolo, per modo che 
lo studio cronologico di questa serie diventa complicatissimo. 
Per effetto di questi disturbi i terreni in discorso affettano due 
direzioni distinte assai poco differenti V una dalP altra, e rispon- 
denti a due linee di sollevamento, di cui la più antica in dire- 
zione di N.15"0., e l'altra di N.35"0. 

La formazione dei calcari cristallini è la più sviluppata di 
tutte, e ad essa appartengono dei bellissimi marmi varicolori 
che danno luogo ad una lavorazione di qualche profitto: gli 
scisti sono parzialmente subordinati ai calcari, e riguardo alla 
loro composizione si classificano in argilloso-micacei, cloritici, 
talcosi ed amfibolici; generalmente essi contengono numerose vene 
e masse di quarzo bianco. 

L'autore prosegue nel suo latoro studiando la disposizione 
speciale che i vari membri del terreno azoico presentano nelle 
località ove furono riconosciuti esistenti, ed i rapporti che essi 
presentano fra di loro e colle rocce eruttive della stessa epoca. 
Speriamo di vedere fra breve ripreso il corso di queste interessanti 
note, delle quali continueremo a dare un cenno ai nostri lettori. 



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— 168 — 

6. — L. Lartet. Essai sur la geologie de la Pdestine et 
des contrées avoisinantes teUes gite VEgypte d V Arabie. 
(Pa/tis, 1869.) 

(Annales des sciences géologiques publiées sous la direction de M« Hébert 
et de M. Milne Edwards. Tome Premier. N. 1 e 2.) 

Quantunque numerosi lavori sieno già stati pubblicati sopra 
la Palestina e le regioni bagnate dalla parte nordica del Mar 
Rosso, può dirsi che, per quanto ha rapporto coi caratteri fisici 
di queste terre, esse sono ancora quasi sconosciute : il t^tto ri- 
ducesi a molteplici relazioni di viaggiatori che, poco pratici in 
siffatto ordine di studi, ci fornirono indicazióni erronee, ovvero 
per amore di troppo generalizzare i fatti osservati, attribuirono 
a vasti tratti di paese quella condizione di cose che il più delle 
volte non rappresentava che semplici accidentalità locali. Per que- 
ste ragioni riesce di non piccola importanza la accennata Memoria, 
nella quale T autore ci presenta un riassunto delle osservazioni 
geologiche da esso fatte in Palestina nelPanno 1864 nella qualità di 
addetto alla spedizione scientifica guidata dal Duca De Luynes. 

Dopo un rapido colpo d' occhio sui caratteri fisici, la orogra- 
fia e la idrografia della Siria, Arabia e Palestina, V autore passa 
air esame particolareggiato della costituzione geologica di quelle 
regioni. Ed anzitutto parla del granito intersecato da numerosi 
filari di pegmatite, di diorite e di porfido, e circondato dagli 
scisti cristallini, che si trova molto sviluppato nell'Arabia Pe- 
trea, nella penisola del Sinai fra le due braccia settentrionali 
del Mar Bosso, e nella catena che in Egitto corre parallela alla 
riva occidentale di detto mare. Fra le rocce eruttive meno an- 
tiche citeremo i porfidi di molte qualità diverse, le dioriti oltre 
quelle in filoni attraversanti le masse granitiche, ed i melafiri; 
né mancano le più recenti rocce vulcaniche come le trachiti, e 
specialmente i basalti ampiamente sviluppati nella regione posta 
al S; 0. di Damasco, dove inoltre vedonsi molti crateri ben con- 
servati ed allineati in direzione N.E.-S.O. 

Passando alle rocce stratificate, l'autore accenna anzitutto 
alla massa degli scisti gneissici, micacei, talcosi, amfibolici, clori- 
tici ed argillosi, che a guisa di mantello circondano le masse 



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— 169 — 

granitiche, e che egli ritiene rappresentanti di tutta quanta la 
serie paleozoica. I terreni triassici e giuresi mancherebbero com- 
pletamente in tutta la regione, per modo che dagli accennati 
scisti si passerebbe immediatamente alle formazioni cretacee, 
composte da prima di un' arenaria (che secondo Tautore potrebbe 
anche rappresentare il terreno giurassico superiore), e quindi da 
calcari marnosi indubbiamente cretacei ; di questi calcari, che sono 
in Palestina grandemente sviluppati, compongonsi le due catene 
montuose del Libano e dell' Antilibano, non che il suolo nei èin- 
torni di Gerusalemme. 

I terreni terziàri sono rappresentati alla loro base dal num- 
molitico, che si trova molto sviluppato in Egitto e soprattutto 
presso le coste del Mediterraneo e nel deserto di Libia. Il mio- 
cenico formato da arenarie rossastre silicee, ritrovasi nelle vici- 
nanze del Cairo e nel deserto di Libia, mentre la Palestina e 
la Siria ne sono affatto prive. Così pure il pliocenico parrebbe 
mancare totalmente, a meno che a questo terreno non si attri- 
buiscano parte delle sabbie ed arenarie del Cairo, di dubbia 
determinazione. 

L' autore passa in seguito ali* esame dei depositi d' epoca 
recente che in quelle regioni non sono affatto trascurabili : e 
specialmente i depositi littorali argille-sabbiosi che da Alessan- 
dria si prolungano per lungo tratto verso oriente, quelli di na- 
tura identica che si vedono sviluppatissimi sulle coste del Mar 
Rosso, quelli del Mar Morto e degli altri laghi salati composti 
da un^ alternanza di gesso, sale e marne, quelli depositati dalle 
numerose sorgenti termali e saline, e quelli formati dalle sab* 
bie trasportate dal vento. Da queste considerazioni l'autore trova 
argomento per parlare dei cambiamenti climatologici avvenuti da 
non molto tempo in quella regione, cambiamenti che ebbero per 
effetto un abbassamento generale dei bacini d' acqua, insieme ad 
un impoverimento dei fiumi in relazione colla aumentata scarsità 
delle piogge : la causa di queste mutazioni dovrebbe attribuirsi 
in gran parte al diboscamento eseguito sopra grande scala dalle 
popolazioni arabe, e che ebbe per risultato di spogliare della 
loro terra vegetale tutti quei monti, lasciando aridi deserti dove 
prima era rigogliosa la vegetazione. 



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~ 170 — 

7.— L. RUTIMEYER. TJéber ThaUund See-Bildung^ Beitrdge 
zum Verstàndniss der Oberflàche der Schweiz. Basel, 1869. 

È questa un'opera molto istruttiva e che ha per iscopo di 
mostrare la relazione che passa fra l'effettiva disposizione delle 
valli e dei laghi della Svizzera, e quella che si potrebbe dedurre 
da teoriche considerazioni : tali ordinamenti sono dimostrati iden- 
tici nel corso dell'opera. 

L' autore tratteggia magistralmente il meccanismo delle de- 
nudazioni che si operano tanto in rocce dislocate che in quelle 
tuttora in posto : mostra la grande influenza che la natura della 
roccia e la disposizione degli strati esercitano sulla forma delle 
valli prodottevi : prova come anche le valli entro terreni com- 
patti debbano per la maggior parte la loro formazione ad effetti 
di erosione, e comprova ciò con molti esempi presi dalle Alpi, 
dimostranti anche una continua alternanza di periodi relativa- 
mente tranquilli, con periodi in cui il lavoro dell' erosione ebbe 
un massimo di energia : infine cerca di stimare 1' età relativa 
delle valli, ed il progresso del loro ampiamento tanto in lar- 
ghezza che in profondità. 

La questione della formazione dei laghi è trattata sotto un 
punto di vista affatto nuovo. L'autore distingue i piccoli laghi 
posti sulle sommità alpine e quelli dipendenti dall' azione dei 
ghiacciai, dai grandi laghi che si trovano regolarmente disposti 
nelle più basse regioni delle Alpi al Nord e al Sud della gran 
catena : questi ultimi sono indubbiamente più antichi dei primi. 
Secondo l' autore i bacini di questi grandi laghi sarebbero gli 
avanzi del corso di antichi fiumi che direttamente versavano le 
loro acque nel mare terziario al sortire dalla regione montuosa; 
e deriverebbero la loro condizione attuale da successivi solleva- 
menti del suolo sul finire dell'epoca terziaria. 

Da ultimo l' autore, come allegati all' opera sua comprovanti 
la giustezza delle sue vedute teoriche, presenta alcuni brani di 
classici autori che dimostrano il progresso della formazione delle 
valli per erosione in terreni nuovi o da poco tempo formati (ter- 
reni vulcanici, depositi fluviali, ec. ec), o citano esempi di dispo- 
sìzioni di valli in altre regioni. 



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— 171 — 

L'opera è corredata da una piccola carta geologica della 
Svizzera a grandi tratti, sulla quale sono consegnati i risultati 
delle osservazioni fatte dell'autore sulla orografia di quella re- 
gione alpina. 



8. — W. A. OOSTER. Die organischen Reste 
der ZoophycoS'ScMchten der Schweizer Alpen. 

(Protozoe Helvetica I. Band. II. Atbh., Bern 1869.) 

Questi fossili singolari (Zoophycos) che il nostro Massalongo e 
molti altri paleontologi ritennero come avanzi di piante, sono al 
presente classificati dai più fra gli animali d' ordine inferiore, 
per lo meno attribuiti ad impronte che nella loro origine deri- 
vano da animali siffatti. 

Secondo la definizione che ne dà V autore, essi si presentano 
in forma di larghe strisele contorte secondo una spirale imbuti- 
forme più meno serrata, o di sottilissime lamine a superficie 
ricoperta da piccole striscio spirali talvolta parallele fra di Igro, 
tal' altra irregolarmente disposte. 

In quanto alla posizione geologica dei Zoophycos V autore cita 
la loro esistenza in terreni terziari! del versante meridionale delle 
Alpi ; nel cretaceo delle stesse località (Z. Iriantem, Villa; Z, Villce, 
Massalongo) ; nei terreni giurassici inferiori nelle Alpi Svizzere ed 
in vari punti del suolo francese; in terreni liassici delle stesse 
Alpi Svizzere, non che in altre località di Francia, d' Italia e di 
Germania. In America tali resti si estendono anche in terreni 
molto più antichi, ritrovandosi essi persino negli strati apparte- 
nenti al Devoniano. 

L' autore dà la descrizione, corredata da buone incisioni, delle 
specie seguenti, disposte in ordine di età, dalla più antica alla 
più recente : Megàladon gryphoides^ Giimb. ; Polycampton (dpinum^ 
Ooster. ; Zoophycos flabelliformis^ Fischer-Ooster. ; Halymenites re- 
dus, Fischer-Ooster. ; Miinsteria^ sp. ; Chondrites^ sp. ; Zoophycos 
scoparius^ Thiol.; Zoophycos scoparius^ var.; Lysensis, Ooster.; 
Zooph, brianteus^ Mass. 



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— 172 — 

9. — H. VON Dechen. Geognostiche UebersicMs-Karte von 
Deuischland, Frankreichj England^ und den angrenzendem 
Làndern. 2 Ausgabe. Berlin, 1869. 

Fra le più recenti carte geologiche d'insieme state pubbli- 
cate, dobbiamo citare il nuovo lavoro sull'Europa centrale com- 
pilato dal dott. H. von Dechen in due fogli nella scala di 72,500,000. 
Dalla prima edizione di questa carta (anno 1839) a questa se- 
conda, corre un immenso divario, in causa dei molti progressi 
fatti negli anni successivi dalla geologia d'Europa; per modo che 
non si è lontani dal vero dicendo che questa carta non conserva 
della prima che la sola parte topografica. 

n grado di approssimazione della carta, od in altri termini 
il numero delle suddivisioni di ciascun terreno, è in diretto rap- 
porto colla piccolezza della scala, di maniera che non vi si tro- 
vano moltissimi dettagli che pur riescirebbero importanti, ma 
che in una carta di tal natura arrecherebbero confusione nei 
tratti generali. 

La cromolitografia eseguita dall'Istituto Litografico di Ber- 
lino è opera degna di lode; ed il testo spiegativo che sta an- 
nesso alla carta riesce sommamente interessante, giacché contiene 
una lista delle più recenti carte geologiche di Geimania, Inghil- 
terra, Francia, Spagna, Italia, Austria e Svizzera, e fa conoscere 
il modo col quale tutte queste carte vennero costruite* 



10. — H. VON Dechen. Oeohgische Karle von DetdscJdand. 

Berlin, 1870. 

Annunciamo anche la comparsa avvenuta più recentemente 
di questo importante lavoro del prof, von Dechen. Come l'Autore 
dichiara nell' opuscolo che sta unito alla carta, egli dovette rac- 
cogliere da tutte le parti i migliori materiali per questa sua com- 
pilazione, operazione questa che costò molta fatica e non poche 
difficoltà: d' altra parte riesce a noi molto utile la conoscenza 



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— 173 — 

delle fonti principali da cui egli ritrasse i documenti necessari 
al compimento dell' opera sua, potendosi dire questo un catalogo 
delle migliori e più recenti carte geologiche che siano state pub- 
blicate in Germania. 

Questa bella carta fu eseguita per incarico della Società Geo- 
logica di Berlino, e coir aiuto del Governo prussiano. Essa è di- 
visa in due fogli come quella precedentemente indicata, ed è nella 
maggiore scala di Vi,4oo,ooo, per cui molti dettagli vi si trovano 
consegnati che in quella non poterono avere posto. La scala dei 
colori vi è pure mutata, ed a nostro parere essa riesce molto piii 
appropriata alla natura dei terreni rappresentati, per modo che 
r aspetto della carta può dare a prima vista una idea abbastanza 
esatta della generale costituzione geologica di tutta la Germania. 



11. — H. Engelhardt. Flora der Braunkohlenformation im 
Konigreiche Sachsen. Leipzig, 1870. 

È questa un' opera stata di recente premiata dalla Società 
Jablonowski di Lipsia, e dalla medesima pubblicata. In essa è 
illustrata la flora fossile di tre distretti differenti : in primo 
luogo la flora di Seifhennersdorf con 57 specie del miocene infe- 
riore : secondariamente, la flora dei teneri terziarii posti ad oc- 
cidente dell'Elba con 10 specie di piante dell'eocene superiore: 
in terzo luogo la flora dei terreni terziarii ad oriente dell'Elba 
con 24 specie fossili del miocene medio. L'opera termina con 
una tavola importantissima contenente un elenco di tutte le piante 
terziarie finora conosciute di Sassonia. 

La parte descrittiva è corredata di quindici belle tavole lito- 
grafate, nelle quali con molta esattezza sono ritratte tutte le 
specie descritte nell' opera. 



NOTIZIE DIVERSE. 



Carta Geologica d' Italia a piccola scala. — Ci facciamo un 
piacere di annunciare come il B. Gomitato Geologico sia venuto 



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— 174 — 

nella determinazione di pubblicare entro il venturo anno la Carta 
Geologica d' Italia nella scala di V6oo,ooo. stata compilata dal Pro- 
fessore I. Cocchi nell'anno 1867, ed inviata alla Esposizione 
Universale tenutasi in queir epoca a Parigi. Questa carta fu al- 
lora eseguita a mano sopra la Carta Corografica dell'Italia Su- 
periore e Centrale pubblicata nella scala indicata ed in sei fogli, 
per cura del nostro Corpo di Stato Maggiore. La colorazione di 
questa carta si fece colla scorta di tutti quei materiali e lavori 
editi ed inediti, che a questo scopo si raccolsero dalle varie, 
parti d' Italia. Le provincie più meridionali della penisola, come 
pure quelle della Sicilia, non vi si poterono rappresentare per- 
chè, sebbene non mancassero note e memorie sulla costituzione 
del loro suolo, pure non si avevano per esse carte geologiche 
di alcuna sorta. 

Questa carta sarà divisa in quattro fogli, e verrà tutta ese- 
guita di nuovo, vale a dire che si rifaranno le incisioni della 
parte topografica, copiandola dalla sopraindicata dello Stato Mag- 
giore, ed introducendovi quelle modificazioni e migliorie che sono 
rese indispensabili per il nuovo uso al quale tale carta è desti- 
nata: la colorazione poi sarà eseguita sopra detta carta a mezzo 
della cromolitografia. Da ultimo essa sarà corredata da una suc- 
cinta descrizione, e da due sezioni geologiche prese nelle dire- 
zioni longitudinale e traversale dell' Italia. 

Noi crediamo che nello stato attuale delle cose questa pub- 
blicazione segni un rilevante progresso nella conoscenza geolo- 
gica del nostro paese, come quella che ci presenta tutti uniti e 
nei loro tratti principali i caratteri del suolo italiano, e che racco- 
glie in un solo concetto il risultato degli studi dei nostri geologici. 

Iniziamento dei lavori di rilevamento per la gran Carta 
(teologica d' Italia. — Potendo ormai il R. Comitato Geologico 
disporre del personale da esso dipendente per incominciare i pro- 
prii lavori definitivi, il medesimo ha stabilito che tali lavori di 
rilevamento geologico debbano aver principio nel prossimo mese 
di agosto, dalla quale epoca essi dovranno essere continuati re- 
golarmente. Punto di partenza di questo lavoro sarà la città di 
Firenze, dalla quale a poco a poco allontanandosi si avrà in mira 
di completare lo studio d' una porzione di questa provincia. Man- 



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— 175 — 

cando tuttora la carta topografica nella scala di Vso.ooo che attual- 
mente il nostro Corpo di Stato Maggiore sta rilevando nell'Italia 
Meridionale, il R. Comitato si servirà per il momento della carta 
dello Stato Maggiore Austriaco disegnata nella scala di V86,4oo ed 
ora ingrandita al Vso.ooo per mezzo della fotografia. 

Terremo in seguito informati i nostri lettori tanto dell'epoca 
nella quale i lavori saranno incominciati, come del progresso dei , 
medesimi. 

BlnYenimento di fossili. — Da informazioni private veniamo 
a sapere come il nostro geologo comm. Scarabelli Gonuni Fla- 
minj abbia di recente trovato nelle argille scagliose dell'Imolese 
due esemplari di ammonite ed uno di inoceramo. La scoperta di 
cotali fossili in quella estesissima formazione che si stende lungo 
il versante orientale dell'Appennino, è di una importanza non 
lieve per la geologia dell' intiera catena, come quella che stabi- 
lisce definitivamente come Cretaceo tutto l'importantissimo terreno 
delle argille scagliose. 

Scoperta di Diamanti in Boemia. — Fecesi questa scoperta 
sul finire dello scorso anno nelle vicinanze di Dlazkovic, villaggio 
posto tra Bilin e Lobositz, in Boemia, dove esiste un giacimento 
di sabbie granatifere lavorate per l' estrazione dei piropi^ varietà 
di granato di un bel color rosso. Commista al prodotto della 
lavatura di queste sabbie, rimarcossi dai lavoratori una piccola 
pietra sconosciuta, durissima, e di color giallo-verdastro, che sot- 
toposta ad esame si riconobbe essere un piccolissimo diamante 
del peso di 57 milligrammi ed in forma di esaedro a spigoli ro- 
tondati. Dopo di quest' epoca altri diamanti di simil fatta si ri- 
trovarono, benché assai di rado, in quelle sabbie granatifere. 

Quantunque sia questa scoperta di ben poca importanza, pure 
crediamo bene di segnalarla, essendo indubbiamente questo il 
primo giacimento diamantifero che in Europa siasi trovato. 

I Diamanti dell' Affrica Meridionale. — Notizie venute re- 
centemente dalle regioni meridionali dell' Affrica annunziano come 
le esplorazioni per la ricerca dei diamanti iniziatavi da poco 
tempo, aumentano sempre più 1' estensione della regione dia- 

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— 176 — 

mantifera che già al presente si valuta a migliaia di chilometri 
quadrati. H suolo è composto d' un conglomerato calcareo, ed i dia- 
manti vi si trovano sempre sparsi alla superficie: l'ordinario 
peso di essi varia tra 6 e 13 carati, ma non infrequenti sono i 
diamanti più grossi fra cui il massimo finora trovato ammonta 
a 150 carati. Punto centrale delle ricerce è la valle del fiume 
Vaal presso il confine dello stato del fiume Oranje; quivi i dia- 
manti sono spesso accompagnati da altre pietre dure, come gra- 
nati, topazi, ec. 

Scoperta di Petrolio in Galizia. — Sul pendio settentrionale 
dei Monti Carpazi e precisamente nelle vicinanze del villaggio 
Bobrka, esiste una stretta e breve lista di terreno che fu segna- 
lata per la sua ricchezza in petrolio. In tale località ritrovasi 
la serie seguente di strati : dopo il terriccio vegetale havvi del- 
l' argilla, quindi argilla scistosa, e scisti bituminosi alternanti 
con strati sabbiosi di piccola potenza dai quali ottiensi sviluppo 
di gaz e poche tracce di petrolio ; a questa profondità (venti 
metri all' incirca) incominciano le sabbie a grossi elementi e quasi 
indurite in una arenaria, nelle fessure della quale si trova più 
abbondante il petrolio; e finalmente seguono gli strati più ricchi 
composti di arenaria alternante con argille scistose per uno spes- 
sore di 15 a 16 metri: gli strati posti inferiormente a questi, 
quantunque si conservino petroleiferi, pure sono lungi dal rag- 
giungere la ricchezza dei precedenti. 

Gli strati petroleiferi hanno direzione da Nord e Sud, ed 
inclinazione verso Est di pochissimi gradi; inoltre la regione 
accennata forma quasi un bacino, verso il centro del quale con- 
corrono con disposte inclinazioni gli strati circostanti dai lati di 
Sud e di Nord. 

Giacimento zoiflfero nella Lnlsiana. — Nella traforazione di 
un pozzo artesiano per ricerca di petrolio in una isola posta allo 
sbocco di una piccola riviera nel fiume Calcasieu nella Luisiana, 
trovavasi a partire dalla profondità di 105" la seguente serie di 
terreni: calcare terroso di color azzurro con conchiglie marine, 
contenente petrolio e gaz infiammabile, spessore 12"',20; calcare 
cristallino friabile, 18",30; zolfo puro cristaUijsjsato^ 30",50; strati 



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— 177 — 

alternanti di gesso e eólfo^ 41",80 (in questo spessore trovasi 
uno strato di eoìfo puro di 1",50, e più basso un secondo di 3 
a 4 metri); da questo punto (207"',80) il pozzo prosegue entro 
gesso compatto sino alla. massima profondità raggiunta di 375". 

Tutti questi terreni appartengono alla formazione cretacea. 

L'acqua che esce dal pozzo in ragione di circa litri 300 al 
minuto con pressione di quattro metri d' acqua, è una soluzione 
di solfuro d'idrogeno con poco gesso e sai gemma: essa viene 
principalmente degli strati di zolfo. 



AVVISO. 

CONGBBSSO DEI GEOLOGI ALPINI A GINEVBA. — 

Il Comitato del Congresso dei geologi alpini, ci prega di pub- 
blicare la circolare seguente: scopo di questa pubblicazione è di 
invitare al Congresso, che si radunerà il giorno 30 del prossimo 
Agosto a Ginevra, tutti i naturalisti che si interessano dello 
studio della geologia e della paleontologia delle Alpi, i quali 
non avessero ancora ricevuto alcun invito. 

Monsieur, 

Les discassions géologiques dont les Alpes sont aujoord'hui robjet, 
ont fait naitre, chez quelques naturalistes suisses, l'idée que le moment 
est favorable pour réunir en un congrès les géologaes et les paléontoio- 
gistes qui s'intéressent à Tétiide de ces montagnes. La faveur avec la- 
quelle ce projet a été accueilli en Allemagne et en France a encom'agé 
les soussignés à provoquer cette réunion et leur fait espérer son suceès. 

Rassembler pendant quelques jours les savants des deux versants des 
Alpes et des extrémités occidentale et orientale de cette chaine, afin 
d'établir des rapports plud intimes entre la science frangaise, la iscience 
allemande et la science italienne, tei est notre but. 

Nous adressons le méme appel à tous les savants des autres pays 
qui ont contrìbué à faire connaitre la geologie des Alpes et à ceux que 
rétude de cette région interesse. Nous espérons, Monsieur, que vous 
voudrez bien nous seconder par votre présence. 

La ville de Genève est désìgnée comme lieu de réunion. 

Le Congrès durerà trois jours, le 31 aoùt, le !•' et le 2 septembre ; 
il se composera de séances générales et d'une ou deux excursions aux 



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— 178 — 

points les plus intéressants et les plus facìles à atteindre dans les envi- 
rons de Genève. 

Toutes les Communications en accord avec le but de la réunion se- 
ront les bienvenues et le champ le plus libre sera laissé à la discussion. 

La sitnation géographique de Genève permettra ensuitè à chacun 
de se rendre à son gre dans les Alpes suìsses^ dans celies de la Savoie 
ou du Dauphiné, ou dans la ebaine du Jura. 

Nous vous engageons, Monsieur, à arriver à Genève le 30 aoùt; il 
y aura une réunion familière dans la soirée de ce jour. 

B. Studeb, professeur è rUniversité de Berne, \ 

P. MÉRIAK, ■ > Bile, I Membres de la 

A. Escher DE LA Linth, > Zurich, > Conunission de U 

E. Desor, professeur à PAcadémie de NeuchitelA carte géologiqae 

A. Favrb, » » GenèTfr, j federale. 

P. DB LOBIOL. 

0. Heeb, professeur a TUniTersité de Zorich. 

A. MOUSSON, » » Zorich. 

L. Rutimeyeb, * > Bàie. 

E. Renevieb, professeur à TAcadémie de Lausanne. 

C. VOGT, » » GenèTe. 
F.-J PlCTET, » » Genèfe. 

Un Comité special est constitué à Genève pour Torganisation et la 
reception du Congrès. Veuillez, Monsieur, lui annoncer si possible avant 
le l'"^ aoùt prochain votre intention d'y prendre part. Veuillez aussi 
lui faire savoir si vous comptez faire quelque communication ou lire 
quelque mémoire. Dans la première séanc'e le Comité proposera à Y as- 
semblée une distrìbution des questions et des travaux entro les trois 
jours de réunion. 

En arrivant à Genève et après avoir depose vos bagages à l'hotel 
où vous comptez descendre, vous étes prie de vous rendre à l'Athénée. 
Vous y trouverez le programme de la réunion, et le 30 aoùt, dès trois 
beures, des membres du Comité qui vous donneront tous les rensei- 
gnements dont vous pourrez avoir besoin. 

Au nom du Comité : 

F.-J. PiCTET, 2)réstdewt 
Alpbonse Pavbe, vice-président 
Ernest Favre, secrétaire 
Edmond Sabasin, id. 

NE.— Toutes les Communications doirent étre adressées à M. Ernest Favbe, rue des 
Granges, 6, à Genève. 



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— 179 — 
CATALOGO DELLA BIBLIOTECA DEL B. COMITATO GEOLOGICO. 

(Continuazione.) 

Gastaldi (B.). Appunti sulla geologia del Piemonte. Torino, 
1853. Un voi. in-4* con tavole. Dono dell'autore. 

(Id.) Cenni sui vertebrati fossili del Piemonte. Torino, 1858. 
Un voi. in-é** con tavole. Idem. 

(Id.) Su alcune ossa di mammiferi fossili del Piemonte. Mi- 
lano, 1860. Un foglio con tavola. Idem. 

(Id.) Bugli elementi che compongono i conglomerati miocenici 
del Piemonte. Torino, 1861. Un voi. in-4^ Idem. 

(Id.) Antracoterio di Agnana, Balenottera di Cà Lunga e 
Mastodonte di Mongrosso. Torino, 1863. Un foglio. Idem. 

(Id.) Sidla escavazione dei bacini lacustri. Torino, 1863. 
Un fase, in-8^ Idem. 

(Id.) Istruzioni sulle ricerche geo-paleontologiche occorrenti 
nei lavori di gallerie e trincee. Torino, 1864. Un fase. in-8° con 
tavole. Idem. 

(Id.) Sulla rescavazione dei bacini lacustri per opera degli 
antichi ghiacciai, Milano, 1865. Un fase. in-4° con tavole. Idem. 

(Id.) Intorno ad alcuni fossili del Piemonte e della Toscana. 
Torino, 1866. Un voi. in-4'* con tavole. Idem. 

(Id.) Alcuni dati sulle punte alpine situate fra la Levanna 
ed il Rocciamelone. Torino, 1868. Un voi. in-8'* con tavole. Idem. 

(Id.) Scandagli dei laghi del Moncenisio^ di Avigliana, di 

Trana e di Mergozzo. Torino, 1868. Un fase. in-4*'. con tavole. Idem. 

Gaudin (Ch. Th.), et Strozzi (G.). Mémoire sur quelques gì- 

sements de féuilles fossiles de la Toscane. Zurich, 1858. Un voi. 

in-4° con tavole. 

(Id.) Contribution p la flore fossile italienne. Val d' Arno. 
Zurich, 1859. Un fase. in-4° con tavole. 

(Id.) Contribution ec. ec. Massa Marittima. Zurich, 1859. Un 
fase. in-4° con tavole. 

(Id.) Contribution, ec. ec. Travertins toscans. Zurich, 1860. 
Un fase, in-4'' con tavole. 

Gaudry (A.). Considerations généràles sur Ics animaux fossi- 
les de Pihermi. Paris, 1866. Un voi. in-8° grande. 



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— 180 — 

Geikie (A.). The scenery of Scotland viewed in connexion with 
its physical geólogy. London, 1865. Un voi. in-8** con carta. 

Geinitz. (H. B.). Pleck (H.). und Hartig. (E.). Die Stein- 
kohlen DetUscMand's und anderer Lander Europa^s. Miinchen, 1865. 
2 voi. in-4° ed 1 Atlante. 

Gemellaro (C). Belazione dei fenomeni dd nuovo vulcano 
sorto tra la Sicilia e la Pantellaria. Palermo, 1831. Un fasci- 
colo in-4*. 

(Id.) De Vallis De Bove in Monte JEtna geognosticà con- 
stituiione. Catania, 1834. Un fase. in-4*. 

(Id.) Sulla costitueioiie fisica della Valle dd Bove. Palermo, 
1835. Un fase, in-4^ 

Gennari. Sui fossili deW argilla plastica di Fanga/rio presso 
Cagliari, 1867. (manoscritto). 

(Id.) Note paleontologiche sulla Sardegna, 1867. (Idem). 

Oeological suroey of India (Memoirs of the). Calcutta, 1859 e 
seguenti. Un voi. annuo in 4** con tavole e carte. 

Geologischen Beichsa/nstalt {Ahhandlungen der K. K.) Wien, 
1852 e seguenti. Un voi. annuo in 4* grande con tavole. (Dono 
dell' I. R. Istituto Geologico Austriaco). 

(Id.) (Jahrbuch dér K. E). Wien, 1850 e seguenti. Un voi. 
annuo in-4'* con tavole. Idem. 

(Id.) (Verhandlungen der K. E). Wien, 1867 e seguenti 
Un voi. annuo in-8'*. Idem. 

Gerlach (H). Die Penninischen Alpen. Beitràge sur Geologie 
der Schweiz. Neufchatel, 1869. Un voi. in-4^ con tavole. Dono 
dell' autore. 

Gigli (G.) Discorso sidla sona vulcanica mediterranea. Na- 
poli, 1857. Un voi. in-8^ 

Gioeni (G.). Saggio di litologia vesuviana. Napoli, 1790. Un 
voi. in-8^ 

Giordano (F.). Ascensione dd Monbianco ed escursioni nelle 
Alpi Pennine. Torino, 1864. Un fase. in-8'*. Dono dell' autore. 

(Id.) Escursione al Gran Cervino nel luglio 1866. Torino, 
1866. Un fascicolo in-8^ Idem. , 

(Id.) Ascensione del Gran Cervino nel 1868. Milano, 1868. 
Un fase, in-8* con tavole. Idem. {Continua.) 



FIRENZE. - Tip. di G. Barbèra. 

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km ìm 




R. COMITATO GEOLOGICO 

F ITALIA. 



Bollettino N!" 7 e 8. 



Luglio ed Agosto 1870. 



SOMMARIO. 

Note geologiche. — I. Osservazioni sul genere di Cicadacee fossili Raumeria, 
e descrizione di una specie nuova, per T. Garuel. — II. Remarques géologiques 
sur le calcaire dévonien du Bosphore, par le Dj Abdullah Bey. — III. Sulla 
geologia del versante meridionale delle Alpi Pennine, per H. Gerlach 
(estratto). — IV. I rappresentanti dei terreni Carbonifero e Permiano nelle 
Alpi, per Ed. Suess (estratto). 

Notizie bibliografiche. 

Notizie diverse. — Ritrovamento di selci tagliate presso Roma. — I fenomeni 
vulcanici di Santorino. — Le miniere d* oro della Vittoria. — La regione 
aurifera del Thames nella Nuova Zelanda. 

Catalogo della Biblioteca del B. Comitato. (Continuazione.) 

Tavole ed Incisioni. — Tavola fotografica rappresentante la Raumeria Coc- 
chiana a pag. 186. — Sezione del calcare devoniano del Bosforo a pag. 189. 



HOJE GEOLOGICHE. 



I. 

Osservazioni sul genere di Cicadacee fossili Raumeria, 
e descrizione di una specie muwa, 

per il Prot Teodoro Cabubl. 

n genere Baumeria fu stabilito dal prof. Goeppert nel 1844 
nel 2** volume della Flora von ScMesien di Wimmer, e poscia 

7 

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— 182 — 

illustrato in una sua memoria intitolata : JJéber die gegenwàrtigen 
Verhaltnisse der Fdlàontólogie in Schlesien^ so wie uber fossile 
Gycadeen, pubblicata senza data né luogo. L'anno dopo (1845) 
r Unger ne fece menzione nella Synopsis plantarum fossUium a 
pag. 163, con le sue due specie Raumeria Schulziana e B. Bei- 
chenbachiana create dal prof. Goeppert; e da indi in poi le opere 
di geologia e paleontologia vegetale hanno ripetuto le indica- 
zioni somministrate dai suddetti scritti originali, senza aggiunte 
né modificazioni chMo mi sappia, fino al recentissimo Traiti 
de paleontologie vegetale del prof. Schimper, dove a pag. 189 
del volume II, comparso in questo stesso anno 1870, si legge, 
dopo la descrizione del 'genere e delle due specie, la seguente 
annotazione : « N'ayant pas vu ces fossiles, je ne puis que copier 
les diagnoses données par M. Goeppert. » 

I due esemplari (di provenienza erratica) stati studiati dal 
prof. Goeppert per lo stabilimento del genere Baumeria e delle 
sue due specie, erano tutte e due incompleti. L'uno, della 
B. Schuhiana^ costava di un frammento superficiale di tronco, man- 
cante del corpo legnoso; l'altro, della B. Beichenhachiana^ era 
invero un pezzo completo di un tronco di notevole grandezza, ma 
in tale stato di fossilizzazione da non conservare quasi più al- 
cuna traccia della sua struttura interna. Non ostante ciò, il 
prof. Goeppert non dubitò di porre il nuovo genere fra le Ci- 
cadacee, avvertendo però che desso doveva costituire fra quelle 
una sezione distinta. 

E quanto bene si apponesse l' illustre paleont'òlogo ne ab- 
biamo ora la riprova per la scoperta fatta di un terzo conge- 
nere, stato trovato l'anno passato esso pure erratico in To- 
scana nel pliocene del Valdamo-di-sopra verso San Giovanni, 
e conservato nelle belle collezioni paleontologiche radunate nel 
Museo di Firenze per cura del prof. Igino Cocchi, alla cui cor- 
tese amicizia devo di averlo potuto studiare e di qui poterne 
fare l' illustrazione ; intitolo perciò la nuova specie a lui, chia- 
mandola : 



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— 183 — 



Raumeria Cogchuna. 

Questo fossile consta di un pezzo di tronco silicizzato, che 
anzi a mio credere, rappresenta precisamente T estremità supe- 
riore del tronco stesso per ragioni che dirò più oltre. In cima 
è smussato e pianeggiante, dalla parte opposta è rotto obliqua- 
mente. Nella massima lunghezza ha 24 centimetri, nella lar- 
ghezza diametro trasversale 25 centimetri per un verso, e 
soltanto 19 per l' altro (dove da una parte è restato mozzo) 
essendoché nel processo di fossilizzazione abbia questo tronco 
subita una compressione che lo ha reso di forma ovale invece 
che cilindrica tanto nel suo insieme, quanto nei vari suoi strati 
intemi. 

ÀI di fuori esso presenta una superficie di colore biancastro, 
tutta segnata dalle cicatrici delle foglie che una volta lo rive- 
stivano, ma non tutta quanta occupata da esse cicatrici, le quali 
anzi sono staccate fra di loro, ciò che distingue appunto nella 
configurazione estema il genere Baumeria dagli altri generi Glor 
thraria (MafUellia) e Cycadoidea^ stabiliti parimente sopra tron- 
chi fossili di Cicadacee. Sono quelle cicatrici fogliari tanti alveoli, 
di apertura pressoché semicircolare, cioè col margine superiore 
pianeggiante e lungo circa 1 centim. e mezzo, e l'inferiore cur- 
vato a semicerchio. Sono disposte in serie elicoidea, la di cui 
elice generatrice sarebbe da rappresentarsi con una frazione di 
denominatore molto elevato. In diverse cicatrici l'alveolo anzi- 
ché vuoto é riempito dal tessuto del picciuolo fogliare, eh' è 
molto omogeneo e non presenta fibre manifeste. Fra mezzo alle 
cicatrici regolari delle foglie trovansi poi qua e là, ma in nu- 
mero ristrettissimo, alcune altre cicatrici molto più piccole, e 
rotonde; le quali saranno forse indizi di foglie atrofizzate, e 
in tutti i casi non parrebbero rimasugli di pemle come quelle 
avvertite in gran copia dal prof. Goeppert sulle due specie da 
lui descritte. 

Esaminato nel suo intemo, un taglio trasversale del tronco 
lo rivela costituito da cinque zone concentriche diverse. 

Nel centro sta. il midollo, che alla base del pezzo di tronco 
misura 4 centimetri nel suo massimo diametro, e soltanto 2 cen- 



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— 184 — 

timetri e mezzo all' altra estremità ; anzi un esame accurato 
rivela che ivi si chiude in cima, terminando in punta molto ot- 
tusa : lo che dimostra appunto che, come dissi più sopra, il pezzo 
fossile in discorso rappresenta la cima del tronco della pianta. 
Esso midollo è formato di un tessuto cellulare di cellule a su- 
perficie convessa, alquanto allungate nel senso della lunghezza 
del tronco, e perciò di figura ovale o bislunga, e aventi da 0,°°* 06 
a 0,""*1 di larghezza, e fino a 0,"'"'2 di lunghezza. In molte 
havvi un ammasso di sostanza scura nel centro, e là dove il 
tessuto è divenuto amorfo per la scomparsa dei limiti delle cel- 
lule, restano quegli ammassi scuri a renderlo come picchiettato; 
e di più altri ammassi scuri di apparenza consimile, ma molto 
più grandi e ben visibili anche ad occhio nudo, e di forma irre- 
golare, si trovano sparsi per il midollo: dessi corrispondono 
bene a quelli osservati dal prof. Goeppert nella Baumeria Schul- 
jsiana, e possono medesimamente considerarsi quali depositi di 
materia gommosa o resinosa. 

Il midollo è circuito da una specie d'astuccio, largo 1 mil- 
limetro all' incirca, e formato da piccole cellule cubiche aventi 
forse 0,""°* 05 di lato in media, tutte vuote, e poste in serie rag- 
gianti nel senso del diametro del tronco. 

Al di fuori di quell'astuccio si presenta una larga zona 
cellulare simile al midollo, in fatti un secondo midollo esterno. 
Ha una larghezza di 2 a 3 centimetri. È di struttura simile 
al midollo interno, ma più compatto, essendo molte delle sue 
cellule compresse e poliedriche; presenta qua e là gli stessi 
ammassi scuri. Alla sua periferia poi offre cellule con entro 
una quantità di granelli trasparenti, che quasi si direbbero 
di fecola. 

Indi viene la zona legnosa, la di cui larghezza varia da 1 
a 2 Ys centimetri, essendo essa di configurazione molto irregolare, 
sinuosa e intaccata più o meno profondamente tanto nel suo 
margine esterno, quanto nell'interno; è però continua e si può 
distinguere per quanto irregolarmente in diversi strati concentrici. 
È attraversata da numerosissimi e sottilissimi raggi midollari di 
cellule simili a quelle già descritte dell' astuccio ; ed è composta 
unicamente. di clostri o cellule allungate fusiformi, sulle cui pa- 
reti in non poche si vede chiaramente la serie di areole circo- 



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— • 185 — 

lari col foro trasparente nel centro, che le dichiara cellule areo- 
late, onde vien posto fuori d'ogni dubbio il collocamento del 
genere Baumeria fra le Cicadacee. 

La zona legnosa è attorniata da uno strato sottilissimo di 
scorza, che riproduce la struttura del midollo. Qui termina il 
tronco propriamente detto. Però al di là della scorza havvi 
una larga fascia costituita dall'insieme delle basi delle foglie, 
che vanno a finire nel tessuto del tronco in punta conica 
ottusa. 

Se vuoisi paragonare la struttura di questa Baumeria fos- 
sile con quella delle Cicadacee dell'epoca attuale, la si trova 
diversificare per qualche particolarità da tutti i tipi cono- 
sciuti, quali sono stati classati nel noto lavoro del prof. Miquel 
inserito nella Linncea per l'anno 1844 e negli Ann. des se, 
nat, 5* sér., vói, V; e così giustificare sempre più 1' opinione 
emessa dal prof. Goeppert, trattarsi di una sezione distinta di 
queir ordine. 

Come ho già detto in principio, la Baumeria Cocchiana è 
stata trovata nel Valdarno-di-sopra, e precisamente nella parte 
di esso formata dal pliocene lacustre. Però vi era erratica, e deve 
credersi invece fossile dell'età nummulitica. Tale è l'opinione 
del prof. Cocchi, fondata sulla doppia ragione, che nel terreno 
nummulitico trovansi molti altri corpi nello stesso stato, cioè 
silicizzati, e che le Cicadacee in Europa facevano parte della 
flora eocenica, mentrechè non se ne trovano nelle sue flore di 
epoche più recenti, benissimo conosciute per le ligniti mioceniche 
e i depositi di foglie della formazione dei gessi e della forma- 
zione pliocenica. 

Oltre la Baumeria qui illustrata, sono stati trovati in Italia 
a mia conoscenza altri cinque tronchi fossili riferiti alle Cica- 
dacee. Uno dell' Imolese fu indicato dal prof. Meneghini (Nuovi 
fossili toscani, pag. 39) cpl nome di Mantéllia Scarahellii^ eh' è 
sinonimo di Cycadoidea intermedia del Kanzani. Due altri furono 
trovati, uno nel Veronese e uno nel Bolognese e chiamati dal 
Massalongo {Syllabus plantarum fossilium tertiarium agri Veneti) 
respettivamente Cycadoidea veronensis e C. Bianconiana. Due altri 
infine raccolti neir Imolese dal senatore Scarabelli-Gommi-Flaminj 
sono tuttora inediti. 



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V annessa tavola fotografica rappresenta la Eaumeria Coc- 
chmnaj veduta di fianco e di faccia nel taglio trasversale della 
sua estremità superiore, ridotta ad [/« (in misura lineare) della 
grandezs^^ naturale. 



,^ h^ 









Raunieria Cocchiana. 

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— 187 



II. 



Bemarques géohgiques sur le calcaire dévonien du Bosphore,^ 

par le Df ÀBDaLLAH Bey. 

Plusieurs géologues, et principalement en dernier lieu 
M. Tchihatcheff dans son travail sur le Bosphore, remarquent : que 
le calcaire dévonien du Bosphore, caracterìstiqae par sa couleur 
bleuàtre, ne contieni aucune trace de fossiles. Effectivement dans 
ce calcaire qui se trouve échelonné tout du long des deux cdtés 
du Bosphore depuis Sariany et Boujaukdere jusqu'à Ortaken, et 
de Tautre coté de Fil-Bouroun jusqu'à Pentek sur la còte de la 
mer de Marmora on ne remarque ordinairement aucune trace de 
fossiles: mais des recherches minutieuses, faites pendant mes 
demières excursions constatent ; que sur quelques points la.tran- 
fiition ou transformation de la Grauwake fossilifere de la for- 
mation dévonienne en calcaire est evidente et facile à constater; 
car sur ces lieux qui forment les limites entro la Grauwake et le 
calcaire, certaines couches de la Grauwake fossilifere dévonienne, 
qui posent sur le calcaire dévonien, se trouvent transformées 
en calcaire dévonien contenant encore des fossiles dévoniens soit 
en étàt calcine, ou tout à fait changés et transformés en calcaire. 

De cotte manière j'ai trouvé à Pentek à Roumeli Rissar et 
récemment à Eanlidja sur les limites où la Grauwake se trouve 
en contact avec le calcaire dévonien, que des couches de tran- 
43Ìtion transformées en calcaire dévonien contiennent encore des 
fossiles dévoniens. Pour constater cotte transition ou métamor- 
phose je vous soumetterai une serie des échantillons avec le 
profil des couches d'où ils ont été pris. 

Passant le village de Eanlidja entro Tchibaukly et Earfess 
à la rive gauche du Bosphore, et montant la vallèe qui conduit 
au sommet de la montagne, on trouve déjà sur une élévation 
mediocre, un calcaire dévonien, de la couleur bleuàtre caracté- 
ristique, couvert de cristaux de pyrite de fer, dans le quel on 

* Di buon grado pubblichiamo questa lettera colla quale il Dott. Abdullah Bey 
accompagnava poco fa alcuni fossili devonici del Bosforo al Prof. Cocchi. La pub- 
blicazione della medesima è resa opportuna dall'importanza dell'argomento per al- 
cuni punti di geologia italiana, la quale non sfuggirà alla attenzione degli studiosi. 



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n'y rencontre aucune trace de fossiles. La couche de ce calcaire 
s'indine vers la mer de manière qu'elle se trouve vers la ca- 
serme au commencement de Kanlidja vers Tchibaukly, presque 
au niveau de la mer. 

Une première cotiche, au dessus de ce calcaire, à Térehrattda 
lepida, Orthis striatula, Leptmna geniculata, Spirìfer Trigeri, etc. 
naus mentre la Grauwake en état de transformation en cal- 
caire avec des cristaux de pyrite de fer et des fossiles du méme 
genre qui se trouvent dans les couches supérieures et qui carac- 
térisent la formation dévonienne. 

Sur cette conche se trouve une seconde, qu'on pourra signa- 
ler cbmme couche de transition de la GrauwaTce fossilifere en 
calcaire dévonien, où les fossiles caractéristiques de la formation 
dévonienne se trouvent en état de calcination d'une couleur 
blanchàtre. Les fossiles sont: Spirifer Pellicoi, Athyris concen- 
trica, Jjcptcena geniculcUa, Pleurodydium constantinopolitanum, 
Crinoides, etc. 

Une troisième couche, se trouve déposée au dessus de la pré- 
cédente: elle se compose de schistes argileux colorés plus ou 
moins par l'oxyde de fer avec des fossiles, d'une couleur brune 
ou rougeàtre caractéristiques de la formation dévonienne des 
genres : Cryphaeus, Spirifer, Leptcena, Productus, Orthis, Pleura- 
dyctium, CyathophyUum, etc. (Cryphteus pectinatus, Loxonema 
sp., Spirifer subspeciosus, Sp. flàbellaris, Leptcena geniculata, L, 
Tchihatcheffi, L. mucronata, Ortis Gervillei, 0. infundihuliformis, 
0. frondosa, 0. emarginata, etc.) 

Une quatrième couche se trouve au dessus de la précédente, 
qui se continue jusqu'au sommet de la montagne formée sur 
certains lieux de 15 jusqu'à 20 assises superposées les unes 
aux autres, plus ou moins épaisses, pétries dés fossiles en- 
tre-mélées des couches de schistes argileux. Ces couches sont 
remplies de fossiles d'une couleur jaunatre par décomposition 
des matières animales, résidues des moUusques, et par l'influence 
de l'oxyde de fer (ocre jaune et rouge), qui se trouve mèle avec 
les schistes argileux. Ces couches sont si riches en fossiles que 
j'ai déjà trouve plus de 200 espèces dans ces localités. Les 
principaux fossiles sont : Orthis peltoides, phylloides, orhicularis; 
Leptcena versicólor, punctata, geniculata, mucronata ; Spirifer sub- 



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speciosus ; Orthis ifìfundibuliformis ; Athyris concentrica j Tenta- 
tnerus sp., Cryphaeus $p., Phacops sp., Pheurodictium constanti- 
nopolitanum, Crinoides sp, etc. 

Gomme resultai de cette suite d'échantillons géologiques 
il est constate qùe la Grauwake fossilifere (schiste argileux) 
dans les parties supérieures a été par rinfluence du temps de la 
pression, des atmosphères, de la décomposition des matières 
calcaires qui se trouvent dans les coquilles dont les schistes 
argileux sont remplies, et par l'influence de l'oxyde de fer, 
transformée successivement en calcaire fossilifere et dans les par- 
ties les plus profondes en calcaire dévonien, où les traces des 
fossiles entièrement décomposés ne sont plus à reconnaitre. 

Constantinople Pera, le 6 mai 1870. 

D' Abdullah Bey 

Colonel et Médecin d'Etat Major 
de rhopital de la Garde Imperiale de Haydas Pacha. 

Profi cu Coupé transversàle des couches de la formation dévonienne au dessus 
du calcaire dévonien en 4 groupes principaux et distincts démontrant la 
transition de la grauwake fossilifere en calcaire dévonien hleuàtre sans 
fossiles à Kanlidya sur le Bosphore, 




Livello del Mare. 



4. Grauwake avec 15-20 couches fossilifères ; les couches plus ou moìns épaisses. 
3. Grauwake ayec fossiles plus ou moins colorés par Toxide do fer. 
2. Couches de transition de la grauwake ou calcaire dévonien avec des fossiles en 
état de calcination blanchàtres. 

1. Calcaire fossilifere avec des fossiles transformés en calcare, avec cristaux de pyrite 

de fer. 
CD. Calcaire dévonien blanchàtre avec crystaux do pyrite de fer, sans tràces de fossiles 

(caracteristique dans le Bosphore du terraine dévonien). 



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— 190 — 



m. 



SuUa Geologia dd versante meridionale delle Alpi Pennine. 

(Estratto dall' opera del signor H. Gerlaoh, Vie Penninischen Alpen ; pabblicata nel Voi. 2^ 
delle Memorie ddla Società Svizzera di Scienze Naturali). 

Comprendono le Alpi Pennine tutto quel tratto della gran 
catena che dal Col di Ferret si stende sino al Sempione, essen- 
done segnati i confini: all'ovest dalla gran massa del Monte 
Bianco, al nord, dalla valle del Rodano, al sud in prima dal-- 
r alto corso della Dora Baltea sino a Saint Vincent, poscia da 
una linea retta che dalle valli di Challant e di Gressoney diri- 
gesi verso Arena, ed all' est dal Lago Maggiore da Arena a 
Pallanza e quindi da una linea quasi retta che si prolunga sino 
alla Val Bedretto. La direzione della cresta mediana è appros- 
simativamente da S.O. a N.E.; essa è profondamente solcata da 
frequenti colli o passaggi, che mettono in comunicazione la valle 
del Po con quella del Rodano : il meno elevato di questi è il passo 
del Sempione (2020"). 

Due masse principali si distinguono in questa catena, e sono 
quelle della Dent Bianche e del Monte Rosa. 

Molte catene secondarie o trasversali si staccano dalla cen- 
trale, tra cui principali quelle che sepai-ano fra di loro le valli 
di Valpellina, Valtournanche, Challant, Gressoney, Sesia, Anzasca, 
Antrona, Bognanco, Vedrò, Devera, ed Antigono. 

Depositi recenti. — Morene. — Segnano queste i punti di mas- 
simo avanzamento dei ghiacciaj sia nel senso della direzione che 
in quello dell' altezza, e distinguonsi in laterali, frontali e me- 
diane, situate in località più o meno lontane dai limiti attuali dei 
ghiacciaj. Esse sono composte di ammassi detritici talvolta allo 
stato di sabbia a minutissimi elementi, tal' altra in quello di massi 
a grandi dimensioni : il più sovente esse constano di elementi di 
tutte le grossezze insieme accatastati confusamente, come vedasi 
specialmente nelle morene frontali; circostanza questa che insieme 
alle striature e levigazioni di alcuni massi, caratterizza eminen- 
temente questa specie di depositi. La natura delle roccie com- 
ponenti le morene è un sicuro indizio della provenienza dei 



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— 191 - 

materiali che le compongono, e quindi del ghiacciajo che ad esse 
diede origine. 

In generale le morene si trovano allineate lungo i fianchi ed 
allo sbocco delle già citate valli nella pianura, e la loro potenza 
ed estensione è proporzionata all'ampiezza della valle da cui 
dipendono. 

Alluvioni. — Si distendono queste in fondo alle valli e per 
tutta l'ampia pianura sottostante: caratteristiche di questi de- 
positi sono, una regolare stratificazione, le forme arrotondate 
degli elementi che li compongono, e le sempre scemanti dimen- 
sioni dei medesimi di mano in mano che dalle alte regioni si 
spingono nelle parti meno inclinate della pianura. Nella regione 
che noi ora consideriamo tali depositi derivano la loro origine 
massimamente dai tre grandi fiumi che vi esistono, e cioè dalla 
Dora, dalla Sesia e dalla Toce. 

Scoscendimenti. — Anche questa forma speciale di depositi è 
rappresentata nelle Alpi Pennine, e fra i molti scoscendimenti 
citeremo quello importantissimo del Monte Pozzolo che avvenne 
nel giugno del 1642 in Val d' Antrona presso il villaggio di An- 
trona Piana, determinando la formazione d'un piccolo lago. La 
massa di questo scoscendimento misura 1 chil. in larghezza e 2,5 
in lunghezza, ed è attualmente coperta da vegetazione. 

Rimarchevoli, ma che rimontano a tempi antistorici, sono quelli 
di Crodo in Val Antigono, di Campo e Bosco in Val Maggia, di 
Saint Jacques e Brusson in Val Challant, di Torgnon in Val Tour- 
nanche, di Chambave in Val d'Aosta, e di Etroubles in quella 
del Gran San Bernardo. 

Depositi postpliocenici. — Questi sono assai evidenti sul 
versante meridionale delle Alpi Pennine, regolarmente disposti 
allo sbocco delle grandi valli, ed in generale ricoperti dalla al- 
luvione recente. 

Alluvione postpliocenica. — Traccie di questo deposito si ri- 
trovano in tutte le valli, quantunque non siavi mai accumulato 
in grandi masse. Le località più importanti a questo riguardo 
sono la Valle di Intra, le vicinanze di Omegna, e la Val Vevera 
presso Invorio. 

Nella frima di queste valli rimarcasi presso Trobaso e 
Cambiasca un terrazzo glaciale dell' altezza d' un centinaio di 



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metri air incirca, intersecato dal torrente San Giovanni : più oltre 
verso Unchio si vedono i resti d'un terrazzo dipendente dal 
torrente San Bernardino. Nelle vicinanze della Piata di Casta- 
gnola sulla strada che da Intra conduce a Pallanza, rimarcasi 
una piccola altura che alla base consta per 3°" di una argilla, 
sabbiosa racchiudente molti pezzi di legno appiattiti, che ne di- 
mostrano l'origine torrenziale e recente: superiormente per una 
potenza di 10 a 12 metri havvi un ammasso di ciottoli che ap- 
pajono identici a quelli del torrente presso Intra. 

n terrazzo di Omegna giace in riva al Lago d' Orta fra le 
due foci dei torrenti Bagnella e Strona: esso appare formato da 
due gradini distinti, di cui il primo elevasi per 10°* all' incirca 
sul letto dello Strona, ed il secondo con un' altezza di 50°* ve^ 
desi verso ponente appoggiato al monte di Cireggio. Questo ter-^ 
razzo è composto di ghiaja grossolana derivante dai micascisti 
che dominano superiormente a quella località. 

Finalmente al piede delle montagne che stanno fra il Lago 
Maggiore e quello d' Orta abbiamo in Val Vevera i depositi che 
da Invorio superiore, per Invorio inferiore e Paruzzaro si stendona 
sino a Oleggio Castello. L'altezza di questo terrazzo sul letto 
della Vevera è di 50" presso Invorio superiore, e varia assai 
poco insino ad Oleggio Castello : esso consta di strati alternanti 
di sabbie e di ciottoli composti di quarzo, scisti micacei ed an- 
fibolici, gneis, diorite, e raramente di porfido rosso. Sopra di essa 
riposano grossi massi erratici. 

Terreno Erratico. — Valle della Toce. — Il terreno erratica 
di questa valle deriva dai ghiacciai del Monte Rosa, del Flet- 
schhorn, del Monte Leone e dei monti della Binnenthal, di- 
scendenti per le valli di Antigono, Vedrò, Bognanco, Antrona 
ed Anzasca, per riunirsi in un solo nella valle della Toce. Da 
questo partivano diversi rami secondarli, tra cui quello che 
all' est di Domodossola per la Val Vigezzo dirigevasi alla 
valle del Ticino. Il ramo principale dividevasi più sotto al 
Monte Motterone in due braccia, l'uno orientale che verso Pal- 
lanza congiunge vasi al ghiacciaio del Ticino, e l'altro più oc-^ 
cidentale che riempiva il bacino del Lago d'Orta. 

Nella parte più elevata della valle mostrasi pochissimo svi- 
luppato il terreno glaciale. Nella Valle Antigorio poco al di 



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-sotto di Aleccio rimarcasi a 700"* d' altezza dal , fondo della 
valle una lunga striscia di morena laterale; una seconda ana- 
loga si vede nella Val di Vedrò superiormente al villaggio di 
"Simplon. 

I grossi depositi glaciali vedonéi nella parte più bassa della 
Talle, e si distinguono nettamente sul versante dei monti che 
dividono il Lago Maggiore da quello d'Orta. Dal lato orien- 
tale vedesi tra Feriolo e Baveno una massa di terreno erratico 
dell' altezza di 50™ e larghezza di 300" limitata dal lago al nord, 
e dai monti granitici al sud ; essa consta essenzialmente di una 
massa sabbiosa con ciottoli di quarzo e con blocchi di altre roc- 
cie, tra cui primeggiano i gneiss e le amfiboliti che si ritrovano 
in posto nella valle d' Ossola inferiore. Sotto Baveno non si ri- 
trovano più che sparsi massi erratici elevati di 400"* a 600"* sul 
livello attuale del lago, formanti quasi una linea morenica che dal 
Monte del Zughero continua sino al Monte dell' Arbujera, massa 
erratica analoga a quella già accennata di Feriolo : da questo 
punto la formazione si abbassa verso Collazza nella Val Vevera, 
e per Invorio si spinge sino ad Oleggio, dove forma una serie di 
colline moreniche frontali in cui dominano ancora il gneis della 
Talle Antigono, con una altezza massima di 118" sul Lago 
Maggiore. 

II braccio occidentale del ghiacciaio della Toce, che era di po- 
tenza poco inferiore al primo, si dipartiva da questo a Gravel- 
lona e, dirigendosi verso Omegna, andava ad estendersi nell' at- 
tuale bacino del Lago d' Orta. Traccie di terreno erratico vedonsi 
«uUa sinistra del lago presso i villaggi di Armeno, Miasino, Ameno 
e Bolzano, e dall'altra parte presso Quarna inferiore, Fogno e 
Bugnate. Più basso havvi la linea delle morene frontali che con 
una larghezza variabile da 1 a 2 chil. si estende da Alzo sino 
ti Buccione; presso quest'ultima località essa è intersecata dalla 
ferrovia Novara-Gozzano. Parimente glaciale è tutto il terreno 
ondulato che stendesi all'ovest ed al nord di Gozzano sino al 
piede dei monti, e che dalla natura delle roccie componenti mo- 
strasi derivare in parte dal ramo del lago d'Orta, ed in parte 
direttamente dal ghiacciaio della Val d'Ossola. 

Valle della Sesia. — Poco sviluppato è in questa valle il ter- 
reno glaciale, e non vi forma che pochi lembi isolati : tra questi 



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citeremo quelli di Alagna, di Scopello e di Sabbia in Val Ma- 
stallone. 

Valle della Dora Baìtea. — Posta questa al confine delle Alpi 
Pennine colle Graje, e quasi come punto di riunione degli im- 
mensi ghiacciai che discendevano dalle più eccelse cime delle 
Alpi, presenta grandemente sviluppato il terreno erratico che vi 
termina con un imponente sistema di morene frontali presso Ivrea. 

Neir alta valle vi è molto sviluppato, dapprima sulla sinistra 
da Aosta sino a Nus, raggiungendo a Quart l'altezza di 200"" 
sul livello della Dora; ricopre poscia tutto il pendìo dei monti 
presso Verrayes ; rimonta pel grande tratto la Valpellina sino al 
paese dello stesso nome, e nella Val Tournanche si spinge sino 
al villaggio di Torgnon. 

Terreno Giurese e Liassico. — Di questo terreno, assai me- 
schinamente rappresentato nel versante italiano delle Alpi Pen- 
nine, non citeremo che alcuni lembi liassici presso Arona, com- 
posti d' un calcare bianco dolomitico che ricopre il porfido rosso 
di quella località : con uno spessore assai limitato, esso si estende 
pel tratto di due chil. circa verso ponente, scomparendo poscia 
sotto il terreno erratico ed alluvionale, e mostrandosi più tardi 
a giorno presso Invorio superiore e al N. E. di Gozzano. In que- 
st' ultima località il terreno in discorso è formato da una alter- 
nanza di conglomerato rossastro e d'un calcare, in cui si rin- 
vennero alcune specie di terebratule appartenenti al Lias: la stessa 
disposizione vedesi presso Invorio inferiore, dove il conglomerato 
è composto da pezzi calcarei insieme commisti con porfidi e sci- 
sti identici a quelli che presso Arona mostransi sottostare alla 
già citata dolomite. 

Terreno Triassico. — Distinguiamo sul nostro versante al- 
cune forme tipiche litologiche di questo terreno che si possono 
classificare nei gruppi, seguenti: r Scisti lucenti; 2** Dolomiti; 
3° Gessi; 4" Calcari affumicati; 5° Quarziti. 

Scisti lucenti. — Forma questo terreno nelle Alpi Pennine due 
zone pressoché parallele in direzione N. E., di cui la prima da 
Cramont presso Courmayeur nell'alta valle d'Aosta, con lar- 
ghezza da 2 a 4 Chil., corre per la valle del Rodano sino a rag- 
giungere il gruppo del San Gottardo ; e la seconda situata a S.E. 
della precedente, parte parimenti dalla Val d' Aosta, e con molta 



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larghezza si dirige verso il gruppo del Monte Rosa che circonda, 
dividendosi in due rami. 

Le principali specie di roccie che in queste zone si rincon- 
trano, sono tre, cioè gli scisti argillosi oscuri, i calcari grigi sci- 
stosi, ed i calcari compatti. 

Gli scisti argillosi lucenti di colore variabile dal grigio al 
nero-grigiastro, contengono per l'ordinario piccole fogliette di 
mica oscuro ; talvolta sono assai fissili e passano a vere ardesie 
lucenti come quelle di Brieg nel Vallese. 

In Val Bedretto contengono dei granati di color bruno soventi 
volte in cristalli perfetti. In prossimità dei depositi calcarei che 
stanno inferiormente, essi passano insensibilmente dapprima a 
degli scisti marnosi, e poscia a veri calcari scistosi di colore 
azzurrognolo o grigio-oscuro pochissimo lucenti: lo spessore degli 
straterelli calcarei va sempre più aumentando coli' avvicinarsi ai 
calcari compatti sottostanti. Come accidentalità abbiamo delle 
pagliette di mica e di talco negli scisti argillosi, e piccoli nu- 
clei di quarzo vitreo nei calcari. 

Dolomiti. — Presentasi la dolomite con color bianco, o bruno- 
grigiastro, raramente azzurrognola, a struttura poco compatta, 
contenente talvolta piccoli cristalli romboedrici e traccio di mica 
bianco. La varietà bianca ritrovasi nell' alta Val Formazza presso 
il Passo di San Giacomo, come pure nella Val Bedretto ; in que- 
sta roccia ritrovansi sparsi piccoli cristalli di pirite, blenda, real- 
gar, rutilo, barite, tormalina, quarzo e spato calcare. Una varietà 
più grigiastra ed azzurrognola vedesi in piccoli giacimenti all' est 
ed al sud della gran massa della Dent Bianche, e proseguente 
lungo le falde del Monte Rosa sino a Bognanco. 

Gessi. — Mostrasi il gesso in diversi banchi irregolari, paral- 
leli, sovente interrotti, correnti dall'alta Val d'Aosta sino nella 
Val Bedretto : esso è visibile ad oriente, di Courmayeur, e nella 
Valle Ferret, per la quale passa nel Vallese dove assume la sua 
maggior potenza. Esso è di color bianco, o grigio, o bruno-gial- 
lastro, talvolta compatto : contiene ordinariamente traccie di 
mica, e più raramente piccoli nuclei piritici e cristalli di gesso, 
di celestina e di quarzo. 

Calcari affumicati. — Trovansi particolarmente sviluppati nelle 
vicinanze del gesso ed associati al medesimo. Il colore ne è 



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grigio, giallastro, o bruno, e la struttura quasi compatta: la 
composizione varia tra il calcare affumicato e la dolomite. Questo 
deposito contiene molto di sovente racchiusi dei pezzi di quarzo 
e di scisti cristallini : mostra raramente traccie di stratificazione, 
essendo disposto quasi sempre in forma di ammassi sorgenti isola- 
tamente dai terreni che lo circondano. 

Quarziti. — Di color bianco e grigio, raramente grigio-ver- 
dastro: constano d'una massa di quarzo granulare contenente 
numerosi nuclei di quarzo puro : molto frequenti sono le fogliette 
di talco color grigio-verdastro, accompagnate talvolta anche da 
mica, e più raramente da nuclei feldispatici. Talvolta la roccia 
assume la struttura d' uno scisto quarzoso. Sul versante italiano 
essa vedesi nella Valle d'Aosta formare una striscia interrotta 
nella direzione della Val Tournanche. 

Scisti metamorfici. — Scisti metamorfici più recenti. — Compren- 
dono questi il grande gruppo scistoso che sta collegato agli scisti 
lucenti già accennati intorno alla massa centrale della Dent Bian- 
che, e parzialmente anche a quella del Monte Rosa : sì fatto ter- 
reno trovasi sul versante meridionale nelle Valli di Gressoney, 
Challant, Tournanche e Saint Barthélemy, e da OUomont sino a 
Bognanco ed Antrona. 

Le roccie principali sono gli scisti cloritici, talcosi ed am- 
fibolici, soventi intersecati da giacimenti di serpentino. 

Gli scisti cloritici sono i più sviluppati: di color verdastro 
bigio-verdastro più o meno oscuro, contengono talvolta dei sot- 
tili filaretti di quarzo disposti secondo la stratificazione, e più 
di sovente piccoli noduli di feldispato di color bianco o bigio- 
verdastro: appaiono anche alcune vene di epidoto, e più rara- 
mente cristalli di magnetite. Da ultimo . vedesi qualche foglietta 
di mica insieme con talco. 

I talcoscisti, pochissimo sviluppati sul versante meridionale, 
sono di colore grigio chiaro o grigio verdastro, e contengono 
sovente filaretti di quarzo e feldispato bianco. Le masse di talco 
lamellare ritrovahsi in piccoli nidi irregolarmente disposti. 

Gli scisti amfibolici sono molto sviluppati in vicinanza dei 
cloritici, e sono quasi sempre in correlazione coi serpentini nelle 
vicinanze del gruppo del Monte Rosa e nella Val Tournanche. 
Di questa roccia distinguonsi tre varietà secondo la struttura o 



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bacillare, o scistosa, o compatta. La varietà scistosa, che è quella 
preponderante, presentasi con colore verde oscuro variante sino 
al nero: vi si ritrovano il feldispato in piccoli noduli, e più 
sovente in striscio biancastre : negli esemplari più oscuri trovansi 
di sovente piccoli filaretti di epidoto, e granati neri e rossi tal- 
volta con forme cristalline perfette. Presso il contatto cogli scisti 
cloritici, come in Val Tournanche, la roccia contiene anche 
piccole foglietto di mica trasparente, e piccoli filari di calcare 
spatico. 

Le tre indicate categorie di roccie scistose sono anche carat- 
terizzate da giacimenti metalliferi di piriti di rame e di ferro. 
Citeremo fra questi i giacimenti di OUomont, Alagna, Zinal, Bo- 
gnanco, Antrona, e San Marcello. 

Frequentissimi sono nella zona scistosa sovraindicata i gia- 
cimenti di serpentino, per lo più in larghe masse irregolari. Esso 
si mostra attorno alla massa centrale della Dent Bianche, spe- 
cialmente nelle Valli Tournanche e San Barthélemy; meglio an- 
cora ad occidente del gruppo del Monte Rosa, dalla Bocchetta 
d' Alagna infino a Saas, e dal lato d'oriente nelle Valli di Bo- 
gnanco e d' Antrona : parimenti lo vediamo presso V ospizio del 
Sempione, sul Bortelhorn, sul Cervendone e suir alta catena che 
si stende fra Devero e Binnen. 

La roccia serpentinosa è di color verde grigio passante al 
verde oscuro, compatta e qualche volta scagliosa: spesso è at- 
traversata da filamenti di asbesto color verde-chiaro, più di rado 
da labradorite e diallaggio. La struttura ne è talvolta compatta, 
tal' altra scistosa: quest'ultima varietà che è la meno frequente, 
contiene spesso piccole masse di scisto cloritico. 

Scisti metamorfici più antichi. — Sul versante italiano presen- 
tansi queste roccie in due località distinte di cui tratteremo 
partitamente. 

Formatone scistosa di Val Devero. — In questa importante 
formazione si distinguono due lembi principali, il settentrionale 
cioè ed il meridionale. Il primo, che è anche il più apparente, 
mostrasi presso la biforcazione della Val Antigono, passa sopra 
Croveo in Val Devero, dove si stende àmpiamente ad oriente 
sino alla massa di gneis della cascata della Toce e di Feccia, 
e ad occidente per Val Bondolo sino a Cistella, Dìveglia e Gondo. 



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— 198 - 

Presso questa ultima località esso si attacca al lembo meridio- 
nale, il quale ripiegandosi si stende sopra Crevola e passa al- 
l' oriente d' Antigono, Un piccolo lembo isolato ed intermedio ai 
due accennati stendesi ad occidente di Val Antigono verso Val 
Cherasca. 

Le roccie dominanti sono gli scisti micacei ed i calcareo- 
micacei, con calcari cristallini e dolomiti subordinati: raramente 
vedonsi piccoli lembi di scisti amfibolici. 

Gli scisti micacei mostransi nella parte inferiore del terreno 
presso Crodo e Cherasco, e nel lembo meridionale: si compon- 
gono di mica limpido e lucente e di quarzo bianco granulare, 
con granati rosso-bruni o neri nella parte più elevata. Nelle 
parti nordiche di Val Diveglia sino nelle Valli Bedretto e Feccia, 
lo stesso scisto mostrasi molto più cristallino e contiene più di 
sovente mica oscuro, orneblenda, e vene di calcare spatico, for- 
manti talvolta delle cavità ripiene di calcare e quarzo cristal- 
lizzati. 

Lunghe striscie di calcare cristallino e dolomitico si distin- 
guono lungo i lembi delle masse scistose: la loro potenza è molto 
irregolare e varia da pochi metri sino a 50 e talvolta anche 
100 metri. Il colore varia dal bianco al grigio ed al grigio-azzur- 
rognolo: la struttura ne è a grana grossolana e sovente lamel- 
lare nel calcare, mentre nella dolomite la grana è molto più fine : 
quest' ultima può vedersi a Malioggio ad oriente di Crodo, sopra 
Salecchio verso il Lago Susino, presso Campo in Val Bavona, e 
sopra Devero sino al Lago Lebendun. Il calcare invece mostrasi 
generalmente ai confini del lembo meridionale come presso Cre- 
vola, ma eziandio nel lembo settentrionale forma una striscia da 
Gondo, a Punta del Teggiolo, Cistella, Goglio ed Agaro: da ultimo 
havvene un giacimento ad occidente di Crodo ed al nord di Ba- 
ceno e Premia. 

Lo scisto amfibolico trovasi solamente sui monti ad oriente 
di Antigono, al Passo della Scatta, ed alla Forca di Bosco : esso 
ha struttura bacillare, di colore verdastro o verde-oscuro, con 
foglietto di mica bruno e traccio di calcare. Altri piccoli giaci- 
menti se ne trovano subordinati agli scisti micacei, come presso 
Crodo ed alla gola di Gondo. 

Micascisto di Oria. — Una prima parte di questa formazione 



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stendesi al nord del golfo di Pallanza e del lago di Mergozzo; 
una seconda più evidente fra il lago d'Orta ed il Lago Mag- 
giore; ed una terza più piccola al sud-ovest del lago d' Orta. 

In tutti questi tratti la roccia in discorso si mantiene quasi 
perfettamente la stessa. Il mica vi è molto lucente e limpido, di 
colore ordinariamente grigio, mescolato sovente con una varietà 
bruna e nera: il quarzo di color bianco o grigio, con struttura 
granulare, è accompagnato sovente da poco feldispato. Frequenti 
vi sono i granati rossastri come ad occidente di Baveno e nel 
basso della valle Vina. 

Piccoli giacimenti metallici trovansi nella zona distesa fra i 
due laghi : filoni di galena e blenda a ponente di Brovello e Gi- 
gnese, filoni quarziferi con pirite cuprica presso Baveno. 

Caratterizzata è questa formazione dalla presenza di roccie 
eruttive che trovarono uscita attraverso la medesima : que- 
ste sono il porfido quarzifero al sud, ed il granito al nord; 
intorno ai quali si stendono da ogni parte, quasi mantello, gli 
strati scistosi. 

Formazione del Gneis. — Forma il gneis quasi una appen- 
dice agli scisti coi quali passa insensibilmente, avendosi gneis 
talcoso micaceo, a seconda che trattasi di scisti della stessa 
natura. 

Accennando solamente al gneis talcoso della massa centrale 
della Dent Bianche che fa seguito agli scisti delle valli d'OUo- 
mont, Valpelline, Saint Barthélemy e Toumanche, tutte confluenti 
della Val d'Aosta; passiamo in rivista i vari gruppi di gneis mi- 
caceo che sono sviluppati nella parte orientale del versante ita- 
liano delle Alpi Pennine, cioè intomo al monte Rosa. 

Questa formazione componesi di due lembi, l' uno superiore, 
r altro inferiore, entrambi diretti da nord a sud nell' alta valle 
della Toce: componesi il primo, il più recente dei due, di una 
lunga serie di masse di gneis talvolta isolate, mentre il secondo 
forma una lunga striscia non interrotta. 

Formazione superiore. — Orieis di Credo. — Piccola massa 
isolata che al nord di Crodo, presso il confluente della Toce col 
Devera, sorge dalla massa dei micascisti. formando sotto di essi 
una piccola volta che, messa a nudo dall' erosione, elevasi per 100 
150 metri dal basso della valle. La roccia componente è un 



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— 200 — 

gneis granitico a piccoli elementi, color grigio-chiaro, composto 
di un feldispato bianco sublamellare, di quarzo limpido in piccoli 
nuclei, e d' un mica nero od anche grigio-chiaro, che assume una 
peculiare disposizione quasi di piccoli strati: nelle parti supe- 
riori vedonsi spesso delle punte di pirite. 

La composizione ne fu trovata da Scheerer come segue: 

Silice 75,90 

Allumina 12,95 

Ossido di ferro 1,31 

Calce 1,48 

Magnesia 0,16 

Potassa 5,12 

Soda 2,39 

Acqua 0,40 

Totale 99,71 

Gneis di Lébendun. — Osservasi questa seconda massa isolata 
sul Monte Cistella, dove elevasi' per ben 100" sui micascisti e 
calcescisti che la circondano, e di nuovo sull'Alpe di Devero, da 
dove stendesi ad oriente sino sotto il lago Busino: da questa 
punto essa si fa più potente e, piegando al N.E., riappare sulla 
Cima Rossa, attraversa la valle di Lébendun, e si allarga ad 
oriente sui monti di Basodino e Fiorina, apparendo da ultimo al 
nord di Campo della Torba, dove si nasconde sotto gli scisti. 
La direzione generale ne è da S.O. a N.E. con inclinazione 
verso N. 

Nelle parti estreme componesi la roccia d' un gneis color gri- 
gio-chiaro e molto scistoso con mica trasparente o nero, mentre 
nella porzione mediana il gneis si avvicina ad un vero granito 
contenente bianco feldispato, con quarzo bianco-grigiastro e con 
mica nero o trasparente. 

Gneis della Binnenthal e di Monte-Leone. — Questo gruppo è 
separato dal precedente dalla formazione scistosa di Devero: la 
sua massima ampiezza è di 7 chil. circa dal Passo di Boccarec- 
cio al monte Ofenhorn in linea Ovest-Est: al primo di detti punti 
esso dividesi in due rami, di cui quello di S.O. va a formare 
la gran massa del Monte Leone. 

La composizione della roccia è poco diversa della preceden- 



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— 201 — 

te: l'analisi fatta da Scheerer sopra un pezzo proveniente dal 
Ponte di Crevola, diede 

Silice 75,32 

Allumina 13,32 

Ossido di ferro 2,25 

Calce 0,95 

Magnesia 0,43 

Potassa 5,09 

Soda : 2,22 

Acqua 0,40 

Totale 99,98 

Crneis del Monte Basa. — Non molto ad occidente del Monte 
Leone questo gneis compone la gran massa centrale del Monte 
Rosa, sorgente dagli scisti che tutta la circondano; e raggiun- 
gente nel Pizzo Dufour la massima altezza di 4638°". Essa com- 
prende verso oriente i monti Turlo e Moro separati dalla pro- 
fonda Val Anzasca e dal Circo di Macugnaga, e da questa parte 
si stende sino alle alture presso Bannio, e più lungi sino - a 
Santa Maria ed a Onsernone. 

Questo gneis conserva una composizione analoga a quella 
degli altri gruppi già citati: esso è a piccoli elementi, e com- 
posto da una mescolanza di feldispato bianco o bianco-grigiastro 
con poco quarzo e con piccole fogliette di mica limpido, ovvero 
grigio-verdastro; la struttura che è decisamente scistosa in vi- 
cinanza dei micascisti che lo circondano, si fa poscia a poco a poco 
più vicina a quella d' un vero granito nelle parti più elevate, 
dove appare una varietà di mica più oscuro : come accessorio 
hawi raramente della tormalina in piccoli aghi molto prolungati. 

Rimarchevole è questo gruppo pei frequenti filoni di pirite 
semplice od arsenicale, come quelli che affiorano al colle e nella 
valle delle Pisse, al nord di Alagna, al disotto di Macugnaga, 
presso Pestarena, al nord di Pontegrande, e più lungi ancora 
nella Val d'Antrona. 

Gmeis della Val Sesia. — È questo il gruppo più meridionale 
delle Alpi Pennine, che derivando ad occidente delle Alpi Graie, 
allargasi ampiamente nella parte inferiore e media della Val di. 
Gressoney, e passa nelP alta Val Sesia tra Scopello e Riva con una 
larghezza di 15 chil.; da doye con varia potenza si estende sino 



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— 202 — 

al Pie di Mulera verso la Val Vigezzo. La composizione e strut- 
tura è sempre quella delle altre masse accennate : talora è deci- 
samente scistosa come a Boccioletto, Rimella e Vogogna, mentre 
in altre località passa quasi al granito come tra Piode e, Boc- 
corio e nelle valli Rassa ed Artonia. Presso Boccorio e Molila il 
mica nero è accompagnato da talco grigiastro con amfibolo e clo- 
rite verdastri: talora passa decisamente ad un gneis cloritico 
come a Campertogno e Piode. 

Piccoli filoni auriferi trovansi nella parte mediana del gruppo, 
specialmente fra Pie di Mulera e Rumianca, dove V oro trovasi 
finamente disseminato in un grosso filone quarzoso. 

Crneis dello Strona. — Costeggia questo il lato sud-est della 
gran zona amfibolica della Val Sesia, e si stende per le basse 
valli dello Strona e della Toce, e nei monti al nord di Pallanza, 
limitato al sud d^Ua formazione scistosa del lago d' Orta. In ta- 
lune località mostrasi molto scistoso come presso Ronco all' oc- 
cidente del lago d' Orta, dove è usato per copertura di tetti: 
altrove invece è quasi granitico come sopra Nonio e Cireggio, ed 
all'oriente di Mergozzo. 

Caratteristici di questo gruppo sono i massi di eurite e di 
vero granito, che in forma di nidi isolati o di piccole dighe lo 
attraversano in tutte le direzioni. 

Giacimenti subordinati alle citate masse di gneis. — Ser- 
pentino. — Subordinatamente al gneis havvi un primo giacimento di 
serpentino ad oriente di Varallo tra Rocca e Civiasco, ed a po- 
nente del lago d' Orta presso Oira : nella prima località il serpen- 
tino è color verde-oscuro con struttura quasi scistosa, per cui si 
lavora con facilità: nella seconda è quasi nero e compatto, contiene 
del talco, e sovente anche vene di diallaggio grigio verdastro. 

Due giacimenti di serpentino trovansi pure intercalati nella 
massa di gneis del Monte Rosa, di cui il principale sta al nord 
di Alagna con una potenza variabile dai 100 ài 200 metri; la 
roccia ne è un serpentino scistoso bruno-rossastro con pochi ban- 
chi di serpentino compatto : l' altro più piccolo vedesi sulle alture 
ad occidente di Monte Moncucco tra le basse valli di Antronae 
di Bognanco, ed ha struttura più compatta. 

Calcare e Dolomite. — Se si eccettua la piccola massa di 
gneis che sta al nord di Crodo, trovansi in tutte le altre trac- 



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— 203 — 

eie di roccie calcaree : le priocipali son quelle che lungo il limite 
sud-est delle roccie amfiboliche, corrono nelle valli della Sesia 
e dello Strona, Formano esse una striscia regolare di roccie cal- 
caree e dolomitiche in divisione da S. S. 0. a N. N. E. da Parone 
sotto Varallo sino al Rio Val Grande ad oriente della bassa 
Toce. Fra Civiasco e Varallo un calcare oscuro, quasi nero e 
compatto, alterna con altro bianco e cristallino : presso Ornavasso e 
Candoglio abbiamo un vero marmo bianco e di beli' aspetto. Nella 
Val Sesia trovansi spesse volte rinchiusi nel calcare lunghi cri- 
stalli di orneblenda provenienti dalle circostanti roccie amfiboliche. 

Un giacimento di natura diversa dagli accennati è quello de- 
gli scisti calcarei ed ardesiaci di Rimella, di colore oscuro i pri- 
mi, nero i secondi : il giacimento principale posto in vicinanza e 
ad oriente dell'abitato di San Gottardo misura una potenza di 
10" con una alternanza di scisti calcarei, e di scisti argillosi con 
piccoli banchi di calcare compatto. 

All' infuori di questi abbiamo nella parte meridionale del 
Monte Rosa il marmo bianco grossolano al nord di Alagna, so- 
pra Pizanco ed al Passo Musserà in Val Bognanco; il calcare 
dolomitico cristallino in Val Orsenone ed in Val di Campo; e la 
dolomite bianca della Binnenthal. 

Formazione inferiore. — Grneis di Antigono. Incomincia que- 
sto nelle vicinanze di Gondo (Sempione), e dirigendosi ad oriente, 
si stende sopra la catena trasversale della Cistella, dove, pie- 
gando al N. E., seguita nella Val Formazza sino a Pommat, e 
di nuovo ad oriente pei monti della Val Ticinese e di Val Sa- 
vona sino verso Peccia : forma in questo suo percorso varie al- 
ture che si avvicinano ai 3000°" sul livello del mare. 

Sopra tutta questa estensione la roccia si conserva quasi 
sempre la stessa, essendone escluse tutte le formazioni calcaree 
e dolomitiche che si videro subordinate alle altre masse di gneis. 
Essa è un gneis a struttura quasi compatta, con mica bruno- 
nerastro e più raramente grigio, con feldispato bianco disposto 
a masse irregolari, e con quarzo trasparente in piccoli nuclei od 
in esili vene parallele alla stratificazione. Ordinariamente la roc- 
cia è divisa in banchi di 2 a 3 metri di potenza. 

Nei monti al sud di Gondo ritrovasi nel gneis un piccolo 
gruppo di filoni di pirite aurifera. 



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— 204 — 

Dair analisi fatta da Scheerer bassi la seguente composizione 
del gneis di Antigono : 

Silice 65,60 

Ossido di titanio 0,40 

Allumina 16,02 

Ossido di ferro 4,98 

Calce . . . . , 3,95 

Magnesia 1,11 

Potassa 3,43 

Soda . 3,07 

Acqua 0,48 

Totale .... 99,04 

Roccie Amfiboliche subordinate. — Compongonsi queste di dio- 
rite e parzialmente anche di sienite : esse vedonsi in piccoli gia- 
cimenti subordinati al gneis del Monte Rosa, e meglio ancora 
nelle valli della Sesia e della Toce. 

Se ne distingue un giacimento settentrionale ed un altro me- 
ridionale. Il primo, cbe è anclie il meno importante, vedesi nel 
basso della valle sotto Carcoffero presso i limiti delle due masse 
di gneis del Monte Rosa e della Sesia; esso stendesi verso N.E., 
e si dilata ampiamente fra Fobello e Rimella, spingendosi con 
variabile potenza nella Valle Anzasca ed in quella della Toce 
nella direzione di Santa Maria Maggiore. Il secondo, che è anche 
il principale, sorge tra Ivrea e Biella dalla pianura del Pie- 
monte, ed in direzione N. N. E. estendesi sino alla parte più nor- 
dica del Lago Maggiore, e più lungi per il Canton Ticino sino 
a quello dei Grigioni. Nel suo percorso esso interseca la Val 
Sesia tra Varallo e Scopello, la valle dello Strona tra Massiola 
e Campello, e quella della Toce tra Omavasso e Vogogna. L'al- 
tezza di queste montagne varia dai 1500 ai 2000 metri. 

La roccia componesi di feldispato con amfibolo, ma con strut- 
tura assai varia, per modo da dar motivo alle suddivisioni di sci- 
stosa, cristallina e granitica. L' amfibolo vi è d'ordinario di color 
verde-oscuro traente al nero, il feldispato invece è bianco-gri- 
gio. In Val Mastallone ai due indicati componenti si unisce an- 
che un mica bruno-nerastro, per modo da costituire una specie 
di sienite, che insensibilmente passa alle masse granitiche cir- 
costanti. Come minerali accessori abbiamo i granati di color 



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— 205 — 

rossastro o bruno, la pirite magnetica, e la magnetite. Subordi- 
natamente poi appaiono piccole masse euritiche (Fobello, Casti- 
glione, Pigiandone) come pure de' calcari dolomitici (Rimella, 
Massiola, Cima della Laurasca, S. Maria Maggiore.) 

RocciE ERUTTIVE. — Comprendono queste le masse granitiche 
ed euritiche che trovansi assai sparse sul versante meridionale 
della catena, ed in special modo nella Valpellina, nella Val Sesia 
ed in quella dello Strona, circondate dovunque da scisti cristal- 
lini; ed i porfidi, che vedonsi sparsi in grandi masse tra la Val 
Sesia ed il Lago Maggiore. 

Granito. — Senza tener conto delle moltissime punte grani- 
tiche che trovansi qua e là emergere dagli strati scistosi, accen- 
neremo soltanto alle due masse isolate ed assai potenti, che 
sotto forma quasi di elissoidi coir asse secondo il meridiano, si 
vedono emergere nella parte più meridionale delle Alpi Pennìne. 

La prima di queste masse è collocata ad occidente di Baveno 
sul Lago Maggiore, e misura 12 chilometri circa da Feriolo an- 
dando verso sud, con 5 chilometri di larghezza massima: punto 
centrale e culminante ne è il Monte Motterone che elevasi a 
1491 m. sul livello del mare. Come appendice di questo gruppo 
abbiamo verso nord la massa isolata del Montorfano, che sorge 
presso lo sbocco della Toce nel Lago Maggiore. 

La seconda massa è più ampia della prima e si stende dal 
lago d'Orta sino alla Val Sesia: la massima larghezza raggiunge 
i 7 chilometri, e l'altezza i 1200 m. sul livello del mare. Essa 
è però di molto inferiore al gruppo di Baveno per la natura del 
granito che si fende e si scompone con tutta facilità in contatto 
dell' aria. Secondo il prolungamento dell' asse verso nord, noi 
abbiamo le piccole masse granitiche isolate di Quarna, e più 
lungi r altra che da Pedemonte a Pramujé ergesi di fronte al 
Montorfano. 

I caratteri di questo granito sono assai variabili da una lo- 
calità all'altra: a generale in profondità è a grossolani elementi 
che però verso le sommità si fanno più minuti. Il granito di 
Monte Motterone e della gran massa tra il lago d' Orta e la 
Val Sesia componesi di feldispato bianco o grigiastro, quarzo tra- 
sparente e vitreo, e piccole foglie di mica di color per lo più 
bruno o nerastro. Però nella parte più orientale del gruppo di 



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— 206 — 

Monte Motterone, fra Baveno e Feriolo, insieme al feldispato 
bianco ne compare un altro di color rossiccio. Sul Montorfano 
il quarzo si presenta anche in grossi cristalli. Sopra la Colma 
insieme al mica ritrovasi sovente anche l'orneblenda, per modo 
da costituire un vero granito sienitico. 

Secondo il dottor J. Strliver, nel granito di Baveno e di 
Montorfano si rinvengono i seguenti minerali: 

Nel granito rosso di Baveno : ortoclasio, oligoclasio, quarzo, 
mica (due specie), albite con ortoclasio (intimamente mescolati), 
orneblenda, epidoto, laumonite, datolite, clorite, caolino, limonite, 
spato calcare, tormalina, cabasite, ec. ec. 

Nel granito bianco di Montorfano : albite con ortoclasio me- 
scolati, clorite, laumonite, cabasite, spato calcare, pirite, ec. ec. 

L'analisi del granito fatta da Scheerer diede: 

Baveno , Montorfano 

Silice 75, 30 72, 12 

Allumina .... 12, 93 13, 47 

Ossido di ferro. 1, 55 

Calce 1, 26 

Magnesia .... 0, 53 

Potassa 7, 56 

Soda » 

Acqua 0,41 

Totale . . 99, 54 100, 97 

La roccia circostante componesi da Celio fino a Baveno di 
scisto micaceo, e dal lato di N.O. di gneis e di scisto gneissico: 
le piccole masse di Quama e di Pedemonte sono circondate da 
quest'ultima roccia. 

Porfido. — Lasciando da parte i porfidi dei dintorni di Biella, 
accenneremo alla massa porfirica posta tra le parti più meridio- 
nali dei laghi Maggiore e di Orta e che forma due giacimenti 
distinti. 

Il più meridionale, che è anche il più importante, incomincia 
presso Agogna ad oriente di Gozzano, e per Invorio inferiore con 
direzione O.-E. si stende sino al Lago Maggiore, dove può ve- 
dersi per una larghezza di quasi 3 chilometri sulla strada da 
Arona a Meina. Il complesso forma una piccola eminenza a dolce 
pendio raggiungente V altezza di 200 a 300 m. sul livello del 
lago. 



4, 


80 


0, 


79 


0, 


05 


2, 


25 


5 


91 


1, 


58 



*o^ 



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— 207 — 

L' altro giacimento più piccolo appare verso nord a 2 chilo- 
metri di distanza dal primo : esso incomincia presso V estremità 
inferiore del Lago d'Orta, ed in direzione- di N.E. si estende 
attraverso la valle di Agogna sino ad occidente di Colazza. La 
sua lunghezza è di 5 chilometri e la lunghezza di 500 m. al 
massimo. 

La roccia componente gli accennati gruppi è un porfido quar- 
zifero, di colore ora rosso ed ora grigio : il quarzo è di aspetto 
vitreo, e di colore variante dal limpido all' affumicato : raramente 
vi si trova del mica in piccole punte nere. La roccia è gene- 
ralmente fratturata come il granito che le sta vicino. 

I terreni circondanti le masse porfiriche variano secondo le 
località: nella parte settentrionale ed occidentale sono in gene- 
rale scisti micacei di tanto in tanto ricoperti da detrito glaciale: 
da Arona sino a Vevera al nord di Oleggio vedonsi invece le 
marne e^ calcari dolomitici, e più lungi il terreno alluvionale. 



IV. 

I rappresentanti dei terreni Carbonifero e Permiano 
nelle Alpi. 

(Estratto dalla Memoria del prof. Suess, Ueber die equivalente des Rothliegenden in 
den Sudalpen. — Dal voi. LVII dei Resoconti delle sedate della I. Accademia delle 
Scienze in Vienna.) 

Carbonifero. — Conglomerati, Arenarie e Scisti del Gruppo 
Antracitifero. — Questo gruppo, che oflfre un orizzonte sicuro per 
le ricerche sui terreni paleozoici alpini, stendesi con direzione 
N.E. dalle montagne del Delfinato a quelle della valle del Ro- 
dano in Svizzera, e dopo forte interruzione, riappare a nord del 
Brennero sullo Steinach, dove è rimarchevole per la sua ricchezza 
in carbonato di ferro e per una flora antracitifera tutta speciale. 
Più ad oriente questa formazione continua, sebbene in modo 
interrotto. 

Da lato meridionale delle Alpi gli scisti antracitiferi appaiono 
sulla catena che dalle rive del lago di Como sino al monte 



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— 208 — 

Adamello segna il limite meridionale della Valtellina. Ad essi 
appartengono, gli Scisti di Carona con giacimenti di ferro spatico, 
accompagnati da arenarie e conglomerati quarzosi, e gli Scisti 
di Valtellina, così denominati dai geologi svizzeri, con depositi 
di antracite e di grafite. Più lungi, ed oltrepassati i terreni più 
recenti del Tirolo meridionale, riappaiono assai potenti i conglo- 
merati e scisti del gruppo antracitifero nelle montagne della 
Carnia, da dove si estendono ampiamente per le Alpi orientali. 

La estensìbne straordinaria di questa formazione nelle Alpi, 
e, meglio ancora, la natura delle roccie componenti e degli 
avanzi organici che si conserva sempre la stessa per tutta l'am- 
piezza della catena, danno con ragione a credere che tale ter- 
reno, che ora ci appare sui, due versanti per tratti isolati, non 
debba formare che un unico deposito regolare, ricoperto soltanto 
in singole località dai depositi d'epoche più recenti. Per altra 
parte però, varie alquanto, dovevano essere le circostanze nelle 
quali si depositavano questi terreni in tutta l'estensione del- 
l' accennato bacino : così, ad es.,, nel Delfinato e nella Svizzera 
occidentale la formazione è intieramente composta di scisti ed 
arenarie, e non vi si conoscono menomamente resti di animali 
marini; mentre sullo Steinach abbiamo un vero calcare carbo- 
nifero, e più ad oriente vedonsi conchiglie marine commiste colle 
terrestri. 

Calcare Carbonifero. — È questo terreno assai meno esteso 
del precedente, e mostrasi assai sviluppato nelle Alpi Gamiche 
dove è ricco di fossili, mentre nella parte occidentale della ca- 
tena manca totalmente. Esso rappresenta nelle Alpi la parte 
superiore del terreno carbonifero. 

Permuno Inferiore (Rothliegende). — Scisti di Casanna. — 
Consistono questi generalmente in scisti argillosi più o meno 
micacei, sovente granitiferi, ed in alcuni punti molto analoghi 
ad un vero gneis: essi si mostrano da ambedue i lati della ca- 
tena, ed in generale in intima relazione coi conglomerati o cal- 
cari carboniferi che loro servono di base. Tale terreno fu segna- 
lato nell' alta Val Soriana fra Gromo e Fiumenero, presso Trento 
e Porgine nel Tirolo meridionale, in Valsugana, ed in moltissime 
altre località. 

Uno dei caratteri più speciali di questa foimazione nelle 



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- 209 — 

Alpi meridionali, è il kovarvisi intercalati potenti giacimenti di 
roccie granitiche, che sembrerebbero far parte di eSpandimenti 
avvenuti posteriormente alla deposizione di quel terreno. Così 
ad es. al torrente Maso in Valsugana vedesi il granito disten- 
dersi sopra gli scisti di Casanna, ed eziandio sopra terreni di 
più recente formazione infino al terziario inferiore ; mentre poca 
più al nord la stessa massa granitica passa sotto agli scisti accennati. 
Più ad oriente, dall'opposta parte del fiume Brenta, vediamo 
tutti gli strati terziari, cretacei e giuresi, e gli scisti cupriferi, 
riposanti in serie capovolte sopra il granito : superiormente a 
questi abbiamo lo scisto metallifero di Casanna nel quale sono 
aperte le miniere di Val Sorda e di Val Calamento, ricoperto 
alla sua volta dal porfido quarzifero della Cima di Lagorei. Dal 
di sotto di questo stesso scisto emerge la massa granitica di 
Bressanone, in tutto analoga a quella di Cima d' Asta sia per 
la natura della roccia che per la giacitura, e che, insieme con 
quella, forma quasi V orlo di un bacino racchiudente e delìmi- 
tante in direzione Nord-Sud tutta l'ampia formazione porfirica 
del Tirolo. Questo granito dovrebbe essere considerato come 
formatosi in epoca più recente della carbonifera, e pare che la 
sua attuale disposizione sia il frutto di sollevamenti posteriori, 
come lo provano le relazioni eh' esso ha coi terreni di forma- 
zione più recente. 

A nord del granito di Bressanone appare uno scisto argilloso» 
micaceo, con poca grafite, che corrisponderebbe all' orizzonte del 
gruppo antracitifero, susseguito da un calcare nerastro con dire- 
zione KO. ed inclinazione di 70° verso N.E. Più lungi abbiama 
nuovamente uno scisto micaceo alternante con banchi quarzosi di 
potenza molto variabile, mentre nella massa scistosa precedente 
il quarzo si trova soltanto in piccoli noduli od in vene. Una 
analoga disposizione di terreni vedesi allo Steinach sul versante 
settentrionale delle Alpi, dove un micascisto più antico e povera 
in giacimenti metalliferi, è separato in più punti dallo scisto 
micaceo superiore metallifero per mezzo di strati calcarei in- 
termedii, 

• Superiormente agli scisti metalliferi di Casanna havvi la gran 
formazione del porfido del Tirolo meridionale, che insieme col 
Verrucano segna per tutte le Alpi orientali l'orizzonte cinabri- 



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- 210 — 

fero, a cui appartengono i giacimenti di Yailalta, di Sagren 
presso PrSniero, di Poloneto presso Spessa, di Cisgne presso 
Graverò in provincia d'Udine, ed altri vari, ed i massi cinabriferi 
probabilmente erratici sul M. Muggio e M. Cimone di Margno 
presso Bellano dal lato orientale del lago di Como; località 
queste dove sotto al conglomerato rosso del Verrucano si pre- 
sentano gli scisti metalliferi di Gasanna. Traccie di cinabro si 
rinvennero pure a Pisogne in Val Camonica in una miniera di 
ferro abbandonata e giacente nello stesso orizzonte. 

Questo piano metallifero che si stende per tutta l'ampiezza 
delle Alpi, riesce di somma importanza per la conoscenza geo- 
logica di questa catena montuosa, come quello che stabilisce 
nettamente un orizzonte geologico nei terreni appartenenti alla 
parte più profonda del Permiano. 

Permiano Superiore. — Verrucano. — Sotto questa denomina- 
zione, di un significato non ancora nettamente stabilito nella 
geologia alpina, sono compresi i terreni seguenti : V Verrucano 
propriamente detto, composto di un conglomerato quarzoso di 
color verdastro o rossiccio, soventi volte con talco. 2° Qiuirjsite, 
che per l'aggiunta di talco passa insensibilmente al Verrucano 
talcifero, e per quella di mica e di feldispato al gneis. 3** Arenaria 
rossa passante parzialmente ad uno scisto argilloso-sabbioso, e 
sovente ad una arenaria verde. 

Questa serie di roccie trovasi identica sopra ambedue i ver- 
santi della catena. 

Una zona dove questi terreni trovansi ampiamente svilup- 
pati, è quella che incominciando nelle vicinanze del Lago Mag- 
giore si distende verso i laghi di Lugano e di Como infino al- 
l' alta Valcamonica, dove, ripiegando al Sud, va a raggiungere 
gli scisti di Casanna che isolatamente sorgono fra il lago d'Iseo 
e quello d'Idro: da quivi passa nel Tirolo, dove circonda la 
grande espansione porfirica di Bolzano. 

Sviluppato è pure questo terreno nelle parti più orientali 
delle Alpi, e specialmente nel distretto d'Idria (Illiria), dove 
presenta la singolarità di potenti banchi calcarei intercalati alle 
arenarie, circostanza questa che non si verifica menomamente 
negli stessi terreni della Lombardia e del Tirolo. 

Dai fatti finora esposti puossi chiaramente conchiudere che 



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— 211 — 

il terreno permiano, cotanto sviluppato in altre località d'Europa, 
esiste eziandio fra le formazioni che compongono la catena al- 
pina; ed intorno ad esso possonsi ammettere come dimostrati i 
seguenti principii : 

r n verrucano, la quarzite talcifera, e la gran massa por- 
firica del Tirolo Meridionale, appartengono al Bothliegende, 

T Dove manchino e il porfido ed il verrucano nel ver- 
sante meridionale delle Alpi, quivi sogliono frapporsi giacimenti 
calcarei nella porzione superiore degli scisti metalliferi. 

3"* Gli scisti argilloso-micacei ed i micascisti compresi 
sotto il nome di Scisti di Casanmi, ad onta della loro somiglianza 
con roccie più antiche, sono superiori a tutti gli strati del gruppo 
antracitifero : in qualche località essi comprendono una flora che 
appartiene all'orizzonte più elevato dell'epoca carbonifera. 

4** I graniti e gneis di Cima d'Asta, di Bressanone, e di altre 
località, formano quasi degli strati intercalati agli scisti di Ca- 
sanna, per cui sono contemporanei ai medesimi. 

5° Sotto a questi scisti stanno tutte le roccie che finora si 
considerarono come di epoca carbonifera, fra le quali però il 
calcare carbonifero superiore potrebbe in qualche punto appar- 
tenere parzialmente all' epoca degli scisti già accennati. 



NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE. 



1. — W. T. Blanford. — Ohservations on the geólogy and 
zoólogy of Abyssinia, mode during the progress of the bri- 
tish expeditim to that country in 1867-68. — London, 1870. 



Quest' opera contiene una relazione delle osservazioni geolo- 
giche e zoologiche fatte dall' autore in Abissinia nel corso della 
spedizione inglese e prolungate nel 1868 anche dopo la partenza 
delle truppe. 



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— 212 — 

Il libro è diviso in tre parti. La prima contiene una detta- 
gliata narrazione del viaggio ed una breve descrizione geografica 
delle regioni visitate ; la seconda è dedicata alla geologia, e com- 
prende una descrizione generale dei terreni studiati dall' autore, 
e molte interessanti osservazioni sopra la costituzione geologica 
di quella contrada : la terza poi contiene una relazione delle fatte 
osservazioni zoologiche, e consiste in una enumerazione e descri- 
zione delle specie animali, susseguita da considerazioni sulla di- 
stribuzione della fauna in Abissinia. 

Naturalmente noi ci limiteremo a parlare della seconda parte 
dell' opera, di quella cioè che riguarda la geologia. 

L' Abissinia fa parte della regione montuosa che sta fra il 
bacino del Nilo e la costa orientale dell'Africa. Tale regione sorge 
bruscamente dalla piccola striscia di pianura costeggiante il Mar 
Rosso e r Oceano Indiano, e si abbassa lentamente ad occidente 
verso la vallata del Nilo : 1' altezza media della linea culminante 
sul livello del mare è di 2450° circa, ed in essa abbondano 
i punti con elevazione da 3500° a 4500°, e vasti altipiani con 
più di 3000° d' altezza. Ampi corsi d' acqua ne discendono quasi 
tutti confluenti del Nilo, essendo scarsi i fiumi che direttamente 
immettono nel mare verso oriente: fra i primi abbiamo princi- 
palmente il Mareb, fra i secondi l'Anseba ed il Barka, rimar- 
chevoli tutti per la profondità delle valli entro cui sono incassati. 
Tutta la regione mostra l'impronta di una forte denudazione 
dovuta all'azione delle acque correnti. 

La roccia che forma la base di tutte le altre formazioni 
appartiene a terreni scistosi e cristallini,- raggruppati dall' au- 
tore sotto la denominazione di terreno metamorfico: esso forma 
la massa principale di tutto l'altipiano abissinico. A questo fan 
seguito delle arenarie e dei calcari, sopra cui stanno grandi 
espandimenti di roccie eruttive d' antica epoca, ed una catena 
di vulcani estinti d'epoca relativamente recente allineati lungo 
la costa. 

La serie dei terreni osservati e descritti dall'autore, è la 
seguente in ordine discendente : 

6** Formazioni recenti. — Terreno superficiale delle regioni 
più elevate ; isole madreporiche del Mar Rosso ; depositi d' allu- 
vione lungo la costa. 



L*QXJ 



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— 213 — 

5** Serie delle roccie vulcaniche di Aden costeggianti il 
Mar Rosso. 

4" Serie trappica: 

A) Gruppo di Magdala 

B) Gruppo di Ashangi 
3^ Calcari di Antalo. 

2** Arenarie di Adigrat. 
1"* Roccie metamorfiche. 

Questa successione di terreni appare nelP ordine ora indicato 
percorrendo il* paese dalla riva del mare insino a Magdala. 

Riassumiamo nelle seguenti linee i principali caratteri delle 
formazioni come vengono ampiamente esposti dall' autore. 

1** Bocde metamorfiche; comprende questo terreno un gran 
numero di roccie diverse : il più frequente è un gneis a piccoli 
elementi accompagnato da scisti amfibolici e micacei; vengono 
in seguito molte varietà di roccie feldispatiche, delle quarziti, e 
da ultimo degli scisti argillosi. — 2" Arenaria di Adigrat; è d' or- 
dinario ad elementi quarzosi, talvolta feldispatici, e più raramente 
argillosi : il colore varia dal bianco al bruno ed al rossastro, es- 
sendo predominante il primo. Presenta deboli traccie di stratifi- 
cazione, e molto scarsi i fossili, che però sono di dubbia deter- 
minazione. — 3° Calcare di Antalo; succede in ordine ascensionale 
alle arenarie, ed abbondano di fossili caratteristici nel terreno ooli- 
tico, fra cui abbondano alcune specie appartenenti ai generi Hemi- 
cidaris, Ostrea, Gryphaea, Pecten, Trigonia^ Modiola, Mytihis^ 
Gyprina, Tancredia, Tellina, Ceromya, Pholadomya, Natica, Ala- 
ria e Cerithium, Questo calcare è molto compatto e leggermente 
cristallino^ di color bigio, e raramente ocraceo: presentasi d'or- 
dinario in sottili strati, ed alterna di sovente con banchi del- 
l' arenaria precedente. Vi si trovano intercalati espandimenti di 
roccie doleritiche e basalti. — 4° Boccie eruttive antiche. Queste 
formano il terreno superficiale di gran parte della regione mon- 
tuosa dell' Abissinia, e sono distinte dall' autore in due serie : 
r inferiore (gruppo di Aschangi), composta di roccie doleritiche 
e specialmente basalti con noduli quarzosi e zeolitici (stilbite), 
alternanti con strati di conglomerati e ceneri vulcaniche entro 
cui abbondano cristalli di augite; la superiore (gruppo di Magdala) 
formata da trachiti a struttura eminentemente cristallina, con 



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— 214 — 

grossi cristalli di feldispato. — 5** Boccie vulcaniche. Sono massi- 
mamente sviluppate nella regione littorale, e constano di mate- 
riali assai diversi da quelli fomiti dai vulcani recenti; e cioè, 
di trappi basaltici alternanti con letti di scorie e di ceneri, e 
con strati di arenarie e di conglomerati: frammenti di conchiglie 
fossili si rinvennero in questi ultimi depositi, ma tutti di deter- 
minazione impossibile. Numerose sorgenti termali sono in rela- 
zione con questo gruppo vulcanico, e fra queste le meglio cono- 
sciute sono quella di Ailat con 65** di temperatura, e quella di 
Atzfut con 60°. — 6° Depositi recenti. Constano questi essenzial- 
mente di depositi alluvionali e littorali composti di sabbie e ghiaie 
derivanti da tutti i terreni sopraccennati, dei prodotti della de- 
composizione delle roccie trappiche nelle regioni elevate, e di una 
formazione madreporica che si estende lungo la costa del Mar 
Rosso. 

Hawi poi separatamente la descrizione di cinque nuove specie , 
di conchiglie trovate nel Calcare di Antàlo, corredata da una ta- 
vola nella quale sono rappresentate le forme delle medesime. Que- 
ste specie sono: Modiola imbricaria; Mttilus tigrexsis; Phola- 

DOMTA GRANULIFERA ; PhOLADOMTA SUBLIRATA ; CeROMTA PAUCILIRATA. 

Al testo dell' opera è unita una carta geologica di quella por- 
zione dell' Abissinia che fu attraversata dall' armata inglese dalla 
costa del Mar Rosso infino a Magdala, cioè sopra una lunghezza 
di circa cinque gradi del meridiano. 



2 — Gèologische Specialkarte des Grossherzogthuvns Hessen und 
der angrenzenden Landesgebiete im Maasstabe von 1: 50,000; 
herausgegeben vom mittelrheinischen geologischen 
Verein. — Section Allendorf, — Darmstadt, 1870, 

Abbiamo da poco tempo ricevuto questo nuovo foglio della 
Carta Geologica del Granducato d'Assia-Darmstadt compilata 
sopra la carta topografica dello Stato Maggiore nella scala del 
50,000. Questa sezione, che è la 14* stata pubblicata dal 1855 
in avanti, venne già abbozzata dal defunto professore Dieffeabach 



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— 215 — 

avanti il 1856 ed ora, completata dal professor Ludwig e col- 
l'aggiunta d'un testo descrittivo, fu pubblicata per cura della 
Società Geologica del Medio Reno. 

La sezione AUendorf si stende sopra una parte della vallata 
superiore della Lahn, confluente del Reno poco al di sopra di 
Coblenza, e comprende una parte dei limiti orientali della for- 
mazione scistosa del Reno, e la porzione Nord-Ovest della gran 
formazione vulcanica della Germania Occidentale, che costituisce 
i monti del Vogel. Tale carta riesce molto interessante, giacché 
cadono entro i suoi confini le importanti marne ed argille ter- 
ziarie lignitifere di Climbach, come pure le argille a mélanie 
dell'Assia Inferiore appartenenti alla stessa formazione, e sotto 
alle quali appaiono in più punti le argille a septarie della Ger- 
mania Settentrionale, quivi ricoperte in parte dalla formazione 
basaltica. 

I terreni maggiormente sviluppati in questa sezione, sono in 
ordine della loro estensione: 1» Il Basalto, distinto in due va- 
rietà: la più antica ricca in olivina, l'altra più oscura e ricca 
di zeoliti. 2° Una dolerite di color grigio o verdastro che si 
stende maggiormente nelle porzioni di Sud e di Sud-Ovest dei 
monti del Vogel. 3** L'arenaria variegata triassica ad elementi 
quarzosi di media grossezza, legati con un cemento siliceo con 
ossido di ferro. 4° Arenarie, argille e calcari del terziario infe- 
riorie, riposanti direttamente suU' arenaria precedente, e ricoperte 
dal terreno vulcanico, del quale segnano i limiti tutto all' in- 
torno. 5° L' arenaria rossa permiana ad elementi di quarzo e si- 
licati ferrosi, legati da un cemento d'argilla rossastra. 6** Gli scisti 
ed arenarie del terreno carbonifero, caratterizzati, i primi dalla 
frequenza della Posidonomya acuticosta Sand., e le seconde dagli 
elementi quarzosi e silicati commisti con mica e elori te: in tutti 
quésti terreni mancano completamente gli strati di carbon fos- 
sile. V Da ultimo i lembi di terreno quaternario formato da 
antichi depositi alluvionali, da argille (Lehm) con ferro idrossi- 
dato, da torbe, e da alluvioni recenti: questi depositi sono distesi 
lungo il corso dei fiumi, e specialmente nella valle della Lahn. 

Oltre agli accennati terreni vi si trovano rappresentati an- 
che, gli scisti ed arenarie devoniane, le marne permiane, e, fra 
le roccie eruttive, il gabbro. Mancano completamente fra i ter- 



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. — 216 — 

reni secondari tutta la serie giurese e cretacea, e fra i terziari 
tutto il miocene superiore ed il pliocene. 

A complemento del testo descrittivo havvi la lista delle alti- 
tudini ìlei punti rimarchevoli della sezione, disposti secondo V or- 
dine geologico dei terreni : tali altitudini variano prossimamente 
da 160 a 420 m. sul livello del mare. 



3 — E. VON ScHLiCHT, Die Foraminiferen des SeptarierUhones 
von Pietzpuhl. — Berlin, 1870. 

Quest' opera del signor E. von Schlicht ha per iscopo di far 
conoscere in tutta la sua estensione la fauna foraminifera del- 
l' argilla a Septarie di Pietzpuhl in Prussia e di apportare così 
un rilevante sussidio di materiali allo studio dei foraminiferi, di- 
venuti tanto importanti dal punto di vista geologico. 

Il castello di Pietzpuhl giace sul più alto punto della catena 
di formazione terziaria che si estende da Hohenwarthe, presso 
r Elba, a poche miglia al Nord di Magdeburgo in direzione orien- 
tale. In questo luogo esistono delle cave aventi per scopo l' estra- 
zione di argilla ricca in foraminifere, la quale trovasi quasi alla 
superficie, coperta solo da poche zolle di terra. L'aspetto este- 
riore di quest'argilla dimostra già che essa non è una massa 
omogenea, variando essa ne' suoi elementi in punti vicini, e rin- 
chiudendo dei nidi e vene di gesso cristallizzato, e delle masse 
compatte di calcare argilloso formanti le concrezioni conosciute 
sotto il nome di septarie. I foraminiferi sono molto bene conser- 
vati neir argilla, mentre i fossili di altra natura non si riscon- 
trano che di rado e quasi sempre spezzati. Di questi ultimi,' il 
Dott. von Koenen diede una lista completa nella sua monografia 
sul miocene medio della Germania del Nord. 

Le circostanze speciali della località ove si trovava V autore, 
le quali sono tutte abbondantemente fornite di foraminiferi, e uno 
studio indefessamente proséguito per lungo corso di anni, lo mi- 
sero nella possibilità di pubblicare il bel lavoro di cui ora diamo 
un cenno sommario. 



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— 217 — 

Quest' opera ha il grande vantaggio che, presentando riunite 
tutte le forme dei foraminiferi di quella ricchissima località, porge 
un mezzo facile per istudiare e confrontare fra loro questi fossili 
i quali si trovano d'altronde, ma solo parzialmente, riprodotti in 
altre pubblicazioni isolate che trattano di località affini per in- 
dole geologica. 

Per la classificazione, l'autore si attenne al sistema di D'Or- 
bigny, che si basa totalmente sul modo d'unione delle camere 
visibili all'esterno: all' infuori di piccole modificazioni, egli lo 
seguì fedelmente, e lo preferì agli altri sistemi esistenti come 
quello che essendo stato creato pel primo era più generalmente 
conosciuto. 

Singolare certamente riesce di vedere contradistinte tutte le 
specie non col nome relativo, ma da un numero progressivo; e 
ciò tanto per quelle già prima conosciute come per le altre nuo- 
vamente trovate. 

L' autore fu indotto a fare ciò anzitutto per scemare la dif- 
ficoltà di compilazione di un' opera già tanto faticosa, e d' altra 
parte per non aumentare la confusione che regna di già nella 
nomenclatura di questa famiglia, riservando così ad altri l' onore 
di dare i rispettivi nomi ai generi ed alle specie. 

Però le nuove specie vennero messe nel posto che loro me- 
glio competeva secondo la classificazione del D' Orbigny, e i nuovi 
generi posti accanto ai loro affini già conosciuti. 

L' importanza dello studio del giacimento dei foraminiferi per 
la determinazione dell' età relativa di certi strati, venne messa 
in evidenza sino dal 1846 dal D' Orbigny nella sua opera: Fo- 
raminiferes fossiles du iassin tertiare de Vienne. 

Quest' opinione divenne sempre più accreditata coli' aumentarsi 
delle cognizioni intorno a questi microscopici animali; per cui 
crediamo che l' autore abbia reso con questo suo lavoro un grande 
servigio alla scenza geologica, essendosi soltanto da pochissimo 
tempo rivolto a questo scopo lo studio dei foraminiferi. 

Nel corso dell' opera trovansi descritte e riprodotte litografi- 
camente cinquecentocinquantasei forme, divise secondo i cinque 
ordini stabiliti dal D' Orbigny. 



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— 218 — 

4 — F. ZiRKEL, Untersuchungen iiber die mikroskopische Zasam-' 
mensetzung und Strudur der Basattgesteine. — Bon/n^ 1870. 

Quest' opera nuova ed interessantissima per i risultati ai quali 
conduce, è il prodotto delle lunghe investigazioni che il dotto 
autore sta da qualche anno facendo sulla intima struttura delle 
roccie plutoniche. Le moltissime varietà che sono comprese sotto 
la denominazione di roccie basaltiche, provengono essenzialmente 
dalla intima mescolanza di quattro minerali, cioè augite, feldispato 
triclino, leucite e nefelina, funzionando sempre il primo di questi 
come elemento principale. Da ciò la distinzione delle roccie ba- 
saltiche in tre grandi gruppi, secondo che all' augite trovasi as- 
sociato r uno r altro dei predetti minerali. Le stesse divisiohì 
sussistono ancora per le lave basaltiche, delle quali non hawi 
alcuna varietà sia per struttura che per composizione mineralo- 
gica, che non abbia il suo tipo corrispondente nelle vere roccie 
basaltiche. Secondo l'autore queste due distinte forme litologi- 
che non variano fra di loro che per la compattezza delle prime 
rispetto alla porosità delle altre. 

Dalle osservazioni generali intorno all' aggruppamento di 
queste roccie, passa l' autore all' esame più minuto dei minerali 
che le compongono, ed alla descrizione delle principali fra di esse 
e della loro interna struttura. L' augite presenta il più sovente 
una struttura zonata, contiene piccole cavità ripiene d'acido 
carbonico ed in alcuni casi racchiude piccolissimi aghi di apatite. 
Il feldispato triclino racchiude pure piccole bollicine di acido 
carbonico, come anche la nefelina che si presenta quasi sempre 
in forma di cristalli poco allungati : lo stesso può dirsi della 
leucite. Da ultimo molte osservazioni fa l' autore intomo ai mi- 
nerali che si trovano commisti alla pasta basaltica, e principal- 
mente l' olivina, il ferro magnetico, l' omeblenda, ed il mica 
magnesiaco. 

Come appendice l' autore tratta dei melafiri, e dimostra che 
nel maggior numero di casi anche in queste roccie, che a ragione 
si dissero i predecessori dei basalti, si verificano le già accen- 
nate circostanze caratteristiche per quest' ultima specie di roccie. 



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~ 219 - 

5 — JuSTUS ROTH. Beitrdge mr Petrographie der plìdonischen 
Gesteine. — Berlin^ 1S69. 

In queste contribuzioni allo studio delle roccie plutoniche, si 
considerano non soltanto le roccie che d'ordinario vengono at- 
tribuite a questa categoria, ma bensì anche tutte quelle altre, 
come gli scisti cristallini, gneis, gli scisti argillosi ecc., le quali 
tutte dal punto di vista dell'autore, costituiscono la primitiva 
corteccia terrestre, né provengono da azioni metamorfiche sopra 
terreni di sedimento. 

Per contro l'autore esclude dalla sua rivista molte roccie 
che, quantunque d' origine eruttiva, pure non sono costituite che 
da una sola specie minerale; prendendo così semplicemente a 
trattare di roccie silicate e di minerali composti di origine 
plutonica, in quanto essi si compongono di silicati o di quarzo 
commisto ai medesimi, avuto sempre principalmente riguardo 
alla loro composizione chimica. 

Basandosi sopra fatti noti e bene accertati, l'autore inco- 
mincia collo stabilire il divario che esiste fra le roccie di età 
differenti, ed arriva quindi a separare le medesime nei seguenti 
tre gruppi, dei quali tratta separatamente: 

1** Roccie degli Scisti cristallini; {gneis^ scisti micacei^ 
amfiboUci, cìoritici, ec; leptiniti^ amfiboliti, ec. ec), 

2° Roccie plutoniche antiche; (graniti, sieniti, porfidi, dio- 
riti, mélafiri, gabbri; ec. ec). 

3** Roccie plutoniche recenti; (trachiti, fonoliti, basalti, 
andesiti, leucitofiri; ec. ec). 

Punto di partenza in questo lavoro sono i risultati delle 
analisi eseguite sopra queste diverse categorie di roccie dopo 
l'anno 1861, od almeno di quelle che giunsero a notizia del- 
l' autore ; risultati che egli raccoglie in un solo prospetto occu- 
pante la seconda metà dell' opera. La disposizione di queste 
tavole è molto chiara ed eguale a quella adoperata dall' autore 
nelle sue precedenti opere. 

Nel corso dell' opera l' autore ricorre sempre al lavoro ori- 
ginale sul quale basa le sue osservazioni : egli indica i nomi degli 
autori delle analisi per tutte quelle che non furono fatte da lui 



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- 220 — 

stesso; e nel!' ordinare le analisi delle singole roccie dà la pre- 
ferenza al sistema dei gruppi locali. 

Dall'esposizione dei tanti dati analitici raccolti nelle opere 
altrui da lui stesso trovati, V autore passa a considerazioni di 
un ordine più elevato, e constata il fatto che le masse pluto- 
niche sopramenzionate conservano la stessa composizione chimica 
e mineralogica in località diverse, mentre segnala molte disso- 
miglianze nelle stesse roccie secondo l'orizzonte geologico che 
esse occupano nella corteccia terrestre, cioè a dire, secondo 
l'epoca di loro formazione: e, mentre alcune di queste roccie 
compaiono in molte formazioni assai diverse fra di loro, altre 
non si presentano che in una o due soltanto. 

Cosicché le considerazioni geologiche basate sulle osservazioni 
generali e non limitate a singole località e formazioni, annodano 
le roccie plutoniche in gruppi ben diversi di quello che non lo 
facciano le semplici considerazioni litologiche. Fatto importan- 
tissimo questo da cui possonsi dedurre conseguenze non meno 
importanti per la geognosia. 



6 — JUSTUS ROTH, Uéber dm Serpentin und die genetischen 
Beziéhungen desselben. — Berlin, 1&70} 

In questa memoria, comunicata dall'autore all'Accademia delle 
Scienze in Berlino nella seduta del 30 aprile 1868, tentasi di 
provare come l' origine delle roccie serpentinose debba ripetersi 
dalla decomposizione di altre roccie preesistenti, e, per compo- 
sizione chimica, assai vicine a quelle. 

Comincia l'autore col dimostrare come nella decomposizione 
dei silicati contenenti allumina, la materia argillosa non possa 
menomamente decomporsi né per l' azione degli ordinari agenti 
esterni, né per quella delle altre sostanze prodotte dalla scom- 
posizione dei silicati alcalini che vi potessero essere mescolati: 

* Crediamo opportuno di dare un cenno di questa memoria del sig. Roth, 
ncn già perchè noi concordiamo nelle sue vedute, ma per dimostrare come da 
considerazioni di un ordine puramente chimico e mineralogico, si possa talvolta 
addivenire a conclusioni importantissime per la geologia. 



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— 221 — 

fa egli però una eccezione a questa regola per certi minerali 
accessori che casualmente si trovassero in relazione col silicato, 
specialmente fosfati e solfuri, i quali cogli acidi prodotti po- 
trebbero dare origine a sali d' allumina, che in certe circostanze 
possono scomporsi di nuovo, ovvero^ posti in speciali condizioni, 
sciogliersi parzialmente. 

Passando a considerare il modo di formazione del serpentino 
e del suo affine, il talco, V autore non dubita di classificarli fra 
i prodotti di decomposizione, facendoli derivare da una roccia 
silicata priva di allumina ; giacché, egli dice, se vi fossero stati 
degli agenti capaci di privare detta roccia originaria della sua 
allumina, questi stessi agenti l'avrebbero a maggior ragione 
privata delle altre sue basi. L' autore poi crede di potere asse- 
rire che tali minerali debbano essere V olivina, V ipersteno, V or- 
neblenda e l'augite, per tacere di altri meno frequenti, tutti a 
base di ferro e magnesia, e privi d' allumina : il diallaggio pure 
sembrerebbe derivare dalla decomposizione dell' augite. 

Dall' esame del modo di decomposizione di questi minerali, 
r autore crede che il serpentino provenga unicamente dall' olivina 
e dall' ipersteno, e che in queste trasformazioni la prima perda 
principalmente della magnesia, mentre il secondo viene privato 
maggiormente della silice. Il fatto che l' ipersteno si ritrova 
spesse volte rinchiuso nella massa del serpentino, deriverebbe 
dalla facoltà che ha il primo di resistere per maggior tempo 
all'influenza degli agenti atmosferici. 

L'autore ricorda poi le note pseudomorfosi del serpentino, 
il. quale presenta le forme cristalline proprie dell' augite e del- 
l' orneblenda, minerali questi che per la loro ricchezza in ferro 
non possono avere direttamente cooperato alla formazione del 
serpentino. 

Per ispiegare la formazione dei molti minerali accessori che 
trovansi nel serpentino, passa egli a considerare le trasforma- 
zioni del serpentino stesso, le quali possono avvenire in due modi; 
e cioè per mezzo di acque contenenti acido carbonico (asporta- 
zione di magnesia), o per acque contenenti dei bicarbonati alcalini 
(asportazione di magnesia e di silice). Come prodotto finale di 
queste decomposizioni si avrà una serie di minerali, come quarzi, 
opali più meno colorati, magnesite, ec. ec. ; da non confondersi 



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— 222 — 

però coi prodotti accessori che hanno più direttamente origine 
dalla decomposizione dei minerali primitivi, cioè dalPaugite e 
dall' orneblenda, minerali che per loro natura sono meno affini 
al serpentino che i due più volte nominati, V olivina e Tipersteno. 



7 — D.' F. Sandberger. — Die Land-und Silsswasser- Gonchy-f 
lien der VorweU. — Erste Lieferung. — Wiesbaden^ 1870. 

Annunciamo con piacere questa nuova ed interessante pub- 
blicazione, destinata a* presentare insieme riunite ed illustrate le 
diverse forme delle conchiglie terrestri e d'acqua dolce che si 
succedettero in tutte le epoche geologiche, ordinate secondo la 
loro successione cronologica. Il dotto autore ha intrapreso con 
questo suo lavoro un'opera degna di lode in sommo grado, e 
che non mancherà di riescire molto utile agli studiosi di questo 
ramo della scienza paleontologica. 

In questo primo fascicolo incomincia 1' autore la sua rivista 
dai terreni paleozoici, e dimostra come delle molte specie di 
quest' epoca finora credute terrestri o d' acqua dolce, soltanto le 
poche conchiglie terrestri conosciute nel terreno carbonifero della 
Nuova Scozia si confermino tali; mentre tutte le altre specie 
credute d' acqua dolce si dieno a conoscere per marine dopo un 
più attento esame. Le stesse osservazioni fa l'autore sulle sup- 
poste conchiglie d' acqua dolce della formazione triassica, e prova 
come soltanto nei più profondi strati liassici s' incontrino per la 
prima volta delle conchiglie appartenenti sicuramente a questa 
categoria. 

Alle specie liassiche fanno seguito quelle numerosissime della 
formazione oolitica. 

L'opera è corredata di belle tavole diligentemente litogra- 
fate, nelle quali sono rappresentate le forme delle specie più im- 
portanti, per la maggior parte disegnate da natura. 



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— 223 — 

8 — A. Manzoni. — Brwzoi fossili Italiani — 
Quarta Contribuzione. 

Questa quarta contribuzione è dedicata ai generi Scdicoma- 
ria, Hippoihoa, Membranipora, Céllepora, Escha/ra^ Betepora^ Im- 
nulitesy Cupularia, e ad alcuni Briozoi Ciclostomati coi quali V au- 
tore incomincia la storia di quest'ordine. 

In questo lavoro sono descritte 28 specie appartenenti ai ge- 
neri sovraindicati; di queste 7 sono nuove, e cioè: Salicornaria 
cuspidata, Manz.; Hippothoa flagellum^ Manz. ; Membranipora an- 
nulus^ Manz.; Membranipora pedunculata^ Manz.; Membranipora 
Smittii^ Manz.; Lepralia ligulata, Manz.; Eschara Héllerii, Manz. 

Avendo l'autore spinte di pari passo le ricerche intorno ai 
Briozoi fossili ed ai viventi, esso è in grado di potere annun- 
ciare come le specie terziarie descritte corrispondano totalmente 
con quelle viventi nel Mediterraneo, fatta una sola eccezione per 
la Membranipora Smittii, che fino ad ora non potè rinvenire vi- 
vente nel nostro mare. 

Il lavoro è corredato di sei belle tavole litografate dietro di- 
segni eseguiti completamente di mano dell' autore, e rappresen- 
tanti le forme di tutte le specie descritte nell' opera. 



NOTIZIE DIVERSE. 



Bltrovamento di selci tagliate presso Roma. — I signori 
de Verneuil e Mantovani percorrendo nello scorso mese di aprile 
i contorni di Roma, rinvenivano nella valle di Acquatraversa a 
circa tre miglia dalla città un pezzo di selce tagliato a figura 
triangolare, che giaceva entro la breccia marina intermedia fra 
le sabbie gialle plioceniche ed i conglomerati vulcanici. 

Questo fatto si rannoda con un altro rinvenimento analogo 
fatto vari mesi addietro dal professor De Rossi nelle medesime 
breccie del Gianicolo soprastanti alle sabbie gialle. 



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- 224 — 

E questa una scoperta di non piccola importanza, giacché per 
essa si dichiara apertamente V esistenza dell' uomo anteriormente 
air epoca di formazione del terreno nel quale si rinvengono i re- 
sti della sua industria; a quell'epoca cioè in cui il mare si esten- 
deva sino ai contrafforti dell'Appennino, e depositava nel suo 
fondo i primi sedimenti dell' epoca postpliocenica. Con questo si 
convalida sempre più l' opinione della esistenza dell' uomo avanti 
r epoca glaciale, di cui è contemporanea la citata breccia ma- 
rina, e prima dell' apparizione dei vulcani subacquei della Cam- 
pagna Romana; od, in una parola, durante gli ultimi tempi del- 
l'epoca pliocenica. 

I fenomeni vnlcanlcl di Santorlno. — Da relazioni giunte 
ultimamente dall' isola di Santorino rilevasi come l' attività vul- 
canica che ridestavasi in queir arcipelago verso la fine dello scorso 
anno, sì manifestasse con tutta la sua forza ancora verso la metà 
del luglio. Le ultime notizie arrecano come la nuova terra emersa 
in prossimità del capo orientale dell' isola Giorgio I continuasse 
con grande regolarità il suo sollevamento, avendo già raggiunto 
all' epoca sopraindicata l'altezza di ben 110° sul livello del mare. 

Sembra però che tale straordinaria attività vulcanica in quella 
regione sia già entrata nel suo periodo di decremento, avendo 
raggiunta la forza massima verso la fine dello scorso giugno. Il 
giorno 22 di detto mese avveniva nella sera una delle più forti 
esplosioni che fino allora fossersi udite ; i massi lanciati dalla 
violenza dell' esplosione furono spinti sino a mezzo cammino tra 
r ancoraggio della Scala ed il porto di Tera. Una regia nave 
che dà pochi giorni era ancorata in Santorino, procedette imme- 
diatamente ed in unione agli ufficiali dello Stato Maggiore greco 
ad una serie di misure e di ricerche scientifiche in quei dintorni. 

Le Miniere d' oro della Tittoria. (Australia). — Da una 
interessante Memoria pubblicata nel 1869 a Melbourne dal si- 
gnor R. Brough Smyth, ricaviamo quanto segue a riguardo delle 
miniere aurifere della Vittoria. 

La superficie totale del campo aurifero in quella regione del- 
l' Australia, è calcolata ad almeno 8,000,000 di ettari, di cui 
solo 240,000 furono insino ad ora lavorati o semplicemente esplo- 



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— 225 — 

rati. Come nella California Toro vi si trova in due giacimenti 
diversi, cioè in posto entro filoni di quarzo e d' alluvione sparso 
in antichi depositi d' origine fluviale ordinariamente ricoperti da 
terreno vulcanico moderno: i filoni sono in numero di 2600 al- 
meno, e l'alluvione aurifera fu esplorata per una estensione 
di 227,000 ettari all' incirca. 

Dall'epoca in cui si incominciarono i lavori, cioè dall'ot- 
tobre 1851 sino a tutto li 1868 si estrassero ad un di presso 
chil. 1,116,000 d'oro, con un massimo annuo di chil. 92,865 
per il 1856, dopo la qual' epoca la produzione andò sensibilmente 
decrescendo per ridursi a chil. 51,548 nel 1868: di tutto que- 
st' oro una terza parte proviene dai filoni, il resto dalle alluvioni. 
H prodotto medio è di grammi 17, 6 d'oro per lOÓO chil. di 
minerale lavorato. 

Una circostanza rimarchevole in questo terreno aurifero del- 
l' Australia è la frequenza di pepiti d' oro assai grosse, e tali 
che in niun' altra località non si rinvennero finora : se ne trovò 
una del peso di 92,750 chil. parecchie superiori ai 40 chil., e 
moltissime di poco inferiori a quest' ultimo peso. La più grossa 
pepita trovata in California (nel 1852) pesa soltanto 9,490 chil. 

La regione aurifera del Thames nella Nuova Zelanda. — 

Sopra questa estesissima regione aurifera scoperta da pochi anni 
nella Nuova Zelanda, abbiamo una interessante relazione del 
prof. F. von Hochstetter comunicata di recente alla Società Geo- 
grafica di Vienna. Da questa apprendiamo come quei filoni quar- 
zoso-auriferi, dei quali già si intraprese la lavorazione, sieno da 
annoverarsi fra i più ricchi giacimenti auriferi che finora si co- 
noscano ; e come la città di Shortland, capitale di quel distretto, 
di molto ampliata in questi ultimi anni, abbia davanti a sé un 
brillante avvenire. Alla fine dell'anno 1868 la popolazione del 
distretto era di 18,000 anime, ed eransi presi 1200 permessi 
di lavorazione delle miniere. Il prodotto ricavato nello spazio di 17 
mesi è all' incirca di cinque milioni di franchi. L' oro si trova 
in filoni di quarzo, i quali corrono parte nel tufo trachitico e 
parte entro scisti argillosi paleozoici. 



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— 226 — 
CÀTllOeO DELU BIBUOTECÀ DEL R. COIITÀTO 6E0U6IC0. 

(Continuazione.) 

Gomes (A. B.). Flora fossil do terreno carbonìfero. Lisbona, 
1865. Un voi. in-4* con tavole. 

Gosselet. Observations géologiques faites en Italie. Lille, 1869. 
Un voi. in-8^ con tavole. 

Qoùin (L.) Notice sur les mines de Vile de Sardaigne. Ca- 
gliari, 1867. Un voi. in-8*. con tavole. Dono dell' autore. 

Gourblllon (A. de). Voyage crUique à VEtna en 1819. Pa- 
ris, 1820. 2 voi. in-8^ 

Grabau (G.). Le miniere ddV Elba e V industria dd ferro in 
Italia. Un voi. in-8*. 

Gras (Se). Descrvption géologique du département de Vau- 
eluse. Paris, 1862. Un voi. in-8'* con tavole. 

Grigolato (G.). Piante acquatiche e palustri del Polesine. Ro- 
vigo, 1843. Un fase. in-8*. 

(Id.) Muschi del Polesine. Rovigo, 1845. Un fase. in-8*. 

Grioni (A.). Sfagli ittio-fito-schisti miocenici presso le miniere 
solfifere della Sicilia. Caltanissetta, 1869. Un fase. in-8'*. Dono 
dell' autore. 

Gruner (L.). Description géologique et minéralogique du dé- 
partement de la Loire. Paris, 1857. Un voi. in-8* ed 1 Atlante 
in-folio. 

Guiscardi (G.). Bel solfato potassico trovato nel cratere del 
Vesuvio nel 1848. Napoli, 1849. Un fase. in-8*. 

(Id.) Fauna fossile vesuviana. Napoli, 1856. Un fase. in-8*. 

(Id.) Studi euUa famiglia delle Budiste. Napoli, 1864. Un 
fase, in-4' con tavole. 

Gùmbel (C. W.). Geognostiche Beschreibung des bayerischen 
Alpengébirges und seines Vorlandes. Gtotha, 1861. Un voi. in-4'* 
con tavole. 

(Id.) Geognostiche Beschreibung des ostbayerischen Qrenzge- 
birges. Gotha, 1868. Un voi. in-4* con tavole. 

(Id.) Véber den Biesvulkan und uber vulkanische Erschei- 
nungen in Biesleessél. Miinchen, 1870. Un fase. in-8*. 



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— 227 - 

Hagenow (D' Fr. von). Die Bryozoen der Maastrickter Krei' 
debUdung. Cassel, 1851. Un voi. in-4'* con tavole. 

Haidinger (W.). Berichte iiber die MittheUungen von Freun- 
den der Natunvissenschaftefi in Wien, Wien, 1847-51. Sette 
voi. ^-8"* (Dono dell'I. R. Istituto Geologico Austriaco). 

(Id.) NaturtvissenschaftUche Abhandlungen. Wien, 1848-51. 
Tre voi. in-4^ con tavole. (Dono dell'I. R. Istituto Geologico 
Austriaco). 

Hamilton. Campi PJdegraei ou ObservcUions sur les Vólcans des 
deux SicUes. Paris, an. 7. Un atlante in-foglio. 

Hamy (E. T.). Frécis de paleontologie humaine. 

Hartiing (G.). und Mayer. (K.). Geologische Beschreibung der 
Inseln Madeira und Porto Santo. Leipzig, 1864. Un voi. in-8'* con 
tavole e carta. 

Hauer (F. von). Geologische TJebersichtslcarte der Oesterreichisch 
— Ungarischen Monarchie. Blatt. I, und II, (Bohmen). Un fase, in-4* 
con carte geologiche. 

Haughton (S.). Manual ofgeoUgy. London, 1865. Un voi. in-16* 
con tavole. 

Hebert (Edm). Duterrainjurassique de la Provence. Paris, 1862. 
Un fase. in-8°. Dono. 

(Id.) Becker ches sur Vàge des grès à combustibles d'Hélsing- 
borg et d' Hoganàs dans la Suède Meridionale. Paris, 1869. Un 
fase. in-8° con tavola. Idem. 

(Id.) Becherches sur la craie du Nord de V Europe. Paris, 1869. 
Un fase. in-8° Idem. 

Hebert (E.), et Edwards (A. M.). Annales des sdences geologi- 
ques. Paris. — Periodico. Un voi. in-8'* annuale con tavole. 

Heer (0.). Die fossile Flora des Polarlànder. Zurich, 1868. 
Un voi. in-4° con tavole. 

(Id.) Miocene Baltische Flora. Konigsberg, 1869. Un voi. in-4*' 
con tavole. 

(Id.) Uéber dieBraunkohlenpflanzen von Bornstàdt. Halle 1869. 
Un fase, in-4'* con tavole. 

Hellmann (D' A.). Die Petrefacten ThUringens nach dem Mate- 
riale der Herzogl. NaturalienrKabinets in Gotha. Konigsbefg, 1869. 
Un voi. in-4° con tavole. 

Helmersen (G. von). Untersuchung Uber das relative Alter 



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— 228 — 

und die Beschaffenheit der SteinkoMefdager in den Gouvernements 
Tuia und Kaluga. S. Petersburg, 1844. Un fase, in-8^ Dono 
deir autore. 

Helmersen (G. von.) Uéber den artesischen Brunnen in der 
WestbaUerie lei Eeval. S. Petersburg, 1850. Un fase. in-8\ Dono 
deir autore. 

(Td.) Geognostische Bemerhungen auf einer Reise in Schweden 
und Norwegen. S. Petersburg, 1865. Un fase, in-4'* eon tavole. 
Dono dell' autore. 

(Id.) Die Alexandersàule zu St. Petersburg. S. Petersburg. 
Un fase. in-8°. Dono dell'Autore. 

(Id.) Die in Angriff genommen SteinkoMenlager des Gouver- 
nements Tuia. S. Petersburg, 1860. Un fase, in-4^ Dono del- 
l' autore. 

(Id.) Ueber die Tulaer Stevnhohle. S. Petersburg, 1861. Un 
Un fase. in-8°. Dono dell' autore. 

(Id.) Der artesische Brunnen zu St. Petersburg. S. Peter- 
sburg, 1864. Un fase, in-8^ Dono dell'autore. 

(Id.) Ueber die Bedeiiiung der Uralschen SteinJcoMenformation 
und der sie begleitenden JEisenerzlager. S. Petersburg, 1866. Un 
fase. in-8^. Dono dell' autore. 

(Id.) ' Die SteinJcohlen des mittleren Russlands. S. Peter- 
sburg. 1867. Un fase, in-8^ Dono dell' autore. 

(Id.) BericM iiber eine Arbeit von Hern. Magister Goébd: 
Untersuchungen Uber den eist an der lapplàndischen Kuste statt- 
gefundenen Bergbau. S. Petersburg, 1867. Un fase. ih-8°. Dono 
dell' autore. 

(Id.) Uéber Meeresmuscheln aus der Landwuste Ka/ra-Kum. 
S. Petersburg, 1868. Un fase. in-8°. Dono dell'autore. 

HochBtetter (F. von), Hòmes (M.) und Hauer (F. von). Eeise der 
ósterreichischen Fregate Novara um die Erde in den lahren 1857- 
58-59. Geologischer Theil.Wien, 1865-67. Due voi. in-4'* con tavole. 

HochBtetter (F.) und Petermann (A.). Geologisch-topographi- 
sches Atlas von Neu-Seeland. Gotha 1863. Un fase. in-4'*. eon earte. 

Holienegger (L.). Geognostische Karte der Nord-Karpathen. 
Gotha, 1861. Un voi. in-4^ eon earta geologica. 

(Contimm) 



FIRENZE. —Tip. di G. Barbèra. 



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Anno \m 



l' U^ìl 




R COMITATO GEOLOGICO 

W ITALIA. 



Bollettino N!" 9 e IO. 



Settembre ed Ottobre 1870. 



SOMMARIO. 

Kote geologiche. — I. Del granito di Val di Magra, per I. Cocchi. — II. Di 
un lembo di terreno titonico in Val di Magra, per I. Cocchi. — III. Osser- 
vazioni geologiche sulla Val Trompia, per G. Curioni (estratto). — IV. Sui 
terreni di sedimento dei Colli Euganei, per G. A. Pirona (estratto). 

19'otizie bibliografiche. 

ITotizie diverse. — Giacimenti di calamina in Lombardia. — Prima scoperta 
di stazioni lacustri in Austria. — Scoperta di nuove miniere d'oro in Austra- 
lia. — Le miniere d*oro del Brasile. ~ Miniere argentifere della Nevada. — 
Uccelli fossili cretacei e terziari degli Stati Uniti. — Carta geologica del Canada 
e degli Stati Uniti del Nord. — Nuovo minerale di rame. —Nuovi minerali di 
potassa. 

Avviso. 

Catalogo della Biblioteca del B. Comitato. (Continuazione.) 

Tavole ed Incisioni. — Veduta dello Stretto di Giarreto sopra le Case dei 
Saracini, a pag. 240. —Taglio longitudinale della Valle Gordana, a pag. 247. 



NOTE GEOLOGICHE. 



I. 
Del Granito di Val di Magra^ per Igino Cocchi. 

Parecchi anni fa visitando alcune valli tributarie della Ma- 
gra, per argomento di studi, incontrai in taluna di esse una 
roccia granitoide. La presenza della medesima in quei luoghi ha 

8 

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— 230 — 

una importanza grandissima al punto di vista della struttura ge- 
nerale dell' Apennino e delle Alpi apuane. Laonde mi condussi 
più tardi colà a farne uno studio accurato; ed ultimamente ri- 
tornai ne' luoghi stessi onde riparare allo smarrimento delle pre- 
cedenti note di viaggio per la Val di Magra. 

Fra le molte valli laterali che alla Magra si uniscono sulla 
sua sponda destra, àvvene due, le più fertili forse e le più po- 
polate di quella parte, che prendono i nomi del Fenolo e del- 
l' Osca. Le separa e divide una propaggine del Cornevigliò, punto 
culminante di un grande contrafiforte apenninico il quale si stacca 
dall' alto Monte Gotro o Catro e, formando una catena seconda- 
ria quasi parallela alla principale, disgiunge il bacino superiore 
della Magra da quello pel quale più a Sud-Ovest del primo, le 
acque riunite nella Vara si scaricano nella Magra un poco so- 
pra Sarzana. 

Volendo visitare le due valli in discorso, fa d' uopo recarsi a 
Barbarasco, di dove attraversato l'esteso altipiano diluviale di 
quel nome, si entra nella Valle dell' Osca. Grandi masse di ser- 
pentina la fiancheggiano alla sua foce, ma senza che arrivino a 
notevole altezza sui suoi fianchi. Esse sono bene distinte ai mu- 
lini posti sulla sinistra del torrente, mentre sulla sua destra vi 
farmano l' imbasamento dell'altipiano di Barbarasco che dall'al- 
tra parte, ossia da quella del Fenolo o di S. E. è invece formato 
da strati di calcare alberese e da uno scisto argilloso scuro, fria- 
bilissimo, con strati irregolari e amigdali di calcare interposto. 

Risalendo 1' Osca per la sinistra sponda, si vedono per lungo 
tratto le seguenti rocce: a) scisto argilloso con calcare interposto; 
6) calcare scistoso facilmente disgregantesi in piccole scaglie ; e) ma- 
cigno scistoso color mattone che facilmente si scompone in terra 
arenosa sterilissima, propria ai Fini più che a qualunque altra 
vegetazione. La forma tipica di questa roccia può vedersi accanto 
alla Villa Cartegni ed è come le altre ricordate riferibile al- 
l' Eocene. 

n terreno eocenico si seguita fino al Castello di Tresana. Il 
diruto castello medioevale di questo nome fu costrutto su di una 
prominenza che sorge isolata dal fondo della valle tra la ^con- 
fluenza di due torrenti per i quali scendono nelP Osca le acque 
dei monti di Foppeto. 



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— 231 — 

Il monticello di Tresana ha forma conica ed è di granito. 
Questa roccia consta de' soliti elementi ; feldispato ortose, quarzo, 
spesso roseo, e mica nero abbondante, perfettamente cristalliz- 
zati: offre molta compattezza e solidità mancando le varietà 
poco compatte e di facile disgregazione. Può essere studiata 
tanto per la strada che mena alla Chiesa ed al Castello, quanto, e 
meglio, ne' tagli naturali co' quali termina la granitica cupola 
nell'alveo stesso dell'Osca. 

Dal lato di N.O. essa cupola si congiunge alla base della 
montagna e quivi tutto intomo si vedono i soliti calcari eocenici 
ricuoprenti il granito. Tanto prendendo la strada di Poppeto, 
quanto percorrendo la montagna in varie altezze nella direzione 
stessa della valle, non si incontrano altri affioramenti granitici. 

Risalendo la valle principale, non sì tosto si è giunti al con- 
fluente superiore che cinge da quel lato il monte granitico de- 
scritto, si incontra 1' arenaria macigno con insolito sviluppo. La 
valle è quivi oltremodo angusta ed in guisa di alpestre gola in 
fondo alla quale romoreggiano le acque del torrente. I fianchi pre- 
cipitosi che la chiudono sono formati dagli strati del macigno, 
diretti N.E.-S.O. e inclinati di 40° è più a N.O. La qualità 
della roccia, e la potenza de' suoi banchi e la facilità dell'accesso, 
potrebbero dar luogo all' apertura di molte cave di pietra eccel- 
lente da costruzione della quale mancano i luoghi circonvicini, se 
vi fosse per parte degli abitanti qualche disposizione a trarre 
partito dalle loro risorse e ad aprirsi comode vie di comunicai 
zione per smaltire i loro prodotti. 

Anche da questa parte non sembra che il granito affiori in 
verun luogo. 

Facendosi ora a risalire la montagna posta al S.E. di Tresana 
per entrare dalla Valle dell' Osca in quella del Penolo, la formazione 
granitica si incontra di nuovo, e si distende fra i villaggi di Car- 
reggia e di Giovagallo posti in quest' ultima. Lo studio che se ne 
può fare in questa località riesce anzi di qualche importanza. 

Dal primo de' ricordati villaggi rimontando la strada che 
mena a Giovagallo ed a Calice, si osservano prima di tutto delle 
brecce serpentinose fra gli scisti galestrini. Sono a grandi ele- 
menti e contengono principalmente numerosi frammenti di calcare 
assai voluminosi. 



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- 232 — 

A questo insieme di rocce fa seguito una serpentina dialla- 
gica interrotta da granito, perlocchè si ha quivi una singolare 
associazione di granito e di serpentina. Le due rocce si trovano 
ripetutamente in contatto Tuna dell'altra, ma non pare che i 
respettivi elementi si mescolino e si confondano in verun luogo. 
Quivi pure si osservano alcune piccole diramazioni del granito, 
nelle quali non potei scorgere minerali accessori distinti da 
quelli ordinari del granito. Vi notai qualche vena di quarzo 
lattiginoso. 

Succedono nuove brecce a impasto serpentinoso le quali non 
paiono veramente stratificate: offrono mediocre potenza e sem- 
brano associate ad un gabbro.- 

Alle rocce serpentinose, le quali per verità non occupano che 
uno spazio molto limitato, succede una grande massa di granito. 
I suoi elementi sono generalmente di mediocre volume, nessuno 
è porfiricamente disseminato della massa granitica in forma di 
cristalli più voluminosi degli altri. Il granito che ne resulta suolsi 
facilmente disgregare sopratutto per l'abbondanza della mica, ed 
è spesso colorato dagli ossidi di ferro. Sorge a formare la parte 
più elevata della montagna, mentre nella parte più bassa della 
medesima gli strati eocenici da' quali è rivestito lo nascondono 
all' occhio. 

Strati di macigno si trovano dentro la massa granitica ed 
hanno l'aspetto di esservi dentro avviluppati, restando per tal 
*guisa dagli altri disgiunti e nel granito racchiusi. 

In questo punto la massa granitica è più che negli altri limi- 
trofi estesa ed importante. Seguitando la strada se ne vede la 
fine almeno la interruzione per il macigno con scisti che torna 
a mostrarsi di nuovo, cui tien dietro nuovamente il granito e 
poi di bel nuovo il macigno. 

Il granito offre sovente in questo tratto l' aspetto di porfido per 
essere il feldispato compatto piuttosto che cristallizzato e la mica 
scarseggiante. Talvolta il granitofiro è a pasta rossastra di un 
bell'effetto. Mancano anche in queste varietà minerali accessori, 
benché si notino talora concentrazioni di mica in taluni punti, 
le quali danno alla massa, dov' è alterata e sfacelante, un aspetto 
sfaldoso quasi di gneiss. Queste varietà di granito hanno la loro 
relativa importanza. 



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— '233 — 

La formazione granitica è ora pressocchè al suo termine, ma 
non può dirsi ancora totalmente compiuta. 

Infatti dopo una serie di nuovi strati di macigno si giunge 
ad incontrare una serpentina molto diallagica e in contatto, o 
presso di questa, un estremo lembo di granito. 

In questa parte della sezione si notano altresì gabbri diori- 
tici, specialmente più in basso nel monte; il gabbro si fende in 
masse sferoidali sulla superficie delle quali mi è avvenuto di in- 
contrare rare tracce di granato scomposto. 

L'estremo lembo a S.O. di questa serie di rocce è formato 
da conglomerato serpentinoso in contatto del gabbro dioritico e 
della serpentina da un lato e del calcare alberese scistoso e sca- 
glioso con scisti dall'altro. Gli scisti e i calcari inclinano con 
forte pendenza a S.O., appoggiandosi per tal guisa sulla massa 
granitica. 

Non posso asserire che il granito si mostri ancora sulla de- 
stra sponda del Fenolo. La cosa si potrebbe ammettere giudi- 
candolo dal fatto che qualche suo piccolo tributario porta ciot- 
toli granitici. 

Ho pure notato che i depositia ciottoli, molto recenti, che nella 
parte inferiore del corso del Fenolo formano gradini e terrazze, 
contengono ciottoli anche assai voluminosi di granito, perfetta- 
mente identico a quello de' luoghi descritti. 

Non accompagno con molti commenti questa breve notizia. 
Basterà notare che il granito si presenta come roccia la quale 
ha seguito le stesse vie della serpentina nella sua comparsa o 
formazione, e come questa ultima scompigliò gli strati eocenici. La 
serpentina peraltro è quivi poca cosa di fronte alla massa granitica; 
e, come si può rilevare dalle cose dette precedentemente, la me- 
desima si trova disposta principalmente sulle bande del granito 
tra il contatto di questo con gli strati eocenici, come fra la ser- 
pentina e gli ultimi, ossia all' esterno del tutto, si trova il con- 
glomerato serpentinoso. 

Sulla questione di anteriorità o di posteriorità respettiva delle 
due rocce non occorre pronunziarsi fin d' ora. Ma giova notare 
che la presenza de^ conglomerati senza frammenti di granito ed 
altre circostanze, sembrano favorire di preferenza la opinione 
che la data più antica spetti alla serpentina. 



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— 234 — 

Quantunque le rocce stratificate che sono in contatto del 
granito non mostrino di avere risentito alcun metamorfismo per 
la presenza di questo, pure sembra evidente che macigno, scisto 
e calcare non si depositarono sul granito precedentemente for- 
mato. Anche il contatto della serpentina e del granito fra loro, 
mostra che le* due rocce apparentemente restarono indifferenti 
r una per V altra. Molto diversamente agì la serpentina, e so- 
pratutto poi la diorite, rispetto alle rocce dentro alle quali si 
generarono. 

La età dei depositi de' quali si tratta è del pari evidente, 
formando essi una delle serie di rocce meglio definite di questo 
nostro paese. 

La direzione delle masse granitiche è presso a poco Nord- 
Sud. Questa circostanza mi fa ricordare quello che lasciò scritto 
il fu M." Lorenzo Pareto in una delle sue ultime Memorie.* 

Ivi dice (pag. 279) che nel contrafforte il quale va dal Colle 
della Cesa verso Fornuovo tenendosi fra la Baganza ed il Taro, 
vi sono alcuni banchi assai singolari al di sotto di un calcare 
argilloso a fucoidi eocenico, i quali sono formati da una puddinga 
entro cui abbondano ciottoli di granito bianco o grigio. 

Dopo di aver notato che nel circostante Apennino non si tro- 
vano esempi di granito in posto, e più sotto (pag. 282) che i 
graniti più prossimi si trovano nelle Alpi e ne' dintorni di Savona, 
egli dice che questi ciottoli delle puddinghe eoceniche della 
Baganza e del Taro non assomigliano a nulla tanto bene quanto 
ad un granito che in forma di grossi blocchi si trova nelle brecce, 
ou roches d' emhàllage, che accompagnano in que' luoghi le ser- 
pentine. • 
• Più sotto (pag. 282) parla delle stesse brecce granitiche di 
Santo Stefano d' Avete, e delle valli di Nura, Trebbia e Cena, 
e ne attribuisce 1' origine alle serpentine che avrebbero staccato 
i blocchi di granito da masse granitiche sotterranee nello at- 
traversarle. 

Non avendo visitato i luoghi descritti dal celebre geologo 
della Liguria, mi è impossibile il dire se si tratti di fatti iden- 
tici ne' due versanti dell' Apennino. H Macigno a grossi elementi 

* Coupes à traverà l'Apennin, des bords de la Mediterranée à la vallèe 
du Po, Bulletin de la Société Géol. de France, Tome 49«, !2e Serie, pag. 239. 



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— 235 — 

con ciottoli di granito e di gneiss non è molto infrequente ; ma 
non è di questo che vuoisi parlare. Le brecce a blocchi di gra- 
nito sono indubbiamente il fatto più importante de' due. Se per 
blocchi si deve intendere frammenti angolosi di vario volume 
impastati nella serpentina ed in quella racchiusi, indubitatamente 
il fenomeno di Santo Stefano d'Aveta è di natura diversa da 
questo nostro e la spiegazione che del primo ne dà il Pareto riesce 
molto plausibile. 

Ma se per blocchi si dovessero intendere grandi masse gra- 
nitiche, comunque fratturate e apparentemente compenetrate da 
serpentino o in tutta la massa o prevalentemente nelle salbande, 
vi sarebbe senza dubbio una notevole analogia fra i fatti da me 
testé annunziati e quelli descritti da Pareto nel 1862. 

Anche l' ingegnere Antonio Fabri mi informa di avere notato 
la esistenza di molto granito presso Corchia nella Manubiola, 
influente del Taro, il quale, per chi noi sapesse, trae origine negli 
opposti versanti delle stesse montagne dalle quali nasce la Magra. 

Ho , creduto opportuno di ritornare alla memoria de' Geologi 
questi fatti, perchè dallo studio de' medesimi può venirne lume 
in una delle più ardue questioni di geologia italiana. 



n. 

Di un lembo di terreno Titonico in Val di Magra 
per Igino Cocchi. 

Alcuni anni fa il Cavaliere Ulderigo Botti si compiacque 
donarmi per somma cortesia una Belemnite da lui rinvenuta in 
una località del circondario di Pontremoli che Egli in quel tempo 
reggeva in qualità di sottoprefetto. 

L' esemplare era accompagnato da un cartellino portante 
r indicazione del luogo e il nome di una specie del lias supe- 
riore alla quale l'esemplare veniva riferito. Avendo potuto in 
seguito separare dal fossile un frammento di roccia, facilmente e 
non senza sorpresa mi accorsi che l' esemplare invece di avere 
strette analogie con le specie liasiche, ha forme tutte sue proprie 
che gli danno qualche diritto a collocarsi piuttosto accanto ad 
alcune specie neocomiane. 



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— 236 — 

Una escursione fatta sul luogo in compagnia del suddetto 
Cavaliere Botti se non mi dette modo di raccogliere nuovi cam- 
pioni di Belemnite, mi permise di raccogliere nuovi Aptichi, al- 
tri essendo stati già prima raccolti dallo stesso signor Cavaliere 
Botti. Potei, questi primi materiali raccolti, ritornare in seguito 
sul luogo per farne uno studio più accurato determinando spe- 
cialmente- gli elementi stratigrafici del terreno, e in queste vi- 
site qualche altro fossile mi venne fatto di incontrare. 

Esaminando con alcuni dotti amici di Germania, di passaggio 
a Firenze, tanto questi oggetti quanto i dati stratigrafici nuniti, 
ci trovammo concordi nel concludere che si avesse che fare con 
un lembo di quel terreno che in Germania distinguono col nome 
di Titonico. 

Quantunque il mio studio principale del luogo dati dal 1866, 
nonostante non credetti fin qui opportuno di dame contezza al 
pubblico, nella speranza di offrire una più estesa descrizione di 
questo terreno dopo nuove ricerche ed osservazioni tanto nella 
località di cui vado a parlare quanto in altre toscane nelle 
quali ho argomenti di suppome la esistenza. Il che non avendo io 
potuto finora adempiere, mi sono deciso a pubblicare la breve 
nota seguente intorno a questo lembo titonico. 

I diaspri di Giarreto non sono ricordati per la prima volta 
nella scienza, e conosciuti ancora sono dai lapidari dai quali 
vengono talvolta impiegati ne' lavori di fine mosaico fiorentino che, 
com' è noto, dev' essere commesso con pietre dure soltanto. 

Giarreto è nome di podere favorevolmente conosciuto nel 
circondario per il suo vino ; ed è posto sulla sinistra del tor- 
rente Gordana a circa 4 chilometri dalla confluenza di questo 
nella Magra, confluenza che ha luogo di faccia alla città di Pon- 
tremoli e più precisamente di faccia al sobborgo di San Lazzero 
ed al Nord del monte di San Genesio, al disopra e sulla diritta 
del ponte di questo nome. 

La parte veramente importante della Valle Gordana, per la 
natura geognostica del terreno e per le forme fantastiche del pae- 
saggio, è quella che porta il nome di Stretti di Giarreto e Stretti 
di Canneto. 

Alquanto più a monte del podere di Giarreto, la valle prende 
forma di angusta fessura, a quando a quando serpeggiante, tal- 



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— 237 — 

volta allargantesi per poi nuovamente ristringersi, nel cui fondo 
fra pareti verticali le acque della Gordana si fanno strada con 
cascate, con rapidi canali, con profondi gorghi e insenature den- 
tro la roccia, favorito asilo delle trote che le popolano. È que- 
sto il tratto che prende nome degli Stretti o détte Strette, in- 
contrandosi nel risalirla quelle di Giarreto prima e quelle di 
Canneto poi e che si prolunga fin sotto il Castello di Zeri.* 

Si può accedervi per due strade. La prima entra nella valle 
della Betigna e per il contrafforte che la separa dalla limitrofe 
Gordana sale al villaggio di Codolo, di dove seguitando un viot- 
tolo alquanto malagevole si può discendere nelle strette di 
Giarreto. 

L' altra strada rimonta la valle stessa della Gordana, lun- 
ghesso la sponda sinistra fino alla casa di Giarreto. Di qui in 
su ^er lo stesso fianco della valle si costeggiano le strette per 
aspri sentieri e per passi talvolta assai malagevoli. 

Ambedue le strade offrono molti argomenti di studio al geologo. 

Nella prima esso ha modo di studiare prima di tutto il ter- 
reno diluviale, il quale forma le basse pendici tra il Verde e 
la Betigna. È importante a notarsi che ai ciottoli di macigno, 
quivi si aggiungono dei ciottoli calcarei e vi ♦sono persino ban- 
chi di ghiaie calcaree. 

Quindi possono vedersi le formazioni eoceniche consistenti in 
calcare alberese sfaldoso e facile a cadere in frantumi per 
r azione dell' aria ; in macigno scistoso o compatto coperto dal 
precedente; e in scisti argillosi generalmente di color mattone. 

* Nasce la Gordana presso la cima orientale del Monte Gottaro.... Costassù 
le sue prime fonti prendono il vocabolo di fosso o' canale di Gottaro, quindi 
sotto nome di Canale di Cedola arrivano davanti al poggio di Zeri, dove acqui- 
stano il nome di Gordana dopo essersi congiunte al Canale di Moriccio che 
dalla Pelata discende nel profondo vallone. Così sotto Coloretta la Gordana ri- 
ceve dal lato destro le acque della Dorgiola che scendono dai contrafforti del 
Monte Rotondo, mentre dal lato sinistro si versano nelle'medesime i rii di Noce 
e di Fiume e poco sotto il Canale del Groppo Marcio, che dal lago del Ghìarac- 
cio ha il suo principio. Ristretta quivi la Gordana tra Monte Colombo che. la 
spalleggia a destra e i poggi di Pradeliuara che le stanno a sinistra, scorre 
precipitosa e serpeggiante fra profondi burroni conosciuti sotto il nomignolo di 
stretti di Giarredo.... Quindi rinchiusa fra i poggi di Vallelunga e di S. Cristo- 
foro, la Gordana corre a scaricarsi nella Magra.... dopo di aver percorso un 
cammino di circa 12 miglia da Ponente a Levante. Repetti, Diz, geograf» fu, 
8tor. della Toscana, voi. 2, pag. 471. 

8* 
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— 238 — 

La strada che per la sinistra sponda rimonta il corso della Gor- 
dana non è meno importante. Passata la Magra di faccia a San 
Lazzaro, si presentano, all' entrata della valle, degli scisti gale- 
strini nerastri inclinati a N.O., che formano T imbasamento del 
poggio. Li ricuopre un deposito di grossi ciottoli, che i 'colti- 
vatori utilizzano per fame sostegni e ripari ai campi. Sono di 
molte varietà di macigno; alcune essendo impastate di grossi 
granelli quarzosi ed altre da minutissimi granellini formate; al< 
cune estremamente micacee ; altre con i soliti frustoli carboniosi 
e talune che tengono imprigionati dei frammenti di rocce più an- 
tiche, talora molto antiche. Percorse poche diecine di metri si 
entra nella strada che rimonta la valle. Quivi si incontra la serie 
del calcare alberese compatto, e allora in istrati di varia po- 
tenza, ma per lo più fissile, sfaldoso ed anche scistoso. 

L' intera serie si appoggia sul macigno che, con strati forte- 
mente inclinati, dalla parte di Ponente forma V acuminato Monte 
di San Lazzero che s'erge dall'alveo della Magra di faccia al 
Ponte e sulla destra della Gordana. Presso le case di Campela, 
e precisamente nel piano stradale, il calcare di colore grigio- 
lavagna molto fissile è tappezzato sulle superfici delle lastre da quei 
solchi meandriformi che sono conosciuti col nome di Meandrites. 

Fino a questo punto gli strati dell' alberese mostrano una 
inclinazione più o meno forte verso il Ponente. Ma nelle falde 
dell'opposta montagna, alla base di un piccolo ripiano dal quale 
s' erge la Chiesetta di San Cristoforo, un bel taglio naturale 
mostra le testate di fianco degli strati dell' alberese, i quali cor- 
rono per qualche tratto orizzontali nella direzione stessa della 
valle. (Vedi taglio a pag. 247.) 

A breve distanza da questo punto la strada passa dalla si- 
nistra alla destra del torrente mediante un ponte cui fa seguito 
un argine-strada. 

. Qui si ha di faccia un torrente, il quale con breve corso scende 
dalla parte più alta della opposta montagna seguendone il ripido 
pendìo. Il torrente ha l' aspetto di frana e coli' enorme cono di 
scarico viene a battere contro 1' argine che si innesta al ponte. 

A questo torrente corrisponde un cambiamento di inclina- 
zione negli strati; avvegnaché a valle del medesimo sono inclinati, 
come dissi, a Ponente; a monte di esso inclinano invece nella 



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— 239 — 

direzione di Levante; e sotto San Cristoforo si presentano per 
un certo tratto orizzontali nella parte più bassa, formando il fon- 
do alquanto pianeggiante del bacino o sella. 

Il torrente adunque corrisponde alla piega in sinclinale del 
terreno. 

Varcato il ponte e dirigendosi alla casa Emiliani e alla 
Canonica di Cavezzana, gli strati mostrano subito la nuova in- 
clinazione, la quale più non cambia. 

Di faccia a Cavezzana si attraversa di bel nuovo la Gordana 
per ritornare sulla sua sinistra, dove alcune frane scaricano pro- 
digiosi ammassi di frammenti di pietra d' ogni volume. 

Con breve cammino si giunge all' angusto piano dove sono i 
campi di Giarreto; e quivi ben presto sotto il macigno, succe- 
duto al calcare nel discendere della serie, si cominciano a ve- 
dere nuove rocce, che sono quelle stesse le quali formano più oltre 
le pareti degli Stretti. 

Alla casa colonica sono già benissimo visibili queste nuove rocce 
più profonde ; ma generalmente, la serie essendo in gran parte 
ricoperta dal macigno che vi sta sopra in forma trasgressiva, que- 
sta non può totalmente scorgersi per il viottolo che dalla casa 
mena alla Bocca degli Stretti^ come la chiamano. La Bocca degli 
Stretti si presenta all'osservatore |come un'angusta fessura o 
squarcio della montagna; verticali sono le rupi che la limitano e 
rinchiudono, e sulla destra è fiancheggiata da nudi estesi lastroni 
fortemente inclinati su', quali non cade sasso che non scivoli nel 
fondo del vallone. 

Il viottolo non si dirige alla Bocca; le difficoltà del luogo 
solo da molta arte potrebbero esser vinte, né questo è concilia- 
bile con le modeste esigenze di un piccolo sentiero di montagna. 
Invece di avvicinarsi è quindi giocoforza discostarsene insieme 
col viottolo. 

Risalita la folta selva di castagni si giunge cosi ad una pro- 
minenza che sovrasta alla Bocca degli Stretti, e di là si ha una 
stupenda vista della valle. Da questo punto il viottolo discende 
alle Case de' Saracino Sono alte rupi formanti qua e colà tettoie 
e ripari sul sottoposto suolo, dove la tradizione vuole riparas- 
sero e si nascondessero dei Saracini. Il lettore non vorrà che 
impieghi tempo a mostrare la erroneità di una simile tradi- 



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— 240 — 

zìone; ma s'intende di leggieri quali circostanze possono avere 
dato origine alla leggenda. 

Il ripararsi e il nascondersi di umane creature in siffatti luo- 
ghi, ovunque essi siano, non è né raro né nuovo. Nello stesso 
luogo di cui parliamo gli strati più profondi dove urtano le acque 
del torrente durante le piene, offrono de' buchi o tane prodotte 
dalla erosione delle acque stesse. Nelle recenti invasioni coleriche 
vi furono uomini abbastanza paurosi che andarono a nascondervisi 
e le abitarono, relegandosi fuori dei vicini villaggi natii. 

Alle Case de' Saracino lo Stretto formando un gomito, si ha un 
eccellente panorama e una perfetta vista della valle. Quivi pure ad 
un dipresso corrisponde il punto di massimo sviluppo de' terreni in- 
feriori, ossia il punto culminante della piega saliente formata da essi. 

In questo stesso luogo si ha lo Stretto per eccellenza. Le 
due montagne infatti non sono l'una dall'altra distanti due 
metri alla base; dopo un tratto abbastanza elevato, ugual- 
mente verticale da ambo le parti, una delle due forma' ponte o 
tetto sul torrente mentre l' altra si ritrae in dentro di altret- 
tanto per poi sporgere essa a sup. volta all' infuori un poco più 
in alto, mentre di altrettanto, rientra l' opposta pendice. 




Stretto di Oiarreto; veduta presa dalla parte delle Case de' Saracini, 
e un poco a monte delle medesime. 



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— 241 — 

Il qui unito disegno lo presi appunto in questo posto, e lo 
riproduco perchè può servire a dare una sufficiente idea della 
località e dell' aspetto che vi prende il terreno specialmente nella 
parte inferiore. Le Case dei Sàracini restano un poco più a si- 
nistra ed a tergo e però non vi sono rappresentate. Lo Stretto 
viene di fra le due rupi che sono a destra; una delle due, lo 
cuopre sporgendo in fuori sì che pare strapiombi. Passa poi sotto 
il rialto a sinistra ove posa l'osservatore e scendendo si caccia 
nel fesso che non ha due metri di largo. Le pareti verticali del 
fondo sono solcate da scanellature perpendicolari le quali sono 
l'effetto della erosione causata dalle acque che scendono dall'alto 
e dell' attrito che le pietre travolte dall' acqua ejsercitano sulla 
roccia, e contribuiscono poi a rendere più apparente e più manife- 
sta la disposizione degli strati e la natura del terreno. I calcari 
a struttura ceroide formano la parte più alta e mediana di quelle 
fantastiche rupi. 

Un poco più a monte si incontra lo stradello che scende da 
Codolo, e poiché per meglio intendere la successione delle for- 
mazioni e degli strati respettivi riesce preferibile di cominciare 
la descrizione dalla parte più alta passando per Codolo, cosi noi 
qui ci fermeremo. E trasportandoci senz' altro sul monte, indi- 
cheremo come si incontri la serie dall' alto al basso discendendo 
il viottolo suddetto. 

Alla foce di Codolo, alta 307"" sulla piazza maggiore di 
Pontremoli (aneroide), si giunge dopo avere attraversato il ma- 
cigno con calcare interposto sottostante al calcare alberese già 
descritto. Quivi si incontrano discendendo 

a) una roccia arenacea compatta con corpi sporgenti 
sovra il piano degli strati ; essi corpi rammentano i rilievi consi- 
mili che sono tanto comuni nella pietra forte delle colline di 
Firenze. 

6) Un' arenaria molto micacea che si fende in pezzi prisma- 
tici: offre anche questa qua e colà i soliti corpi. 
e) Un calcare alberese alquanto alterato. 

Prendendo ora il viottolo che sta a sinistra alla estremità 
della foce e che scende §. Giarreto, si osserva la serie se- 
guente: 



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— 242 - 

1. Calcare semi-scistoso, grigio-chiaro, di più forme, 
talora rossastro. 

2. Scisto calcareo rosso alternante in alto con un 
calcare compatto e duro e in basso con calcare scistoso- 
argilloso Metri 6 — 

3. Calcare uguale al primo con strati interposti 
di un calcare bianco compatto subceroide, e con altri so- 
miglianti al comune alberese Metri 30 — 

4., Calcare scistoso e scisti uguali al N* 2 3 — 

5. Calcari uguali ai precedenti (1, 3), nel basso in 
strati più compatti e più duri degli altri, somiglianti 

air alberese 10 — 

6. Scisti bianchi e rossi con calcare compatto in- 
terposto. Vi sono strati di arenaria con tutto l'aspetto 
della pietraforte e un banco di brecciola somigliante alla 
nummulitica 18 — 

Con questa serie comincia probabilmente, a parer mio, la 
serie cretacea. Gli scisti rossi o bianchi e rossi sono perfetta- 
mente identici a quelli a denti di Ftychodus e a Vertebre di 
pesce da me rinvenuti nelPApennino di Mommio e di Campo- 
raghena e descritti nella Geologia dell'Alta Val di Magra 
(Milano, 1866). 

Colà gli scisti rossi e bianchi stanno indubitatamente sotto 
a un calcare bianco, subceroide, con nummuliti. Qui invece non 
riesco a scuoprire alcuna nummulite. È probabile peraltro che 
il nummulitico sia rappresentato dai calcari compatti che sono 
alla base del N"" 5, seppure non debba riferirsi a questo stesso 
piano r intera serie di strati 1-5. Comunque ciò sia, ecco com' è 
composta la Serie 6. 

a) Scisto calcareo bianco e rosso. Metri 2 — 

i) Calcare duro — 80 

e) Alternanza di scisti variegati e calcari 
compatti, e arenarie colle impronte in rilievo 
della pietraforte . . . .« . 6 — 

d) Brecciuola 1 50 

e) Arenaria calcarea somigliante alla pie- 
traforte 8 — 



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— 243 — 

Colla serie 6 cambia il grado d'inclinazione, ed essa è 
apparentemente in posizione trasgressiva rispetto alle superiori. 

7. Scisto rosso friabilissimo Metri 25 — 

8. Calcare ceroide roseo o leggermente ceruleo, con 
Aptichi e Belemniti 7 — 

9. Calcare in sottili strati, arrossato, molto pesante 

con tracce di manganese Metri 3 — 

10. Diaspro (irregolare) 

11. Calcare uguale ai ^)recedenti, N** 8 e 9 ... . 3 — 

12. Diaspro in grossi banchi (irregolare da 1 a 4) — 

13. Calcare rosso durissimo, passante in basso a 

14. Ftaniti e Diaspri rossi in strati sottili durissimi 
che formano la parte visibile più profonda della cupola 
cretaceo-tiJ;onica. 

Dalla succinta esposizione della serie delle stratificazioni re- 
sulta, 

I. Che i calcari a Belemniti e ad Aptichi, litologicamente di- 
versissimi dai consueti alberesi deD'Apennino, alternano coi diaspri; 
IL Che gli uni e gli altri stanno sotto ad una massa consi- 
derevole di scisti rossi, e a più forte ragione sotto le rocce che 
rappresentano in questo luogo la zona della pietra forte. 

III. Che la disposizione di questi strati è a cupola con ri- 
petute ondulazioni, dirette parallelamente alla valle. 

IV. Che mancano le rocce serpentinose di qualunque natura. 

Non si potrebbe dunque accettare la opinione da altri già emes- 
sa, ed in più particolar modo dal Repetti* che i diaspri di Giarreto 
furono prodotti da una alterazione degli ordinari scisti del macigno. 

Quantunque il macigno abbia notevole importanza nella costi- 
tuzione orografica della valle, pure, come può facilmente avver- 
tirsi per le cose già esposte, nella serie geologica esso occupa 
una posizione molto superiore a quella dei diaspri. I calcari poi 
fra i quali esso si trova chiuso e stratificato, sono, com' ho già 
notato, molto diversi dagli ordinari alberesi. E se per V aspetto 
esteriore con altri del nostro paese dovessero esser confusi, sa- 
remmo condotti a riunirli piuttosto ai secondari antichi e più 
particolarmente a quelli che rappresentano nelP Italia Centrale il 

* Repetti. Dlz. Geograf. fis. stor. «e, Voi. I, pag. 271. — Voi. II, pag. 482. 
-Voi. IV, pag. 558. 



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— 244 — 

Trias superiore, come sono, a parer mio, il marmo ceroide dei 
Monti Pisani, di Monte Calvi in Maremma ec. ec. 

La solita difficoltà offerta dai terreni toscani, si fa anche in 
questo caso sentire. La scarsità degli avanzi organici, non permette 
che si possano tutte farvi quelle determinazioni e con queir ac- 
curatezza che siamo portati a desiderare. 

Infatti ad eccezione della Belemnite, ricordata nel principio 
di questo articolo e di qualche altro frammento che potei racco- 
gliere posteriormente, non possiamo citare che Aptichi di diverse 
forme, uno solo dei quali determinabile, ed è Aptychus punctatus 
WoLTZ, comune neWAptychenschiefer e nélV ApiychenkalJc dei te- 
deschi. Questi pochi elementi paleontologici uniti alla natura delle 
rocce, bastano peraltro onde riferire questo lembo di terreno al 
così detto Titonico. Resta per altro stabilito che applichiamo 
questo nome al gruppo dei calcari ad aptichi ed a belemniti e dei 
diaspri interposti, vale dire ai n. 8-14. 

Le Casendei Haracini sono formate dai calcari in discorso, 
molto duri e spesso di un colore rosso-fegato dovuto probabilmente 
alla presenza di ossido metallico. La roccia che serve di base o di 
pavimento a queste rupi è formata dallo strato di diaspro n. 12. 

Da questo punto, scendendo nel torrente non senza qualche 
difficoltà, la struttura di questi diaspri è perfettamente distinta 
e si può studiare con interesse. 

Quelli che occupano il fondo della valle formano strati 
sottili, alti 2 3 dita, puramente silicei e di colore rosso 
con rarissime venature di quarzo bianco o lattiginoso. Seguitan- 
doli a valle per 40 o 50 metri si vedono attraversati da vene 
quarzose verticali più copiose. Tali vene raramente si manten- 
gono parallele; procedendo tortuosamente si accostano Tuna 
air altra e finiscono coir intralciarsi in ogni senso, d' onde ne re- 
sulta un diaspro fiorito bianco e rosso e con tinte rosee, azur- 
rognole, violette ed altre intermedie, e con prevalenza dell' una 
dell' altra tinta a seconda che prevale nel pezzo o l' uno o 
l'altro elemento. 

Se le vene quarzose attraversano il calcare rosso superiore 
al diaspro, allora si produce una specie di diaspro più tenero 
per il diverso grado di durezza dei due minerali costitutivi. 

n diaspro che sta più in alto, specialmente quello di n. 12, 



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- 245 - 

offre la fioritura più bella che si possa desiderare con grande 
vaghezza di tinte quando è lustrato. 

Dopo di avere esaminato in tal guisa la serie delle forma- 
zioni dove appunto è più completa, si può continuare la- passeg- 
giata lungo gli Stretti. La formazione de' calcari compatti bianchi, 
rosei rossastri con diaspri interposti va perdendo a poco a poco 
di importanza, e quantunque in taluni punti presenti ancora un 
discreto sviluppo, pure non giunge più a quello che aveva alle 
Case de'Saracini. 

La formazione de' calcari impuri e degli scisti bianchi e rossi, 
che rappresenta la serie cretacea propriamente detta, si accosta 
sempre più al fondo della valle, finché forma essa stessa l' imba- 
samento delle montagne che la rinchiudono. 

Il FiscicUoio Piscina è un luogo così chiamato, perchè dal 
piede di rupi altissime e fantastiche scaturisce fra strato e strato 
molt' acqua, la quale cascando in gocce, in stillicidi e in zampilli 
va a mescolarsi con quella del torrente. Ricordo questo luogo, 
perchè circa cento metri più oltre rinvenni il calcare bianco sci- 
stoso ricco di impronte di Zoophycos. 

La specie prevalente è molto espansa, con spira depressa e 
poco rilevata. Il margine della lamina è flessuoso all' ingiro e 
come festonato; offre la maggiore insenatura in rispondenza della 
porzione di lamina che maggiormente si allunga a partire dalla 
spirale. Su di uno dei lati più stretti ha un prolungamento in 
guisa di rostro che si protende obliquamente all' infuori con 
belle strie concentriche di accrescimento, più largo verso l' apice 
che al punto di attacco.* Ad un prolungamento di Zoophycos 
uguale a questo, vanno verosimilmente ascritti que' corpi consì- 
mili che si trovano non infrequentemente isolati in alcuni calcari 
di color ceciato o bigio-chiaro di età indubitatamente cretacea 
del fiorentino. 

La formazione degli scisti calcarei bianchi e tossì forma di qui 
in poi la parte inferiore della serie. Filaretti di calcare bianco com- 
patto a frattura scagliosa con struttura quasi ceroide, sono nell' in- 
terno della roccia rossa. La direzione degli strati continua a man- 
tenersi presso a poco parallela all'andamento generale della valle. 

Continuando a risalire la sponda sinistra, ed è necessario te- 

> La figura e la descrizione saranno date in altra occasione. 

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— 246 — 

nersi a questa essendo V altra del tutto impraticabile, il cammino 
si rende vie più malagevole ma non pericoloso; finché si giunge 
agli Stretti di Canneto. Cominciano questi ad un piccolo torrente 
che si scarica nella Gordana sulla sinistra. Gli strati intersecati 
dalla vallecola ofiFrono sulla destra di questa le testate rilevate, 
sulla sinistra le porzioni dei medesimi distaccate e pendenti sulla 
valle, giacché la inclinazione qui è nel senso stesso della dire- 
zione. Minati alla base dalle acque de' torrenti, indeboliti nella 
loro compage dalle acque che filtrando tra l'uno e l'altro, si aprono 
un varco all' esterno, essi si staccano l' uno dall' altro e in forma 
^di grandi lastroni piombano l' uno dopo 1' altro nell' abisso. 

Quando la visitai l' ultima volta, una grande frana si era for- 
mata nel versante che guarda S.S.O., per la quale il viottolo 
essendo interamente scomparso, l' inoltrarsi riusciva più che ma- 
lagevole. Di qui però si godono gli Stretti di Canneto anche più 
pittoreschi dei precedenti, i quali offrono sempre alla base i soliti 
calcari e scisti rossi, bianchi e grigio-verdastri, fin sotto Zeri. 

Superiormente non sono lontane né le rocce a struttura di 
pietraforte col calcare subceroìde sovrapposto, ne le brecciole, né 
poi principalmente il macigno. I loro detriti che scendono dalla 
montagna cuoprono ovunque il terreno, meno la falda della mon- 
tagna che é per il solito a picco. 

È facile il riconoscere che la formazione che si incontra al- 
l' ingresso degli Stretti di Canneto è quella stessa che si vede 
sotto la casa colonica di Giarreto. Qui si ha dunque una cupola 
il cui asse principale é diretto presso a poco nel senso della 
Valle, ossia da S.O. a N.E. 

Ma non è nemmeno difficile ad accorgersi che alle due 
estremità gli strati presentano forti inclinazioni in opposta di- 
rezione. Mentre ad una estremità inclinano dalla parte di Le- 
vante, all'altra inclinano invece verso Ponente. Nelle parti 
intermedie poi a sono le inclinazioni invertite ad intervalli, 
oppure non offrono lo stesso angolo di inclinazione mante- 
nendosi in alcuni tratti pressoché orizzontali. La cupola offre 
quindi delle leggiere inflessioni lungo il suo asse principale. Le 
ondulazioni sembrano raggiungere il massimo della curva ascen- 
dente alle Case dei Saracini, e si vanno mano mano abbassando a 
partire da questo punto. L' abbassamento è più rapido alla estre- 



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CtÌKlcfora 



-247 — 

mità orientale, presso la quale 
corrisponde il massimo dellir^ 
curva. Da questo lato infatti la j£ g. ^^ 
cupola cretaceo-titonica scompa- J 
re ben presto, né si fa strada 
a traverso le formazioni più re- 
centi. All'estremità opposta af- 
fiorano invece le consecutive on- 
dulazioni ancora per lungo trat- 
to. Il seguente taglio darà del 
resto una idea adeguata della con- 
formazione di questa interessante 
località, dei terreni che la formano 
e della disposizione dei medesimi. 

Nel senso del minore diame- 
tro gli strati sono più fortemente 
inclinati; ma rare sono le squar- 
ciature che offrono modo di ap- 
prezzare adeguatamente V anda- 
mento degli strati cretaceo-tito- 
nici in questa direzione, cuo- 
prendoli ovunque gli eocenici 
soprastanti. 

•Si può riuscire a determinare 
che il diametro principale è pa- 
rallelo alla direzione media della 
Valle, esaminando la struttura 
delle limitrofe vallecole influenti 
nella Magra con corso parallelo 
alla Gordana. 

Al N.O. di questa sta la Be- 
tigna, e in essa non sembra af- 
fiorare la cupola cretaceo-tito- 
nica, quando pure non vi affio- 
rassero gli strati superiori della 
zona della Pietraforte. Questa 
formazione si vede difatti, ma 
in un' altra località qualche poco 



.!< 




GoogÌQ 



— 248 — 

distante di qui. Infatti notai in altra occasione la pres^iza d^li 
scisti e delle arenane in sottUi filaretti con Nemertiliti nella 
strada che mena al villaggio di Arz^igio sol poggio della Costa 
presso Pontremoli.* 

Questo laogo è collocato nel prolungamento del taglio prece- 
dente e la formazione cretacea si troverebbe perciò sotto il ma- 
cigno che sta sulla sinistra della Magra. Pertanto si può ritenere 
come verosimile che la formazione cretacea continuando a tenere 
un andamento ondulato, offra in questo punto una curva saliente 
alta abbastanza per venire a giorno colla sua parte superiore. 

Al S.E. della Gordana sta la valle della Teglia. H Macigno 
e r Alberese coi respettivi scisti sembrano costituirla da soli, 
seppure in qualche profondo burrone non affiorano gli strati più 
alti della serie cretacea. Certo è che neppure in questa si incontra 
traccia del lembo titonico e vi mancano la rocce calcareo-scistose 
del cretaceo tanto sviluppate nella Gordana. 

La Teglia ha invece altra importanza e questa gli è data da 
alcuni lembi di terreno pliocene lacustre, presso il suo sbocco 
addossati al monte eocenico e formati da argille in basso, da 
ghiaietto minute molto rotondate in alto, il tutto coperto superior- 
mente da un deposito diluviale di grossi ciottoli di macigno. Tai 
lembi occupano il posto delF antico margine N.O. di questo esteso 
lago pliocenico. I depositi che in quel lago si formarono, rimasti 
emersi dovettero essere asportati per la quasi totalità rimanendone 
ben pochi tratti in posto. Da questo punto si vede anzi netta- 
mente il lembo più esteso che ancora rimane ed è quello che forma 
r altipiano di Filattiera, offrente una fisionomia ed un carattere 
del tutto identico a quello del Yaldamo superiore, talché si cre- 
derebbe di trovarsi a Figline o a San Giovanni, qualora non si 
sapesse che invece di essere sulle rive dell'Arno si è sovra quelle 
di Magra. 

* Cocchi. Geologia delFalta Val di Magra, pag. 9 nelle Mem. della Soc. ital. 
di Se. Nat. Voi. 2* in 4«, Milano 1866. 



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-249^ ., i,,. 



in. 



Osservazioni Geologiche sulla Val Trompia. 

(Estratto da ana Memoria del comm. Giulio Cubioni 
inserita nella Memorie del Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, Serie III. Voi. II.) 

Nelle adunanze dei giorni 7 e 21 aprile 1870 del R. Isti- 
tuto Lombardo di scienze e lettere, veniva letta dal comm. Giu- 
lio Curioni la Memoria geologica sulla Val Trompia della quale 
intendiamo ora di dare un breve riassunto. 

La Val Trompia, che da tempo attirava V attenzione dell' au- 
tore per lo studio dei terreni triasici che vi sono regolarmente 
e completamente rappresentati, offersegli più tardi un importante 
campo di ricerche intomo ai terreni a quegli inferiori, cui la sco- 
perta di sottili banchi con resti di vegetali, fatta dall'autore 
in una prima gita, rendeva assai interessante. Scopo principale 
di queste ricerche era eziandio quello di completare lo studio 
sulle emersioni di roccie porfiriche e sienitiche, e di stabilire 
nettamente i rapporti di queste colle roccie sedimentarie delle 
varie epoche. 

Nella Memoria sopraccennata l'autore, esposti dettagliata- 
mente i fatti osservati durante le gite eseguite dal luglio al set- 
tembre 1869 nelle parti elevate dei monti della Val Trompia 
confinanti colla Valle Camonica, passa ad esporre una sintesi dei 
medesimi coordinando Te sue osservazioni con quelle anterior- 
mente eseguite da illustri scienzati tedeschi, e specialmente dal 
prof. Suess. Egli passa in rivista anzitutto la serie dei terreni 
sedimentarli dal più antico in avanti, e dedica l'ultima parte 
del suo lavoro all'esame delle roccie eruttive. 

Lo stesso ordine seguiremo noi pure nel dare un riassunto 
di queste osservazioni. 

1» — Scisto di Casanna del Theobald. Quarziti micacee 
(Terreno Carbonifero). — Consta generalmente questo terreno di 
arenarie minute silicee con interposizione di lamine micacee o clo- 
ritiche, assumendo in qualche luogo l' aspetto dello scisto micaceo 
del gneis. È opinione dell' autore che questo terreno appar- 
tenga all'epoca antracitifera, corrispondente alla carbonifera. 



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— 250 — 

Molti banchi di una specie dì gneis trovansi interposti fra le 
quarziti micacee in tutte le montagne a settentrione della Val 
Trompia superiore: questa roccia non contiene sempre cristalli 
di feldispato, ma il più delle volte sono grumi di silice che le 
danno V aspetto gneisiforme. Cotali banchi vedonsi sul Monte Mu- 
letto in due distinti orizzonti, e nel resto della catena. sino al 
Monte Maniva. 

2** — Porfido quarzifero. — Segna questo nettamente la se- 
parazione dello scisto di Casanna dal terreno permiano (BothUe- 
gende) al quale il porfido fornì la maggior parte dei materiali 
di cui si compone. Difficile, riesce lo scoprire T inmiediato con- 
tatto fra le quarziti ed il porfido, quasi sempre mascherato dai 
ruderi. 

Il banco porfirico è diretto da N.E. a S.O. con inclinazione 
verso N.O.: incomincia a manifestarsi a levante della cascina 
denominata Poffe Rate Bassa, dove ha uno spessore di 30 me- 
tri che poco lungi aumentasi sino ad 80. Gigantesche masse di 
questo porfido vedonsi sul Monte Rossello, alle Zegoje, sopra 
Monte Crestoso, ed in altre località delle quali alcune arrivano 
all'altezza di oltre 1000 metri al di sopra di CoUio. 

30 — Terreno permiam. — Finora questo terreno non venne 
riconosciuto nelle Alpi lombarde che in poche località, e tra 
queste primeggia la Val Trompia superiore, dove puossi sepa- 
rare in due piani distinti. 

a) Conglomerati ed arenarie porfiriche. — Sono questi con- 
glomerati e breccie grossolane di color grigiastro che costitui- 
scono la base dei terreni permiani sui monti al nord di Collio. 
Nelle parti superiori passano in arenarie dei medesimi elementi, 
ma di color rosso oscuro. La breccia inferiore ha per elementi 
dei frantumi di porfido conunisti a piccoli ciottoli quarzosi: le 
arenarie poi sono cementate da un' argilla talvolta ferruginosa. 

Queste roccie frammentizie riposano talvolta direttamente sulle 
quarziti micacee, mantenendo però anche in questo caso la stessa 
origine dai Rorfidi. 

b) Scisti arenacei varicolori. — Sono costituiti da arene mi- 
nutissime con molte laminette di mica; il colore ne è somma- 
mente variabile dal verdognolo al gialliccio, insino al grigio ed 
al nero. Cotali scisti presentano abbondanti resti di vegetali per- 

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— 251 - 

miani tra cui primeggiano i generi SchizopteriSy S^henopterisy 
Noeggerathia e Walchia. 

Còme singolarità di questo terreno V autore cita le impronte 
fisiologiche, quali si vedono in una lastra scoperta non è molto 
sopra una roccia che sporge verso mezzodì sotto le cime del 
passo di Clùduna ed a ponente delle sorgenti della Serimanda: 
sono queste impronte di piedi di incerta orìgine, giacche non 
hanno alcuna rassomiglianza con quelle del Cheirosaurus né con 
quelle del Ldbyrinthodon. Vicino a questa lastra se ne scoperse 
una seconda con traccio di bivalvi a forma elittica di assai diffi- 
cile determinazione. 

4° — Arenaìie verdi, — Riposano queste sopra i predetti 
scisti fossiliferi, e constano di elementi silicei sottilissimi forte- 
mente cementati da una argilla silicea di color verde. Sono tal- 
volta scistose, e si sfaldano facilmente in lastre di qualche cen- 
timetro di spessore. 

Questa roccia non forma visibilmente che pochi banchi sotto 
le alture delle Colombine, e dai rapporti stratigrafici coi terreni 
sottostanti sembrerebbe costituire la chiusura del terreno per- 
miano. 

5"* — Breccia silicea. — Consta questa di noduli di quarzo 
bianco insieme uniti da un cemento siliceo di color verde con 
lamine di mica argentino. Forma generalmente la base delle are- 
narie verdi, ed è ancor dubbio se si debba rapportare al ter- 
reno permiano piuttosto che al triasico. 

Essa esiste a levante delle Colombine ed in altre località più 
settentrionali, dove sta sempre sotto alle arenarie decisamente 
triasiche. 

6° — Arenaria triasica (Buntersandstein) — Sopra gli ac- 
cennati terreni riposa quell'ammasso di strati da tempo cono- 
sciuto sotto il nome non bene definito di Verrucano, e che V autore 
ritiene per certo rappresentare in Lombardia V arenaria screziata 
ed il nuovo grès rosso di altri paesi. Tali strati sono composti 
di conglomerati con ciottoli arrotondati di quarzo bianco, dì quar- 
ziti micacee e di porfido, insieme cementati da una argilla sili- 
cea ferruginosa: elevandosi nella serie dei terreni questo con- 
glomerato passa ad una arenaria rossa o meglio screziata, giacché 
in molte località assume il color verde od il bianchiccio. 



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— 252 — 

Nella Valle Monna, territorio di Pezzaze, lo spessore del- 
l' arenaria è di 340 metri. 

V — Scisti argUlosi (Servino). — Sono i rappresentanti del 
Muschélkalk d'oltr'Alpi. Il passaggio delle arenarie agli scisti è 
evidentissimo nella Valle Morina e nel Molla sotto di Ludizzo; 
i banchi superiori dell' arenaria si presentano con grana sempre 
più minuta, e cominciano a contenere alcuni dei fossili che ab- 
bondano negli scisti, quali la Naticela costata ed il Myacites 
Fassaensis. La potenza di questi scisti è nella Valle Morina di 
130 metri all' incirca. Alternano cogli scisti banchi di dolomite 
fossilifera e di carbonato di ferro ricco in manganese. 

Il numero dei banchi di minerale di ferro è solitamente di 
cinque, quantunque se ne incontri talvolta anche un sesto. In 
vicinanza del torrente Valdaro fra il territorio di Bovegno e quello 
di CoUio, sopra uno spessore di 132 metri circa di scisti, ve- 
donsi quattro banchi di minerale collo spessore totale di 10,"" 40: 
essi inclinano prossimamente a Sud sotto un angolo di 25''. 

Gli accennati banchi. dolomitici che, come i precedenti, tro- 
vansi in mezzo agli scisti argillosi, sono sempre fossiliferi, e con- 
tengono specie cai;atteristiche del Muschélkalk. Fra questi cite- 
remo i generi Avicula, Myadùes, Pecten, Tellina, Posidono- 
mya, Avnmonites, Turbo, Naticélla, Trigonia, Natica, QerviUia e 
Terébratula; oltre ad alcuni Briozoarii e piccoli steli di vegeta- 
bili indeterminati. 

8° — Calcare e dolomite farinosa (Bauchwìicke; Gargnetde). 
— È questo un calcare di color bianco giallastro costituito da 
straterelli di vero carbonato di calce, i cui interstizii sono riem- 
piti da una polvere dolomitica farinosa proveniente dalla decom- 
posizione di quelli in contatto dell' aria. 

Questa roccia ricopre sempre gli scisti argillosi: e quantun- 
que ampiamente demolita dagli agenti esterni, pure conserva uno 
spessore rilevante che nel letto della Gandina raggiunge i 150 
metri. 

9"" — Argille gessifere. — lS&^e chiudono la serie del trias 
inferiore. Ordinariamente è il gesso che predomina sulP argilla, 
la quale non forma che sottili tramezzi fra i baùchi del primo: 
la potenza di questa formazione oltrepassa i 150 metri. 

10* — Formajsiane di San Cassiano (dolomite inferiore.)— 



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— 253 — 

È composta di una dolomite nera, argillosa, povera di fossili, 
che in vari punti della Val Trompia sta sovrapposta alle argille 
gessifere, ed al calcare farinoso dove le prime manchino. 

I confini superiori di questa dolomite sono incerti, presen- 
tandosi sopra di essa dei banchi di calcare nero, ora grossi, ora 
sottili, con fossili abbondanti appartenenti a specie caratteristi- 
che tanto del Muschélkalk superiore che del vero San Cassiano. 
Per questo miscuglio di fossili di epoca diversa, V autore crede 
di non potersi per ora pronunciare circa V assoluta separazione 
geologica tra i due terreni, sino a che uno studio generale di 
quei fossili non metta luce nella quistione. 

11*" — Dolomite e calcare metallifero. — Al di sopra dei ban- 
chi or ora indicati, si incontra nella Val Trompia una dolomite 
grigia a stratificazione poco apparente, la quale contiene sparsi 
arnioni e piccole vene di minerali sulfurei di piombo e di zinco, 
commisti con solfuri di ferro. Collegati coi minerali metallici ve- 
donsi la calce carbonata in grossi cristalli romboedrici, la fluo- 
rina e la baritina. 

Questa roccia sembrerebbe corrispondere al terreno di HaU" 
stadi dei geologi austriaci, intermedio tra il San Cassiano ed il Bai- 
bélj quantunque recentemente lo Stur l'abbia considerata come 
membro inferiore dello stesso Baibd. 

Questo terreno s' incontra nelle prealpi lombarde assai svi- 
luppato secondo una linea N.O.-S.E., e nella Val Trompia fu 
riconosciuto sopra Cesovo, al Monte Ario, e sotto le creste di 
Monte Mantice e di Dosso Alto. I fossili non vi mancano, ma 
sono poco comuni. 

12** — Terreno a Gervillia bipartita (Gomo; Baibél.) — Co- 
mincia questo terreno al basso con banchi di calcare nero di va- 
rio spessore, ai quali succedono banchi argillosi un poco calciferi 
di color verdastro o grigio, facenti parzialmente passaggio ad una 
arenaria rossiccia. Susseguono a questi altri banchi molto argil- 
losi, rossi per ossido di ferro e più di rado verdi; quindi di 
nuovo calcari neri poco marnosi, e qualche banco di dolomite 
cavernosa, presso della quale trovansi argille e gessi anidri. 

Ricco di fossili è questo terreno, tra cui havvi la caratteri- 
stica Gerv^UUa bipartita, che fino ad ora non venne trovata né 
sotto né sopra questo piano. 



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— 254 — 

Questo terreno varicolore trovasi in Val Trompia sotto il 
villaggio di Etto, da dove si estende sino a Bebecco occupando 
le due sponde del Mella tanto alla base del monte Castel del- 
l' Asino quanto al Dosso del Castello di Lavone: rivedesi al 
Monte Pauder a sinistra del Mella, alla Nistola, ed al Monte 
Marchione. 

130 — Dolomite di Esino ad Avicula exilis. — È il terreno 
che chiude il trias superiore. Attraversa tutta la Lombardia, e 
prosegue nel Tirolo, nel Veneto e nel territorio austriaco, dovun- 
que ricchissimo di fossili. Esso è molto sviluppato anche nella 
Val Trompia che attraversa dai monti Percapreìlo e Marchione 
ai monti Sant'Emiliano, Cima di Sabbio, Castel dell'Asino, ed 
estendendosi da Cima Piombatico alla Coma Blaca. In quest'ultima 
località i banchi inferiori della dolomite sono alquanto bitumi- 
nosi, di color nero e scistosi, come lo sono quelli di Besano 
presso la Val Molerà ricchi di pesci ed ittiosauri. 

Questo terreno sarebbe il più moderno della Val Trompia 
superiore, perciò con esso l' autore chiude la sua rivista dei ter- 
reni di sedimento, e passa all'esame delle roccie eruttive, spe- 
cialmente porfiriche, connesse con detti terreni. 

Due sono le specie di porfido che incontransi nella Val Trom- 
pia superiore, cioè i porfidi acidi (quarziferi) ed i porfidi basici: 
di questi l' autore tratta separatamente^ e lo stesso metodo noi 
seguiremo nel presente cenno. 

1"* — Porfidi acidi. — Constano essenzialmente di feldispato 
ortosio e di oligoclasio, di pirosseno e di quarzo vitreo in piccoli 
grumi: talvolta vi si trova anche il mica. La quantità di silice 
contenuta varia dal 71 all' 80 per 100, secondo la minore 
maggiore abbondanza di grumi quarzosi. 

L'aspetto di questo porfido è dei più variati: ora i cristalli 
di feldispato sono facilmente visibili, ed ora assume V aspetto di 
una petroselce nera di una eurite ; talvolta il pirosseno vi ab- 
bonda, ma più di sovente scarseggia. 

I porfidi acidi si conservano entro i confini del terreno triasico 
inferiore, e l' autore vi distingue tre epoche diverse di appari- 
zione. 

a) — Porfidi in filoni circoscritti nelle quarziti micacee. — 
In prossimità delle miniere della Torgola e di Arnaldo, a poca 



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— 255 — 

lontananza dal filone di galena argentifera della Torgola, trovasi 
una massa porfirica entro gli scisti che colà formano la base di 
tutti i terreni, e che sembrano doversi riferire alle quarziti mi- 
cacee deir epoca antracitica. Questa massa taglia gli scisti a guisa 
di grosso filone ed attraversa in direzione S.O.-N.E. il letto del 
torrente Torgola. 

Dai rapporti che passano tra la roccia eruttiva ed i terreni 
di sedimento, risulta che questo filone è anteriore alle arenarie 
rosse, ma posteriore alla deposizione delle quarziti micacee. 

b) — Porfidi posteriori alle qtmrgiti micacee, ed anteriori 
all' epoca permiana, — Questi fanno parte della gran massa por- 
firica che domina sulle alture delle Zegoje, a levante di Monte 
Mufetto, infino al Monte Mignolo : si vedono in posto a nord 
del Monte Crestoso, a nord di Stabile Solato, alla base del 
Dosso Bettino, e circondano da tre lati la palude confinante colla 
pianura di Ma. Il terreno permiano è appoggiato colle testate 
degli strati contro il porfido stesso. 

e) — Porfidi che si manifestano attraverso delle rocde tria- 
siche inferiori. — Consistono questi in filoni insinuati neir are- 
naria rossa triasica, come può vedersi in una località posta tra 
il torrente Navase e la Torgola, dove il filone di porfido si dirige 
da N.O. a S.E. Altro filone analogo vedesi alla Grestola sulla 
strada da Collie a Morseghino: esso è intruso neir arenaria 
triasica, ed elevandosi sino alla sommità di Costafredda, passa 
nel sovrapposto servino. 

Finalmente nella Valle Deserta, sulla strada da Collie a 
San Colombano, altro filone taglia P arenaria triasica ed il ser- 
vino: esso attraversa quivi il Mella, e vedesi insinuato tra le 
roccie che costituiscono le montagne di sinistra della valle. 

2"* — Porfidi basici. — Questi porfidi sono facilmente rico- 
noscibili dai precedenti per la mancanza assoluta di grumi di 
quarzo: il loro aspetto è in generale quello di una sostanza 
nerastra o di colore verde oscuro analoga alla dolerite, che al 
microscopio mostrasi composta di piccoli aghi di feldispato anor- 
tosio color gialliccio o verdastro e di feldispato labrador. Tal- 
volta sono distinguibili nella roccia dei cristalli di feldispato 
ortosio color sanguigno che variano nello stesso senso il colore 
della massa. Come minerali accidentali nel porfido vedonsi il 



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— 256 — 

mica esagono, la pirite raggiata, P anfibolo in prismi, il quarzo 
rosso in lamine, e forse la clorite. A differenza dei porfidi acidi 
essi si fondono perfettamente sotto V azione di un forte calore. 

I porfidi basici si incontrano specialmente nei terreni trìasici 
superiori, come presso il santuario di Predente e presso la strada 
maestra delia Valle, dove trovansi in contatto col calcare nero 
che forma la base del trias superiore. Lungo il contatto delle 
due roccie il porfido è decomposto superficialmente, ed assume 
per limitato spazio un colore verdognolo che lo fece giudicare 
già per un serpentino. Ai fianchi delle Fontanelle di Ludizzo, 
sulla sinistra del torrente di Val Sorda, la roccia porfirica tro- 
vasi parimente interposta al calcare nero suddetto. 

Più al basso trovansi i porfidi d' aspetto doleritico di Mar- 
cheno emergenti dai banchi calcarei del San Gassiano, e che si 
possono seguire fino a Cesovo, ove perdonsi di vista sotto il 
terriccio vegetale: ricompaiono più lungi nel letto del Molla in 
direzione di levante, e lungo il torrente Biogno presso Pelino. 
In questV ultima località, interessante per frequenti fratture, per 
mutazioni di direzione ed inclinazione dei banchi, la roccia se- 
dimentaria, in parte arenacea, è dapprima di color cupo, e quindi 
rossiccio, verdastro e nero, in causa dell' azione su di essa eser- 
citata dai porfidi. 

Più recenti sono i terreni attraversati dai poifidi sulle alture 
dei monti a ponente di Lusino, come può vedersi in vicinanza 
della Grotta dell'Acqua Santa,* dove alcune sporgenze di porfido 
in tutto simile a quello di Marcheno, emergono dagli strati a 
GervUlia bipartita. 

Alle Coste Marchiane, più al nord di quest' ultimo giacimento, 
trovansi altri porfidi di aspetto diverso dei precedenti: hanno 
dapprima colore verdiccio con feldispati bruni e verdi, mentre a 
poca distanza assumono un colore rossastro con cristalli di ortosio 
dello stesso colore e piccole punte verdi di pirosseno. 

Tutti questi diversi porfidi non sono che accidentali modifi- 
cazioni del gruppo dei porfidi basici, contenenti al massimo il 
65 per 100 circa di silice. 

Dai fatti esposti V autore conchiude come nella Val Trompia 
superiore sienvi due classi di roccie porfiriche : la più antica dei 
porfidi acidi o quarziferi che in alcuni punti attraversarono senza 

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— 257 — 

espandersi ì terreni dell' epoca carbonifera, mentre in altri rico- 
prirono gli stessi terreni espandendovisi sopra; la più moderna 
dei porfidi basici o pirossenici che comparvero per la prima volta 
fra le dolomiti del San Cassìano sovrapposte immediatamente al 
calcare farinoso, e che prolungarono la loro emersione sino quasi 
ai confini inferiori della dolomite di Esino. 

Nella circostanza dell'avere attraversato terreni sedimentari 
di epoche tanto diverse, si avrebbe una prova dell' origine locale 
dei porfidi basici con progressiva emersione dei medesimi, in 
opposizione alla ipotesi di colate provenienti da lontani paesi : 
l'origine di questi porfidi sarebbe dunque indigena, conforme- 
mente a quanto giudicasi di quelli dei dintorni del lago di Lugano. 

Dalla forma poi dei giacimenti porfirici della Val Trompia 
superiore e dall' esame dei rapporti che essi hanno colle roccie 
sedimentarie che li circondano e dei grandi spostamenti del suolo 
avvenuti nell' epoca della loro comparsa, conchiude 1' autore che 
tali roccie eruttive dovettero esercitare grandi sforzi per giungere 
alla superficie di quegli antichi depositi di sedimento, facendo 
intrusione a traverso dei loro banchi od entro spaccature attra- 
versanti terreni di diversi piani geologici, in forza delle disuguali 
pressioni della corteccia terrestre. Resterebbe con questo elimi- 
nata r ipotesi, già da altri messa in campo, che questi porfidi 
procedessero da eruzioni decisamente laviche e per indole analo- 
ghe a quelle che ancora ai giorni nostri verificansi sulla super- 
ficie del globo. 



IV. 

Sui terreni di sedimento dei Colli Euganei.^ 

(Estratto da una Memoria del professore 6. À. Pirona inserita 
negli Annali delV TetittUo Veneto, Voi. XV, Serie III.) 

I depositi di sedimento che stanno rinchiusi nel perimetro dei 
Colli Euganei appartengono a tre distinte epoche geologiche, 
vale a dire alla giurassica, alla cretacea ed alla terziaria. La stra- 

* Crediamo opportuno di dare questi cenni sui terreni sedimentarii dei Colli 
Euganei, a complemento dell* articolo già pubblicato sulle roccie eruttive degli 
stessi Colli. Vedi Bollettino iV« 4 e 5 pag, dS2. 



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— 258 — 

tificazione ne è in generale concordante e poco discosta dalla 
orizzontale. 

Il terreno giurassico, che vi è pochissimo sviluppato, è rappre- 
sentato da un calcare grigiastro semicristallino con tinte spesso 
variabili dal rosso al ceruleo. In due sole località puossi vedere 
questo calcare, e sono la valle di Fontanafredda ed il piede 
nord-est del monte della Madonna. 

Nella parte più elevata della valle di Fontanafredda mostrasi 
un calcare grigiastro subcristallino, ora uniforme, ed ora con 
venature rossastre : questa roccia continua discendendo sulla de- 
stra della valle, dove assume una tinta quasi cerulea interrotta 
da vene rosse e verdastri. Sopra il calcare riposa una specie di 
puddinga a grossi elementi fra di loro legati da un cemento di 
colore rosso oscuro (rosso àmmonitico): entro questa roccia tro- 
vansi numerosi i nuclei di ammoniti tra i quali si riconobbero 
VAmmonites ptyeoicus^ Quenst. ; A. plicatilis, Sow ; A. Zignodia- 
nus, d' Orb., associati ad Aptycus laméllosus, Voltz. ed a Béle- 
mnites hastatus^ Blainv. Gli ammoniti indicati ritrovansi numerosi 
anche nel calcare sottostante, e lo caratterizzano come appartenente 
al piano oxfordiano (terreno giurassico medio) del D'Orbigny. 

Presso Rovolone, al piede di Monte della Madonna, vedesi 
il calcare semicristallino in tutto simile a quello di Fontana- 
fredda: vi manca però il calcare rosso ad ammoniti. 

In entrambe le citate località il marmo giurassico presentasi in 
grossi strati, da cui si estraggono massi di ragguardevole dimen- 
sione che si lasciano facilmente pulire. 

H terreno cretaceo è il più importante dei sedimentari nel 
perimetro degli Euganei, e vi si mostra di un aspetto assai uni- 
forme. Incomincia al basso con sottili strati di un calcare com- 
patto, a grana finissima, di color bianco: talvolta è desso che 
incomincia la serie dei terreni sedimentari, taP altra riposa sul 
calcare ad ammoniti, come vedesi sul dosso che separa le due 
valli di Fontanafredda e di Valnogaredo. Quantunque non sia 
generalmente ricco di fossili, pure al monte delle Vignole si po- 
terono raccogliere le seguenti specie: Ammonites dncertus^ D' Orb.; 
A. gratianuSj D'Orb.; A. qìmdrisulcatttSj D'Orb.; A, JuiUeti, 
D' Orb.; A. infundibulum, D' Orb.; A. astierianus, D'Orb.; Crio- 
ceras Duvalianm, Lev.; C. Enterici, D'Orb.; C. Villiersianus, 



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— 259 -- 

D'Orb.; C. RioantiSf De Zig.; Ancyloceras PujsfomanuSy D' Ohb.; 
A. Duvalianus, D' Orb. ; Terébratula diphyoides, D' Orb. ; Aptycus 
Diday, CoQ.; A. radians^ CoQ.; A. Seranonis, CoQ. Tutte queste 
specie sono caratteristiche del neocomiano. 

Superiormente all'accennato calcare bianco havvi un calcare 
grigio, alquanto argilloso, e disposto a sottili strati: esso ve- 
desi a Valnogaredo e sul fianco occidentale del monte delle Vi- 
gnole. In questo calcare si raccolsero esemplari di Inoceramus 
CoquandiatiMS, D' Orb. ; e di L concentricus, Park. 

La roccia cretacea più importante degli Euganei è il cal- 
care ora bianco, spesso roseo o rosso, a strati sottili, detto sca- 
glia, che contiene numerosi nuclei di silice piromaca di color 
rosso, giallo, o grigiastro: la potenza di questo deposito cal- 
colasi dagli 80 ai 100 metri. 

La scaglia è assai sviluppata nella parte che si stende a sud 
del Monte Venda, dove i soli coni trachitici più elevati escono 
isolatamente da questo mantello calcareo quasi uniforme che ne 
ricopre le basi tutto all'intorno. La inclinazione degli strati è 
debolissima, e di frequente è anche orizzontale, se si eccettuano 
le porzioni che stanno all' ingiro dei coni trachitici, le quali si 
elevano da ogni parte verso la massa centrale, raggiungendo sul 
fianco meridionale dei monti trachitici Grande e della Madonna 
r altezza di circa 380 metri, la massima a cui giungano i ter- 
reni di sedimento negli Euganei: questi strati concordano per- 
fettamente nella stratificazione coi sottoposti terreni. 

Questa roccia forma anche piccole eminenze isolate, quali 
sono le colline di Lovertino e di Albettone, tutte quelle che stanno 
al nord di Monte Grande, come pure quelle di Marendole e Mon- 
tebuso tra Monselice ed Este. 

In moltissimi luoghi la scaglia è attraversata da roccié erut- 
tive, ed allora presenta un'alterazione nella composizione, nella 
struttura e nel colore, che il più delle volte si estende a 40 e 
più centimetri dal punto di contatto. Così a Sassonegro la sca- 
glia, attraversata da un filone di trachite, per lo spessore di 
circa un metro si è fatta cristallina, molto dura e di color 
giallo variegato: parimenti a Cingolina per un analogo con- 
tatto la scaglia ha struttura subcristallina e colore bianco venato 
di nero. In altre località invece, e specialmente sul pendio dei 



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dossi che fiancheggiano il bacino di Val di sotto e Val di sopra, 
l'azione delle roccie eruttive si palesa in modo diverso, can- 
giando la scaglia in una specie di creta friabile di colore 
bianco. 

Assai scarsi sono i fossili nella scaglia degli Euganei: però 
nel colle di Frassenelle sono comuni alcuni Echinidi tra cui 
VAnanchites tuher colata, Defr.; il Cardiaster itàlica^ D'Ore.; ed 
il Cardiaster Zignoana^ D'Orb.: ed a Galzignano, Albettone e 
Lovertino, trovaronsi alcuni esemplari àeW Inoceramus Lamar- 
Mi, RoM. 

I terreni terziarii occupano un' estensione assai limitata ne- 
gli Euganei. Alla base constano di un calcare grossolano quasi 
arenaceo di colore grigiastro in strati poco potenti : alterna esso 
con sottili straterelli nummulitici, entro cui si distinguono la 
Nummidites complanata, Lam., e la Nummulites Biarriteensis, 
D' Arch., fossili caratteristici dell' eocene medio. 

Intimamente legata col calcare, ed alternante con esso, è una 
brecciola di colore grigiastro in cui distinguonsi granelli di quarzo, 
di ferro titanato e di altri minerali, cementati fra loro da un 
tufo calcareo. Questi elementi provengono dalle doleriti che si 
vedono sempre in prossimità della brecciola, la quale poi al con- 
tatto colle medesime assume l' aspetto di un vero tufo doleri- 
tico, mentre allontanandosi vi predomina sempre più V elemento 
calcareo. Questa roccia forma il rialto su cui sta la chiesa di 
Teolo, si sviluppa grandemente sui fianchi del monte che a nord 
della chiesa si stende sino alla borgata superiore di Illa, ed è 
assai diffusa nella parte occidentale e meridionale del bacino di 
Teolo ed a mezzodì di Castelnuovo. 

II bacino di Teolo è la sola porzione degli Euganei dove si 
possano studiare i terreni terziarii. Quivi superiormente al cal- 
care arenaceo ed alle brecciole tufacee riposano delle marne gial- 
lognole grigiastre, friabilissime, in sottili strati: in esse man- 
cano affatto i fossili animali, ma meno rari sono gli avanzi di 
piante, molte delle quali caratteristiche dei depositi miocenici di 
Novale, Salcedo e Chiavon nelle Alpi del Veneto. 

Fuori di questo bacino i terreni terziari non si mostrano che 
in ristrettissimi lembi, tra cui citeremo quelli di Castelnuovo, di 
Faeo e di Rovolone. Nella prima di queste località sul versante 



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— 261 — 

meridionale di Monte delle Forche, alla destra del sentiero che 
da Castelnuovo conduce a Cortello, trovasi, superiormente ad una 
massa di tufo doleritico, un piccolo strato di arenaria ricchissima 
in nummuliti ed altri fossili, ricoperto da marne che probabil- 
mente sono analoghe a quelle del bacino di Teolo. Presso alla 
chiesa di Faeo vedesi pure per breve spazio il calcare nummu- 
litico ricoperto da poche marne, che si ripetono un poco più 
a S.O. nella sella che separa il monte Rasta dal Cinto. A Ro- 
volone pure gli strati della scaglia sono ricoperti da pochi strati 
di calcare nummulitico susseguito da marne. 

Al pari dei terreni cretacei,- anche i terziari subirono sensi- 
bili modificazioni di composizione e struttura in causa delle tra- 
chiti che li attraversarono: tali modificazioni sono palesi in più 
località del bacino di Teolo e massimamente lungo il rio dei 
Mulini. 



NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE. 



1. — Ch. Fred. Hartt. Geology and phy siedi geography 
of Brazil. Boston, 1870. 

In quest' opera, che è il risultato di due viaggi fatti dal- 
l' autore al Brasile negli anni 1865 e 66, esso passa iti rivista 
le varie Provincie delle quali è composto quel vasto impero e 
dà per ognuna di esse una dettagliata descrizione geografica e 
geologica, corredandola con buon numero di tavole e di incisioni 
intercalate nel testo. Non essendo nostro assunto di seguire l'au- 
tore in questa sua vasta escursione, ci limiteremo a dare il più 
brevemente possibile un riassunto della geologia di quella im- 
portante regione, passando in rivista i vari terreni che ne for- 
mano il suolo dal più antico in avanti. 

Al terreno eozoico appartengono i gneis della provincia di 
Rio de Janeiro variabili per struttura or scistosa, or porfirica 
ed or granitica, e di origine indubbiamente metamorfica: essi 
formano la Serra do Mar e la Serra da Mantiqueira. Tale roccia 
mostra una si forte rassomiglianza di caratteri litologici col ter- 
reno Laurenziano del Canada, che appare evidente di doverla 



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— 262 — 

porre nello stesso orizzonte geologico. Essa si trova più o meno 
sviluppata in tutte le Provincie dell'impero, ed è ampiamente 
rappresentata nelle vicine regioni della Venezuela e della Gujana. 

Appartengono con ogni probabilità all' epoca siluriana tutti i 
terreni metamorfici indipendenti dal gneis, e che per l' assoluta 
mancanza di fossili sono di difficile determinazione. 

Entro il dominio di questi trovasi la regione aurifera di 
Minas Geraes formata da scisti argillosi, da talcoscisti, da quar- 
ziti, da itacolumiti, e da altre roccie associate, tutte ricche di 
minerali cristallizzati, tra cui principale è il topazo. 

È incerto se esista il devoniano, al quale si potrebbe attri- 
buire una piccola porzione delle roccie jnetamorfiche di Minas 
Geraes, ed alcuni strati di coqglomerati ed arenarie con piante 
fossili trovati al Rio Pardo. 

Meno problematica è la presènza del terreno carbonifero nel 
Brasile, comprovata dall' esistenza di veri strati di carbon fossile 
in cui abbondano piante caratteristiche di queir epoca. Questo 
bacino carbonifero giace precisamente , a mezzodì del tropico. 

È dall' autore riferita a terreno triasico una grossa serie 
di arenarie rosse, per caratteri litologici identiche al nuovo grès 
rosso degli Stati Uniti: questo terreno è in apparenza privo di 
fossili, ed occupa un' ampia superficie nella provincia di Sergipe. 

Il terreno giurese non esiste menomamente nella regione lit- 
torale del Brasile, e sembra trovarsi soltanto nella catena delle 
Ande, dalla quale si estende nelle alte regioni del Chili e del Perù. 

I depositi cretacei incominciano verso mezzodì a poche miglia 
sotto la baja di Bahia, da dove proseguono ad intervalli lungo 
la costa versp nord, formando una serie di bacini fra di loro 
disgiunti, come quelli di Bahia, di Sergipe, di Alagòas, di Pemam- 
buco, ec. ec. Difficile si è lo stimare la esatta estensione di questi 
bacini, essendo essi ampiamente ricoperti da depositi terziarii. 

L' autore distingue quattro gruppi principali nei terreni cre- 
tacei del Brasile, che sono dal basso all' alto : r Gruppo di Bahia 
(Neocomiano?) con Crocodilus^PisoduSj Melania ed altre conchiglie 
di acqua dolce. 2° Gruppo di Sergipe (Cretaceo medio ?) con Am- 
moniteSy Geratites, Natica^ ec. 3* Gruppo di Cotinguiho (Senoniano?) 
con Inoceramus, Ammonitesi pesci, ec. 4"* Gruppo ddle Amazoni 
(Maestricht ?) con Mosasaurus. In generale il terreno cretaceo con- 



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— 263 — 

sta di calcari più o meno compatti con arenarie subordinate : queste 
roccie sono in qualche località associate con depositi vulcanici. 

Trovasi il terreno terziario sviluppato tutto il lungo della 
costa, dove ricopre irregolarmente gli strati cretacei, ed è alla 
sua volta in parte ricoperto dal terreno detritico proveniente 
dalle Ande. Esso è composto di argille e di arenarie ferruginose, 
le quali per la deficienza di fossili sono di difficile collocamento 
nella serie terziaria. Nell'interno del continente altri depositi 
terziari si vedono, che però differiscono da quelli della costa 
perchè stanno ad un livello molto più elevato, e seno special- 
mente composti da arenarie pure e da grossi strati di conglo- 
merato con calcare e minerale di ferro. Questi depositi sembre- 
rebbero più antichi .che non quelli littorali. I materiali che li 
compongono provengono dalle roccie gneìssiche già citate. 

I depositi d' epoca postpliocenica sono rappresentati al Brasile 
dalla massa di detrito che ricopre i terreni più antichi e segna- 
tamente i terziari. A questi apparterrebbero i depositi d' origine 
glaciale indicati nel 1865 dal professore Agassiz, ed altri situati al 
nord di Fernambuco ai quali l'autore attribuisce la stessa origine. 
A quest' epoca appartengono pure i depositi delle caverne nella 
provincia di Minas Geraes con resti di Mastodonte e di Megaterio. 

Dd ultimo vanno riferite all' epoca recente le sabbie contenenti 
conchiglie identiche alle viventi, i cordoni littorali di Fernam- 
buco, i banchi madreporici pure littorali, i depositi torbosi, ed 
i depositi alluvionali dei fiumi e laghi. 



2. — Dr. Oswald Heer. Miocene haltische Flora, — 
Konigsberg^ 1869, 

In questa opera viene illustrata la flora fossile della parte 
nordica della Germania; zona questa che è ancora poco cono- 
sciuta, e compresa fra due altre pure mioceniche già molto bene 
esplorate, la zona artica cioè, e quella dell' Europa centrale fra 
i gradi 44** e 51** di latitudine nord. Riesce perciò molto inte- 
ressante questo lavoro del dottore Heer, il quale oltre al riem- 
pire una lacuna nella conoscenza della flora miocenica europea, 
ci fornisce ancora il mezzo di determinare 1' età geologica delle 



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— 264 — 

formazioni lignitìche di quella regione, e di confrontarle coi nu- 
merosi depositi analoglii del resto della Germania. 

Alcuni avanzi isolati di piante trovate sul litorale del Bal- 
tico, furono già descritti da alcuni anni; però i depositi origi- 
narli di esse piante vennero trovati e descritti solo da poco 
tempo dal professore Zaddach. 

La maggior parte delle piante giacciono in una argilla bian- 
castra e poco consistente. 

La sostanza delle foglie trovasi per lo più bene conservata, 
e forma sulla roccia quasi una vernice nera che appena scoperta 
presentasi lucente e distinta, ma che i)oi nel disseccarsi si squar- 
cia facilmente: per questo le foglie intere sono difficili ad ot- 
tenersi e ciò rende più difficile lo studio delle piante. I frutti e 
i semi al contrario conservano quasi ancora la loro forma pri- 
mitiva, e ciò riesce di grande giovamento per le ricerche dei 
frutti e dei semi di molte specie, delle quali finora non sono 
conosciute che le foglie. 

Il littorale baltico della Germania formante parte della pro- 
vincia prussiana del Samland arriva circa al 55"" di latitudine ed 
i giacimenti delle piante fossili si trovano al 54^ 50': quasi alla 
stessa latitudine trovansi air occidente della baja di Danzica 
alcuni giacimenti lignitici che contengono pure piante fossili. 
Da questo la distinzione fatta dall' autore fra la fiora del Samland 
e quella di Eixhoft 

La sovrapposizione degli strati nella prima di dette località 
che contengono avanzi di piante, fu stabilita nel seguente modo 
dal professore Zaddach : 

i2° SuPERiOKE .... Fango giallo e sabbia con ciottoli. 
G) Diluvium. .<r Inferiobe .... Marna sabbiosa, ciottoli, sabbie dila- 
( viali con o senza mica. 

/a* Parte stipe- ( ^^ Lignite di Warnicken. 

BIOREPOTENTEr)^^^* °^^°*^®* ^^^^* ^^^ ^««^^ ^ 

DA 10» A 13™ r x'mus. 

\ a) Strato superiore di argilla. 

Formazione W Parte media (^j l^gH^^i^^Ua con ambra. 

^ T fc^Ì\« 1 Tf^T''''' ""^ « Strato medio di argilla, giacimento 
Ligniti, i a8- (^ principale delle piante. 



f r Parte infe 

RIOBE POTENTI 
DA 



Ìc) Sabbia quarzosa /grossolana. 
b) Strato inferiore di argilla con am- 
bra e resti decomposti di piante. 
a) Sabbia quarzosa grossolana. 

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265 — 

e) Sabbia verde, sabbia quarzosa molto 
grossolana con glauconite verde; 
sonvi conchiglie marine; potenza 

A) Formazione glauconiana. . j ^^ j^XÌX<^.z^i che è il giacimento 

principale delP ambra ; potenza 
da 1» a 1» 50. 
\ a) Sabbia verde con argilla. 

In alcuni punti però questa serie trovasi modificata o varia- 
mente conturbata da sollevamenti o depressioni, come è dimo- 
strato dai lavori dettagliati del sopranominato Professor Zaddach. 

L' autore si propone iu primo luogo di determinare V età 
geologica degli strati in cui si rinvengono le piante. Egli con- 
sidera la glauconite come formazione marina e crede che le 
ligniti siensi formate in acque dolci. La formazione glauconiana 
appartiene all'eocene superiore, come il gesso di Montmartre: 
lo strato medio di argilla al miocene inferiore, dimostrandolo 
le specie di piante che esso racchiude. Così pure la sabbia mi- 
cacea bruna appartiene al miocene inferiore, giacché tutta la 
formazione delle ligniti deve essere posta in questo piano dalla 
natura delle piante fossili contenute. 

A questo modo si potrebbero classificare cosi gli strati enu- 
merati più sopra: 

V. PosTPLiocENE Sabbie ed argille con ciottoli del Nord. 

IV. Pliocene 

III. Miocene supbbiore. . 

IL Miocene ikfbbiobe. . • Gli strati medii e superiori di argilla con flora 

terrestre. Le ligniti. lia sabbia con ambra, 
e la sabbia micacea con frutti di pino. La 
sabbia grossa quarzosa, e lo strato infe- 
riore di argilla. 

1. Eocene supebiobe ... La formazione glauconiana con ambra e con- 
chiglie marine. 

L' autore comprende sotto il nome di formatone lignitica di 
Rixhoft tutti i giacimenti di lignite posti all'occidente della baia 
di Danzica. Questa formazione si compone, dall' alto al basso, di : 

Uno strato di lignite che si estende sotto al mare, ricoperto 
da sabbia grossolana quarzosa di color grigio con frutti di pino. 

Uno strato di lignite con legno bituminoso. 

Uno strato di sabbia micacea quarzosa; ed in fine 

Un terzo strato di lignite con argilla di colore oscuro. Questo 



Mancanti. 



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— 266 — 

fornì la più gran parte delle piante. Esso è coperto da sabbia 
micacea biancastra o bruna e dall' alluvione. 

L'autore attribuisce agli strati di Rixhoft la stessa età di 
quelli del Samland, giacché nei primi riscontrasi un terzo almeno 
delle specie di piante che appariscono negli ultimi; e con que- 
sto ravvicinamento esso ottiene una prima base per la flora 
baltica del miocene inferiore. L'autore confronta poi la flora 
baltica con quelle d' altre località, e trova che essa non possiede 
che poche specie comuni alle flore dell'eocene, mentre essa ha 
molte specie della molassa svizzera, ciò che indica che molte 
specie che appariscono in Germania nel miocene inferiore, si 
ritrovano ancora nella Svizzera nel miocene superiore. 

Passa poi al confronto colla flora artica colla quale essa ha 
25 specie comuni, e della quali 6 non furono ancora trovate in 
altre località. 

In ultimo viene a trattare della flora a cui appartengono i 
resti di piante inclusi nell' ambra, e crede che essa si allontani 
di molto da quelle del miocene; pertanto non sa pronunciarsi 
definitivamente sopra questo punto prima che il Professor Goep- 
pert non abbia condotto a termine il suo lavoro sulle flore del- 
l' ambra. 

Premesse queste indicazioni generali, l'autore passa alla 
classificazione delle specie componenti la flora baltica, indicando 
per ciascuna di esse le altre località in cui furono finora rinve- 
nute, nonché quelle altre specie che ad esse sembrano affini. 

A questo fa seguito la descrizione dettagliata delle 166 spe- 
cie ripartite in 50 famiglie, separando le specie del Samland da 
quelle di Rixhoft; il tutto corredato da numerose tavole con 
belle ed esatte incisioni. 



NOTIZIE DIVERSE. 



Giacimenti di calamina in Lombardia. — Segnaliamo la re- 
cente scoperta di giacimenti di calamina nei territoriì di Oneta, 
Gorno e Premola in provincia di Bergamo. Cotali giacimenti 
sono di epoca triassica, e si presentano come il risultato di in- 



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— 267 — 

filtrazioni nei calcari, talvolta in ammassi, tal' altra in filoni re- 
golari. Nella prima delle località citate la calamina è molto pura, 
e trovasi in forma concrezionata e di color bianco: i giacimenti 
coltivati vi hanno la potenza da 0," 70 a 2," 00. Il minerale sca- 
vato si esporta per l'Inghilterra. 

Prima scoperta di stazioni lacustri in Anstria. — La ri- 
cerca delle palafitte nei laghi austriaci, che già da qualche anno 
fu intrapresa per iniziativa dell' I. R. Accademia delle Scienze 
di Vienna, ma senza utili risultati, venne più recentemente ri- 
presa per opera dei signori Wilczek e Wurmbrand con ottimo 
successo. Si è constatata indubbiamente l'esistenza di una sta- 
zione sulla riva settentrionale dell' Attersee (lago nell' Arciducato 
d' Austria), la prima che siasi finora scoperta in un lago au- 
striaco, e la più orientale di tutte le conosciute: essa appartiene 
all' età della pietra. Una seconda stazione, che non fu peranco 
studiata, è segnalata dagli stessi signori sulla sponda occiden- 
tale di detto lago. 

Si sta in attesa della buona stagione per potere intrapren- 
dere lavori di scoperta in queste nuove stazioni, e nella stessa 
epoca si faranno pure delle ricerche negli altri laghi dell' Alta 
Austria come il Waller ed il Gmunder. 

Scoperta di nuove miniere d'oro in Australia. — Già sino 
dal settembre 1867 il geologo Clarke manifestava, in una lettura 
fatta alla Eoyal Society di Sidney, la sua opinione circa l' esi- 
stenza di una estesissima regione aurifera verso la base della 
penisola del Capo York, nella parte Nord-Est del continente au- 
strale : e precisamente indicava come eminentemente aurifera la 
regione montuosa posta fra i gradi 17"* e 19'' di latitudine 
australe, ed i 144"* e 145"* di longitudine orientale. Più tardi 
Gaintree, in seguito a nuove ricerche, confermava questa opinio- 
ne, e nella sua qualità di Geologo governativo per il Nord-Queens- 
land, progettava in principio del 1869 una spedizione di ricerca 
lungo r alto corso del fiume Gilbert e nelle regioni poste a po- 
nente ed a mezzodì dei monti di Newcastle. Siffatta spedizione 
ebbe luogo nel corso dell' anno, e fu coronata da felice successo 
per la scoperta del ricco campo aurifero già segnalato da Clarke, 



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— 268 — 

e per aver dato origine ad uno studio geologico dettagliato del 
Monte Lang, che occupa buona parte di quelle regioni. 

Le condizioni climatologiche di quel paese tropicale hanno 
impedito finora che le ricerche si estendessero maggiormente, e 
che il lavoro delle miniere assumesse grandi proporzioni: cio- 
nonostante si trovarono già molte grosse pepiti del peso di 1,5 
insino a 3 chilogrammi, e si potè verificare come le vene quar- 
zoso-aurifere si mostrino sempre piii numerose e ricche in me- 
tallo. La colonia conta attualmente non più di 1200 minatori. 

Da una nuova spedizione che il Governo del Nord-Queensland 
sta preparando, sperasi ottenere più precise nozioni intomo ai 
limiti della regione aurifera, che secondo Clarke estenderebbesi 
massimamente negli alti bacini da cui dipendono i fiumi Linnas- 
leigh, Burdekin, Lynd e Mitchell. 

Le Miiiiere d' oro del Brasile. — Dalla Geólogy and physi- 
cai geography of Sra^il^ recentemente pubblicata dal professore 
Hartt a Boston, ricaviamo le seguenti notizie sulle miniere auri- 
fere di quel vasto impero. 

L' oro trovasi generalmente al Brasile disseminato entro vene 
quarzose che attraversano le antiche roccie metamorfiche, appar- 
tenenti probabilmente al siluriano inferiore. Questi terreni con- 
stano per la massima parte di gneis, ma la formazione più ricca 
in oro è quella delle argille scistose associate coir itacolumite e 
con certi minerali di ferro conosciuti sotto il nome di itabirite 
e di jacutinga.* L' oro vi sta ordinariamente associato con pic- 
colissime piriti di ferro, e vi appare per lo più in sottili strisele 
parallele alle pareti della vena quarzosa. 

Naturalmente Toro trovasi anche nei detriti e nelle al- 
luvioni derivanti dalle indicate roccie, ed in tali terreni di 
trasporto sono coltivate quasi tutte le miniere che stanno lungo 
la costa. 

La regione dove esistono le più ricche miniere aurifere del 
Brasile è quella che si estende in prossimità della città di Ouro- 
Preto, capoluogo della provincia di Minas-Geraes: quivi l'oro 



* Scisto ferroso-micaceo misto con quarzo, ferro speculare e talvolta con 
ossido di manganese e talco. 



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— 269 — 

trovasi tanto in posto nelle vene quarzose, quanto sparso nel 
detrito superficiale. 

Più importante fra tutte è la miniera di Morrò Velho situata 
sul lato di ponente della Valle di Rio das Velhas. Venne dap- 
prima lavorata da indigeni, ma occupata più tardi da una com- 
pagnia inglese che in 17 anni, dal 1849 al 1865, estrasse chi- 
logrammi 221,588 di oro con un prodotto netto di circa 19 mi- 
lioni di franchi. La roccia trattata quivi per la estrazione dell' oro 
è principalmente una miscela di pirite ordinaria con pirite ma- 
gnetica ed arsenicale, intimamente mescolate colla ganga quar- 
zosa nella proporzione di 57 di pirite per 43 di quarzo: di questi 
minerali il più aurifero è la pirite arsenicale, mentre il più ab- 
bondante è la pirite magnetica. 

A venti miglia circa all'est di Morrò Velho, però sul lato 
opposto della valle, trovasi la miniera di Gongo Soco, un tempo 
famosa per la sua enorme produzione in oro. Quivi abbiamo la 
seguente successione di strati dall'alto al basso: ìtacolumite; 
jacutinga aurifero; itacolumite ferruginosa; scisto argilloso con 
grossi ammassi di minerale di ferro ; granito. Coli' oro di questa 
miniera sta associato anche il palladio. 

Altri ricchi depositi auriferi, in parte anche lavorati, sono i 
seguenti: quelli di Sao Joao d'El Rei e di Sao José sul Rio 
das Mortes a poche miglia a ponente di Barbacena, che dal 1830 
al 1834 furono lavorati con gran profitto da una compagnia in- 
glese; quello della Rossa Grande dove l'oro trovasi sparso in 
una miscela di quarzo con pirite arsenicale ed ossido di ferro; 
quelli del Morrò de Santa Anna e di Maquinè, dove ricche vene 
aurifere corrono attraverso gli strati di jacutinga ricoperti da 
una specie di conglomerato ferroso detto in paese canga; quello 
di Gongonhas do Campo dove 1' oro sta nelle cavità di un quarzo 
in decomposizione injettato entro una roccia dioritica; quello di 
Sao Vicente dove l' oro, che sta in una vena quarzosa, è accom- 
pagnato da traccio di palladio; e finalmente quello di Cata 
Branca, a due miglia all' est del villaggio di Gorrego Secco, dove 
l'oro è talvolta accompagnato da bismuto. 

All' infuori degli accennati depositi esiste pure Poro assai 
sparso in quasi tutte le Provincie dell'impero nelle alluvioni 
provenienti da roccie aurifere. 



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— 370 — 

Miniere ai^entifere della Nerada (America).— Ricaviamo 
àaXV Engineering and Mining Journal le seguenti notizie sopra 
questo ricco giacimento argentifero scoperto Panno 1859 nel 
distretto di Washoe nella Nevada. 

Nei dieci anni che decorsero dalla sua scoperta si riconobbe 
il filone metallico denominato Comstock Lode sopra una esten- 
sione di tre miglia e> mezzo (6 chil. circa) con una potenza va- 
riabile da 70 a 120 piedi (21 a 37 metri); e vi si praticarono 
pozzi della profondità da 1000 sino a 1400 piedi (305 a 427 
metri). Il minerale è un quarzo quasi puro entro cui trovasi sparso 
l'argento allo stato nativo. 

A tutto lo scorso anno la produzione raggiungeva la cifra 
di 98,827,831 dollari (525 milioni circa di franchi) corrispon- 
dente ad un reddito di 25 a 50 dollari (133 a 266 franchi) 
per tonnellata di materia estratta: dedottene le spese si ebbe 
un prodotto netto di 14,129,860 dollari (75 milioni circa di 
franchi). 

Una ferrovia da poco tempo compiuta trasporta il minerale 
ai mulini di lavatura posti sul fiume Truckee, le cui rive occu- 
pate da immense boscaglie offrono un eccellente materiale per 
le costruzioni nelle miniere. 

Un secondo distretto argentifero assai limitato di estensione 
in confronto del precedente, ma per compenso di gran lunga più 
ricco in metallo, è quello del fiume Beese. Quivi la produzione 
raggiunge i sette milioni di dollari (37 milioni circa di franchi), 
con un reddito medio di 200 dollari (1062 franchi) per tonnel- 
lata di minerale. 

L'intiera produzione in argento della Nevada dall'anno 1859 
a tutto 1869 stimasi vicina a 135 milioni di dollari (717 milioni 
circa di franchi). 

Uccelli fossili nei terreni cretacei e terziarii trovati ne- 
gli Stati Uniti. — Troviamo nell' American Journal of Science 
and Aris pubblicato dai professori Silliman e Dana (N° 146, Mar- 
zo 1870), una importante notizia del Prof. 0. C. Marsh sopra 
alcuni uccelli fossili cretacei e terziarii: sono in totale nove spe- 
eie nuove appartenenti a sette generi diversi. 

Specie cretacee: Laornis Edvardsianus, Marsh; Falaeotringa 



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— 271 — 

littoralis, Marsh; Pdaeotringa vetus, Marsh; Tdmatornis priscus, 
Marsh; Tehnatornis affinis, Marsh. 

Specie terziarie: Puffinus Conrad^ Marsh; Catarractes anti^ 
quu^, Marsh ; Grus Haydeni, Marsh ; Graculus Idahensis, Marsh. 

Evidente appare la grande importanza di queste recenti sco- 
perte del Prof. Marsh, quando si pensi che infino ad ora non 
erano conosciute che sole due specie di uccelli nei terreni se- 
condarli (una giurassica e V altra cretacea), e che le molte spe- 
cie mioceniche e plioceniche state finora descritte rappresentano 
troppo da vicino i tipi moderni. 

Lo stesso autore promette di pubblicare fra breve una completa 
descrizione con illustrazioni degli indicati fossili, comprendente 
anche la determinazione delle loro relazioni colle specie viventi. 

Carta geologica del Canada e degli Stati Uniti del Nord. 

— Annunciamo la recente pubblicazione di questa bella carta 
nella scala di un pollice per 25 miglia (prossimamente di 1 a 
1,584,000) fatta per cura di sir W. E. Logan Direttore dell' Uf- 
ficio Geologico Canadese. Oltre a tutto il territorio del Canada, 
essa comprende per gran parte anche quello degli Stati Uniti, 
limitandosi alla latitudine 37* al sud, ed alla longitudine lOO"" 
(Greenwich) verso occidente. Questo lavoro fa molto onore ai 
suoi autori per V esattezza e diligenza colle quali la carta è di- 
segnata, incisa e colorata (a mano). Le divisioni principali adot- 
tate per i terreni di sedimento è la seguente: 1** Laurenziano 
inferiore; 2** Laurenziano superiore (Labradoriano) ; 3**Huroniano 
(cambriano); 4° Formazione di Potsdam (Siluriano inferiore)i; 
5"* Formazione di Trenton (idem); 6° Formazioni di Utica ed 
Hudson (idem) ; T Formazione del Niagara (Siluriano superiore) ; 
8* Formazione salifera (idem); d"" Heidelberg inferiore (idem); 
10" Cornifero e formazione di Oriskany (Devoniano); 11** Forma- 
zione di Hamilton e' Chemung (idem); 12" Vecchio grès rosso 
(idem); 13" Carbonifero inferiore; 14" Arenaria carbonifera e 
strati a carbon fossile; 15" Carbonifero superiore; 16" Permiano; 
17" Triasico; 18" Cretaceo; 19" Terziario. 

La scala cromatica adottata è quella dell' Ufficio Geologico 
di Londra, introdottevi le modificazioni richieste dalla diversa 
natura dei terreni. 



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- 272 — 

Pertanto sarebbe molto desiderabile che, a complemento di 
questa magnifica carta, si pubblicasse fra non molto una carta 
analoga e fatta collo stesso metodo per la regione Sud-Est degli 
Stati Uniti, la quale è la sola porzione che vi manchi di tutto 
queir immenso territorio. 

Nuoto minerale di rame. — Fu indicato col nome di T^ama- 
quàlUe perchè rinvenuto nella regione detta Namaqualand nel- 
l'Africa Meridionale, dove giace in forma di sottili straterelli di 
struttura fibrosa alternanti con piccoli cristalli di mica magne- 
siaco: ha lucentezza sericea, colore azzurro pallido, ed è semi- 
trasparente quando ridotto in sottilissime lamine. Riscaldato in 
un tubo chiuso perde graii quantità di acqua di cristallizzazione 
ed annerisce. 

L'analisi data dal professore Church è la seguente: 

Silice 2,25 

Allumina 15,29 

Ossido di rame 44,74 

Magnesia 3,42 

Calce 2,01 

Acqua 32,38 

Totale 100,09 

Nuovi minerali di potassa. — Sono questi due minerali rin- 
venuti recentemente dal Prof. Shepard nel guano dell'isola Gua- 
napa posta a N.E. ed a due miglia di distanza dell' isola 
Ghinea. 

Il primo, denominato GuanapUe dallo scopritore, si trova sparso 
in rognoni e vene entro la massa del guano, e nell'aspetto av- 
vicinasi moltissimo al salgemma rossastro, quantunque lo si di- 
stingua a prima vista pel suo clivaggio romboedrico. Ha durezza 
tra i primi due gradi della scala, e peso specifico di 2,3 : espo- 
sto all'aria abbandona facilmente l'ammoniaca. La sua compo- 
sizione è: 

Solfato potassico '67,75 

Solfato ammonico 27,88 

Ossalato ammonico 3,75 

Totale . . 99,38 

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— 273 - 

Il secondo minerale, detto GuanoxcHìte, è quasi incolore al- 
l' esterno, ma internamente passa al bianco latteo con lucentezza 
perlacea e debole trasparenza: ha pure clivaggio romboedrico. 
La durezza è di circa 2 ed il peso specifico di 1,58: sotto 
r azione del calore diviene bruno, fonde parzialmente e dà co- 
piosi fumi di ammoniaca. La sua composizione è: 

Solfato potassico 40,20 

Ossalato ammonico 29,57 

Acqua 30,46 

Totale . . 100,23 



AVVISO. 

Verso la fine di Dicembre verrà alla luce l'ultimo fascicolo 
per Tanno in corso (N. 11 e 12) del Bollettino del R. Comi- 
tato Geologico ; e verrà tosto aperta V associazione per il se- 
condo anno. 

L' esperienza fatta in questo anno ha mostrato la necessità 
di introdurre alcune modificazioni nel modo di pubblicazione del 
Bollettino, allo scopo di renderla più regolare e di corrispon- 
dere nel miglior modo possibile al favore col quale venne gene- 
ralmente ricevuto questo periodico. Per questo deliberossi che 
nel prossimo anno il Bollettino abbia a pubblicarsi per fasci- 
coli bimestrali. 



CATALOGO DEUA BIBUOTECA DEI R. COMITATO GEOLOGICO. 

(Continuazione.) 

Hon (H. Le). Histoire complete de la grande éruption du 
Vesuve de 1631. Bruxelles, 1866. Un voi. in-8* con carta topografica. 

Hornes (M.). Die fossilen MollusJcen des Tertidr-Beckens von 
Wien. Wien, 1856-66. Due voi. in-4'' con tavole. (Dono dell' I. R. 
Istituto Geologico Austriaco). 

Istiituto di inooraggiamento delle scienze naturali in Na- 
poli, Catalogo di opere e memorie geologiche che riguardano le 
Provincie Meridioìicdi, 1867. (manoscritto). 



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— 274 — 

Istituto Industriale di Beggio d'Emilia. Prospetto dei ter- 
reni attraversati da un pozzo artesiano fatto presso Reggio d' Emi- 
lia^ 1867. (manoscritto.) 

(Id.) Elenco di opere e memorie sulla geologia delle Provincie 
di Reggio e di Modena^ 1867. (manoscritto.) 

Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (Atti del Beale). 
Venezia. Un volume annuo in 8**. Dono. 

(Id.) Monografia delle acque minerali delle Provincie Venete. 
Venezia, 1862. Due volumi in-4° con tavole. 

Istituto Tecnico di Udine. Annali scientifici. Udine, 1867 e 
seguenti. Un volume annuo in-8** con tavole. Dono. 

Javal (E.) et Garnier (J.). Machines a percer, couper et àbattre 
les roches. Paris, 1868. Un voi. in-8** con tavole. 

Jervis (W. P.). The minerai resources of Central Italy. Lon- 
don, 1868. Un voi. in-4** con tavole. Dono. 

Jordan (J. B). Stanford's geological map of London. London, 
1870^ Una carta geologica. 

Julien (Alph). Des phenomenes glaciaires dans le plateau cen- 
trai de la France. Paris, 1869. Un voi. in-8° con carta. 

Karrer (F.) und Puchs (Th). Geólogische Studien in den Ter- 
tiàrbildungen des Wiener Beckens. Wien, 1868-69. Quattro fasci- 
coli in-8* con tavole. Dono dell' autore. 

Karrer (F.). TJéber das Auftreten der Foraminiferen in dem 
marinen Tegel des Wiener Bechens. Wien, 1861, Un fase, in-8^ 
con tavole. Dono delP autore, 

(Id.) TJéber das Auftreten der Foraminiferen in den Mergeln 
der marinen Uferbildungen des Wiener Bechens. Wien, 1864. Un 
fase, in-8** con tavole. Dono dell'autore. 

(Id.) Ueber das Auftreten der Foraminiferen in den alteren 
Schichten des Wiener Sandsteins. Wien, 1865. Un fase, in-8** con 
tavole. Dono dell'autore. 

(Id.) Zur Foraminiferenfauna in Oesterreich. Wien, 1867. Un 
fase. in-S** con tavole. Dono dell'autore. 

(Id.) Die miocene Foraminiferenfauna von Eostej in Banai. 
Wien, 1868. Un voi. in-8" con tavole. Dono dell' autore. 

(Id.) TJéber ein neues Vorhommen von oberer Ereideformor 



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— 275 — 

tion in Leiteersdorf lei Stockerau und deren Foraminiferenfauna. 
Wien, 1870. Un fase. in-S"* con tavole. Dono dell'autore. 

Kenngott (D' G. A.). Uehersicht der Eesultate mineralogischer 
Forschungen. Wien, 1852-53-54. Tre voi. in-8^ 

King (S. W.). The italian valleys of the Pennine Alps. Lon- 
don, 1858. Un voi. in-8** con tavole. 

Blipstein (D' A. von). Mittheilungen aus dem Gehiete der Geo- 
logie und PalàofUologie. Giessen 1845. Un voi. in-4° con tavole. 

Kner (R.). Die fossilen Fische der Asphaìtschiefer von Seefeld 
in Tirol. Wien, 1866. Un fase, in-8** con tavole. 

Koniuck (L. De). Description des animaux fossUes qui se trou- 
veni dans le ferrain carbonifere de Belgique. Liége, 1842-51. Un 
voi. in-4*, un atlante e un supplemento. 

(Id.) Mémoires de paleontologie. Bruxelles, 1857. Un voi. in-4** 
con tavole. Dono dell'autore. 

Erasenstem (P. von). Wissenschaftliche Beobachtungen aufder 
Beise in das Petschora-Land im Jahre X8àS. St. Petersbourg 1846. 
Un voi. in-4'* con tavole. 

Landgrebe (G.). Naturgeschichte der Vidcane und der damit in 
Verbindung stéhenden Erscheinungen. Gotha, 1855. Due voi. in-8°. 

(Id.) Mineralogie der Vulcane. Cassel, 1870. Un voi. in-8**. 

Landrin (M.). Dictionnaire de mineralogie^ de geologie et de 
metallurgie. Paris, 1856. Un voi. in-16*. 

Iianino (L.). Cenni sulla costituzione geologica dei terreni adia- 
centi alla strada ferrata Foggia-Napoli nel tronco Bovino-Ponte. 
Torino, 1869. Un fase, in-8** con carta geologica. Dono. 

Lapparent (De). Mémoire sur la constitution geologique du 
Tyrol meridional, Paris, 1865. Un voi. in-8* con tavola. 

Laube (G. C). Bie Fauna des Schichten von S. Cassian. 
Wien, 1865. Due fase, in-4** con tavole. 

(Id.) Fin Beitrag zur Kenntniss der Echinodermen des vicen- 
tinischen Tertiargébietes. Wien, 1868. Un fase, in-4* con tavole. 
Dono. 

Laveleye (A. De). L'eau; étude des phénomenes de sa com- 
position et de sa circulation sur et dans le globe. Paris, 1865. 
Un voi. in-8^ 

Lawrence (Ph. H.). Lithology; or^ classification of rocks with 



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- 276 — 

their english, frenchy and german names, and the most important 
minerals. London, 1865. Un voi in-é**. 

Leonhard (G.). Grundzuge der Geognosie und Geologie. Lei- 
pzig, 1863. Un voi. in-8*' con figure. 

Leymerie (A.). Note sur Torigine et les progres de la que- 
stion relative au type garumnién. Paris, 1868. Un fase, in-8'* con 
tavola. Dono dell' Autore. 

(Id.) Catalogue des travaux géólogiqms et minéralogigues pu- 
bliés jusqu'au 1870 par lui meme. Toulouse, 1869. Un fascicolo 
in-8^ Idem. 

Liceo di Perugia (alunni della classe terza del). Bapporto 
degli sttidii mineralogici, artistici ed agrarii intrapresi nella dttà 
e nétte vicinanze di Gubbio nei giorni 7,8 e 9 Maggio 1863. Pe- 
rugia, 1863. Un fase, in-8^ Dono. 

(Id.) Bitrovamento di ossa fossili nella escursione del 5 Mag- 
gio 1864. Perugia, 1864. Un foglio in-8*. Idem. 

Lofaro. Sulla costituzione geologica della provincia di Reggio 
Calabria. 1867. (Manoscritto.) 

Logan Lobley (J.). Mount Vesuvius: a descriptive^ historical 
and geological account of the vólcano, with a notice of the recent 
eruption, and an op/^endio;. London, 1868. Un voi. in-8*con tavole. 

Loriol (P. de) et Gillieron (V,). Monographie paleontologi- 
que et stratigraphiqtie de Vétage urgonien inferieur. Zurich. 1869. 
Un voi. in-4* con tavole. 

Luca (F. De). Nuove considerazioni sui vulcani e sulla loro 
origine. Napoli, 1850. Un fase. in-8'*. 

(Id.) Stato della geografia ai tempi nostri. Napoli, 1850. Un 
fase. in-8*. 

Ludwig (R.). Die Meeresstròmungen in ihrer geólogischen Be- 
deutung und als Ordner des Thier-und Pflanzen^Provinzen wah- 
rend der verschiedenen geólogischen Perioden. Darmstadt, 1865. 
Un voi. in-8' con tavole. 

(Id.) Geologische Specialìcarte des Orossherzogthums Hessen 
und der angrenzenden Landesgébiete in Maasstabe von 1 zu SOfiOO. 
Sedion Alsfdd. Darmstadt, 1869. Una carta geologica ed un fa- 
scicolo di descrizione. Dono della Società Geologica di Darmstadt. 

(Continua.) 
FIRENZE. —Tip. di G. Barbèra. 

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Anno 1870. 



V H e il 




R. COMITATO GEOLOGICO 

F ITALIA. 



Bollettino N? Il e 12. 



Novembre e Dicembre 1870. 



SOMMARIO. 



Note geologiche. — Note geologiche sopra Cosa, Orbetello e Monte Argentario 
nella Provincia di Grosseto, di I. Cocchi, 

Notizie bibliografiche. 

Notizie diverse. — Fossili nei giacimenti metalliferi. ^ Le miniere piombo- 
argentifere di Pzibram in Boemia. — Nuovo Vulcano attivo nel Messico. — 
Il vulcano Tongarico nella Nuova Zelanda. — Vulcano artificiale del Prof, 
von Hochstetter. 

Cenno neorologioo. — Vittorio Pecchioli. 

Tavole ed IncisionL — Taglio longitudinale e taglio trasversale del Monte 
Argentario, pag. 289. 

Indice delle Materie contenute nel Bollettino del 1870. 



NOTE GEOLOGICHE. 



Note geologiche sopra Cosa, Orbetello e Monte Argentario 
nella Provincia di Grosseto, di Igino Cocchi. 

I. 

L'Argentario è una bella montagna spettante al sistema oro- 
grafico della Catena metallifera, della quale forma uno degli 
estremi punti australi. Veduto di lontano sembra sorgere come 

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— 278 — 

isola dal mare, ma in realtà non è che un grande promontorio 
una penisola, avvegnaché due istmi bassi, pianeggianti, angusti 
e lunghissimi lo connettono al continente. L' istmo di levante 
porta il nome di Feniglia e V altro della GianeUay o di Tombolo 
del Pino o semplicemente Tombolo. L' ampio bacino salso rac- 
chiuso intra i due istmi è diviso in due parti pressoché uguali 
da una stretta lingua di terra — alla estremità libera della quale 
fu edificato Orbetello — cui fa seguito una strada, parte diga e 
parte ponte, costruita per mettere in comunicazione più diretta 
e pronta i centri di popolazione dell' Argentario con Orbetello 
ed il continente. Le colline che cingono specialmente a levante 
il bacino salso suddetto, conosciuto col nome di Stagno o di Lago 
di Orbetello, appartengono anch'esse al sistema orografico della 
Catena metallifera e possono considerarsi come dependenze del 
Monte Argentario intorno al quale formano una zona esteriore, 
concentricamente disposta rispetto alla massa maggiore. 

Non posso fin d' ora indicare con la voluta precisione quanto 
si estenda il sistema della Catena metallifera in quest'angolo del 
continente. Eitengo però che vi spetti tutto il gruppo di monti 
che resta a ponente di una retta la quale da Macchiatonda 
sul mare si potrebbe dirigere al nord fino all'Albegna, la- 
sciandosi Monte Polpi e la Cima de' Venti a Ponente ed il 
Poggio delle Forane a Levante. Questo gruppo così definito e 
. quasi isolato dagli altri, nel suo allineamento e nella costitu- 
zione geognostica é agli occhi del geografo scienziato stretta- 
mente connesso al Monte Argentario e, formandone parte, non 
può confondersi col sistema orografico dell' Apennino. * Se poi si 
considera che sulla destra stessa di quella linea restano Capal- 
bianco, Capalbio e Capalbiaccio, gruppi montuosi ancor questi 
che non già al sistema apenninico ma bensì a quello della 
catena metallifera vanno ascritti, s'intenderà di leggieri come 
l' ultimo sistema considerato nel suo complesso occupa realmente 
in quella contrada ben più vast' area di quella che dal solo 
esame del Monte Argentario e sue dependenze se ne potrebbe 
dedurre. 

La strada ferrata, non molto prima di -giungere alla Stazione 

* Daremo in un altro Numero un Saggio di Orografia italiana. 

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— 279 — 

di Orbetello e al di là di questa, taglia le falde di alcuni mon- 
ticelli poco elevati con tondeggianti profili benché rocciosi ed 
aspri più che la forma e l'altezza non sembrino consentire. 

Il più importante a visitarsi sotto molti aspetti è quello 
sulla cima, del quale, oggidì quasi come a' tempi di Numaziano 
Butilio, si vedono 

antiguas nudo custode ruinas 

Et desolata mcenia fada Cosm, 

La regione che sto descrivendo in queste poche pagine è 
infatti un terreno sacro alle antiche patrie istorie. Ogni angolo, 
stavo per dire ogni sasso, quivi narra un avvenimento ; ogni 
gleba può nascondere taluno di quegli oggetti che antiquari, ar- 
cheologi, etnologi raccolgono a gara. Molti benemeriti uomini vi 
sparsero di già nobili sudori, ed utili fatiche vi adoprarono. Ma 
quante pagine della storia de' primi avi nostri potrebbero tut- 
tora esservi raccolte ed ordinate! Che il raccolto sarà tanto 
più ricco e di tanto migliore qualità, quanto più cotali ri- 
cerche saranno universalmente guidate, anco fra noi, dal me- 
todo sperimentale che è il principio fecondatore della . scienza 
moderna. 

Le rovine di Cosa (Cosa Vólscentium) giacciono sovra una 
sommità dello sperone che distaccandosi dalla Cima o Monte 
dei Venti e dirigendosi a mezzodì giunge al mare e vi si prò* 
lunga a guisa di Capo, disgiungendo così il Padule della Tagliata 
e Macchiatonda che rimane a S.E. dall'Istmo di Feniglia che 
gli resta a N.O. 

Volendo visitare quelle stupende rovine si lascia la Stazione 
della Strada ferrata e si segue la Via Aurelia verso Roma, per 
prendere poco di poi una stradetta secondaria che vi conduce. 
L' Aurelia attraversa colà il contrafforte Cosano per una forte 
depressione trasversale della montagna. Nel percorrerla è facile 
accorgersi anche a prima vista che quei poggi sono foimati per 
ogni dove da calcare cavernoso. 

La salita che ne conduce a Cosa è breve, e solo è resa 
molesta dai secchi e rigidi rami delle Saine (Junipems Sabina) 
e degli altissimi Cisti {Cistus sp.) e dalle spine delle Marruche 



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— 280 - 

(Pdiurus australis) e di somiglianti arbusti e sterpi propri della 
flora maremmana. 

Il monte è formato dal calcare cavernoso, salvo forse la parte 
più elevata, dove sembra aversi il caso del contatto di questo 
con un terreno di natura calcarea più recente del primo. 

Sulla sommità della collina un vasto tratto di terra é cinto 
da mura di costruzione ciclopica, le quali furono fedelmente ripro- 
dotte dal Santi ne' suoi viaggi.* Giusta il costume Etrusco, V area 
così cinta da grosse muraglie (ciilmen maximum) è quella che era 
occupata dalla cittadella: la città si stendeva giù per il poggio fino 
al mare. Il perimetro delle mura gira poco meno di un miglio. 
Quello che resta di tanta mole stupisce di maraviglia per tale 
solidità di costruzione, che senza aiuto di cemento sfidò la lotta 
del tempo e la sostiene tuttavia. Sotto ogni aspetto è merite- 
vole di esser meta de' pellegrinaggi di qualunque popolo che 
sapesse di esserne possessore. 

Per due sole aperture si può penetrare nell' intemo dell' am- 
pia cinta militare; per la porta orientale che guarda N.E., e 
per l'altra porta che si apre dal lato opposto. Sfortunatamente 
sono quelle porte ridotte a ben poco, essendone caduti gli archi 
superiori. L' ultimo cadde pochi anni or sono ; nel vedere que' no- 
bili massi, con tant' arte insieme connessi dai padri nostri più di 
trenta secoli fa, dispersi sul suolo come membra di mutilato 
cadavere, ne provai freddo nel cuore. Ma superata la prima im- 
pressione, dovetti convenire che è pur beata l' Italia, la quale è 
così ricca di cotali monumenti ancor palpitanti di tanto vetuste 
grandezze, che può lasciar cadere in frantumi, noi vivi e parlanti, 
anche i migliori di essi senza darsi que' fastidi e quelle brighe 
che ad altri popoli costan que' pochi che ereditarono da oscuri 
antenati ! 

Le antiche opere militari di Cosa descrissero già Micali e 
altri, né è mio incarico di ripetere quello che con più erudizione 
e dottrina fu già detto. — I grossi poligoni co' quali furono edi- 
ficate le mura e le torri, sono di calcare cavernoso. Molti 
hanno intacchi e dentellature per un più^ accurato combacia- 

• Viaggio secondo p&* le due Provincie Senesi, che forma il seguito del 
Viaggio del Monte Amiata, Pisa MDCCXCVIII. 



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— 281 ^ 

mento delle superfici e de' pezzi fra loro, e sono in istato di 
perfetta conservazione/ La roccia suddetta in fatti, lavorata 
che sia ed esposta all' aria, prende una grande durezza e solidità, 
e contribuisce senza dubbio alla buona conservazione di quella 
parte delle mura e torri che resta e la mette in grado di re- 
sistere tuttavia alle ingiurie del tempo per giungere forse fino 
alla più remota posterità sopratutto se qualche cosa si facesse 
onde assicurarne la indefinita durata. Perfino nelle antiche 
strade vi sono lastroni di calcare cavernoso che conservano di- 
stinti i solchi formati dalle ruote de' carri etruschi che vi car- 
reggiarono sopra. 

Gli avanzi di molte altre fabbriche mostrano che furono collo 
stesso calcare edificate, poiché le rovine dell'antica città etrusca 
si stendono fino alla Torre e Capo di San Pancrazio dalla parte 
di Orbetello e fino alla Torre di San Biagio dall'altra. Lungo 
la stessa Via Aurelia ve ne sono non poche come il Colomba- 
rio ed altre : ovunque poi sepolcreti i quali, sebbene per lo 
più devastati, danno pur sempre tesori di oggetti e di ossa. 

Merita speciale attenzione la parte di San Bijagio che resta 
a Levante. Quivi e precisamente nel luogo abitato dal custode 
del canale-emissario, si possono vedere delle ampie volte sot- 
terranee in parte rovinate : una di queste serve attualmente per 
ricovero di cavalli a poca distanza dal mare. Sulla spiaggia vi 
è r avanzo di un bel mosaico antico, appartenuto probabilmente 
ad un bagno, che ha tuttora una straordinaria solidità. 

Ma l'esame della estremità della collina stessa di Cosa dal 
lato di Levante, presso il mare, è di ben altra importanza. 

Evvi prima di tutto da notare il così detto Bagno della Du- 
chessa posto a poca distanza dal mosaico poco fa ed apposita- 
mente ricordato. Cotal nome si dà ad un taglio enorme nella 
viva roccia del monte con grand' arte eseguito. La tagliata, che 
per buon tratto va dalla base alla sommità del monte, fu ese- 
guita unicamente col lavoro di subbia e di martellina, con quella 
maestria e pertinacia che anche in altri luoghi sepper gli Etruschi 



* Le mura presentano due modi di costruzione ; dalla base fino alla metà 
sono di struttura simile alle altre etnische : al di sopra son formate da pietre 
levigate e incastrate l' una coli* altra a coda di rondine. 



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— 282 — 

mettere in opera, e sorge a guisa di doppia muraglia monoli- 
tica. Si continua poscia fino al mare attraversando la punta 
mercè di una piccola galleria poco elevata sul suo piano. Sui 
lati della galleria sorgono delle panchine o sedili, in grazia dei 
quali principalmente ebbe nome di bagno. 

n mio amico avv. Claudio Movizzo, col quale ebbi occasione 
di andare a diporto per que' luoghi, pensa che non fosse altri- 
menti per fin di bagno quel lavoro ideato e compiuto, ma che 
invece fosse costrutto come emissario adattato al facile scolo 
delle acque palustri del basso littorale. (Tondivido questa opinione, 
né so dipartirmene per più ragioni. H mare infatti vi si caccia 
dentro con tale una furia da non rendere per nulla invidiabile 
la posizione delle bagnanti cui la modestia o altro argomento 
avesse consigliato quel buco. £ in mancanza della violenza del 
mare e' è quella del vento che vi produce correnti moleste anche 
nella bella stagione. 

La causa reale che potè quindi consigliare tanto lavoro, fu 
quella stessa che determinò ne' tempi -presenti Puso al quale 
ora serve. Ognun sa che in tutto questo tratto di spiaggia fin 
oltre il Tevere, lo scolo dell'acque si compie difficilmente; e 
i' esperienza ha poi dimostrato che nelle spiaggie sottili le foci 
degli emissari artificiali vengono presto otturate per opera del 
soffiare gagliardo de' venti di traversia e del moto ondoso del 
mare, producendosi il conseguenziale ristagno e V impadulamento 
delle acque prive di scolo. H pericolo di ostruzione della bocca 
e i conseguenti danni sono impediti se 1' emissario sbocca fuori 
delle spiagge sottili, dove il fondo è roccioso e l'acqua suffi- 
cientemente alta. 

La vecchia città etnisca dovette sentire il bisogno di provve- 
dere un emissario sicuro e costante alle acque che altrimenti 
avrebbero fatto perniciosi ristagni presso le sue case, come lo 
sente oggi il più lontano Orbetello; e V emissario si costruì allora 
come ora si destinò nuovamente al primitivo uso. 

Quest'opera d'arte, eseguita nel calcare cavernoso di cui 
anche qui si compone il monte, trovasi quasi nell'angolo for- 
mato dalla linea di spiaggia coli' asse di questo. A non molta 
distanza e' è lo Spacco della Regina. Ci entra il genitivo per non 
so quale leggenda secondo cui una tal regina di antica stampa vi 



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— 283 — 

si precipitò onde sottrarsi a maggiori malanni. In realtà poi, 
come il primo è fattura deir uomo, così questo è prodotto della 
natura. Dassi infatti tal nome ad una spaccatura naturale che 
attraversa da parte a parte e d' alto in basso la montagna presso 
la estremità sua protesa nel mare. Le pareti dello spacco distano 
fra loro abbastanza perchè un uomo possa comodamente cammi- 
narvi dentro; per un gran tratto sono perfettamente verticali, e 
regolari dalPuna e dall'altra mano, e fra loro equidistanti sì 
che paiono ad arte tagliate; ma per un altro tratto sono più 
irregolari e V opera di natura vi si mostra più manifesta. Nella 
parte alta delle due immense naturali muraglie crescono alcuni 
arbusti e fra il loro pallido fogliame fa un singolare eflfetto la 
luce che vi penetra dal di fuora ; né meno piacevole è V eflfetto 
prodotto dallo svolazzare degli uccelli tra quel fogliame e dal 
loro canto entro lo speco. 

Come tutta la regione montuosa, anche il tratto di essa così 
fenduto in due parti consta di calcare cavernoso e carniola. Le 
pareti interne sono peraltro rivestite di un intonaco di breccia 
ossifera formata da numerosi franmienti di calcare cavernoso, 
ossa di mammiferi e chiocciole con cemento argilloso-calcareo. 
L' impasto mostra all' evidenza che le materie penetrarono ca- 
dendo dalla parte superiore dello spacco. 

Esaminate queste interessanti cose, si può di qui ritornare 
alla via Aurelia girando lungo mare il capo fino alla Torre di 
San Pancrazio, o più comodamente ritornando a San Biagio, e 
di lì alla nazionale per strade mal praticabili alle carrozze ma 
comode a cavalcare. 

Per ogni dove il terreno si riscontra formato dal solito 
calcare più o meno cavernoso, pulverulento nelP intemo delle 
piccole cavità che in basso passa a carniola. 

La geologia di questo tratto dalla regione che descrivo è 
adunque assai semplice, essendo questa formata dalle sole rocce 
che rappresentano presso di noi il terreno Triasico medio. 

Volendo visitare e studiare con cura questa contrada ricca 
di tanti ricordi storici fra i più antichi che vanti la storia patria, 
e di moltissimo interesse geologico, si richiedono certe precau- 
zioni e certi personali riguardi che è bene di non dimenticare. 
Per quelle collinette, fra quelle graziose vallatelle l'aere è mici- 



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— 284 — 

diale; son luoghi questi « dove si bee la morte » insieme coli' aria 
che si respira, quando men vi si pensa e quando T animo nostro 
è meno disposto a credere a tanta insidia della Natura! 

n. 

La piccola e graziosa città di Orbetello non vanta la vetustà 
di Cosa e nemmeno quella di Ansedonia che surse sulle rovine 
della prima. Ma fosse dessa la Subcosa degli Etruschi o la 
Urbs Vitella o la Orhica tellus de' Romani, oppure una* semplice 
stazione di pescatori, fatto si è che in tempi molto più prossimi 
a noi figurò ancora essa fra le piccole capitali d'Italia come 
capoluogo dello Stato de' Presìdi e sede della Luogotenenza 
Spagnuola. 

Circondata da ogni parte dall' acque, non offre accesso che 
da un sol lato, per la stretta lingua di terreno su cui fu edifi- 
cata, la qual lingua staccandosi da terraferma giunge a mezzo 
lago. Munita di fortificazioni considerevoli specialmente dalla parte 
di terra ferma, ha mura che furono edificate sui ruderi di an- 
tichissime mura di costruzione ciclopica. 

La singolare postura di questa città, la frequenza di antichi 
avanzi che nel suo lembo di terra si incontra)io, la peculiare 
condizione delle acque che da ogni parte la circondano e altre 
particolarità tutte sue proprie, la rendono sommamente interes- 
sante agli occhi dello studioso. 

Il piano che cinge a N. e a E. il lago d' Orbetello è di re- 
cente formazione. Senza gli istmi. Monte Argentario sarebbe una 
isola intorno alla quale il mare girando; in luogo del lago di 
Orbetello, si avrebbe un angusto canale racchiuso fra esso e la 
terraferma, talché le condizioni geografiche locali differirebbero 
sostanzialmente dalle attuali. 

È quindi giovevole cosa lo intrattenersi ad esaminare le prin- 
cipali tra queste, taùto più che difficilmente altro luogo si trova 
il quale offra tanta importanza in sì poc'area racchiuso. 

A far meglio conoscere la natura del terreno riprodurrò la 
seguente tavola, la quale dimostra quali sono i terreni che attra- 
versò il traforo artesiano eseguito nella Piazza delle Carceri nel- 
l'anno 1835. 



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— 285 — 

La riproduco testualmente come si trova nelle Memorie sul 
Monte Argentario ec. di Sebastiano Lambardi. 



Sàggi 

SUGLI 
ISTRATI. 



PROFONDITÀ 

IN 

BRACCIA TOSCANE 



NATURA DEGLI STRATI. 



COLORE. 



10. 
18. 

29. 
31. 
33. 
42. 
45. 
46. 
48. 
51. 
54. 
55. 
57. 
58. 
60. 
63. 



(Br.tOiM;. = 0« 58363) 

Br. 4,34 
6,60 

41,(58 

81,50 
114,01 
125,66 
128,43 
157,95 
166,40 
169,70 
178,30 
197,10 
218,50 
226,06 
225,20 
265,83 
271,42 
277,37 



Terreno vegetale 

Incrostazioni sassose e Travertino. . . 
Arena friabile con conchiglie 

» finissima e pura conchiglifera . 

» molle scura con conchiglie . . . 

» quasi fango con frantumi di conch . 
Torba e fosflli vegetabili e lignite . . 
Arena pura friabile molto conchiglifera. 

» argillosa grossa con conchìglie. 

» friabile di grana finissima . . . 

» calcarea con frantumi di conch. 

» friabile 

» di ^rana grossa 

Marna argillosa con frantumi di conch. 
Argilla compatta e del tutto impermeab. 
Scoglio calcareo più o meno duro. . . 

)> calcareo argilloso 

» calcareo e argilla arenosa (an- 
che rossa) * 



Giallastro. 

)» 
Verdastra. 

» 
Cenerina. 

» 
Nericcia. 
Cenerina. 
Verdastra. 

Biancastra 
Scura. 
Giallastra. 
Bigia. 

Rosso-bruna 
Biancastro 



Verdastro. 



* La profondità maggiore del Golfo di San Stefano snpera di poco i 60 o 62 metri : e 
nno strato enorme di fango ne occupa il fondo. 



Sommamente difficile è il determinare il valore geologico di 
questi depositi senz' altre indicazioni che quelle contenute nel 
quadro precedente, e senza aver veduto i campioni ottenuti me- 
diante il traforo.' Non ostante si può tentare di determinarlo 
con fiducia di non andare lunge gran fatto dal vero, se si pon 
mente a due cose. La prima è che sotto la terra vegetale si 
incontrarono incrostamoni sassose e travertini; la seconda che 
nel fondo del traforo sta lo scoglio calcareo. 

A me pare che si possa con fondamento supporre dovere la 
prima di quelle denominazioni indicare i conglomerati post-plio- 
cenici tanto comuni in questa parte di litorale italiano ^ e qui ad 
Orbetello ugualmente; e lo scoglio calcareo più o meno duro ec, 
voler dire Tomai noto calcare cavernoso. Ora i depositi inter- 



* Furono conservati per lungo tempo nel così detto Laboratorio del Gran' 
duca a Palazzo Pitti; né so dove attualmente si trovino. 

* Se ne possono vedere alcuni tagli da me presi accuratamente in Livorno e 
pubblicati neli' Opera Uomo fossile nella Italia centrale. 

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— 286 — 

medi a questi dae termini, solamente ad un periodo geologico 
molto recente potrebbero ascriversi. Se ben si esamina, si pos- 
sono i medesimi dividere in tre gruppi ; superiormente stanno le 
arene, in mezzo le arene argillose, in basso le argille compatte. 

È questa appunto la costituzione normale de' depositi plioce- 
nici nel nostro paese. Genera invero dubbiezza V uso della parola 
Scoglio, ma giova V avvertire che essendo adoperata per tutti i 
piani calcarei inferiori indistintamente, sta in questo caso in luogo 
delle voci roccia o formazione di più appropriata significazione 
geologica. Se fosse altrimenti, non potrebbesi dedurne altra con- 
seguenza tranne questa ; che tutti cioè i depositi dai calcari in- 
feriori in su spettano ad età ancora più recente e che argille 
compatte, argille sabbiose e arene si depositarono successiva- 
mente sul nudo scoglio calcareo nel Post-pliocene, nel qual periodo 
di tempo si formò quivi per ultimo il conglomerato ben noto. 

Comunque fossero le cose, siamo almeno informati con ciò 
che sotto la terra vegetale e alluvionale di Orbetello si distende 
il conglomerato post-pliocenico. Il quale deposito posto quivi a 
mediocre profondità (2"", 52) si trova al livello stesso del mare, 
circa, ne' due istmi di Feniglia e di Tombolo e nella lingua di 
terra sulla cui estremità si trova Orbetello. La presenza di due 
secche corrispondenti agli istmi, sulle quali l'azione combinata 
del mare e del vento potè arrestare le arene mobili e accumu- 
larle così da costituire la parte più alta dei medesimi, potè sola 
permettere la separazione delle acque dello stagno da quelle del 
mare, e quella disposizione di acque e di terre che formano lo 
stato presente del luogo. Se infatti quel deposito post-pliocenico 
colà dove sono ora due istmi, si fosse trovato a notevole pro- 
fondità non vi avesse esistito del tutto, sarebbe nato un canale 
angusto dominato da correnti assai rapide in luogo della pla- 
cida e rinchiusa laguna. 

Avvenuta che fu la separazione di questo tratto di mare per 
opera delle sabbie accumulate sulle secche di formazione postplio- 
cenica, i materiali pietrosi e terrosi, che vi trascinano le acque 
de' torrenti non potendo essere in verun modo dispersi dalle cor- 
renti, dovevano necessariamente accumularsi nel fondo in quantità 
considerevole ed inalzarlo. Sarebbe sommamente istruttivo lo scan- 
dagliarne i depositi per farsi un' idea del progressivo suo riempi- 



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— 287 — 

mento. Né è a dirsi quanto sarebbe anche istmttiva sotto molti 
aspetti una sezione di essi, se fosse possibile; giacché tutte le età 
istoriche e preistoriche vi devono essere rappresentate dai re- 
spettivi prodotti della industria umana a differenti livelli. 

Non si deve peraltro esagerare soverchiamente la quantità 
delle materie che le acque vi recano. In quella regione, come in 
generale sulle rive del Mediterraneo, è lungo il periodo della 
siccità, e i piccoli rii che mettono foce nella laguna tanto dal 
monte quanto da quel tratto di pianura che la cinge a Levante, 
menano acqua soltanto nelle stagioni piovose. 

Un'altra circostanza peraltro si unisce alla precedente per 
aumentare i depositi in rapidissima progressione, di maniera che 
r inalzamento del fondo si va compiendo per V azione di doppia 
causa. Intendo parlare della vita animale. Le condizioni di esi- 
stenza e di rapido sviluppo per molti animali sono ùiaravigliose' 
in quel bacino. Laonde molti pesci, i Cardii, i Cerizi ed altri 
molluschi, parecchi crostacei ed altri articolati moltiplicandovisi 
a dismisura, vi pullulano in una maniera che tiene del maravi- 
glioso. Non è quindi da stupire se in alcuni* casi la fanghiglia che 
porta fuori la draga si compone quasi per intero di conchiglie o 
dei loro frammenti con resti di altri animali. 

Chiusa da tutte le parti, col solo angusto canale di Nassa 
nella sua estremità di Ponente, mercè del quale comunica col 
golfo di Santo Stefano, la laguna perde nelle stagioni asciutte 
più acqua per la evaporazione che non ne riceve. 

La evaporazione * tende ad abbassare il livello medio delle sue 
acque, e a convertirlo in una malsana palude. Danno sì grave resta 
impedito da un canale che nella estremità settentrionale dal 
lato di terra vi conduce una parte dell'acque dell' Albegna. La 
Fibbia, questo è il nome di quel canale, giova adunque a neu- 
tralizzare r effetto della evaporazione e congiuntamente alla bocca 
comunicazione col mare, mantiene un movimento benefico nella 
massa d'acqua medesima. 

* Il March. Pareto basandosi sulla evaporazione di Roma calcola che lo sta- 
gno di Orbetello perda nel mese di luglio 8,349,000 metri cubici d* acqua, ossia 
per giorno 278,000 metri cubici, quantità molto superiore a quella che può pe- 
netrarvi per r angusto ed ingombro Canale di Nassa, affche verificandosi le *piii 
favorevoli condizioni di marèe. 



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— 288 - 

Tanto è vero ciò, che negli ultimi anni essendo stato chiuso 
il canale dell' Albegna per soverchio amore di sistema consistente 
neir impedire alle acque dolci di fiume di mescolarsi colle salse 
del lago, ne susseguirono danni gravi alla città ed al lago, fin- 
ché r esperienza rendendo consapevole dell' errore chi aveva fa- 
coltà di impedirlo, fu riaperta la Fibbia alla grande soddisfa- 
zione degli Orbetellani credutisi condannati alle miserie del clima 
insalubre del litorale. 

Ma prima che l'opera riparatrice fosse compiuta, gli eflFetti 
perniciosi si manifestavano in due modi principalmente. Per eflFetto 
della rapida evaporazione abbassandosi di soverchio le acque, le 
gronde del lago restavano per larghi tratti all'asciutto e sotto i 
dardi di un sole cocente si convertivano in putridi maceratoi. 
L' abbassamento notevole delle acque rendeva più pronto e più 
elevato il grado di riscaldamento della massa liquida e facile il 
ribollimento del fango del fondo, il che era susseguito da svol- 
gimento di sostanze miasmatiche, e talora da prodigiosa morta- 
lità di pesci e di altri animali acquatici impotenti a sfuggire 
un ambiente diventato improprio alla loro vita. Dai due eflFetti 
dovevano derivarne altri eflFetti a lor volta, tendenti sopratutto 
a modificare la natura e la qualità dei depositi. 

La salubrità di Orbetello e degli istmi e de' luoghi vicini è 
dunque collegata alla conservazione della laguna nelle migliori 
condizioni. 

La restituita circolazione alle acque è la prima tra queste. 
È bensì vero che le acque dell' Albegna nelle piene corrono tor- 
bide; ma se ne impedisce allora l'entrata con apposite cateratte. 
Agli eflFetti dell'interrimento e della prepotente azione della 
vita, farà poi sempre equilibrio l' opera del cavafango, col quale 
si potrà conservare in ogni evento l'attuale sua profondità non 
che accrescerla all' uopo, tanto più che mediocre è il compenso 
che può derivare dal fatto che le acque torbide, per agitazione 
prodotta dal vento a Iago pieno, uscendo dal Canale di Nassa 
scaricano in mare una parte delle loro materie. 

Possiamo adunque concludere che ad Orbetello il sottosuolo 
è formato dal conglomerato post-pliocenico, non però così unifor- 
memente disposto da conservare dovunque una profondità co- 
stante. Infatti in alcuni punti è al livello dell' acque o circa, 



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— 289 



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La Grotta-— 



MonU Filippo 

Botro Ci-Qgnoìo 
Sant'ADtgmff 






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Poggio TiB Lscei'- — wgm! 


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Valle del r Olmo ^ìffl 

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Valle del Campona'— - - - - 



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E^meonali - 



FiglLUCO*' 



Cala grande: Torrt -^-^■ 




Terrarossa ^ — 
Botro SanVÀntonio -«^ 

Botro Falciano -». 
Convento —- 

Poggio Tre Lecci — 

Valle Castagno — 
Monte Gongaro — -^ 



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Capo d^nomo: Torre - 




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— 290 — 

mentre in altri, come ad Orbetello è a più di due metri sotto, 
ed altrove giace a profondità ancor maggiore, come ciò è vero- 
simile per quel tratto che è occupato dalla laguna. Può quindi 
ritenersi che nella dislocazione cui soggiacque questo terreno, 
dove si inalzò e dove si approfondò maggiormente; anzi dà 
prova di movimento molto recente nella contrada. I depositi 
poi che si trovano sottostanti al conglomerato suddetto sono an- 
cor essi recentissimi e posano sovra il calcare cavernoso, il quale 
viene cosi a formare la profonda ossatura di questo tratto di suolo 
italiano tra i monti che sono sulla sinistra delPAlbegna e il 
Monte Argentario. Le presenti conclusioni interessano al più alto 
grado la vera scienza geografica, siccome quelle che servono 
a deteiminare la ragione d'essere della costituzione fisica at- 
tuale, il nesso tra il presente ed il passato, senza la quale altro 
non hassi che una magra descrizione di fatti da nessun legame 
connessi, né da vedute di ordine più elevato cementati o 
rischiarati. 

La profondità media della laguna di Orbetello è dì circa 
1" 30, la superficie è di chilometri quadrati 32 circa comprese 
le 'gronde e le terre paludose collocate specialmente alla estre- 
mità N. dove ha foce V emissario dell' Albegna, de' quali sola- 
mente da 26 a 30 chilometri a seconda della stagione sono 
coperti dall'acqua. 

in. 

Tre strade possono tenersi per andare dall' agro Orbetellano 
nel Monte Argentario (Fromontorio Cosano). La prima è quella 
dell' istmo di Tombolo. Questo istmo, che è il più lungo de' due, 
ha forma di C colla concavità volta al mare; comincia alla foce 
dell' Albegna; al N. è cinto di terre paludose e di ristagni d' acqua 
e termina all'Argentario un poco a Levante o al S.E. del Capo 
di Santa Liberata. Alla estremità di terra è interrotto dal Canale 
della Fibbia e nella opposta estremità dal Canale o emissario 
marittimo di Nassa. Le dune di rena sono elevate e ne rendono 
disuguale ed incomoda a percorrersi la superficie; è dominato 
dai venti di Libeccio e di Ponente, sotto l' azione de' quali si 
sollevano e si accumulano le arene. 



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- 291 — 

La seconda è tracciata dall'una all'altra estremità dell'Istmo 
di Feniglia. Questo istmo è più breve e comodo a percorrersi del 
precedente. Ha suo principio sotto il Monte di Cosa un poco al N. 
della punta o Capo di San Pancrazio, dove offre allo studioso 
non ispregevoli ricordi della vetusta civiltà etrusco-romana. Alcune 
delle rovine di Ansedonia, che a Cosa successe, qua appunto si 
incontrano. Nella sua lunghezza non offre interruzioni, ossia non 
ha canali che facciano comunicare le acque della vasta laguna 
con quelle del mare. I tentativi fatti per tenervi aperto qualche 
artificiale emissario riuscirono infruttuosi sotto l'azione del mare 
e di venti che lo battono direttamente come son quelli appunto 
di Scilocco e di Mezzogiorno.* 

Questo Istmo va a terminare contro un basso sperone del 
Monte Argentario che dirigendosi a N.E. separa la valle della 
Galera dalle minori che volgendo a levante portano le loro acque 
a scaricarsi nella laguna. Per esso, ne' remoti tempi, transitava la 
strada etrusca che da Cosa e più tardi da Ansedonia conduceva 
a Port' Ercole. Si può riconoscere l' andamento di questa strada 
veramente veneranda dall' allineamento dei grossi blocchi poligoni 
superstiti. Ma sono pochi, che il tempo e l'uomo congiurano ai 
danni delle reliquie del passato, e sovente più questi di quello. 
L' attuale proprietario essendosi valso di quelle belle pietre che 
i primi etruschi, senza cemento e con arte somma, insieme com- 
messero, dopo di averle ridotte in pezzi, per farne quantità di 
muriccioli ai propri campi, privò il paese di un' antica opera 
pressoché intatta e stupenda nel suo genere. 

La terza strada è quella di Orbetello su per la diga artifi- 
ciale. Alle due estremità di questa stanno Orbetello da una 
parte, Terrarossa dall' altra. Da quest' ultimo luogo, se si volge a 
sinistra, si tiene la strada di Port' Ercole ; se a destra, si va a 
Santo Stefano. 

La rupe che sta di faccia alla diga è di calcare cavernoso, 
il quale fiancheggia tanto la strada che va a Port' Ercole quanto 

* Le pinete che rivestivano gli istmi vanno cadendo e si diradano sotto la 
scure del tagliaboschi; ed è male. Imperocché non rattenute le arene vengono 
spinte dal vento nella laguna, che sempre più si ricolmerà. Ci pensino gli abi- 
tanti, e coloro cui spetta la sorveglianza forestale e la conservazione della sa- 
lubrità territoriale. 



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— 292 — 

quella che mena a Santo Stefano. Prendendo la prima direzione, 
in prossimità della Grotta del Passo^ ossia l'antico scalo da e 
per Orbetello prima che vi fosse la diga, si incontra un notevole 
filone di Ematite, con direzione a Ponente e racchiuso nel cal- 
care cavernoso. 

Continuando la strada, si attraversa la vallecola della Piana 
del Passo avendo a sinistra le acque della laguna, e a de- 
stra le ultime pendici delP Argentario le quali continuano ad 
essere formate dal calcare cavernoso. Attraversata la valle si 
giunge al basso sperone contro cui viene ad appoggiarsi V estre- 
mità occidentale della Feniglia, ancor esso formato di calcare 
cavernoso, e risalitolo colla strada che lo varca per una note- 
vole depressione, si entra nella Valle della Galera poco al diso- 
pra della Cala di questo nome. 

Il calcare cavernoso resta necessariamente interrotto dalla 
valle nel basso. Più a monte la linea de' colli è in parte formata 
da quel calcare: ma sott'esso si vedono emergere e venire a 
giorno rocce di differente natura. Il fondo della valle è formato 
dai detriti delle rocce che costituiscono i fianchi superiori della 
valle e la superficie de' campi è cosparsa di frammenti d'ogni 
maniera avulsi da quelle e dalle acque in basso travolti. In que- 
sto terreno detritico molto sciolto, e formato di rocce arenacee 
e scistose antiche cresce rigogliosa la vite dando eccellente 
prodotto. È questo infatti il luogo dove si raccoglie il miglior 
vino che chiamano Biminese. I vigneti sono sulle sponde del 
piccolo fosso che corre nel thalweg. Più a valle, presso la Cala 
sono belle coltivazioni di agrumi. 

Ma già siamo pressoché giunti in luogo che ha nuovo carat- 
tere e nuova importanza, quello dove si profusero tesori spa- 
gnuoli ad inalzare fortezze che a nulla servono oggi; voglio dire 
il territorio e paese di Port' Ercole. 

A sinistra s'alza il Monte Filippo coronato dal magnifico 
forte dello stesso nome : di faccia, sorge il forte di Port' Ercole 
detto anche la Rocca colla sua strada coperta; a destra il Forte 
Stella, Fortezze, scogli calcarei e un mare ringhioso, ecco com- 
pendiata in pochi tratti la fisonomia del Paese. 

Il Monte Filippo, è come gli altri già veduti, formato di cal- 
care cavernoso. Al suo piede, a Levante, e nella Cala della Ga- 



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— 293 — 

lera sono situate le rovine di on' antica villa romana che vogliono 
appartenesse a Vespasiano, il quale vi sarebbe stato allevato se- 
condo r interpretazione del passo di Plutarco : a educcUus in 
prcddiis coxanis. » Vi sono muraglie ancora in posto di buona 
conservazione, quantunque V ultimo proprietario vendesse le can- 
tonate di pietra per farne sassi che servirono nella costruzione 
della strada ruotabile attuale. Vi si trovano terre cotte diversa- 
mente foggiate, e tra queste alcune rotondate a mo'di porzioni 
di disco per colonne ; vi si scavarono pezzi di cornicione di calcare 
cavernoso compatto ed altri ornati connessi con grappe di piombo 
al restante dell' edifizio. 

Il Monte Filippo è di calcare cavernoso fino a Port' Ercole. 
Vi prevale un calcare bigio-scuro frammentario (più raramente 
bigio-chiaro e compatto) che si scompone in piccoli frammenti; 
a quando a quando poroso e celluioso come pomice. Somiglia 
grandemente alla camiola di Sassalbo, di Linari ec. nelPApen- 
nino circumapuano e dell' Acquabianca presso Cerreto nella pro- 
vincia di Reggio deir Emilia, e di molte località toscane.^ Que- 
sto calcare frammentario, o spugnoso fu grandemente adoprato 
dagli antichi nelle loro costruzioni. 

Sotto il punto di vista geologico è importante questo luogo, 
perchè si può dividervi accuratamente la serie calcarea percorsa 
in due piani: 

Ì calcare cavernoso compatto, 
calcare cavernoso con molte cavita a goisa di cellule 
di varia grandezza ripiene di calcare polverulento. 

calcare nero frammentario, raramente chiaro e com- 
patto, 
calcare spugnoso, 
calcare alterato friabile terroso, interposto ai due. 



Piano inferiore . 



Porto d'Ercole è luogo di mare abitato e frequentato dalla 
più remota antichità. La parte bassa dell'abitato ha nome di 
Borgo delle Grotte, e consta di misere abitazioni costruite lungo 
la cala sopra le volte sotterranee di antiche costruzioni di epoca 
romana, donde il nome del borgo. Erano probabilmente cantine 

* Cocchi, Lezioni orali di Geologia dell* Italia Centrale, e Descrizione geo- 
logica dell* Alta Val di Magra. — Savi e Meneghini, Considerazioni sulla geo- 
logia della Toscana, e altri. 

9^ 



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— 294 — 

e magazzini che ora sono del tutto inutili quantunque si possano 
visitare ed osservarvi alcune peculiarità del modo di costruzione. 

Il clima non è ottimo ; V impeto del mare vi accumula quan- 
tità considerevoli di Zostere e di altre erbe marine che generano 
malsania se sono abbandonate a loro stesse, e i venti di Est 
e S.E. vi portano i miasmi de' luoghi paludosi del litorale ma- 
remmano. 

Il Borgo delle Grotte è racchiuso fra i forti precitati, e 
quantunque non lontano dall' abitato alto, pure vi è un discreto 
tratto di strada da percorrere il quale merita la attenzione del 
geologo. Poiché la strada che vi conduce è tagliata nelle quar- 
ziti e negli scisti fino alla Gasa Bianca, villa del cavalìer Gae- 
tano Ricasoli conosciuta per i bei vigneti di Riminese. Alla Casa 
Bianca la strada lascia la direzione a Sud per prendere quella 
di Est ed entrare nell' abitato. In questo tratto di strada si vede 
il contatto delle quarziti col piano inferiore della formazione del 
calcare cavernoso. Il Raukalk inclina dalla parte della laguna o 
a N.O., e le roccie sottostanti sono piegate a volta. Oltrepas- 
sato il contatto de' due terreni, si entra nuovamente nel calcare 
cavernoso, del quale sono formati il monte sul quale stanno il paese 
e il forte col fanale comprésa la così detta Bellavista^ la caletta 
dalla parte di S. 0., dov' è una casa semi-diruta, la prominenza 
dove sta il forte dell'Avvoltoio, il monte del forte Stella e in 
generale tutta la costa. Di questa stessa roccia è formato l' iso- 
lotto chiamato V Archetto, o anche Pan di Zucchero per la sua 
forma, posto al Sud di Porto d' Ercole. 

Dalla Casabianca parte una strada che va al Monte. Presto 
si biforca: una delle due diramazioni, la minore, piega a sini- 
stra, si abbassa fino al mare, e per conseguenza ritorna sui cal- 
cari cavernosi sovra cui resta per l' ulteriore suo tratto, giacché, 
come é detto, tutta la costa da questa parte della Penìsola, o 
promontorio, é formata dal solito terreno del Raukalk. L' altra 
strada va invece al Forte Stella, al Forte dell'Avvoltoio; e per 
il Poggio delle Scogliere, Bocca d'Inferno, Poggio San Lorenzo 
gira dalla parte di fuori, con varia elevazione sul mare, tutta 
quanta la montagna facendo capo alla piccola città di Porto Santo 
Stefano situata alla parte opposta di Porto d'Ercole, ossia alla 
estremità settentrionale del promontorio. Questa, che è aache 



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— 295 — 

la principale, corre quando sui terreni più antichi o inferiori al 
calcare cavernoso, e quando nel contatto di questo con quelli. 
Nel luogo in cui siamo gli ultimi mostrano la serie discendente 
che segue: 

a) Quarziti con .scisti interposti. 

V) Quarziti a grossi elementi e scisti. 

e) Scisti ardesiaci di color grigio-piombo più o meno cupo. 
Gli ultimi, più profondi delle due prime serie, affiorano appena. 
Anche Porto d' Ercole ha le sue rovine antiche. Nella salita 
al paese si vede una colonna rovesciata e giacente sotto un grande 
ammasso di macerie, e altri esempi si potrebbero citare. Dal- 
l' alto di Bellavista si vedono le rovine di Cosa nel fondo di uno 
stupendo panorama formato dalla laguna nel centro della quale 
sorge Orbetello, e dalle montagne del continente che chiudono 
il quadro a sinistra, mentre a destra si gode la veduta delP Isola 
del Giglio e della tanto singolare Giannutri che a breve distanza 
spiega sulle azzurre onde del mare il suo semicerchio come basso 
cratere che abbia un lato squarciato. Quadro imponente special- 
mente quando in tranquilla sera di autunno il sole tramontando 
illumina mestamente le grandiose rovine di Cosa; l'occhio vi si 
fissa irresistibilmente e l' animo raccolto si sente chiamato a 
pensare ! 

IV. 

Esaminata la costiera di S.E. e S., conviene ora esaminare 
quella di N. e N.O. 

Dal già ricordato luogo di Terrarossa nella estremità occi- 
dentale del ponte-diga di Orbetello si prende la strada di Porto 
Santo Stefano. Il calcare cavernoso contìnua anche da questa 
parte della montagna a formarne la parte esteriore. Poco lungo 
di qui si trova là grotta ben nota per avere somministrato bel- 
lissime frecce di pietra, e ossa umane preistoriche. Oltrepassata 
la casa de' pescatori del lago e con essa la foce del Canale di 
Nassa, si giunge alla Punta e Torre di Santa Liberata celebre 
per la gran Villa degli Enobarbi. Fra le cose singolari si pos- 
sono visitare una vastissima cisterna tutta di calcestruzzo, un 
lungo corridoio sotterraneo con camerette e sale laterali, dove 
sono tuttora tubi per acqua, una ancor più lunga galleria sco- 



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— 296 — 

perta la quale costeggia il mare, e altre opere di solida costru- 
zione che sarebbe superfluo di enumerare. 

Soprattutto merita attenzione una singolare costruzione ret- 
tangolare sottomarina con pavimento a mosaico a poca distanza 
dalla spiaggia. Nelle carte è generalmente^ indicata col nome di 
Bagfu> di Domiziano; ì più la riguardano come una sontuosa 
Cetaria costruita per provvedere alle delizie della tavola di quel- 
r imperatore.* 

Continuando a percorrere la strada, si tiene pur dietro alla 
direzione del calcare cavernoso. A Porto Santo Stefano, nella in- 
senatura profonda formata dal mare in rispondenza della Valle 
del Campone, la strada si trova sulle rocce sottostanti al cal- 
care cavernoso le quali giungono quivi ad affiorare all' esterno. 

Colla città termina la strada ruotabile, ma il giro del monte 
può continuarsi a piedi molto preferibilmente che a cavallo per 
la strada della Scorreria la quale costeggia il mare elevandosi 
sopra il livello di questo più o meno a seconda che più o meno 
precipitosa sorge dal mare la scogliera. 

Porto Santo Stefano è collocato quasi alla estremità del- 
l' ampio seno di mare che, come ho detto, corrisponde alla Valle 
del Campone. 

Essendo il seno rivolto colla sua apertura alla terra è al co- 
perto dalle grosse fortune; onde è una stazione navale tanto 
buona con ottima rada quanto cattiva è Port' Ercole. Offre pure 
un bel panorama avendo al Nord-Ovest le belle montagne e il 
porto di Talamone, al Nord i piani paludosi e miasmatici di 
Talamone, un poco all'Est dei quali stanno i poggi di Talamonac- 
cio. Al Nord-Est, all'Est e Sud-Est ha oltre l' istmo della Gianella 
il basso litorale sovra il quale sorgono in bel semicerchio le 
montagne situate più dentro terra. Il clima è salubre, solamente 

* L' iUustre mio maestro Prof. Savi nella prima di Dtte Memorie per servire 
alla costituzione fisica della Toscana (Pisa 1839) vede in quest'opera la base 
di un grande palazzo il quale sarebbe adesso costantemente sommerso per ef- 
fetto di un abbassamento del terreno, come fu di un tratto dell* antica via mi- 
litare romana trovato nel fondo del lago di Scarlino, e come fu, in luogo più 
lontano di questo, del tempio di Giove Serapide. Probabilmente tal modo di ve- 
dere è più giusto di ogni altro. L'abbassamento in tal caso sarebbe del tutto 
locale, parendo che il Bagno della Duchessa già descritto, sia tuttavia nella iden- 
tica originaria posizione. 



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— 297 — 

i venti di Nord e di Est arrecandovi in alcune stagioni i miasmi 
delle paduli che attraversano prima di giungervi. Dai venti tem- 
pestosi di Scilocco, Mezzogiorno, e Libeccio lo proteggono il 
monte e gli istmi, trovandosi aperto solamente ai venti di N.O. 

Le sue acque sono molto frequentate dai pescatori quando 
non possono tenere il largo, specialmente nel triangolo formato 
dalla spiaggia fra la Torre di Lividonia e Santa Liberata e dal- 
l' istmo di Feniglia, e molti bastimenti di conmiercio vi riparano 
allora. Non è quindi da maravigliare che un luogo di mare posto 
in così buone condizioni richiamasse sempre V attenzione de' ma- 
rinari esperti, ed abbia fatto nascere progetti di arsenale marit- 
timo e di altre grandi opere. 

La strada della Scorreria partendo da Santo Stefano si di- 
rige alla Torre di Lividonia; il terreno che qua forma la costa 
è sempre il solito calcare cavernoso. 

La Torre di tal nome sorge sulla estrema punta settentrio- 
nale del Promontorio; di qui la spiaggia prende la direzione N.S. 
fino al Capo d'Uomo, di dove si dirige a S.E. fino al Capo del- 
l' Avvoltoio dal qual punto segue una direzione S.O. — N.E. fino 
all' Istmo di Feniglia passando per Porto d' Ercole. 

n Capo di Lividonia è interamente formato di calcare caver- 
noso, e si può salire fino alla sommità di Poggio Cometo senza 
cambiare terreno. 

Passato il Capo, si incontra una fondata o vallatella che si 
getta in mare, così poco profonda che non lascia scorgere verun 
terreno sottostante al calcare. Più avanti si incontra la fondata 
della Cacciarella, dove sotto il raukaìk si vedono in posto delle 
quarziti prima e delle anageniti più in basso con scisti di varia 
natura fra i quali prevalgono quelli di colore ardesiaco che facil- 
mente si scompongono in argilla. 

Varcata la fondata di Cacciarella, si risale di nuovo una costa 
costituita dal terreno del calcare cavernoso con punta sporgente 
sul mare sulla quale sta una torre diruta, e si entra nella valle 
di Calagrande la maggiore di quelle che dalla parte di fuori del 
monte scendono al mare, dove il viaggiatore dopo tante rupi e 
tanta solitudine è rallegrato dalla villa Soldini e dalle belle 
coltivazioni che la circondano. 

Scendendo nella valle si lascia ben presto il calcare caver- 



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— 298 - 

noso e la carniola, che, come ho detto, forma il piano inferiore 
di questa formazione. La carniola qui, come ne' luoghi preceden- 
temente percorsi, racchiude un calcare terroso-giallastro con nu- 
merose rilegature di calcare più duro, il quale disfacendosi dove 
più dove meno per la sua stessa struttura, lascia qua e colà 
de' brani sommamente cavernosi, a guisa di corpo a cui tolte le 
parti molli che lo impolpano lasci lo scheletro nudo e vuoto. 

La serie stratigrafica in questo luogo è la seguente dall' alto 
al basso. 

8. Calcare cavernoso superiore; 

7. Carniola e calcare cavernoso inferiore; 

6. Quarzite scistosa con strati di quarzite compatta; 

5. Scisto leggermente quarzoso; 

4. Conglomerato quarzoso, anagenitico e quarzite; 

3. Scisto biancastro; 

2. Scisto ardesiaco, friabile e facilmente decomponibile; 

1. Scisto ardesiaco più compatto del precedente. 
Gli strati di N. 1, formano in questo luogo la parte più 
bassa della serie, e sono appena visibili, essendo da ogni parte 
ugualmente coperti dagli strati di N. 2. Se si seguita l'anda- 
mento della strada, si incontra qua e colà il terreno del calcare 
cavernoso a seconda dello sviluppo che ha la strada il quale cuo- 
pre le rocce sottostanti, di guisa che si rende necessario di esa- 
minare in più direzioni questa interessante località. 

Era principale mio scopo di determinare con quella cura che 
maggiore per me si poteva la vera posizione •€ il valore strati- 
grafico delle anageniti. Le anageniti, come ognuno sa, formano 
un importante orizzonte geologico nella catena metallifera, ed 
inoltre mentre in alcune parti di essa, per esempio ne' Monti 
Pisani, sono molto potenti ed estese, altrove invece sono ridotte 
a poca cosa o danno il posto a rocce d'altra natura. Presentan- 
domisi la rara fortuna di esaminarle in un buon taglio verticale, 
conveniva valermi della opportunità. 

Infatti sotto la casa di Ambrogino e sopra quella del Bar- 
bottino, prima di giungere a quest' ultima, esistono banchi potenti 
di Anagenite. Esaminatane accuratamente la posizione, potei assi- 
curarmi che i medesimi stanno sotto alle quarziti, che sono 
associati a scisti più o meno quarzosi, e, specialmente nella loro 



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— 299 — 

parte superiore, ad un calcare spatico listato. Tenendo conto delle 
cose già vedute dalla parte di Port' Ercole e di Santo Stefano, 
appresi come la anagenite non costituisce una forma essenzial- 
mente costante del terreno del quale fa parte, ma cBe è invece 
una forma di circostanza o accidentale alla formazione che pro- 
priamente è il verrucano. Quanto ai suoi rapporti con le Ardesie, 
giova pure notare come queste siano assai più profonde nella 
serie e geologicamente distanti dalla anagenite. Le ardesie poco 
affiorano in questa vallecola, ma ovunque si vedono le quarzite, 
le anageniti e le respettive rocce subordinate. 

Dalla valle la strada monta il poggio o sperone i^ quale par- 
tendo dalle cime dei Ronconali, si dirige al mare per formare 
la Punta di Calagrande dopo aver diviso questa valle dalla con- 
tigua che resta più al sud; e così, seguitandone T andamento, si 
fa ritomo sul calcare cavernoso. 

Giunta sullo spartiacque la strada, ivi si biforca; la dirama- 
zione di destra va alla casa del corpo di guardia, quella di 
sinistra forma la continuazione della strada della Scorrerìa. Quivi 
la roccia calcarea cambia d' aspetto, e per rendersene conto con- 
viene avanti tutto prendere la strada che mena alla stazione 
de' doganieri sul ciglio della scogliera, di dove con qualche dif- 
ficoltà si può scendere al mare. 

n nuovo calcare è leggermente ceroide, o meglio sta fra il 
ceroide e il compatto, di colore bianco, in strati sottili, offre 
tracce di fossili, e quantunque la brevità del tempo e la sta- 
gione sfavorevole mi abbiano impedito ricercarli attivamente pure 
non ho dubbio che vi si debbano trovare. Riprendendo ora la 
strada abbandonata, si ritoma di lì a poco da quest' ultimo cal- 
care su quello cavernoso, e così si entra nella valle che termina 
al mare colla Cala Moresca. Le parti più profonde sono formate 
dalle solite rocce più antiche. Ne' vigneti della valle i muri di 
sostegno sono edificati principalmente con quarzite estratta dai 
lavori di scasso. Qui pure si vede il calcare spatico listato della 
anagenite. 

La fondata o valle di Cala Moresca consta di più fondatelle 
confluenti presso al mare. In una più profonda delle altre si 
vede dello steacisto e del micascisto argentino i quali sembrano 
sollevarsi dalla parte dell'alto Monte del Telegrafo ossia a Est 



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— 300 — 

La montagna dalla quale scende al mare la valle di Cala 
Moresca si chiama I Boncmiali; è formata di calcare caver- 
noso il quale pure occupa tutte le alture ed è anche qui rico- 
perto, verso il mare, dal calcare subceroide a strati sottili della 
Punta di Calagrande. 

Oltrepassata la maggiore fondatella di Cala Moresca si entra 
in un' altra ove sono delle cave di gesso. Per visitarle conviene 
lasciare la strada ed avvicinarsi al mare trovandosi esse presso 
la riva di questo in luogo assai malagevole. Si prende adunque 
a discendere una punta della quale è continuazione T Isolotto 
Argentina "o Argentarolo diviso dal Promontorio mediante un 
angusto braccio di mare e costituito in gran parte dal calcare 
subceroide già descritto. 

Nel discendere mi accorgo che dagli scisti micacei lucenti si 
passa sopra altri scisti più teneri e segnatamente su quelli ar- 
desiaci i quali sf acelandosi danno un' argilla molto turchina: poi 
su altri scisti un po' giallastri e teneri; e quindi su anageniti 
bellissime e per ultimo sopra quarziti parte scistose e parte com- 
patte, con scisti interposti. Si percorre adunque la serie ascen- 
dente, la stratificazione della quale è inclinata decisamente al 
mare, ossia a Ponente, ed è ciò sì vero che è ricoperta dalla 
carniola che pure sorge dal mare con forte, inclinazione. Percorsa 
questa roccia per circa 10 metri si incontra un gran banco di 
gesso. Avvi gesso anco nel fondo della vallecola e nella punta 
che la divide a S.E. dall'altra che vìen dopo. 

La nuova roccia non forma un banco regolare nel calcare; 
imperocché derivò dalla conversione del carbonato in solfato 
calcareo. — La carniola in prossimità del gesso è molto scura; 
contiene venuzze bianche di calcare alterato e di solfato allo 
stato terroso, diramate in più sensi; e nelle fenditure ofire 
incrostazioni bianche gessose. Il gesso contiene nel suo intemo 
molte parti calcaree inalterate, e i noccioletti calcarei sono tanto 
più numerosi quanto più il gesso è impuro, ossia laddove la ges- 
sificazione degli strati calcarei fu meno completa. La roccia è 
simile e la natura del fenomeno identica a quella che si incontra 
negli ammassi di gesso di Sassalbo nell'Apennino apuano che 
descrissi nella già citata memoria sulla Geologia delV Alta Vai 
di Magra, a Camporbiano in Val d' Elsa ec. Neil' Argentario il 



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— 301 — 

luogo è questo dove la gessificazione si compì in modo abba- 
stanza intenso ed esteso ; ma non è il solo. Tracce di gessifica- 
zione si trovano nelle camiole da Lividonia a questo posto, come 
in quelle che sono dalla parte di Porto d'Ercole. 

Anche in questo luogo sotto le quarziti sono banchi di bellis- 
sima anagenite i quali si possono molto opportunamente studiare. 

Di qui si può scendere alla Punta di Cala de' Piatti abba- 
stanza sporgente per offrire una buona vista della costa. La 
camiola, e specialmente il soprastante calcare cavernoso acqui- 
stano da questa parte sempre maggiori saldezze: formano la 
vallecola della Cala di Bovo, quella di Cala di Piatti, salvo po- 
chi tratti dove appaiono gli strati più profondi, e le balze im- 
praticabili di Capo d'Uomo. Se si eccettua la sommità, l'alto 
monte del Capo sul quale sorge un fortilizio diruto è formato 
dai preindicati terreni fino al littorale chiamato il Mar Morto, 
dove vedesi, a uno spettacolo orrido di schianti, di rovine e di 
precipizii di scogliere calcaree, le quali ingombrano la terra e 
r acqua. » (Santi, loc. cit.) 

Il Santi nel suo Viaggio secondo già citato parla di un gab- 
bro verde chiaro (serpentina) a squame micacee lucidissime tra- 
sparenti e molto larghe (Diallaggio) che si troverebbe appunto 
nella Cala grande sulla riva del mare. Questa stessa roccia 
notò più tardi il Brocchi* qui pure e precisamente nel luogo 
detto Piaggia de' Pispini in contatto con lo scisto. Io non 
ebbi agio di osservarla, perchè oltr' essere generalmente molto 
malagevole la discesa per quel tratto di monte che termina a 
precipizio sul mare, non sempre si può uno trattener^ sulle sco- 
gliere che fanno corona al piede di quelle balze per l' irrompere 
de' flutti. Né lo stato del mare fu a me tanto propizio da per- 
mettermi come ai precedenti osservatori, di visitare quel solita- 
rio littorale col solo mezzo possibile di trasporto, la barca; av- 
vegnaché col mare in piena bonaccia soltanto si può entrare fra 

• Brocchi, Lettere sul Monte Argentario, Lett. I» e Lett. II» nella Bibliot. 
Ital. Voi. XI. Il Brocchi la cita anche sotto i Ronconali; colassù non Tavvertii. 
Egli la considera (Lett. II*) come la roccia più antica del Promontorio; e lo 
scisto di Capo del Bovo gli parve formare passaggio alla Serpentina. In realtà 
non è così, e le due rocce possono trovarsi in contatto per la intrusione della 
serpentina nello scisto, ma sono molto distanti per data di formazione. I pro- 
gressi della Geologia non permettono di dubitarne. 



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— 302 — 

scoglio e scoglio e mettere piede a terra ogni qual volta lo vuole 
una legittima curiosità. 

Come non giunsi alla serpentina, così non arrivai al diaspro 
citato dal Repetti come consociato al Verrucano : né mi è facile 
dire a quale formazione debba essere riferito/ 

Più facile è intendere, credo io, che è impasto serpentinoso 
analoga roccia il macigno verde fonnato di lapilli duri con 
fondo magnesiaco del Santi, e che sono Anageniti le brecce sUi- 
cee dello stesso Autore e le brecce calcareo-sUicee del Brocchi. 

Lasciati in disparte i precipizi di Capo d'Uomo e le sco- 
gliere del Mar Morto faremo ritorno alla strada la quale con 
molte svolte e grandi pendenze giunge ad un varco pianeggiante 
chiamato la Vacca. Quivi sono due strade che vanno verso Santo 
Stefano; una più direttamente per la sinistra della valle del 
Campone passando sotto le creste dei Ronconali, P altra per la 
destra della medesima. Le stesse cose si vedono in ambedue. 

Sulla Vacca sta un calcare quasi cristallino, scuro come bar- 
diglio, oppure bianco sudicio, o giallastro. Non è dubbio che è 
connesso col calcare cavernoso; ma la mancanza di qualsivoglia 
taglio naturale impedisce che se ne possano determinare accura- 
tamente la posizione e la correlazione stratigrafica col Bauhalk. 

* A proposito di questo diaspro, non avendo potuto visitare l'Isolotto rosso 
per l'antedetta ragione, riferii'ò quello che dice il Santi (loc. cit.) di questo 
scoglio elevato sull'acqua del Mar Morto di e* 30™ e 1/6 di chilometro di giro. 
« Vedonsi qui pietre e terre rosse, verdi, azzurre, gialle e bianche; solfati di 
» ferro, di rame e composti de' due; filoni di solfuri o piriti di ferro e di rame 
» gialle lucenti.... La vicinissima piaggia non ha corrispondenza alcuna coli* Isola 
y> rossa. È però verosimile che quei filoni si insinuino in quella parte della pe- 
» nisola, ma profondamente e nascosti al di sotto del livello del mare. » Gli 
strati dell'Isola rossa la quale prende tal nome dal colore che predomina nel 
suo aspetto, sono per modo disposti ed immersi che prolungati che fossero nello 
spazio verrebbero ad adagiarsi sopra i calcari di questo lato della penisola. La- 
sciando dunque da parte l'ultima ipotesi del Santi, questo è certo che l'isola si 
forma di strati prevalentemente rossi piuttosto sottili, superiori e conseguente- 
mente più recenti de' calcari triasici della costa. 

Volendo ricercare il valore geologico da quello che ne lasciò scritto il Santi 
che li vide da vicino e dall' aspetto che presentano a chi li vede da lontano, non 
è troppo azzardato il supporre che appartengono alla stessa formazione alla quale 
appartengono nell'Isola d'Elba le ftaniti e diaspri di Monteserrato e del Volter- 
raio (v. Bull. pag. 75-76). Si avrebbe in ciò modo di intendere la presenza di 
qualche strato dell'apparenza del diaspro in contatto della serpentina di Gala- 
grande avvertita da Repetti. 



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— 303 — 

Sotto i calcari vengono anche qui scendendo la valle le solite 
tre formazioni, cioè: 

3. Quarziti con scisti; 

2. Anageniti con scisti e con calcari; 

1. Scisti ardesiaci, ardesie e micascisti. 

Non hanno inclinazione costante ma procedono flessuosamente 
con pieghe variamente rotte. 

La parte centrale delP Argentario è totalmente formata di 
questi terreni^ sui quali vedonsi appoggiati i calcari cavernosi 
di Capo d' Uomo, de' Ronconali ec. da Ponente, come dalla parte 
di Levante vi si appoggiano quelli cavernosi che sorgono dal 
lago. Così il Monte de' Ronconali ha il nucleo formato dalle rocce 
inferiori alla quarzite che si mostrano totalmente dalla parte 
della valle, appalesandosi anche dal lato del mare dove il cal- 
care e la quarzite sono più profondamente incisi dalle fondate/ 

Nel luogo in cui la strada attraversa il torrente dell' Argen- 
tiera (strada di destra del Campone) vedo levati da un campo 
in coltivazione de' pezzi di calcare saccaroide bianco, traente al 
giallo, leggermente micaceo. I pezzi provengono da banchi di 
roccia che furono rotti e spezzati nel lavoro di scasso. Il cal- 
care ne è diverso da quanto ho visto finora. La roccia non po- 
tendosi vedere in posto, né essendovi probabilità di incontrarla 
in altri punti della valle, stante la conformazione di questa, era 
d'uopo di ricercarla altrove. 

Non è peraltro di poca importanza il prendere nota della 
presenza di cotali frammenti di strati più profondi portati alla 
superficie; imperocché offrono modo di dedurre che un orizonte 
geologico principalissimo esiste a poca profondità. 

Scendendo la valle del Campone si incontrano i consueti sci- 
sti ardesiaci; ai Campi Cannatelli si possono vedere quasi allo 
stato di ardesia. Vengono poscia anageniti poco caratteristiche 
e più oltre le quarziti con scisti talvolta calcarei, coperte poi 
dai vari membri della formazione del calcare cavernoso che sale 
a formare le cime maggiori coronanti la valle. 

Si vede da ciò come scendendo la valle del Campone dal 
preindicato luogo si tomi ad incontrare la stessa serie, con que- 
sto peraltro che andando dal centro alla periferia viene percorsa 

* Nome locale per denotare una peculiar forma di valle. 

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— 304 — 

in senso inverso di prima, cioè dagli strati più profondi a quelli 
che li sono meno. 

Per meglio conoscere la natura della parte centrale del Pro- 
montorio, possiamo ora rimontare alquanto la valle e salire sul- 
r acuta montagna dell'Argentiera. È questo uno de' punti più 
elevati della barriera che divide la valle del Campone da un 
altra più orientale la quale in basso ha il nome di Valle dei 
Pozzoni e termina al mare colla Cala di Puzzarello nel seno 
racchiuso tra la Punta Calvella all' Ovest e la Punta di Santa 
Liberata all' Est, mentre poi in alto si divide in due rami prin- 
cipali, cioè quello di Est che ha nome di Valle dell'Olmo e 
quello di Ovest che ha nome di Valle del Castagno. 

Il monte dell' Argentiera ha ripidi pendii tanto dalla parte 
del Campone quanto dal lato del Castagno; jna da questo manda 
un breve ed angusto sperone, il quale termina alla giunzione 
de' due botri maggiori obbligando il Castagno a descrivere, nel 
girargli dintorno, un semicerchio volto a Levante. 

Sulla cima s' erge una torre medioevale, di forma quadrata 
con piccola porticciola alta sopra terra e posta nel centro di 
un'opera murata. Tanto la torre quanto il muro esterno sono 
formati con pezzi regolari di calcare cavernoso di 0"*,50 di mag- 
giore lunghezza per 0",36 di larghezza. 

La sommità del monte è di calcare cavernoso come pure gli 
altri monti che chiudono e cingono in alto la valle del Casta- 
gno. Dal fondo della valle alla cima si rifa adunque la serie 
ascendente de' soliti terreni. Ma se dall' Argentiera si rimonta 
lo spartiacque delle due valli, cioè se si va verso le montagne 
che chiudono la parte più alta della valle del Castagno, altre 
cose ci sono da vedere e da notare. 

Sceso il pendio, si prende a tal uopo la strada che con di- 
rezione Sud e poi S.O., va verso i monti del Castagno. Questa 
strada si divide più tardi in due rami, uno dei quali va alla 
Cala Moresca per San Pietro, e l'altro per il Monte Gongaro e 
la valle della Cerqueta alla Cala delle Cannelle posta più al Sud 
della prima. 

Il calcare cavernoso sembra quivi di poca potenza, imperoc- 
ché qua e colà ovunque àwi rottura o discontinuità di strati si 
afifacciano i terreni sottostanti. 



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— 305 - 

Nel salire le maggiori elevazioni si vede un calcare bianca- 
stro grigiastro molto duro, talvolta con struttura cristallina 
in istrati fortemente inclinati verso il mare e diretti a un di- 
presso da S.Oi a N.E. 

Di questo calcare è formata la sommità del Monte Gongaro 
punto culminante (alto circa 396") della giogaia che chiude in 
alto la Valle del Castagno, separandola dalle piccole vallecole che 
scendono precipitosamente al mare dall'opposto versante. 

Dallo stesso Gongaro si diparte lo sperone che divide V una 
dair altra le valli Castagno e Olmo, ossia il poggio deir Olmo. 

Scendendo dal Gongaro verso mare si vede questo calcare 
soyraincombente al cavernoso scendere verso mare, tanto per la 
strada che va alla torre abbandonata della Maddalena e di là 
agli Spinibianchi e poscia alla Cala delle Cannelle, quanto per 
r altra che tenendosi più a ponente va sotto Capo d' Uomo. Ha 
qualche analogia col calcare della Calamita nelPElba; molta ne 
offre altresì, in alcuni punti specialmente, con il calcare di Monte 
Calvi (Campiglia nella Maremma toscana) e talvolta col comune 
infralias. Sulla sommità del Gongaro alcuni strati bruni bianco- 
venati ricordano il Portoro bianco. 

Riesce sommamente difficile il dire, senza ulteriori ricerche, 
se nella serie geologica rappresenti il trias superiore o V infralias 
tutti due i terreni. Notando però lo stretto legame che unisce 
questo calcare al sottostante cavernoso tanto in questo quanto 
negli altri luoghi dove si incontra, così come V ho descritto, non 
è da sorprendere che in attesa di più minute ricerche lo con- 
sideri di preferenza come l' equivalente dell' orizzonte del cal- 
care di Campiglia e de' termini sincroni a questo. 

Se dal Gongaro si discende dalla parte dell' Olmo o del Ca- 
stagno, si tornano a rivedere sempre le stesse rocce in serie 
discendente: cioè il calcare cavernoso e la carniola; quarziti con 
scisti; grandi banchi di anageniti con calcari listati e scisti; scisti 
ardesiaci più o meno teneri ; ardesie del colore ordinario e ardesie 
bianco-grigiastre. Tutta la serie inclina qui a S.E. e si inalza 
a N. 0. Qui pure, pressoché nel fondo del borro, affiora per breve 
tratto, di sotto le ardesie, un calcare marmoreo, né vi é modo né 
qui né altrove di vederlo apparire con estensione maggiore e con 
più completo sviluppo. Il fatto é però importante, e valeva a stabi- 



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— 306 — 

lire uno de' principali resultati pratici che mi proponeva nel per- 
correre quelle solitarie giogaie. 



Chiuderò le presenti note, ormai lunghe per la mole di que- 
sto periodico, perchè le molte osservazioni stratigrafiche le quali 
si possono fare nelle altre parti della montagna si riducono in 
definitiva a quelle già fatte e si avrebbero presso a poco ripe- 
tizioni delle stesse cose. Per tal guisa se si rimonta la descritta 
Valle della Galera presso il Forte Filippo, si trovano già le 
quarziti sotto la carniola non lungi dalla villa Movizzo preaccen- 
nata. A 300 metri di distanza, dov' è un cancello, si trovano strati 
di anageniti che sopportano alcuni scisti che riferirei volentieri 
al piano delle quarziti superiori. Sotto le anageniti stanno altre 
quarziti e quindi gli scisti ardesiaci, il tutto con inclinazione a S. E. 

Meritano particolare attenzione gli scisti ardesiaci perchè ri- 
cordano esattamente quelli di lano, fino ad offrire dove delle 
vacuità e dove de' corpi globosi ; guardando quelle e questi con 
cura, si resta persuasi della esistenza di tracce di fossili. Non 
sarebbe difficile, io penso, che se ne trovassero alcuni, se si cercasse 
con diligenza, o meglio se accadesse che vi fosser fatti lavori sotter- 
ranei. In questo periodico ebbi occasione di esporre la stessa opi- 
nione a proposito degli scisti di Rio nell'Isola dell'Elba (pag. 42-43). 

Non pochi sono i caratteri comuni colle Alpi Apuane, tanto 
nella configurazione esterna di alcune parti della montagna, quanto 
nella natura e disposizione di certe rocce ; per esempio, gli stea- 
scisti associati alle ardesie, le ardesie comuni con le bianche, e 
ne' primi i filoni di quarzo diretti E. 10** S.O. 10** N. — Anche 
qua le sommità che chiudono in alto la valle, come la Piana di 
Biagio, la cima del Telegrafo, ec. sono formate dal calcare caver- 
noso con le carniole in basso offrenti tracce di gessificazione, e 
colla loro sovrapposizione alle quarziti scistose. 

Il calcare cavernoso che dalla Piana di Biagio va al Tele- 
grafo, uno de' punti culminanti del Promontorio, scende di qui 
verso la Punta e la Cala delle Cannelle dov'è la Torre di tal 
nome, la quale ne è fabbricata, e si continua per la Punta Cia- 
na, lo scalo de' Porri e la Punta dell' Avvoltoio che forma l' estre- 



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— 307 — 

mità meridionale del Promontorio. Vediamo per tal guisa com- 
pletata da tal parte la cintura calcarea della montagna. Il JJaw- 
Icàlk infatti si mostra disposto tutto in giro formando cercine o 
veste al nucleo centrale costituito da terreni più antichi. 

La Piana di Biagio e il Telegrafo sono allineati con la cima 
delle Tre Croci e con la cima de' Tre Lecci, e tutte, con il monte 
Gongaro e il Capo d'Uomo, formano le parti culminanti della 
penisola. Se si seguitano queste sommità, si resta nel calcare ca- 
vernoso ; ma se dal Telegrafo e dalla Piana di Biagio si scende 
verso la Laguna, in tal caso secondo il solito si cambia terreno. 

Quando, scendendo dalfe Piana di Biagio per piccolo stra- 
dalo si viene ad incontrare la strada la quale mena all' Annun- 
ziata, poco dopo quel bivio si vede il contatto delle quarziti con 
la base della carniola. Sotto di esse si vedono anageniti (per 
lo più non in posto), e quarziti grossolane con scisti; scisti 
ardesiaci, ardesie e steascisti. 

L'Annunziata è sopra le quarziti scistose. Scendendo nel 
Borro del Crògnolo, il quale si continua nella Valle della Galera 
già indicata, o di Crevacuoré, si va a Sant'Antonio ; di dove varcato 
un altro fossetto e rimontando un poggio si giunge al Convento. 
Tanto Sant'Antonio quanto il Convento si trovano sulle quarziti. 

In tutta questa parte della > montagna che guarda Nord ed 
Est, sono le rocce inferiori al BaukaTk quelle che formano il 
suolo. Solamente le colline tondeggianti più basse constano del- 
l' ultima roccia, la quale di qui nettamente si vede come si 
estenda da un capo all'altro del promontorio, da Sud a Nord, 
senza interruzione, formando come chi dicesse la corona delle 
punte più alte del monte, dalle quali scende come si è visto 
dalla parte del mare a formare le scogliere esterne. 

Da questa parte centrale del gruppo montuoso, in qualunque 
direzione si prenda a visitarlo, si vedono sempre i terreni, tante 
volte ricordati, con regola costante disposti; i più antichi nelle 
parti più profonde de' burroni, i meno antichi nelle parti relati- 
vamente più alte de' loro fianchi o formanti le cime. 

La disposizione concentrica degli strati non potrebb' essere 
più manifesta, e raramente si incontra un esempio più chiaro di 
questo della conformazione elissoidale di un gruppo montuoso. 
Nella Catena metallifera stessa dove questa forma è abituale, 



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— 308 — 

siamo nella necessità di ricomporla col pensiero nelle parti man- 
canti: tanto accade nei Monti di Spezia, in quelli di Pisa, a 
lano, air Elba e in altri luoghi. Neil' Argentario la forma elis- 
soidale non ha bisogno di essere idealmente completata. 

Se il calcare cavernoso non fosse stato qua rotto, colà por- 
tato via, e se formasse un uniforme mantello sulla montagna, noi 
non vedremmo che una cupola della stessa roccia e niente di più. 
Gli squarci nei fianchi del promontorio ci permettono di yedere 
le sottostanti formazioni. 

Se le fenditure fossero più profonde, non v' è dubbio che si 
giungerebbe a vedere molto più della parte inferiore della serie 
dei terreni antichi. Nello stato in cui il monte si trova, non 
giungiamo a vedere più oltre della parte superiore del terreno 
del calcare cristallino o saccaroide, là dove una falla o rottura 
si aggiunge alla presenza di una profonda erosione del terreno. 

La falla della quale parliamo si presenta in senso presso a poco 
longitudinale alla catena, e lo spostamento delle parti va dimi- 
nuendo dal Nord al Sud. Ad essa deve principalmente attribuirsi 
se il calcare cavernoso è più esteso nel tratto occidentale che 
neir orientale, nel quale si trova confinato quasi totalmente nel 
lembo estemo del monte. 

Per la più facile intelligenza delle cose dette unisco due tagli; 
uno quasi longitudinale dalla Punta di Galagrande al Borgo delle 
Grotte (Porto d'Ercole) diretto N.O.-S.E., l'altro trasversale in 
direzione S.O.-N.E. dal Capo d'Uomo a Terrarossa di faccia ap- 
punto alla diga.^ ^ 

Nel dare queste ni^te volli principalmente far conoscere la 
stratigrafia di questa importante regione sulla quale ci mancano 
studi posteriori a quelli di Santi e di Brocchi, che furono anteriori 
e contemporanei all'infanzia della stratigrafia. Pertanto indi- 
cherò brevemente il valore geologico dei descritti terreni. 

Nello stato presente delle nostre cognizioni, considero come 
limite superiore de' terreni paleolitici le Anageniti, e come limite 
superiore de' triasici i Calcari del Gongaro, ecc. 

* Volendo tener dietro alla descrizione con sufficiente chiarezza, bisogna aver 
sottocchio la Carta della Toscana del Padre Inghirami, o meglio ancora la 
Carta austriaca dell' Italia centrale (foglio E. 44), benché questa, quantunque in 
generale tanto accurata, qui lasci non poco a desiderare. 



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- 309 — 
Ciò postò possiamo dedurne il seguente quadro : 
Trias supcriore. Calcare del Gongaro, ec. 
Trias .edio: . . j «} SnTolaTnTesso. 
Trias inferiore. [gf,«i-f-P--- 

p . p\ C a) Anageniti. 

>'-'•**(&) Quarziti inferiori, scisti e calcari subordinati. 

( Scisti ar desiaci e steascisti. 
Carbonifero. . . J Ardesie bianche e brune. 
( Micascisti. 

Qui SÌ arresta il quadro come si arrestano i terreni, la serie 
visibile de' quali nell'Argentario termina al contatto degli scisti 
carboniferi più profondi col piano superiore de' calcari cristallini. 

Confrontando la suesposta serie con quella delle altre parti 
della Catena metallifera, non è fuor di proposito il notare, che 
r Argentario è la ripetizione de' Monti di lano dove la serie 
de' terreni è compresa dal calcare cavernoso alle ardesie; e so- 
pratutto de' Monti Pisani. Infatti il grande sviluppo del Verru- 
cano propriamente detto che si osserva in questi ultimi non ha in 
altri luoghi riscontro uguale a questo del Monte Argentario. Nei 
Pisani infatti, come si sa, la serie non giunge fino ai calcari cri- 
stallini, appunto come qui, e in entrambi i luoghi gli scisti an- 
tichi vi rappresentano gli scisti di Mosceta, di Ugliancaldo ecc., 
nelle Alpi Apuane e gli scisti di Rio nell'Elba. 



NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE. 



1. — OswALD Heer. — Ud)er die Braunkohlenpflanzen von 
Bornstàdt. — Edile 1869. 

Trattasi in questa monografia di alcuni resti di piante che 
si riscontrano nella lignite di Bornstadt presso Eisleben in Prus- 
sia, fossili tutti di difficilissima conservazione quando sieno espo- 
sti all'aria, giacché di una prima serie raccolta venti anni ad- 
dietro più nulla ora rimane fuorché il catalogo dei nomi fatto 
da Goppert. Molto interessante perciò riesce questa pubblica- 



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— 310 - 

zione del Prof. Heer in cui con accurati disegni e dettagliate 
spiegazioni viene illustrata una seconda serie di dette piante 
che il dotto autore potè con qualche difficoltà procurarsi. 

I depositi lignitici di Bomstadt alternano con sottili strate- 
relli di argilla e di sabbia, e racchiudono nei due letti inferiori 
alcuni resti di piante sufficientemente ben conservati. L' età di 
questo terreno non è ancora precisamente determinata in causa 
della poca evidenza dei rapporti stratigrafici con altri terreni, non 
bastando i pochi fossili trovativi ad una esatta determinazione. 

Delle 28 specie esaminate dall'autore, 14 sono speciali 
della località, e le altre sono decisamente mioceniche: di que- 
ste però ninna havvene di comune colla flora di Scopau presso 
Halle, flora che già fu scopo di altra monografia dello stesso 
autore. Di quest'ultime specie sei trovansi comuni colla flora 
miocenica delle coste del Baltico, e tra queste precipuamente 
V Apocynophyllum helveticum che dal Baltico si spinge fino nel- 
l'Italia Settentrionale. La palma Sàbal Ziegleri concorda con 
una specie di Lode (Svizzera), ed otto specie diverse sono affini 
ad altrettante della molassa superiore svizzera : perlochè la lignite 
di Bornst'àdt potrebbe essere collocata nel miocene inferiore. 

L^ due specie di palme citate nella monografia sono le più 
nordiche di quella famiglia che finora siansi ritrovate (lat. 51** 30'); 
esse diiferiscono essenzialmente dalle specie del Basso Reno e 
della Slesia. Le quattordici specie esclusive alla lignite di Bom- 
stadt, sono : 

AspiDiuM SERRULATUM, Heer. — Foglie pinnatifide, con lobi oblunghi 
ed apice piuttosto ottuso, colle nervature terziarie semplici. 

DiPLAziuM MiiLLERi, Heer. — Foglie coriacee, lanceolate, colle ner- 
vature secondarie egredienti in angolo acuto e biforcate. 

Sequoja imbricata, Heer. — Coi rami più giovani sottili e con 
foglie brevissime, dilatate alla base, acute all'apice. 

Smilax cardiophylla, Heer. — Foglie cordate e con sette nervi ; 
il nervo medio è uguale ai rimanenti. 

Flabellaria Zinckeni, Heer. — Foglie molto divise, a raggi 
lineari, piane, leggermente carinate nella parte media. 

Myrica SCHI.ECHTENDALI, Heer. — Foglie membranacee, lanceolate, 
coi nervi secondarii egredienti ad angolo acuto. 



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^- 311 — 

QuERCUS Speengeli, Heer. — Foglie coriacee, lanceolate, con base 
angusta, con margine dentato finamente, coi nervi secondarii 
egredienti ad angolo acuto. 

Ficus (?) Germari, Heer. — Foglie ovali, rotonde alla base, coi 
nervi secondarii egredienti ad angolo acuto ed ascendenti. 

Hakea Germari, Ettingsh. — Foglie con picciuolo breve, lanceolate, 
ristrette alla base e all' apice, subcoriacee, coi nervi secondarii 
egredienti ad angolo acutissimo da un nervo primario sottile. 

DiospTROS OBLONGiFOGLiA, Heer. — FogUc Oblunghe, ottuse alla base 
ed air apice, nei nervi infimi secondarii più lunghi degli altri. 

Myrsine germanica, Heer. — Foglie coriacee lanceolate, serrate 
e con base sensibilmente ristretta. 

Myrtus amissa, Heer. — Foglie con picciuolo, coriacee, oblunghe, 
coi nervi secondarii fitti e sottilissimi. 

Sapindus (?) multinervis, Heer. — Foglie a picciuolo lungo, co- 
riacee, non simmetriche, lanceolate, acuminate, dentate irrego- 
larmente, coi nervi secondarii paralleli ed i terziarii abbon- 
danti, e quasi paralleli. 

Rhamnus grosse-serratus, Heer. — Foglie grandi e molto serrate. 

Alcune specie fra le rimanenti appartengono anche a loca- 
lità italiane, e sono: 

Myrica acuminata, Ung. — Sdcedo ; Zovmcedo. 

DiosPYROS BRACHYSEPALA, Braun. — Torifio; Senigallia; Val d'Arno. 

Apocynophillum helveticum, Heer. — Cadibma. 

EucALiPTUS haeringiana, Ett, — Carrara. 

Celastrus blaenus, Ung. — Senigallia. 



2. — Dr. K. A. ZiTTEL. — Die Fauna der àUerencephah' 
podenfuhrenden TithonMldungen. — Cassel 1870. 

In questo interessante lavoro V autore ci fa conoscere molta 
parte di quella ricchissima fauna dai paleontologi moderni detta 
Titonica, la conoscenza della quale riesce di sì grande impor- 
tanza per lo studio dei terreni alpini e del bacino del Mediter- 
raneo. Al titonico antico appartiene il calcare a Terébratula Di- 
phya delle Alpi, ed il calcare cristallino grigio-verdastro e ricco 
in ammoniti dell' Apennino centrale. 

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— 312 — 

La parte descrRtiva dell' opera contiene la illustrazione di 
141 specie quasi tutte rappresentate nelle annesse tavole; esse 
si dividono nei seguenti gruppi : Pesci, 3 ; Bélemnites, 7 ; Nauti- 
Zm5, 1; Ammonites, 73; Aptyckus^ 6; gasteropodi, 3 ; bivalve, 12; 
brachiopodi, 23; echinodermi, 6; crinoidi, 5; coralli, 2. Fra 
queste specie primeggiano i cefalopodi tanto per varietà di specie 
ed abbondanza di individui, quanto per la presenza di tipi nuovi 
od inusitati, come quelli appartenenti al gruppo delle Oppelia 
ed ai nuovi generi di ammoniti detti Haploceras e Simoceras. 

Le specie descritte sono distribuite come segue nelle varie 
località alle quali appartengono : 107 negli strati di Rogoznik nei 
Carpazi; 17 nel calcare di Haselberg nelle Alpi settentrionali; 
70 nel calcare a Terébratula Biphya delle Alpi meridionali ; 59 
nell'Apennino centrale. Le specie comuni con altre formazioni 
sono: 31 col titonico superiore; 1 col neocomiano; 13 col giu- 
rese superiore. Da questi dati puossi facilmente argomentare a 
quale delle due formazioni debba ascriversi il terreno Titonico. 

Importante a notarsi è il grosso numero di queste «pecie 
comuni col terreno della Porte de Franco, perlocchè questo sa- 
rebbe da attribuirsi al titonico inferiore al pari di quello delle 
località studiate dall' autore. 

Avvertasi pure la quantità di specie e tipi gìuresi comuni 
col titonico antico, mentre il contrario accade nella porzione più 
recente del titonico, nella quale insieme a 10 specie tipiche del 
neocomiano non havvene che 3 decisamente giuresi. 

Un esteso giacimento ricco in cefalopodi è pure il calcare 
titonico di Palermo, nel quale l'autore cita 27 specie che egli 
stima del titonico inferiore, insieme ad una ricca fauna di Ne- 
rinee e di altri gasteropodi. 



NOTIZIE DIVERSE. 



Fossili nei giacimenti metalliferi. ~ I primi fossili di tal 
natura venivano scoperti or sono pochi anni da Ch. Moore nei 
giacimenti metalliferi dell'Inghilterra: più tardi lo stesso illu- 
stre geologo riusciva a scoprirne molti altri, riscontrandovi 



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— 313 — 

279 specie distinte che egli fece conoscere nelle sue più recenti 
pubblicazioni. Questi fossili vennero estratti mediante lavamento 
da una particolare sostanza marnoso-sabbiosa, nota ai minatori 
inglesi sotto il nome di dotoky, che si trova nei giacimenti me- 
tallici del calcare carbonifero del Nord d' Inghilterra e dei monti 
del paese di Galles. Tali resti consistono in frammenti di ani- 
mali marini sovente commisti con animali di terra e di acqua 
dolce, ed appartenenti in parte al calcare carbonifero ed in parte 
al lias ed air infralias. 

I giacimenti di galena esistenti nel calcare carbonifero d'In- 
ghilterra, non consistono sempre in veri filoni o riempimenti di 
spaccature a guisa di filoni; il minerale occorre assai di sovente 
anche in concrezioni ed impregnazioni nel mezzo della roccia, 
circostanza questa che si verifica massimamente nei giacimenti 
piombiferi che stanno nel calcare alpino. La sostanza detta dowJcy 
nel primo caso non è che detrito formatosi meccanicamente nella 
spaccatura del filone od introdottavi dall' esterno, nel secondo 
invece essa deve la sua origine verosimilmente ad azioni chimi- 
che esercitate dalla massa metallifera sulla roccia incassante. 

Nel primo caso non sarebbevi che trasporto di fossili nell'in- 
terno del filone, mentre nel secondo si sarebbe verificata anche 
una trasformazione chimica della materia componente. 

I petrefatti dei filoni metallici sono ben lungi dall'avere 
per la geologia la stessa importanza di quelli dei terreni strati- 
ficati ; la loro scoperta però, oltreché ad essere un fatto som- 
mamente curioso per sé stesso, non mancherà di portare nuovi 
elementi allo studio della formazione dei giacimenti metallici. 

Le miniere piombo-argentifere di Pzibram in Boemia.— 

Queste importanti miniere sono da parecchi anni in uno stadio 
di continuo progresso, come facilmente puossi rilevare dal rendi- 
conto per il triennio 1867-68-69 pubblicato dal Governo austria- 
co. Nuova importanza ottennero esse in questo periodo di tempo 
per la scoperta di nuovi ed estesi filoni e per l'ampliamento 
dell'antico campo di lavorazione: i primi trovansi tuttora in uno 
stadio di ricerca, ma già rivelaronsi assai ricchi in minerale, men- 
tre il secondo stimossi occupare alla fine del 1869 una super- 
ficie di 100 ettari circa. La profondità dei pozzi nelle antiche 



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— 314 — 

lavorazioni raggiunse già gli 800 metri, né per questo il mine- 
rale perde di sua ricchezza. 

Altro rilevante progresso fu quello della introduzione delle 
macchine a vapore, che a poco a poco debbono sostituire il mo- 
tore idraulico già molto adoperato in quelle miniere, ed ora ri- 
conosciuto insufficiente per V aumentata profondità dei lavori. 
Migliorossi pure la preparazione meccanica del minerale avanti 
di sottoporlo alla fusione, per il' che il tenore in piombo del mi- 
nerale preparato, che nel 1867 non era in media che di 37,9 per 
100, raggiunse nel 1869 il 52,8. 

Il trattamento metallurgico del minerale subì eziandio varie 
modificazioni nello scopo principale di diminuire le perdite in 
argento ed in piombo che negli anni addietro risultavano troppo 
rilevanti: e tale scopo venne raggiunto, giacché avendosi avuto 
nel 1866 una perdita media in argento ed in piombo rispettiva- 
mente di 10,9 e di 37,2 per 100, queste furono per il 1869 soltanto 
di 2,6 e di 24,8. Per tale favorevole risultato diminuì sensibilmente 
il costo dei metalli estratti; osservazione questa che risulta di mag- 
giore importanza se si considera la maggiore spesa avuta in combu- 
stibile per r introduzione delle macchine a vapore nelle miniere. 

NelVultimo triennio la produzione media annuale fu di 5570 ton- 
nellate di minerale preparato contenente quasi la metà del suo peso 
in piombo: nel 1866 con una quantità quasi pari di minerale estratto 
non si ebbero che tonnellate 1827 dì contenenza in piombo. 

Nuoto vulcano attivo nel Messico. — E questo il Ceboruco, 
antico vulcano spento da tempo immemorabile, che riprese con 
grande violenza le sue eruzioni verso la fine di febbraio del- 
l' anno scorso: esso é situato nella provincia di Jalisco a 142 le- 
ghe a ponente della città di Guadalajara capohiogo della pro- 
vincia. La montagna sorge a guisa di cono troncato dell'altezza 
di 400 metri circa da un altipiano elevato di 800 sul livello del 
mare : essa é intieramente formata da una lava antica somigliante 
quasi a basalto, ed alternante con strati di pomici di varia natura. 
Sulla sommità esiste un cratere di forma circolare del diametro da 
80 a 100 metri, gli orli del quale sono formati da una corona 
di grossi massi di lava, il che valse a quella cima V appellativo di 
Coronilla datole dagli indigeni. Sul fondo del cratere si osser- 



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— 315 — 

vano a varia distanza alcune bocche od aperture circolari, che pro- 
babilmente hanno una interna comunicazione col camino principale 
del vulcano. La montagna non mostrava segno alcuno di attività 
interna; era però arida, deserta e con poca e stentata vegeta- 
zione, ad eccezione del fondo del cratere ricoperto da folto bosco. 

Il ridestarsi del vulcano ebbe luogo il giorno 21 di febbraio 
con abbondante emissione di fumo dall' antico cratere, sino a che 
il 23 con forti detonazioni sotterranee incominciò la eruzione di 
pietre arroventate della dimensione massima di 3 a 4 metri cu- 
bici : siffatti massi ricadendo sui fianchi della montagna si ridu- 
cevano in minuta polvere di colore bruno, mentre le ceneri che 
li accompagnavano erano trasportate dal vento fino a 5 o 6 le- 
ghe di distanza. Talvolta queste detonazioni erano precedute da 
leggiere scosse di terremoto in tutta la regione circostante. 

Più tardi apparve la lava sull'orlo del cratere, e riversossi 
in grande quantità sul fianco del monte riempiendo in breve 
tempo una vasta fessura che esisteva lungo il cono con larghezza 
di 80 a 90 metri e profondità di 90. Debordando poscia da 
questa cavità, la lava rifluì di nuovo sul pendio del monte dispo- 
nendo visi a gradini larghi da 8 in 10 metri ed alti da 40 ad 80. 
Verso la parte più elevata di questa fessura, presso V antico orlo 
del cratere, grosse colonne di vapore acqueo assai bianco e denso 
uscivano attraverso la massa dei rottami provenienti dalla de- 
molizione deir antico orlo: queste colonne si elevavano vertical- 
mente a più di 800 metri di altezza, e si disperdevano poi oriz- 
zontalmente con somma lentezza. 

Dal giorno del suo ridestarsi, l' eruzione del Ceboruco andò 
sempre crescendo di forza, ed ancora ai primi di aprile il vul- 
cano non cessava di lanciare massi enormi e gran quantità di 
cenere che veniva trasportata sino a 15 leghe di distanza. 

Terribile fu l'impressione cagionata su quelle popolazioni 
dalla inattesa eruzione: in breve tempo si abbandonarono tutti 
i villaggi situati in ampio raggio intomo al nuovo vulcano, mentre 
molte persone accorrevano da lontano a contemplare un fenomeno 
tanto strano e maestoso. 

Il vulcano Tongarico nella Nuova Zelanda. — Fu teste se- 
gnalata una grandiosa eruzione di questo vulcano, la quale, in- 



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— 316 - 

cominciata verso la fine dello scorso maggio, raggiungeva il suo 
massimo d' intensità sui primi di luglio. Durante i quattro anni 
che precedettero l'eruzione, il vulcano non diede segno di vita 
che per frequenti emissioni di ceneri le quali andavano a cadere 
fino sulla riva settentrionale del lago Taupo. In quest'ultima 
eruzione si videro uscire dal vulcano enormi correnti di lava che 
si distendevano sui fianchi del monte in direzione di N.E.: il ru- 
more delle detonazioni udissi distintamente sino a Napier, città 
posta ad 80 miglia inglesi dal vulcano sulla costa orientale del- 
l' isola, come pure distintamente si vedeva da colà la colonna di 
fumo che si ergeva dal cratere. Un fenomeno tanto grandioso 
non ricordasi in quei paesaggi a memoria d' uomo, per il che 
gli indigeni ne furono atterriti. 

Il vulcano Tongarico non ha cratere regolare, e presentasi 
come una serie di coni vulcanici elévantisi da un altipiano di 
forma irregolare. L' eruzione in discorso ebbe luogo dal più ele- 
vato di cotesti crateri, detto dagli indigeni Ngauruhoe, che sta 
alla sommità di un erto monticelo di cenere : esso era segnalato 
per r addietro da una grossa nube di vapore bianco che inces- 
santemente si elevava dal medesimo, mostrando anche a grande 
distanza la vera posizione del vulcano. 

Ynlcano artificiale del Prof, von Hochstetter. — Da una 

relazione presentata alla I. R. Accademia delle Scienze in Vienna, 
togliamo i seguenti particolari sopra un interessante esperimento 
fatto dal Prof, von Hochstetter. 

Fondendo una grossa massa di zolfo nell' acqua sotto pres- 
sione di 2 a 3 atmosfere, esso assorbe una certa quantità di 
quest'acqua che poi lascia libera a poco a poco sotto forma di 
vapore in seguito a raffreddamento. Gettato lo zolfo così fuso in 
un vaso di legno sufficientemente profondo, e praticata una pic- 
cola apertura nella sottile crosta superficiale che non tarda a for- 
marsi per rafi^reddamento, hanno immediatamente luogo periodi- 
che eruzioni di zolfo accompagnate da piccoli getti di vapore con 
esplosioni; per il che nel corso di un' ora ad un' ora e mezza 
vedesi formata la esatta miniatura di un cono vulcanico di zolfo. 
Nel fatto esperimento si ottenne un cono di 8 centimetri di al- 
tezza e 50 di circonferenza alla base. 



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— 317 — 

Il vulcano modello così ottenuto riproduce in piccolo tutte le 
particolarità di un vero cono vulcanico formato da correnti lavi- 
che e, secondo T autore, può dar ragione di molte particolarità 
offerte dai vulcani. 

Praticando un secondo piccolo foro nella crosta superficiale, il 
processo della eruzione si interrompe, per il che condensandosi lo 
zolfo che rimane nel!' interno del cono, vi si produce ben tosto una 
cavità che determina lo sprofondamento del cratere primitivo : per 
questo fatto l'eruzione riprende il suo corso, ed in tal modo formasi 
il modello di quei coni d'eruzione più giovani circondati da un piùam- 
pio cratere, come ne mostra un esempio il Vesuvio col Monte Somma. 

Lasciando invece che il processo dell' eruzione si compia re- 
golarmente, viene a formarsi un cono con cratere chiuso, men- 
tre lo zolfo che ancora rimane fuso nell' interno, dopo una com- 
pleta solidificazione, forma un nucleo massiccio sotto l' esterno 
mantello di zolfo e staccato dal medesimo. Levato l'involucro 
esterno a solidificazione completa, vedesi il nucleo interno che 
colla sua forma dà una idea esatta dei vulcani a cupola e delle 
eminenze trachitiche, fonolitichii e porfiriche. 

Da questo esperimento il Prof, von Hochstetter tira princi- 
palmente le seguenti conseguenze: 1** Che gli ampi circoli vul- 
canici racchiudenti un cono più piccolo, potrebbersi ritenere 
come formati per lo sprofondamento di un antico cono vulcanico 
in seguito a successive interruzioni -nella sua attività; 2** Che i 
vulcani a cupola, come pure le alture trachitiche, fonolitiche e 
porfiriche aventi tal forma, potrebbero essere considerati come il 
nocciolo intemo di vulcani interamente estinti i di cui mantelli, 
formati da materie facilmente credibili, sieno stati asportati dalla 
lenta azione degli agenti esterni. 



CENNO NECR0L06IC0. 



Adempiamo con dolore al mesto ufficio di annunziare ai 
nostri lettori la morte del signor Vittorio Pecchioli, avvenuta 
il giorno 3 dello scorso novembre, con sentito cordoglio di quanti 



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— 318 — 

conobbero questo modesto e provetto cultore delle Scienze Na- 
turali. 

Il Pecchioli si occupò di zoologia nei primi anni della sua 
vita, e le sue ricerche entomologiche contribuirono grandemente 
a far conoscere gli insetti della Toscana. Giunto in età matura 
raccolse anche molluschi terrestri e fluviatili, e ne descrisse alcuni 
siccome nuovi; con singolare cura pose insieme una collezione 
di fossili pliocenici, particolarmente toscani, che rese la Villa 
Deval nella amena collina di Settignano, ove il Pecchioli da molti 
anni ospitava, un luogo di gradito ritrovo per i paleontologi ita- 
liani e stranieri che transitavano per Firenze. 

Parecchie memorie scientifiche fanno fede della varietà e so- 
dezza delle cognizioni del Pecchioli, ma qui non ranmienteremo 
se non quelle che hanno argomento paleontologico e che sono: 
Notice sur un ìiauveau genre de Bivalve fossile des terrains sub- 
apennifis^ che descrive la magnifica conchiglia Pecchiolia ar- 
gentea, dall'autore scoperta pel primo, ed a lui dedicata dal- 
l' esimio professor Meneghini ; Di tm nuovo fossile delle Argille 
subapennine, in cui si descrive e si figura un bellissimo Fuso, 
denominato Fusus etruscus; e Descrizione di alcuni nìwvi fossili 
delle Argille subapennine toscane, ove sono fatte conoscere 
18 specie di molluschi reputate nuove e raccolte nelle colline 
pisane e senesi. 

Per ultimo rammenteremo che molte Accademie scientifiche 
nostrane ed estere vollero contare il Pecchioli fra i loro soci, e 
non taceremo che il naturalista di cui oggi lamentiamo la per- 
dita, fu ognora coi suoi numerosi amici e confratelli, generoso 
di doni, offrendo liberalmente i duplicati delle sue collezioni, che 
pure tante fatiche e tante cure a lui costavano. 



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INDICE 

DELLE MATERIE CONTENUTE NEL BOLLETTINO DEL 1870. 



Introduzione Pag. 1 

R. Decreto col quale viene costituito il R. Comitato Geologico ... 6 

Nomina dei Membri componenti il R. Comitato 7 

Regolamento del R. Comitato Geologico 8 

Esame di concorso per Geologi operatori 14 

Membri del R. Gomitato e personale addetto alla fine del 1869. . . 16 

Bollettino e Memorie 37 

NOTE GEOLOGICHE. 

C, A. Zittel. — Studio geologico nelPApennino Centrale (estratto) . 17 

J. Cocchi, — Cenno sui terreni stratificati dell* Isola d'Elba 39 

G. Negri ed E. Spreafico, — Saggio sulla geologia dei dintorni del 

Lago di Lugano (estratto) 66 

J. Cocchi, — Cenno sui terreni stratificati dell'Isola d'Elba (conti- 
nuazione) , 70 

A, Manzoni, — Della fauna marina di due lembi miocenici dell' Alta 

e Media Italia (estratto) 80 

G, Theohald, — Sulla geologia dei dintorni di Bormio (estratto) . . 101 
G, Grattarola, F. Homo ed A, Alessandri. — Taglio del Viale dei Colli 

a Firenze , 107 

L, Maggi. — Intorno al conglomerato dell' Adda (estratto) 130 

G, Grattaróla ed A, Alessandri, — Cenni intorno alla distribuzione 

del terreno postpliocenico nelle valli all'Est di Firenze 149 

Ed, Stiess. — Intorno al BotMiegende (Permiano inferiore) nella Val 

Trompia (estratto) * 155 

H. Wolf.-ìl giacimento zolfifero di Tufo ed Altavilla all'E.N.E. 

di Napoli (estratto) 160 

T, Caruél, — Osservazioni sul genere di Cicadacee fossili Raumeria, 

e descrizione di una specie nuova 181 

AbduUah Bey. — Remarques géologiques sur le calcaire dévonien du 

Bospbore 187 

H, Gferlac^. — Sulla geologia del versante meridionale delle Alpi 

Pennino (estratto) . 190 



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— 320 — 

Ed. 8ue88, — l rappresentanti dei terreni Carbonifero e Permiano 

nelle Alpi (estratto) Pag. 207 

L Cocchi. — Del Granito di Val di Magra 229 

I. Cocchi. — Di un lembo di terreno Titonico in Val di Magra . . . 235 
G. Curioni. — Osservazioni Geologiche sulla Val Trompia (estratto) . 249 
G. A. Pirona. — Sui terreni di sedimento dei Colli Euganei (estratto) . 257 
J. Cocchi. — Note geologiche sopra Cosa, Orbetello e Monte Argen- 
tario nella Provincia di Grosseto 277 

NOTE MINERALOGICHE. 

E. Bechi. — Analisi chimica della Selagite di Montecatini di Val di 

Cecina .* . . 64 

E. Bechi. — Analisi della roccia prenitoide di Montecatini, e della 

Prenite dell' Impruneta 66 

E. Bechi. — Analisi chimiche di alcuni minerali delle Isole del mare 

toscano 82 

G. vom Bath. — Sulle roccie eruttive de' dintorni di Campiglia nella 

Maremma Toscana (estratto) 85 

G. vom Bath. — I Colli Euganei presso Padova (estratto) 132 

NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE. 

G. Owòoni. — Geologia dell' Italia. — Milano 1869 92 

G, ScarabelU Gommi-Flamini. — Guida del viaggiatore geologo. 

Imola 1870 93 

A. Stopparli. — 'Note ad un corso di geologia. Voi. III®; Geologia 

Endografica. — Milano 1870 94 

A* Manzoni. — Briozoi pliocenici italiani. — Vienna 1869 96 

W. A. Ooster. — Pétrifìcations remarquables des Alpes Suisses. IV; 

Le Corallien de Wimmis. — Berne 1870 ivi 

E. Favre. — Description des Mollusques Fossiles de la Craie des 

environs de Lemberg en Galicie. — Bàie 1870 97 

Th, Fuchs. — Beitrage zur Kenntniss des Conchylienfauna des Vicen- 

tinischen Tertiàrgebirges. — Wien 1870 ivi 

A, Dc'Zigno. — Annotazioni Palecmtologiche. — Venezia 1870 .... 162 
A. Manzoni. — Briozoi fossili italiani. — Terza Contribuzione. — 

Vienna 1870 163 

A. E. Beu88. — Palàontologische Studien ùber die àlteren Tertiàr- 

schichten der AJpen. — U® Abtheilung: Die fossilen Anthozoen 

und Bryozoen der Schichtenfolge von Crosara — Wien 1869. . . 164 
Th. Fuchs, — Beitrag zur Kenntniss der Conchylien-Fauna des Vi- 

centinischen Tertiàr-Gebirges. — I* Abtheilung: Die obere Schi- 

chtengruppe, oder di Schichten von Gromberto, Laverda und San- 

gonini. — Wien 1870 165 

J. F. N» Delgado. — Breves apontamentos sobra os terrenos paleo- 

zoicos do nosso paiz. — Lisboa 1870 * • • . . 166 



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— 321 - 

i, Lcurtet, — Essai sur la geologie de la Palestine et des contrées 
avoisinantes telles que TEgypte et l'Arabie. — Paris 1869. Pag. 168 

L. JRutimeyer, — Ueber Thal-und See-Bildung; Beitràge zum Verstàn- 
dniss der Obei-flàche der SchweiZi — Basel 1869 170 

W. A. Ooster. — Die or^anischen Reste der Zoophycos-Schichten 
der Scbweizer Alpen. — Bern 1869 171 

H, von Dechen. — Geognostische Uebersichts-Karte von Deutsch- 
land, Frankreicb, England und den angrenzenden L&ndern- 
ir Ausgabe. —Berlin 1869 172 

H. von Dechen. — Geologische Karte von Deutscbland. — Berlin 1870 ivi 

H. Engelhardt, — Flora der Braunkoblenformation im Konigreicbe 
Sachsen. — Leipzig 1870 173 

W. F, T. Blanford.— Observations on the geology and zoology of Abys- 
. sinia, made during the progress of the british expedition to that 
country in 1867-65. — London 1870 2U 

Mittelrheinischer geologischer Verein. — Geologische Specialkarte des 
Grosherzogthums Hessen und der angrenzenden Landesgebiete 
im Maasstabe von 1 : 50000 - Section AUendorf. — Darmstadt 
1870 214 

E, von ScUicht — Die Foraminiferen des Septarienthones von Pietz- 
puhl. - Berlin 1870 216 

F, Zirkel. — Untersuchungen ùber die mikroskopische Zusammense- 
tzung und Structur der Basaltgesteine. — Bonn 1870 218 

J, Both, — Beitràge zur Petrographie der plutonischen Gesteine. — 

Berlin 1869 , 219 

J". Both. — Ueber den Serpentin und die genetischen Beziehungen 

desselben. — Berlin 1870 220 

F. Sandberger, — Die Land-und Sùsswasser - Conchylien der Vorwelt. 

Erste Lieferung. — Wiesbaden 1870 222 

A. Manzoni. — Briozoi fossili italiani; Quarta Contrib\;izione. — Vienna 

1870 223 

Fr. Hartt. — Geology and physical geography of Brazil. — Boston 

1870 261 

Os. Seer. — Miocene baltische Flora. Konigsberg 1869 263 

Os. Heer. — yeber die Bt'aunkohlenpflanzen von Bornstadt — Halle 

1869 309 

K, A. Zitteh — Die Fauna der àlteren cephalopodenfuhrenden Ti- 

thonbildungen. Cassel 1870 311 

NOTIZIE DIVERSE 

I lavori Geodetici e la Geologia » » , 28 

Fossile umano di Cerboli 31 

Cenni necrologici. — Lodovico Pasini, — Eugenio Siamonda 144 

Carta geologica d' Italia a piccola scala. . k 173 



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— 322 — 

Iniziamento dei lavori di rilevamento per la gran carta Geologica 

d'Italia Pag. 174 

Rinvenimento di fossili 176 

Scoperta di Diamanti in Boemia ivi 

I Diamanti delP Africa Meridionale . . ivi 

Scoperta di Petrolio in Galizia 17G 

Giacimento zolfifero nella Luisiana ivi 

Ritrovamento di selci tagliate presso Roma 223 

I fenomeni vulcanici di Santorino 224 

Le miniere d' oro della Vittoria ivi 

La regione aurifera del Thames nella Naova Zelanda 225 

Giacimenti di c^alamina in Lombardia 226 

Prim^ scoperta di stazioni lacustri in Austria 267 

Scoperta di nuove miniere d'oro in Australia ivi 

Le miniere d' oro del Brasile 268 

Miniere argentifere nella Nevada 270 

Uccelli fossili nei terreni cretacei e terziarii trovati negli Stati Uniti ivi 

Carta geologica del Canada e degli Stati Uniti del Nord 271 

Nuovo minerale di rame 272 

Nuovi minerali di potassa ivi 

Fossili nei giacimenti metalliferi 312 

Le miniere piombo-argentifere di Pzibram in Boemia 318 

Nuovo vulcano attivo nel Messico . . . .* 314 

II vulcano Tongarico nella Nuova Zelanda 315 

Vulcano artificiale del prof, von Hochstetter 316 

Cenno neorologico. — Vittorio Pecchioli , 317 

AVVISI 

Pubblicazione del V Volume delle Memorie del R. Comitato 33 

Associazione al Bollettino del 1870 ivi 

Residenza dei R. Comitato Geologico d'Italia 34 

Congresso dei geologi alpini a Ginevra 177 

Associazione al Bollettino del 1871 273 

Catalogo della Biblioteca del R. Comitato Geologico 34 

Idem (Continuazione) . 68 

Idem » 98 

Idem > 145 

Idem » 179 

Idem » 226 

Idem » ' 273 

TAVOLE ED INCISIONI 

Profilo per il Monte Catria (Apennino Centrale) 19 

Profilo per il passo del Furio (Apenino Centrale) ivi 



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- 323 - 

Sezione del Monte di Rio (Isola d'Elba) Pag. 54 

Sezione di Valle d'Arco (Isola d'Elba) 55 

Spaccato per la Penisola di San Salvatore (Lago di Lugano) .... 63 
Spaccato per Monte La Nave, Yalgana e Bregazzina (Lago di 

Lugano) ivi 

Sezione schematica del Castagno (Isola d' Elba) 74 

Sezione schematica di Bagnala (Isola d' Elba) 76 

Veduta del Malpertuso e del Capo Castello (Isola d' Elba) 79 

l'aglio del Viale dei Colli a Firenze 124 

Tavola fotografica rappresentante la Eaumeria Cocchiana 186 

Sezione del calcare devoniano del Bosforo 189 

Veduta dello Stretto di Giarreto sopra le case dei Saracini (Val ài 

Magra) 240 

Taglio longitudinale della Valle Gordana (Val di Magra) 247 

Taglio longitudinale dalla Punta di Calagrande al Borgo delle Grotte 

(Monte Argentario) 289 

Taglio trasversale dal Capo d^ Uomo a Terrarossa (Monte Argen-^ 

tarlo) * .... ivi 

Indice delle Materie contenute nel Bollettino del 1870 319 



FIRENZE. — Tip. di G. Barbèra. 



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